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 IN PRIMO PIANO - Intervista esclusiva al Presidente Giurgola

AUTORITA’ PORTUALE DI BRINDISI

INTERVISTA ESCLUSIVA AL PRESIDENTE GIURGOLA

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A dieci anni dal suo mandato come commissario, Giuseppe Giurgola, con le firme dei Ministri Bianchi e Di Pietro, è stato nominato Presidente dell’Authority di Brindisi nel maggio 2007. La designazione di Fernanda Prete per la carica di Segretario Generale dell’Ente è avvenuta ad ottobre.

Presidente Giurgola, come descriverebbe il porto di Brindisi?

“E’ un porto storico che ha la particolarità di avere due insenature all’interno della città: il porto interno è costituito dal Seno di Ponente e dal Seno di Levante. E’ stato poi realizzato, nel tempo, un porto medio esterno che tuttavia necessita di una riqualificazione. Il porto di Brindisi è bello ma non è funzionale, o meglio non è funzionale al traffico moderno. Il progetto di riqualificazione e sviluppo, che è stato presentato in occasione del primo comitato portuale del mio mandato, di fatto ridisegna il porto di Brindisi dando maggiore funzionalitàportobr.jpg al Seno di Levante e, soprattutto, riqualificando tutto il porto esterno. Sono previsti anche due grossi progetti: il primo riguarda la diga di Punta Riso dove si può realizzare una banchina lunga un chilometro e larga dai 100 ai 150 m, una banchina cioè che possa accogliere navi di ultima generazione sia merci che passeggeri, poi il secondo, non immediato, all’estremità del porto esterno la realizzazione di una grande piattaforma con piazzali per circa un milione di mq e con banchine fino a 2.500 m”.

Con le nuove infrastrutture, Brindisi può diventare un porto importante in ambito europeo?

“Sarebbe troppo ambizioso parlare di Europa, ma nel momento in cui realizzassimo queste opere, certamente il porto di Brindisi può diventare un hub del basso Adriatico. Oggi Brindisi va visto come porto polifunzionale”.

In considerazione degli indicatori con cui si valutano i porti, che voto darebbe al porto di Brindisi?

“Non mi piace dare dei voti ma, dalla premessa (Brindisi ha un porto bello ma non funzionale) si comprende che non darei un buon voto. Diciamo però che ci sono tutte le condizioni per renderlo un porto importante. Questo porto, indipendentemente dagli indicatori, è in fase di transizione senza una destinazione d’uso precisa; mentre Taranto è qualificato come porto container e Bari come porto passeggeri, Brindisi ha una vocazione tradizionale per passeggeri e merci non containerizzate. Ecco perché Brindisi non si configura come porto moderno: la merce oggi si identifica con il container, ma Brindisi non ha le strutture né la funzionalità per accoglierli, potrebbe farlo ma, di fatto, non lo fa”.

Nel Piano Operativo Triennale, quali sono gli obiettivi fondamentali?

“Il piano di sviluppo e riqualificazione del porto presentato è tarato nell’attuale piano regolatore ancorché necessiti di varianti importanti. Il nuovo piano regolatore del porto di Brindisi partirà quanto prima, viste le caratteristiche della città, mi auguro che possa integrarsi con quello del Comune. Nel progetto il porto lo vedo sviluppato a sud, pensando a Cerano. Il nuovo piano regolatore è una necessità, quello attuale è del 1975, e nello shipping trent’anni sono un’era. Brindisi è rimasta ferma per dieci anni mentre tutti gli altri porti europei hanno fatto passi da gigante. Quindi ora dobbiamo rincorrere; partiamo svantaggiati ma non perdenti”.

Vede una possibilità concreta di sviluppo?

“Il mio mandato non sarà sufficiente per realizzare questo progetto, io però ho il dovere di lavorare in funzione anche di questo immaginando che qualcuno lo porti avanti e lo realizzi. Questa per me è anche una scommessa personale dopo il mio impegno di dieci anni fa che non si è completato: forse oggi saremmo in una situazione diversa. Pur partendo in ritardo, sono convinto che ci siano le condizioni e la volontà collettiva. Brindisi deve smettere di lagnarsi e di parlare male del suo porto. Dobbiamo, tutti insieme, credere in questo cambiamento: avverto questa aspettativa e penso che, se riuscissimo a partire subito e a fare qualcosa di immediato e visibile, forse ci sarebbe quel famoso volano”.

Brindisi può candidarsi anche ad uno sviluppo turistico, pensando ad esempio ai megayacht?

“Intanto Brindisi occorre farlo conoscere, occorre dire cosa può dare oggi e cosa potrà dare domani. Il dovere dell’Autorità Portuale è innanzitutto quello di utilizzare il Seno di Ponente; non è pensabile che per un decreto del 1913 sia a disposizione solo per le necessità militari, Brindisi ha il diritto di utilizzare questo seno. Intanto saranno dragati i 300 mila mq, come da progetto del marzo 2000, dopo queste operazioni di pulizia mi auguro che possa ospitare barche importanti. Sapere di poter contare su un porto interno e servizi a cinque stelle, sarebbe un orgoglio per i brindisini. Sarebbe sciocco pensare di fare concorrenza ad altri porti che si sono specializzati, ma ho il dovere di portare qui più traffico possibile. Brindisi ha sempre avuto un traffico passeggeri tradizionale ma , in dieci anni, siamo passati da 1,5 milioni a 500 mila . Non può essere successo solo per meriti altrui, probabilmente c’è anche qualche demerito nostro”.

A che punto è il progetto Sfir e quello che riguarda l’Istituto agronomo di Bari?

“Sarà sottoscritto a breve l’atto di sottomissione per ciò che riguarda il collegamento tra lo stabilimento e Costa Morena. Quando lo stabilimento sarà pronto, ci sarà un traffico che prevede 300 mila tonnellate di semilavorato di canna da zucchero dal Centro Africa a Costa Morena. Tutta la filiera sarà autonoma, avrà una lavorazione a ciclo continuo che occuperà in pianta stabile circa 100 lavoratori. L’altro è un progetto governativo che prevede un traffico agro-alimentare di ortofrutta: i prodotti egiziani giungeranno a Brindisi che farà da porta d’uscita per questi prodotti. La posizione di questo porto consente una notevole riduzione di costi e tempi; con la tratta attuale (Alessandria d’Egitto – Haifa – Pireo – Ancona o Ravenna) si impiegano almeno sette giorni, con la linea diretta da Alessandria d’Egitto a Brindisi meno di due giorni dopo i quali i prodotti, via ferro o gomma, potranno raggiungere l’Interporto di Verona”.

Come è la situazione cantieristica a Brindisi?

“Brindisi non ha cantieristica. Avere un cantiere nautico significa costruire barche, natanti, motori, allestimenti. Mi piacerebbe che nel terminal maxiyacht ci fosse un cantiere nautico, non per costruirli, perché nell’immediato non ci sarebbe lo spazio, ma almeno per garantire assistenza qualificata”.

Quali sono i problemi più urgenti da affrontare?

“Una profonda riorganizzazione interna. Ci sono bandi per le assunzioni di un direttore tecnico, un ingegnere progettista, tre geometri, un avvocato e un ragioniere. Queste figure entreranno in Autorità Portuale ed integreranno l’attuale struttura, io mi adopererò affinché siano qualificate. Poi penseremo alla realizzazione delle infrastrutture e alla funzionalità del porto. Poi attireremo un po’ di traffico. Sono un uomo impegnato, con grande forza di volontà e credo in questo progetto; il mio è un lavoro sottotraccia che non può dare risultati immediati”.

Abele Carruezzo


Data creazione : 07/12/2007 15:34
Ultima modifica : 07/12/2007 15:34
Categoria : IN PRIMO PIANO
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