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In questo numero le vicende della Arctic Sea, il nuovo assetto del porto di Olbia, storia ed evoluzione della Capitaneria di porto con un focus sui primi risultati dell'operazione Estate sicura, il progetto Italbalk-Watermode dell'Autorità del Levante e la vela con il progetto Itaca.
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 IN PRIMO PIANO - PORTO DI LIVORNO

Volo_Porto_Set06_1_049.jpgLIVORNO: DALL’OMBRA DI FIRENZE A LEADER D’EUROPA

Candidato a priorità nazionale nel progetto “Autostrade del Mare”, per l’area occidentale del Mediterraneo: inizia così, la corsa del porto di Livorno al 2010, data fissata dal Priority Project n. 21 per l’attivazione delle nuove rotte di servizio nei quattro corridoi marittimi destinati ad unire l’Europa. Una corsa fatta di certezze, date dai grandi numeri che testimoniano la crescita costante dei traffici in ogni settore, e ambiziosi progetti, a medio-lungo termine, come spiega il presidente dell’Autorità Portuale, Roberto Piccini: “ Il nuovo Masterplan regionale dei porti presentato proprio qui a Livorno, lo scorso 16 gennaio, rappresenta un punto di vera novità ed interesse rispetto ai documenti programmatici degli ultimi anni. Per la prima volta, infatti, il sistema portuale non è più solo parte della piattaforma logistica costiera, ma fattore strategico del sistema logistico regionale, teso a sostenere e promuovere importazioni ed esportazioni, investimenti e produzioni industriali dell’intera economia toscana, all’interno dei mercati internazionali”. Livorno e il suo porto, da sempre, sono una cosa sola, legati nella buona e cattiva sorte: “Quando fu fondata – continua il presidente Piccini – l’obiettivo era di potenziare scambi e depositi fra il Mediterraneo musulmano e i porti dell’Europa del Nord. Nacque così una comunità sul mare, più che di mare, legata più alle attività specifiche del porto che alle grandi navigazioni o esplorazioni marittime: furono ideati qui, e sperimentati, sistemi di carico e attrezzature di settore che ancora oggi conosciuti a livello internazionale come “livornesi”, e nonostante la città fosse stata inizialmente concepita come porto di Firenze, la sua storia è rimasta profondamente autonoma da quella fiorentina”. Come autonoma fu la ricostruzione nel Dopoguerra, lunga e faticosa, tanto che i risultati di oggi sono motivo di vanto e orgoglio ancora più forte: dagli anni Novanta sono stati realizzati investimenti per 30 milioni di euro, materializzati in 90 ormeggi, 12 chilometri di banchine con fondali che raggiungono i 13 metri, e 2.500.000 mq. di aree a terra, 56.500 dei quali occupati da magazzini in area demaniale. E ancora, le oltre 7.500 navi che ogni anno fanno scalo a Livorno, un quantitativo di merci che, fra imbarco e sbarco, ha superato nel 2007 i 28 milioni di tonnellate, e una stazione marittima che accoglie più di 3 milioni di passeggeri all’anno. Ma oggi, nonostante i 10 accosti, 200.000 mq di piazzali, la piena funzionalità della quattro corsie FI-PI-LI con diretta penetrazione nelle aree portuali, il porto rischia di non sostenere a lungo la crescita costante dei propri volumi, attestata dal ’96 ad oggi sul tasso medio annuo dell’8%. E progetti, per il futuro di Livorno, vanno infatti in questa direzione: “Il nuovo piano regolatore portuale – prosegue Piccini – e la previsione strategica della Piattaforma Europa, delineano i tratti del “nuovo” porto: moderno, con fondali di 16 metri, terminali ed equipaggiamenti specializzati e in grado di soddisfare domande crescenti di traffici contenitori. Ma anche i traffici RO-RO, le Autostrade del Mare, le connessioni viarie e ferroviarie per agganciare in termini competitivi, grazie al rapporto alta velocità-alta capacità, i grandi corridoi di trasporto europei e paneuropei”. Già all’interno del POT 2007/2009, infatti, il Porto delle Autostrade del Mare, inteso come area di sistema dedicata, è fissato fra le priorità a breve termine, con l’inizio entro l’anno dei lavori per due nuovi attracchi. Nel medio-lungo termine, invece, ci sono 3000 metri di nuove banchine e 2.000.000 di mq adibiti a piazzali portuali, per raddoppiare, modernizzare e rendere operativo un vero casello internazionale delle Autostrade del Mare, collegato al Corridoio 5. Con un occhio alla salute dell’ambiente e dei cittadini, come dimostra l’adesione al progetto “NoMePorts” (Amministrazione del Rumore nei Porti) a fianco delle realtà portuali europee più importanti: il piano, già presentato alla Commissione Europea Life ambiente per il contributo finanziario, punta a ridurre il livello di rumore prodotto nelle zone industriali portuali dalle attività di costruzione e di trasporto, e con esso anche il rischio di gravi disturbi per la salute delle persone che sono quotidianamente esposte al fenomeno. Capofila di questo importante programma è l’Autorità Portuale di Amsterdam, mentre quelle di Livorno, Amburgo, Copenaghen-Malmoe, Civitavecchia e Valencia sono i partners principali del progetto. Che coinvolge anche i porti di Rotterdam, Göteborg e Tenerife, inseriti come aree interessate all’utilizzo della metodologia messa a punto dal progetto e alla sua applicazione pratica. “Per l’Italia – spiega ancora Piccini – l’economia marittima e l’utilizzo delle vie d’acqua, rappresentano non solo nuove opportunità di sviluppo ed occupazione in un settore ed in un’area geopolitica in piena espansione, ma anche una risposta qualificata alle criticità ambientali, assai pressanti rispetto alla media europea”. Già nel febbraio 2002, infatti, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi sottolineò, in un vertice sul cabotaggio marittimo organizzato a Livorno, quanto le autostrade di tutta Europa erano congestionate, mentre quelle del mare, potenzialmente la vera risorsa dell’area mediterranea ed europea, ancora non ancora tracciate. Durante quel vertice fu poi siglato un protocollo di intesa ed una dichiarazione congiunta di Spagna, Francia e Italia, che dava il via ai lavori per lo sviluppo del trasporto marittimo a corto raggio. “Con l’avvento delle “Motorway of the sea” – conferma Piccini – cambierà notevolmente la pianificazione dei servizi di trasporto: sarà coinvolta una vasta platea di portatori di interessi, sia pubblici che privati, non solo le autorità portuali e gli armatori, ma anche autotrasportatori, spedizionieri, agenzie di consolidamento carico e compagnie logistiche. L’intera catena dovrà essere riorganizzata, puntando ad uno sviluppo basato sì sugli investimenti per infrastrutture portuali, ma senza tralasciare metodologie e tecnologie innovative che possano garantire l’efficienza dei traffici a 360 gradi”. Per il porto di Livorno, ma anche per altre realtà toscane come Carrara e Piombino, sarà dunque essenziale “allestire un sistema portuale attivo, integrato e dinamico – conclude il presidente – anche attraverso ipotesi di specializzazioni funzionali, in grado di rispondere alle richieste diversificate degli operatori. Per realizzare un progetto del genere serve una visione unitaria, nel rispetto delle competenze di ogni singolo scalo, ed una regia per ottimizzare risorse e strutture logistiche a servizio degli utenti: in una parola sola, sinergia”.
piantina.jpg Giada Menichetti


Data creazione : 18/07/2007 23:06
Ultima modifica : 18/07/2007 23:06
Categoria : IN PRIMO PIANO
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