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Spiagge interdette a Brindisi: troppo alto il rischio di crollo della falesia

L’ordinanza di divieto per la fruizione del tratto di costa brindisina è stata conferma dal sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti. Il provvedimento, come quello emanato ad aprile, vieta l’uso degli undici chilometri di costa che vanno dall’ex Lido Ufficiali della Marina Militare fino ad Apani, con alcuni tratti vietati anche a sud del capoluogo, in particolare Saline vecchie e Canale Foggia di Rau.

Quelle interdette a nord sono invece tutte le spiagge libere e non ad eccezione di Acque chiare, Sbitri, Lido Conca, e Lido del Sole. Chiusi resteranno anche tutti gli stabilimenti balneari già dati in concessione che si trovano in tratti di litorale in cui la falesia è alta più di 1,5 metri. La relazione dell’Autorità di Bacino, l’ente regionale che certifica la stabilità della costa, ha infatti evidenziato un “dissesto con elevato rischio di crollo”: nel sopralluogo dello scorso 26 maggio, i tecnici hanno perimetrato tutta la costa, catalogandone il 75% come PG3, ossia “area a più elevata pericolosità geomorfologica”. La costa è stata suddivisa per unità fisiografiche ed in base ai risultati, ne è stato vietato l’accesso.

“E’ un provvedimento necessario per garantire la sicurezza dei bagnanti – ha specificato il sindaco Mennitti – perché la situazione attuale non ci consente di fare altro: il litorale è stato trascurato troppo a lungo e adesso, che è diventato di competenza del Comune, dobbiamo adottare qualsiasi misura necessaria a scongiurare tragedie. Resta la disponibilità a valutare ogni caso, soprattutto per gli stabilimenti balneari che non potranno avviare la loro attività, e cercare qualche soluzione”. Agli imprenditori che, negli ultimi mesi avevano presentato progetti per risolvere temporaneamente il problema, il sindaco ha ricordato che è proprio l’Autorità di Bacino a dovere approvare i loro progetti: le autorizzazioni infatti devono essere rilasciate dall’ente regionale. L’ordinanza di interdizione resterà in vigore fino a quando sulla costa non saranno effettuati quei provvedimenti considerati propedeutici a garantire la sicurezza dei bagnanti.

Francesca Cuomo

Foto: Simone Rella

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Porto di Bari: oggi il primo appuntamento con la Royal Caribbean

Primo scalo a Bari oggi per la Voyager of the Seas, la nave da crociera della Royal Caribbean di 142mila tonnellate e 311 metri di lunghezza, che è in grado di ospitare 3.838 passeggeri, 3114 in sistemazione doppia. A dare il benvenuto all’equipaggio alla compagnia delle Bahamas, sono stati il commissario dell’Autorità portuale, Franco Mariani, l’assessore regionale ai Trasporti, Guglielmo Minervini, il vice presidente della Provincia, Nuccio Altieri, il sindaco di Bari, Michele Emiliano e l’ammiraglio Salvatore Giuffrè.

Dopo lo scambio dei crest, tradizionale cerimonia di benvenuto alle navi che fanno scalo in porto per la prima volta, Giuseppe D’Agostino, responsabile commerciale Italia della compagnia, ha ricordato come la Royal Caribbean “abbia rivoluzionato il concetto di crociera, aumentando lo spazio a bordo per i passeggeri”. D’Agostino ha poi fornito alcuni dati riferiti agli obiettivi raggiunti e ai prossimi investimenti tra cui quelli che potranno portare lo scalo del capoluogo pugliese ad essere un porto di imbarco a partire dalla stagione 2012. L’anno in corso, invece, produrrà per la Royal Caribbean un incremento della movimentazione passeggeri del 60%. Le navi che effettueranno scalo in Italia saranno 17, contro le 13 del 2010.

“Una compagnia presente in 60 Paesi nel mondo con 6 differenti marchi”, ha detto con orgoglio D’Agostino. E sono 55mila i dipendenti della compagnia, 40 le navi di cui dispone – più due in costruzione e due in ordine – capaci di coprire 425 itinerari per un’offerta complessiva di 100mila posti letto nel 2012. I turisti, per lo più americani, hanno apprezzato l’accoglienza al porto. Alle signore, la Camera di commercio di Bari ha distribuito 2mila rose, gli artisti di strada e gruppi musicali hanno accolto i passeggeri con spettacoli nel piazzale del Terminal crociere. Tra le offerte per il tempo libero, a bordo della maestosa Voyager of the Seas, una parete per il free climbing, un minigolf da 19 buche, uno di basket regolamentare, un palaghiaccio e numerose aree fitness.

Salvatore Carruezzo

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Le infrastrutture portuali hanno bisogno di “consenso”

A margine della XII Convention dei Propeller Clubs italiani, svoltosi nei giorni scorsi a Brindisi, fra le relazioni tecniche sulle infrastrutture portuali, spicca la relazione di un sociologo, Lele Amoruso, che ha spostato il baricentro delle relazioni marittime e trasportistiche sul “consenso” pubblico di un territorio, diversamente dai popoli antichi che per trasportare merci da un porto ad un altro non avevano bisogno di Piani regolatori portuali, perché l’architetto portuale ed il presidente dell’autorità era la natura che disegnava geograficamente la polifunzionalità di un porto.

Abbiamo capito quale porto cerchiamo? Oggi, sappiamo che il trasporto marittimo è la modalità più utilizzata nei trasferimenti intercontinentali poiché permette lo spostamento di volumi consistenti con consumi energetici relativamente ridotti e con un grado di avarie/incidenti più basso rispetto ad altri modi di trasporto. Uno dei fattori che ha rivoluzionato il settore dei trasporti marittimi è stato l’avvento del container che ha modificato soprattutto tempi e modalità di carico e scarico, organizzazione del lavoro portuale e fabbisogni infrastrutturali. Il ruolo stesso del porto ha superato la semplice funzione di interfaccia tra mare e terra.

Un porto commerciale moderno si configura infatti come una vera e propria piattaforma logistica nella quale interagiscono diversi operatori. Le compagnie armatoriali di rilievo mondiale, pur non essendo gli unici attori dello shipping, hanno un’influenza determinante sulle sorti dei sistemi portuali, poiché sono loro che applicano la scelta dei porti da scalare, a seconda delle rotte di volta in volta seguite. Gli elementi che contribuiscono a rendere uno scalo più competitivo rispetto ad altri, capace di attrarre maggiori flussi di traffico appartengono prima di tutto alla sfera del “consenso” pubblico di un territorio e poi alle peculiarità delle infrastrutture: posizionamento geografico, collegamenti dello scalo con le  modalità terrestri e la presenza di centri logistici: il porto viene considerato come perno di un sistema logistico più o meno ampio e diffuso che, attraverso una capillare infrastrutturazione lato terra ed una migliore organizzazione e governance dei processi, tende verso una maggiore propensione all’integrazione con il proprio sistema produttivo territoriale (Theo Notteboom).

Ed allora come si creano le infrastrutture del consenso? Come costruire consenso e cittadinanza competente? Si può guarire dalla sindrome di Nimby, da quella di Nimto (Not In My Term of Office)? “Il territorio non può essere disegnato da chi non lo conosce e non lo vive” ha detto il sindaco Domenico Mennitti. Ma possono gli stakeholders ignorare o eludere le volontà della popolazione? A queste domande il sociologo Lele Amoruso ha cercato di dare una risposta.

Abele Carruezzo

Foto: Simone Rella

Scarica la relazione del sociologo Lele Amoruso

Relazione Convention Propellers Club© Riproduzione riservata

AL VIA L’ITALIA CUP NEL GOLFO DI ARZACHENA: 200 ISCRITTI PER LA TAPPA SARDA DEL CIRCUITO LASER

Alla sede del Club Nautico Arzachena, allestita al parco Riva Azzurra sul lungomare di Cannigione, è tutto pronto per accogliere i duecento partecipanti all’ Italia Cup che si terrà dal 2 al 5 giugno. Le imbarcazioni partiranno ogni mattina dalla spiaggia antistante per raggiungere l’area di regata compresa tra il golfo di Arzachena e l’arcipelago di La Maddalena, una tra le più ammirate in campo internazionale per livello di difficoltà e per l’assoluto fascino del paesaggio circostante. La gara è aperta alle categorie Laser Std, Laser Radial, Laser 4.7 ed è valevole per la selezione ai campionati europei e mondiali.

Per lo svolgimento della manifestazione saranno impiegati almeno trenta gommoni e sessanta tecnici che vigileranno sulla corretta organizzazione del campo di regata. A dirigere le operazioni diciotto ufficiali di regata nominati dalla Federazione Italiana Vela a cui si aggiunge lo staff della Assolaser con a capo il presidente Macrino Macrì. Tra i più quotati campioni isolani c’è Enrico Strazzera dello Yacht Club Cagliari che nell’ultima tappa ad Andora ha dominato nella classe standard che avrà come maggiore antagonista Carlo De Paoli del circolo vela Muggia e Luca Antognoli dl circolo nautico Castelfusano. Nel Radial maschile il campione mondiale in carica Giovanni Coccoluto del Circolo della Vela Muggia e Tommaso Centonze del Circolo vela Torbole si sfideranno per mantenere i primi posti della ranking list.

Altri protagonisti della sfida a Cannigione saranno Laura Cosentino dello Yacht Club Cortina d’Ampezzo, Zeno Gregorin per i laser 4.7 della Società vela Oscar Cosulich, Cecilia Zorzi della Fraglia Vela e Luca Rossetti del Circolo vela Cervia. Da segnalare tra i giovanissimi under 16 Tommaso Rosà del Circolo vela Torbole e Anna Chiara Tanzarella del Circolo vela Bari. La manifestazione è patrocinata dal Comune di Arzachena e dalla Provincia Olbia Tempio ed ha trovato valido appoggio negli assessorati comunali allo Sport diretto da Roberto Ragnedda, al Turismo diretto da Rino Cudoni e alla Portualità con Andrea Filippeddu, ma anche negli assessorati provinciali allo Sport e Turismo gestiti rispettivamente da Giovanni Pileri e Giuseppe Baffigo.

Hanno sostenuto l’iniziativa le numerose strutture ricettive e di ristorazione della località balneare che, in convenzione con il sodalizio arzachenese, offriranno ospitalità a prezzi vantaggiosi. Il Cna continua così nel suo impegno di promozione dello sport velico, ma anche di coinvolgimento e valorizzazione del territorio e degli operatori presenti.

Porto di Ancona: Confetra e agenti marittimi siglano accordo per i container

Favorire la legalità nel settore dei trasporti di contenitori, lasciando ai margini chi opera nell’illegalità, e instaurare corrette relazioni economiche fra vettori iscritti all’Albo autotrasportatori e committenti. Sono gli obiettivi di un’ipotesi d’intesa siglata da Confartigianato Trasporti Marche, Confetra-Amsea e Agenti Marittimi.

Con l’accordo si definiscono i contenuti di un contratto quadro da proporre alle aziende committenti e ai vettori che operano nel settore dei contenitori, in particolare nei principali scali logistici cioè il porto internazionale di Ancona, l’Interporto di Jesi e gli scali merci ferroviari di Jesi e Falconara. Il contratto recepisce le normative varate con il pacchetto trasporti dell’agosto 2010 e con il decreto che istituisce i tempi di sosta con l’indennita di 40 euro l’ora.

Francesca Cuomo

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Fincantieri: arrivano le commesse in attesa dell’incontro con Tajani

La società armatrice Deiulemar di Torre del Greco è pronta a dirottare nello stabilimento Fincantieri di Castellammare la costruzione di sei navi bulk-carrier, programmata in Asia. Ciò potrebbe garantire allo stabilimento almeno quattro anni di lavoro. Ma la Deiulemar chiede in cambio garanzie concrete: l’immediata firma dei pre-accordi, la possibilità di lavorare con prezzi competitivi, il rispetto dei tempi di consegna da parte del cantiere, infine che i lavori vengano esclusivamente eseguiti a Castellammare e non in altri stabilimenti Fincantieri.

Di tutto ciò i dirigenti della Deiulemar S.P.A. Pasquale Della Gatta, Angelo Della Gatta e Leonardo Lembo hanno discusso stamane con il governatore campano Stefano Caldoro e con l’assessore regionale Marcello Taglialatela. Era stata la stessa Deiulemar, giovedì scorso, a chiedere un incontro con i vertici regionali per concordare un accordo di programma industriale finalizzato a scongiurare l’emergenza sociale che si profila dopo l’annuncio della Fincantieri di voler chiudere lo stabilimento stabiese. Intanto per il 7 giugno a Strasburgo è previsto un incontro tra il responsabile economico del Pd Stefano Fassina, gli europarlamentari democratici David Sassoli, Gianni Pittella, Rita Borsellino, Sergio Cofferati, Andrea Cozzolino, Francesco De Angelis e Debora Serracchiani e il commissario per l’industria e l’imprenditoria Antonio Tajani per discutere degli interventi che la Ue può mettere in campo per fare fronte alla crisi della cantieristica.

Secondo Fassina e gli eurodeputati Pd, la Ue “può svolgere un ruolo fondamentale per superare la crisi del settore, particolarmente evidenziata dal caso di Fincantieri, la più grande azienda italiana per la cantieristica navale e tra le maggiori d’Europa che ha presentato un piano industriale di forte ridimensionamento”. La mobilitazione tempestiva del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione “prospettata da Tajani è una soluzione giusta e apprezzabile, ma non sufficiente per un’uscita reale dalla crisi”. Il Pd insomma chiede “un piano europeo che incentivi la revisione delle flotte, favorendo la sicurezza dei navigli ed il risparmio energetico anche attraverso un programma di rottamazione delle imbarcazioni inadeguate ed inquinanti, ma anche un sistema europeo di garanzie che tuteli gli ordini in essere e quelli futuri. Tutti i possibili strumenti di sostegno ed intervento da parte della Ue sono da collegare sinergicamente alle azioni che dovranno mettere in campo i governi nazionali, gli enti locali e le stesse aziende come Fincantieri”.

Salvatore Carruezzo

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Regate sotto il tiro dei pirati

Alle petroliere e alle navi mercantili, loro prede privilegiate, ma anche alle barche da diporto ei velisti giramondo. Ora i nuovi pirati, impegnati nei mari dell’India e Corno d’Africa, si stanno spingendo sempre più a sud fino ad interessare il Madagascar e le Maldive. Questo sta costringendo gli organizzatori delle grandi regate oceaniche a non sottovalutare questa emergenza, come scrive il prestigioso mensile britannico Yachting World.

Dopo aver modificato le rotte e ridotto i tempi di navigazione per il Vasco da Gama Rally e il Blue Water Rally, ora il fenomeno “pirati” sta mettendo a rischio anche la più celebre “Volvo Ocean Race”. Della prestigiosa  regata intorno al mondo per equipaggi non si conosce la data della partenza (ottobre prossimo) e dopo una tappa a Città del Capo non si sa se farà rotta per Abu Dhabi, perché ci si troverebbe a passare nell’area considerata a più alto rischio “pirati”.

Solo quest’anno, tre navi sono state sequestrate dai pirati oltre il Golfo di Aden, vicino alla zona dove le barche della Volvo Ocean Race devono per forza passare. Alcuni ritengono che queste barche, data la grande pubblicita’ mediatica e i ricchi sponsor coinvolti, possano costituire, per i pirati, un nuovo obiettivo, facile e appetibile. Così, il patron della regata, Knut Frostad, visto il livello di concorrenza dei velisti mai così alto, sta cercando una soluzione di concerto a specialisti, organizzazioni marittime e militari.

A tutt’oggi, sono solo sei le imbarcazioni partecipanti e molto competitive. Secondo quanto riporta Yachting World, non sarebbe consigliabile e confortante passare da quelle zone in sicurezza, e le forze navali militari europee lo sconsigliano con forza. Ma Knut , patron e partecipante alla regata, è preoccupato ma non demorde, anzi consiglia di pensare a rotte alternative da comunicare all’ultimo momento per non favorire ulteriormente i pirati.

Abele Carruezzo

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Dalla Port Security alla Port Protection

Dopo Londra, anche a La Spezia si è discusso di “sicurezza” nei porti e non solo. Venerdì 27 maggio, Confindustria di La Spezia è stata sede della Conferenza italiana del progetto “Maritime Security and Anti-Terrorism System”(MAS). Studiare i sistemi dell’antintrusione in ambiti portuali, valutare le criticità dei porti, porticcioli, terminal di Lng e centrali elettriche e comunque qualunque insediamento industriale con uno sbocco a mare sta diventando l’argomento principe è più preoccupante per le Autorità portuali italiane.

Innovazione, competitività, Europa sono le chiavi per l’accesso all’internazionalizzazione delle nostre imprese ed per questo che proprio l’Europa finanzia un simile progetto. Sitep Italia S.p.a. – leader del progetto – affiancata da  partner come R.I.Na., Gys s.r.l. di Genova   e l’Ente Nazionale di Ricerca per la Standardizzazione (ENR) di Palermo, si sono dati appuntamento a La Spezia per confrontarsi scientificamente alla presenza di esponenti e rappresentanti di enti portuali ed energetici. L’evento ha incluso, inoltre, interessanti testimonianze del mondo scientifico quali: i centri di ricerca TNO Defence olandese (Netherlands Organization for Applied Scientific Research) ed il NURC (NATO Undersea Research Center) di La Spezia che hanno relazionato sulle evoluzioni e gli sviluppi futuri della port protection.

Durante i lavori è stato presentato il primo test in mare del progetto europeo di ricerca scientifica “Argomarine” che mira a creare in tre anni, entro l’agosto 2012, un sistema integrato di controllo del traffico e di salvaguardia dell’ambiente marino da attività di inquinamento da idrocarburi e pesca illegale. Monitorare vettori commerciali che transitano in ambienti marini sensibili è l’obiettivo del progetto; tale monitoraggio sarà realizzato per mezzo di sofisticati sistemi elettronici, geo-positioning e strumenti telematici connessi attraverso una rete ad alta velocità.

I dati ambientali provenienti da sensori distinti e diversi (SAR, sensore iperspettrale, sensori termici, nasi elettronici  per il controllo del petrolio e rischio di fuoriuscita di idrocarburi in acqua marina, sensori acustici) da satelliti, aerei, imbarcazioni, boe ancorate in situ e da AUV (veicoli sottomarini autonomi – Autonomous Under-water Vehicle) che raccolgono dati in modo indipendente o prelevano campioni prima di tornare al punto di partenza. L’utilizzo di tali robot è troppo costoso per svolgere lavori di routine, come le ispezioni di paratie, dighe o pance delle navi, ma per scopi ambientali possono raccogliere dati  in aree test, profondità forti (4000/6000 metri) e inviarli da link telemetrico a un server centrale dove possono essere integrati con l’uso di tecnologie di mapping web/simulazione risk, incidenti marini per valutarne gli impatti ambientali.

La motivazione e la portata del progetto “Argomarine” è come un grande archivio di dati di rilevamento, e “sistema” di notifica e interventi su navi in situazione di emergenza per la protezione dell’ambiente marino, in particolare quello insulare minacciato da attività relative al traffico di navi, che possono generare inquinamento“risk”; tutti i dati e le informazioni ottenute verranno unite e elaborati in un Marine Information System (MIS), per studiarli e compararli sullo status marino del sito rilevato. La necessità del progetto deriva dal fatto, che a tutt’oggi, il traffico delle navi attraverso il bacino del Mediterraneo è composto di 2.000 traghetti/giorno, 1.500 navi da trasporto e 2.000 imbarcazioni commerciali; di queste, 300 sono navi cisterna (il 20% della quantità mondiale di petrolio del mare del traffico), che trasportano più di 350M tonnellate di petrolio all’anno (8M barili al giorno).

Il tutto con la collaborazione della Guardia Costiera italiana e Corpo Forestale. La conferenza si è conclusa, nel pomeriggio, con un tour in battello per la visita “dal lato mare” delle infrastrutture marittime dell’area spezzina, che include le strutture dell’Autorità Portuale, i porticcioli privati come Mirabello e Porto Lotti, i cantieri navali Fincantieri, Ferretti Group e Intermarine, gli enti militari come il Porto Militare e Comsubin, il terminale energetico Lng di Panigaglia.

Abele Carruezzo

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Il Leone di Caprera esposto al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano

Da giovedì 2 giugno nel Padiglione Aeronavale del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci sarà esposto il Leone di Caprera, la piccola baleniera protagonista nel 1880 di una memorabile traversata oceanica condotta dall’Uruguay all’Italia da tre coraggiosi marinai italiani.

Dopo un lungo e delicato lavoro di restauro conservativo realizzato da ARIE, Associazione per il Recupero delle Imbarcazioni d’Epoca, il Leone di Caprera è stato in mostra nell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano dal 16 al 24 marzo scorso per le celebrazioni del 150º dell’Unità d’Italia, ammirato anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Leone di Caprera è la testimonianza del valore e dell’amor di patria di tre uomini coraggiosi e per questo si collega al percorso “15 oggetti per 150 anni”, lo speciale itinerario inaugurato lo scorso 17 marzo per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Il percorso raccoglie alcune delle invenzioni, delle scoperte, delle ricerche, delle tecnologie e delle industrie italiane che negli ultimi centocinquant’anni hanno contribuito a cambiare la nostra vita quotidiana e il nostro modo di guardare e conoscere il mondo. Un viaggio attraverso le storie e i personaggi che hanno rappresentato importanti momenti di svolta, tra brevetti contesi, grandi riconoscimenti mondiali, sperimentazioni in laboratorio e produzione industriale. Nella giornata di giovedì 2 giugno sarà possibile partecipare a visite guidate al Leone di Caprera e al percorso tra le collezioni del Museo “15 oggetti per 150 anni” con gli oggetti del Dipartimento Trasporti. L’iniziativa rientra nell’ambito delle celebrazioni del 150º anniversario dell’Unità d’Italia ed è in collaborazione con: Comune di Milano – Cultura; Civiche Raccolte Storiche Palazzo Moriggia Museo del Risorgimento.

Storia del Leone di Caprera

Il Leone di Caprera, il cui nome è una dedica all’eroe dei due Mondi, è un piccolo ‘guscio di noce’ di soli 9 metri di lunghezza a bordo del quale Vincenzo Fondacaro, Orlando Grassoni e Pietro Troccoli affrontarono l’Oceano Atlantico in un’impresa ritenuta impossibile per l’epoca. Le motivazioni che spinsero questi marinai a compiere tale impresa sono indicate dal Comandante della spedizione, Vincenzo Fondacaro, nel diario di bordo scritto in lingua inglese durante i tre mesi di navigazione e dato alle stampe nel 1881 ‘per i Tipi di Alessandro Lombardi’.
Secondo il Comandante Fondacaro la traversata del Leone di Caprera avrebbe celebrato l’orgoglio e le capacità dei marinai italiani messe in dubbio dai membri delle Marine internazionali dopo la sconfitta della flotta italiana nella Battaglia di Lissa (1866) contro l’Impero Austro-Ungarico.

- L’impresa avrebbe allo stesso tempo confutato la concezione generale che attribuiva alla Marina inglese il predominio sui Mari.
- In segno di affetto e di amore per la Patria, i tre marinai avrebbero portato un album con le firme degli italiani emigrati in Sud America a Giuseppe Garibaldi. Il suo ricordo, infatti, era ancora vivo presso la colonia italiana in Uruguay, paese nel quale il generale visse e combatté nel 1842.
- L’impresa si proponeva anche uno scopo scientifico: dimostrare l’efficacia dell’olio sul mare in burrasca.

Ecco spiegato il perché dei cento litri di olio a bordo, utili per placare le violente onde oceaniche in caso di emergenza. I nostri tre connazionali diedero felice compimento alla traversata e, nonostante la perdita dell’unica bussola a bordo dopo pochi giorni di navigazione e passati circa tre mesi in mezzo all’Oceano, il 9 gennaio 1881 raggiunsero Las Palmas, dove ricevettero i dovuti festeggiamenti. Fecero poi rotta su Gibilterra e toccarono Malaga. Non potendo però proseguire per mancanza di fondi e di aiuti, caricarono l’imbarcazione su un vascello inglese e con esso fecero il loro ingresso nel porto di Livorno il 9 giugno 1881.

In Patria i tre marinai non ricevettero gli onori sperati e i nostri Regnanti dimostrarono di non comprendere appieno il significato di questa straordinaria impresa, né le grandi capacità marinare espresse, né quel gesto di coraggio mosso da un così profondo amor di Patria. Fondacaro, Troccoli e Grassoni caddero di nuovo in ristrettezze economiche. Delusi dall’accoglienza ricevuta, i tre non ebbero alternativa se non quella di riprendere la via dell’emigrazione. Vincenzo Fondacaro morì nel 1893 in Oceano durante una successiva traversata, Orlando Grassoni si spense nel 1901, da poco rientrato in Patria, e Pietro Troccoli morì a Montevideo nel 1939, narrando ancora, con l’ultimo filo di voce, del suo viaggio alla figlia.

L’imbarcazione venne esposta nel laghetto della Villa Reale di Monza per essere mostrata al Re Umberto I quindi presentata all’Esposizione Universale di Milano nel luglio 1881, successivamente fu trasportata all’Arsenale di Venezia. Dal 1932 entrò a far parte del Civico Museo Navale Didattico di Milano e fu ospitato presso il Castello Sforzesco. Nel 1953 il Leone di Caprera fu trasferito nei chiostri del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, dove rimase fino all’agosto del 1995, momento in cui venne trasportato a Marina di Camerota (Salerno) per essere ricoverato ed esposto al pubblico presso la grotta di Lentiscelle.

Il progetto di restauro museale, concepito e promosso da ARIE (Associazione per il Recupero delle Imbarcazioni d’Epoca) con i fondi concessi dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare al Comune di Camerota, prese il via  venerdì 23 marzo 2007 con il trasporto dell’imbarcazione dalla grotta di Lentiscelle a Livorno per l’inizio dei lavori di restauro che si sono conclusi il 9 giugno 2009 con il “varo museale” della storica imbarcazione. Gli interventi di restauro conservativo-museale sono stati effettuati sotto la direzione del Comitato tecnico-scientifico di ARIE presieduto da Stefano Faggioni dello Studio Faggioni Yacht Design di La Spezia che ha seguito e diretto le delicate fasi di restauro del cimelio.

I lavori sono stati svolti presso il cantiere ‘Old Fashioned Boats’ di Francesco Crabuzza. ARIE ha beneficiato dell’alto Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali conferiti per il recupero e il restauro di questo bene storico che, oltre ad essere ‘unico’ per tipologia e costruzione, è testimone di una straordinaria storia di amor di Patria.

Audi Sailing Series Melges 20: lo Spring Sailing Team quarto a Trieste

Due giornate caratterizzate da condizioni meteo diametralmente opposte hanno fatto da sfondo allo svolgimento della terza tappa dell’Audi Sailing Series Melges 20. Alle raffiche di Bora superiori ai 40 nodi di sabato, costate l’annullamento delle regate previste dal programma, Trieste ha sostituito una brezza debole e instabile, che ha reso decisamente tattiche le due prove disputate nel corso della giornata odierna.

Lo Spring Sailing Team, presentatosi all’appuntamento determinato a riscattarsi dopo la disavventura di Scarlino, dove la mancanza della cima dell’ancora costò una meritata e lapalissiana vittoria di tappa, è riuscito parzialmente nel suo intento. Il team di Alessandro Molla, composto oltre che dallo stesso armatore, dal tattico Niccolò Bianchi e dal trimmer Michele Mennuti, ha chiuso al quarto posto della classifica generale, staccato di una sola lunghezza dal terzetto di testa, guidato da Thule di Alessio Marinelli e Matteo Ivaldi, vincitore della frazione.

Il già convincente risultato complessivo è stato impreziosito dal successo ottenuto nella seconda prova; affermazione che conferma Bela Vita tra le barche più veloci della flotta. “Siamo riusciti a riscattare in parte quanto accaduto a Scarlino – ha commentato Alessandro Molla poco prima della premiazione – Dopo l’annullamento di ieri, e con la Bora in calo, ci aspettavamo una giornata difficile dal punto di vista meteo, e così è stato. Abbiamo iniziato la serie con un ottavo e l’abbiamo chiusa con un primo che ci ha rimesso in gara per il successo finale.

Peccato non ci sia stato modo di portare a termine la terza prova. Siamo comunque contentissimi: il team gira molto bene e la barca è veloce. Vado a casa davvero soddifatto”. Quella di Trieste è stata la terza delle quattro tappe dell’Audi Sailing Series Melges 20. Dopo la trasferta in Friuli-Venezia-Giulia, lo Spring Sailing Team sarà in acqua a Malcesine (2-3 luglio) e a Venezia (29 settembre-2 ottobre) dove si disputerà il Campionato Europeo 2011.

Audi Melges 20 Sailing Series, Trieste
1. Thule, 2-6, pt. 8
2. Pecceré, 3-5, pt. 8
3. Notaro Team, 4-4, pt. 8
4. Bela Vita, 8-1, pt. 9
5. Audi, 7-2, pt. 9
seguono ventisei equipaggi

Foto: Renato Tebaldi

IL NAUTILUS Anno 7 N°2

nuovo numeroIn questo numero uno speciale sulle Lame pugliesi e la procedura che porta il solco erosivo a diventare baia. All'interno un approfondimento sulle norme allo studio dell'Unione europea per combattere la pirateria, le rotte liguri che portano a Rotterdam, il valore di un porto rapportato al costo dei servizi, le regole del federalismo applicate alla portualità, un'intervista esclusiva a Claudio Guerrieri sulla situazione del comparto nautico nella provincia di Lucca, la stagione crocieristica dei porti del Nord Sardegna, un resoconto dell'Authority di Ancona e i progetti di Massidda per il porto di Cagliari.
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