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In questo numero le vicende della Arctic Sea, il nuovo assetto del porto di Olbia, storia ed evoluzione della Capitaneria di porto con un focus sui primi risultati dell'operazione Estate sicura, il progetto Italbalk-Watermode dell'Autorità del Levante e la vela con il progetto Itaca.
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 OBLO' - Ing. Giulio Sbocchelli

INTERVISTA A GIULIO SBOCCHELLI

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La Teseco ha prodotto un nuovo modo di operare: il disincaglio è diventato demolizione in loco. Perché questa scelta?

“Sarebbe stato estremamente problematico, forse impossibile, disincagliarla con un’opera di riaggallamento e traino, a causa dei bassi fondali. Per questo abbiamo scelto di alleggerirla, eseguendo una parziale demolizione, e dopo averla portata in galleggiamento abbiamo proseguito con la demolizione”.

Cosa vi ha spinto ad operare in modo differente rispetto alla Venus?

“Il fatto che la nave fosse più grande ma anche la dinamica del naufragio e le caratteristiche del moto ondoso che incide su Costa Merlata. La Hanife Ana era inoltre danneggiata da numerose falle e la sua struttura era pesantemente compromessa”.

Per questo le prime gare per il disincaglio non hanno avuto successo?

“Credo che non abbiano avuto successo perché occorreva una figura professionale poliedrica, che fosse cioè in grado di curare l’aspetto ambientale, quello della demolizione e quello più strettamente legato all’ingegneria navale”.

Il rischio ambientale ha certamente velocizzato la fase burocratica. Cosa ha reso possibili queste operazioni dal punto di vista giuridico?

“Tramite un’ordinanza della Presidenza del Consiglio*, era stata decretata emergenza nazionale quindi la Protezione Civile è stata delegata come commissario, all’espletamento dell’emergenza. Grazie all’impegno del dott. Bottazzi, della Procura della Repubblica, la nave è stata dissequestrata a favore del Comandante Mastroianni, che poi ha gestito le fasi dell’emergenza prima che fosse affidata alla Teseco”.

Quali sono state le fasi del lavoro?

“Inizialmente ci sono stati dei sopralluoghi, anche non ufficiali, per capire la situazione e come intervenire. Dopo l’insuccesso della gara per la rimozione, è stato pubblicato un nuovo bando che prevedeva l’eventualità della rimozione in sede. Abbiamo deciso di partecipare e abbiamo stilato un programma progettuale di massima, sulla base di valutazioni tecnico-ingegneristiche, circa le metodologie de seguire. Il Progetto si è concretizzato dopo aver preso possesso dei piani strutturali della nave, fornitici dal com. Mastroianni. Tutto ha ruotato intorno alla valutazione d’impatto ambientale: sapevamo che la nave, per caratteristiche di costruzione, era ricca di materiali contenenti amianto, sia compatto che friabile. Esistevano inoltre, nella sala macchine e nei bunker, residui di prodotti petroliferi ed oli lubrificanti. Dovevamo valutare quindi ogni rischio derivante da una demolizione da effettuare in mare, non in un cantiere navale come avviene solitamente. La parte sommersa ad esempio, è stata preventivamente bonificata poi abbiamo tagliato a caldo e a freddo con cesoie idrauliche”.

Nel corso delle operazioni, quale è stato il ruolo dell’armatore?

“L’armatore è stato completamente assente ed irreperibile. Eccetto che in una sola occasione; quando la demolizione era al 30%, ha inviato una e-mail per averne notizie”.

La Teseco apre una nuova via di procedura, sperimentale anche dal punto di vista educativo. Presenterete una memoria?

“Ci è stato chiesto un memoriale dalla Protezione Civile circa il lavoro svolto e le procedure. L’aspetto importante è che il danno ambientale era elevatissimo a causa della presenza di idrocarburi, amianto, rifiuti, apparecchiature elettroniche, componenti elettriche, prodotti chimici, solventi e vernici. Con alcune scuole abbiamo anche realizzato un vero e proprio percorso didattico”.

Operando un percorso inverso rispetto a quello di costruzione di una nave, questa procedura diventa garanzia di sicurezza e di impatto ambientale zero, da applicare solo in particolari circostanze?

“L’esperienza maturata e l’ottimo risultato ottenuto, ci permette di poter garantire elevati standard di sicurezza anche per le operazioni future. Naturalmente questa procedura è applicabile solo in particolari situazioni, nella maggior parte dei casi, o dove possibile, resta estremamente più sicuro operare in cantiere”.

Quale sarà la destinazione del materiale ricavato?

“Il ferro va in recupero, le scialuppe sono state omaggiate al territorio mentre la strumentazione di bordo è stata distrutta dagli agenti atmosferici e dagli atti vandalici”.

Abele Carruezzo


Data creazione : 13/10/2007 17:40
Ultima modifica : 13/10/2007 17:40
Categoria : OBLO'
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