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In questo numero le vicende della Arctic Sea, il nuovo assetto del porto di Olbia, storia ed evoluzione della Capitaneria di porto con un focus sui primi risultati dell'operazione Estate sicura, il progetto Italbalk-Watermode dell'Autorità del Levante e la vela con il progetto Itaca.
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 IN PRIMO PIANO - Tavolo del Mare

DAL TAVOLO DEL MARE, FERRERO CAFARO PARLA DELLE MODIFICHE ALLA 84/94

Dopo tredici anni dall’istituzione della legge 84, la politica dei porti italiani sembra essere ad una nuova svolta. Quale futuro si può auspicare?

“L’istituzione dalle Autorità, almeno inizialmente, ha avuto grandi benefici perché ha portato un indubbio sviluppo economico ai porti ma, già nove anni fa, ho sostenuto che non era utile avere nella medesima area tre o quattro Autorità portuali, perché avrebbe provocato un eccesso di competitività. Incrementare il numero da sette a 18, fino ad arrivare a 25, è stato frutto di un campanilismo fuori posto. Oggi ribadisco che è opportuno creare i Distretti portuali; ad esempio Genova-Savona-La Spezia, Napoli-Salerno, Brindisi-Bari-Taranto, Trieste-Venezia-Monfalcone, pochi distretti ma con tanta specializzazione. E’ una trasformazione necessaria, soprattutto perché dal 2010 dobbiamo prepararci a catturare il traffico del Mediterraneo: occorrono porti specializzati con pescaggi adeguati. Il Sud Italia è nella corrente Suez-Gibilterra, è quindi necessario potenziare i porti in direzione diretta ed organizzare il cabotaggio in quelli dell’entroterra”.

E’ utile la nuova classificazione dei porti prevista dalle modifiche alla 84/94?

“E’ opportuno che ci siano porti di valenza internazionale ed altri di valenza regionale, per evitare una dispersione di investimenti e garantire la presenza, sul territorio nazionale, di porti logisticamente pronti ed attrezzati per grandi movimentazioni di merci. Questa classificazione esalterà i porti specializzati, e soprattutto quelli pluri-specializzati, in base all’efficienza e alla quantità di traffici movimentati, ma esalterà anche le caratteristiche dei porti di supporto in relazione alle peculiarità del territorio. Occorre naturalmente un coordinamento a livello nazionale, affinché l’Italia si trasformi in un Porto del Mediterraneo”.

Come dovrebbero cambiare le disposizioni sul lavoro nei porti?

“Dobbiamo avere nei vari porti, una manodopera costantemente disponibile in funzione del traffico. Gli operatori devono essere persone specializzate ed esperte, capaci di reggere anche ai picchi di lavorazione ma, soprattutto, la forza-lavoro deve essere operativa in tutto il distretto”.

Cambia anche la composizione del Comitato portuale e le norme sui servizi tecnico-nautici.

“Il Comitato portuale avrà una responsabilità diversa rispetto ad oggi: sarà un comitato di gestione e non più solo di controllo. E’ giusto che i servizi tecnico-nautici siano sviluppati in funzione della sicurezza del porto, allo scopo di migliorare il servizio al più basso costo possibile. Ma è anche indispensabile coordinarsi con la Capitaneria di Porto, perché la sicurezza in mare è di pertinenza delle autorità marittime”.

E’ opportuno modernizzare le norme sulle concessioni?

“Se vogliamo far crescere i porti, non dovremmo avere più il concessionario unico, ma progetti in cui pubblico e privato operano nella stessa direzione. Mantenendo una gestione privata, si può garantire il ritorno economico a chi fa l’investimento e, allo stesso tempo, si può mantenere vivo l’interesse a far crescere l’economia del territorio. Le concessioni in funzione dell’investimento, di durata non inferiore ai 25 anni, garantisce l’ammortamento ed il ritorno economico per l’imprenditore, ma anche lo sviluppo dei porti”.

Abele Carruezzo


Data creazione : 13/10/2007 17:33
Ultima modifica : 13/10/2007 17:33
Categoria : IN PRIMO PIANO
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