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Storie scritte da Cosimo Salvatore Corsa

Approdi turistici: rapporto concessorio

BRINDISI – Solitamente il rapporto di concessione per l’affidamento di un porto turistico è posto in essere presso i porti gestiti ordinariamente dalle Autorità Portuali.La Legge 28 gennaio 1994 n. 84, attribuisce alle Autorità portuali una serie di compiti riguardanti prevalentemente attività di supervisione e controllo sul corretto funzionamento del porto e delle sue strutture operative.

Dette attività, implicanti anche l’esercizio di poteri autoritativi, assumono una connotazione di carattere pubblicistico, in linea con il disposto del successivo comma 2 dell’art. 6 della Legge n. 84 del 1994, che attribuisce a detti enti la personalità giuridica di diritto pubblico.

Dall’insieme delle disposizioni contenute nella legge sopra citata, deriva, secondo il Consiglio di Stato, che le Autorità portuali, sia per la configurazione formale ad esse attribuita dalla legge, sia per l’attività svolta, sia, ancora, per le modalità di finanziamento, svolgono funzioni che solo in minima parte potrebbero ricondursi alla prestazione di servizi a terzi, dietro pagamento di un corrispettivo, risultando, invece, nel complesso, preordinate al perseguimento di specifiche finalità di pubblico interesse. (R.M. n. 40 /E del 16 marzo 2004).

Purtuttavia, è stato rilevato che ciò non esclude l’esercizio di attività di natura imprenditoriale, caratterizzate da criteri e modalità proprie delle attività commerciali con particolare riferimento all’affidamento in concessione delle aree demaniali e le banchine nonché le altre opere espressamente individuate dalla legge, previa determinazione dei relativi canoni, anche commisurati all’entità dei traffici portuali ivi svolti. Nell’atto di stipulare i relativi atti, di riscuotere i canoni destinandone l’importo all’assolvimento dei compiti istituzionali, si può affermare che detti organismi agiscono quali gestori dei beni demaniali.

Sotto il profilo fiscale va evidenziato che la Legge Finanziaria 2007 – Art. 1, comma 993, Legge 27 dicembre 2006, n. 296 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – ha stabilito che gli atti di concessione demaniale rilasciati dalle Autorità Portuali, in ragione della natura giuridica di enti pubblici non economici delle autorità medesime, restano assoggettati alla sola imposta proporzionale di registro ed i relativi canoni non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Gli atti impositivi o sanzionatori, fondati sull’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto ai canoni demaniali marittimi introitati dalle Autorità Portuali, perdono efficacia ed i relativi procedimenti tributari si estinguono.In tal senso si è espressa anche la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11261 del 2015.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Aspetti contrattuali e fiscali del Contratto di ormeggio

BRINDISI – Il contratto di ormeggio del posto barca di natura onerosa, a prestazioni corrispettive, regolamenta sia lo specchio d’acqua dotato di pontili destinati all’ormeggio di imbarcazioni da diporto sia i servizi complementari.Solitamente le parti contrattuali sono individuabili nel concessionario del porto turistico che mette a disposizione spazi e servizi e nel proprietario dell’imbarcazione.

E’ un contratto atipico che può comprendere anche il servizio di custodia dell’imbarcazione e quanto necessario ai rifornimenti del natante quali prese di energia elettrica, rete telefonica o approvvigionamenti di acqua,Può essere altresì previsto il diritto ad usare gli anelli per l’ormeggio o l‘utilizzo delle bitte.

Le spese di gestione e manutenzione degli spazi e delle attrezzature comuni sono ripartite secondo regole indicate nel contratto ovvero in maniera forfettaria.La durata del contratto di ormeggio, secondo la prassi, è di durata pluriennale è può prevedere anche il pagamento anticipato dei canoni.L’ormeggio può stabilirsi temporalmente su base annuale o stagionale ovvero giornaliera.

Dal punto di vista fiscale, ai fini dell’IVA, il corrispettivo soggiace all’aliquota ordinaria, indipendentemente che si tratti di contratto di breve durata ovvero che si tratti di contratto di durata pluriennale.In caso di contratto stipulato da un privato si applicherà, in luogo dell’Imposta sul Valore Aggiunto, l’Imposta di registro.
I corrispettivi derivanti dal contratto di ormeggio costituiscono ricavi e quindi sotto il profilo fiscale rappresentano componenti positivi di reddito che vanno contabilizzati in base al principio di competenza, se l’esercente è in regime di impresa.
Quindi nel caso di pagamento anticipato dei canoni viene richiesto dalla pratica e dai principi contabili di procedere con i risconti ovvero con lo storno di quei proventi percepiti entro la chiusura dell’esercizio ma di competenza di esercizi successivi, poiché trattasi di riscossioni anticipate i cui benefici riguardano anche i bilanci degli esercizi seguenti.

 

 

Cosimo Salvatore CORSA

Beni demaniali: cessione della proprietà superficiaria

BRINDISI – Nella prassi è molto frequente che l’atto di concessione tra il Demanio Marittimo e il gestore concessionario del porto o approdo turistico implichi la costituzione di un diritto di superficie a favore del concessionario.
L’art. 952 del Codice Civile recita che il proprietario può costituire il diritto di fare e mantenere al di sopra del suolo una costruzione a favore di altri, che ne acquista la proprietà. Del pari può alienare la proprietà della costruzione già esistente, separatamente dalla proprietà del suolo.
Ci si chiede se possa concretizzarsi la cessione della proprietà superficiaria in caso di realizzazione di opere su aree di pertinenza del Demanio Marittimo.Secondo l’art. 46 del Codice della Navigazione, dedicato al subingresso nella concessione, si prevede che quando il concessionario intende sostituire altri nel godimento della concessione deve chiedere l’autorizzazione dell’autorità concedente. Nel comma successivo si stabilisce che in caso di vendita o di esecuzione forzata, l’acquirente o l’aggiudicatario di opere o impianti costruiti dal concessionario su beni demaniali non può subentrare nella concessione senza l’autorizzazione dell’autorità concedente.
L’art. 30 del D.P.R. 15 febbraio 1952 n. 328 – Regolamento per l’esecuzione del Codice della Navigazione, conferma i principi suddetti disponendo che il concessionario deve esercitare direttamente la concessione. L’autorizzazione a sostituire altri nel godimento della concessione, a norma dell’articolo 46 del codice, è data dall’autorità che ha approvato la concessione e il relativo atto è rilasciato dal Capo del compartimento.
Un riscontro analogo si evidenzia nell’art. 1145 codice civile che riconosce l’azione di manutenzione, di cui all’art. 1170, con l’affermazione che ”se trattasi di esercizio di facoltà, le quali possono formare oggetto di concessione da parte della pubblica amministrazione, è data altresì l’azione di manutenzione”.
Altre fonti normative a sostegno della tesi della cessione della proprietà superficiaria si riscontrano nell’art. 41 del Codice della Navigazione, relativo alla costituzione d’ipoteca.Infatti si prevede che il concessionario può, previa autorizzazione dell’autorità concedente, costituire ipoteca sulle opere da lui costruite sui beni demaniali.

Anche nella L. 392/1978 si ritrovano elementi a favore della possibilità di stipulare contratti di locazione sui beni realizzati in aree demaniali.Infine l’art. 45-bis del Codice della Navigazione, dedicato all’affidamento ad altri soggetti delle attività oggetto della concessione, recita che il concessionario, in casi eccezionali e per periodi determinati, previa autorizzazione dell’autorità competente, può affidare ad altri soggetti la gestione delle attività oggetto della concessione. Previa autorizzazione dell’autorità competente, può essere altresì affidata ad altri soggetti la gestione di attività secondarie nell’ambito della concessione.
Pertanto se la proprietà delle opere e degli impianti sono riconducibili in capo al concessionario, soggetto titolare del diritto di superficie, questi può disporne a favore di terzi, salvo limitazioni contenute nell’atto di concessione.
Quindi quanto oggetto di costruzione, in forza del diritto di superficie, potrà essere oggetto, salvo limitazioni imposte nella formazione dell’atto concessorio, di locazione e/o comodato.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo

BRINDISI – Nell’ambito della gestione dei porti turistici e dei posti barca intuitivamente pensiamo con quasi immediatezza al demanio marittimo.

L’art. 28 del codice della navigazione statuisce che fanno parte del demanio marittimo:il lido, la spiaggia, i porti, le rade; le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare; i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo.

Le costruzioni e le altre opere appartenenti allo Stato, che esistono entro i limiti del demanio marittimo e del mare territoriale, sono considerate come pertinenze del demanio stesso.La concessione dei beni demaniali, secondo l’art. 36, è di competenza dell’amministrazione marittima, che compatibilmente con le esigenze del pubblico uso, può concedere l’occupazione e l’uso, anche esclusivo, di beni demaniali e di zone di mare territoriale per un determinato periodo di tempo.Le concessioni di durata superiore a quindici anni sono di competenza del Ministro dei trasporti e della navigazione.

Le concessioni di durata superiore a quattro ma non a quindici anni, e quelle di durata non superiore al quadriennio che importino impianti di difficile sgombero, sono di competenza del direttore marittimo. Le concessioni di durata non superiore al quadriennio, quando non importino impianti di difficile sgombero, sono di competenza del capo di compartimento marittimo.

I porti turistici, destinati alla nautica da diporto, sono strutture costruite su aree demaniali che sono in grado di fornire servizi complementari. Le strutture portuali, in casi eccezionali possono insistere totalmente o parzialmente su proprietà private spesso adiacenti a quelle demaniali e comunicanti con il mare a mezzo di canali o altre opere.

I porti italiani, gestiti in precedenza dalle Autorità Portuali di cui alla Legge 28 gennaio 1994, n. 84, sono attualmente amministrate dalle Autorità di Sistema Portuale, che il D. Lgs. 4 agosto 2016, n. 169 definisce come enti pubblici non economici di rilevanza nazionale a ordinamento speciale e sono dotate di autonomia amministrativa, organizzativa, regolamentare, di bilancio e finanziaria, che ne fissano i canoni per l’utilizzo.

I punti di ormeggio includono le strutture con le attrezzature minime indispensabili per ormeggio e alaggio di piccole imbarcazioni.Le opere a mare dei porti turistici sono arricchite dai servizi a terra come strutture ricettive, cantieristica per la manutenzione e infrastrutture complementari.La costruzione di un porto turistico è preceduta da una Conferenza di Servizi dove sono rappresentati tutti gli enti interessati o coinvolti nel progetto.

Il parere della Conferenza dei Servizi è vincolante su tutti gli aspetti attinenti la costruzione del porto turistico quali ad esempio la valutazione dell’impatto ambientale, il rispetto dei vincoli esistenti e tutti gli aspetti edilizi ed urbanistici, sia per le opere a terra che per le opere a mare.Il concessionario rimane pertanto vincolato all’osservanza di tutte le disposizioni impartite dalla suddetta Conferenza di Servizi.

Il disegno di legge del Governo (A.C. 4302), presentato il 15 febbraio 2017 e assegnato il successivo 24 febbraio, reca una delega al Governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo, nel rispetto della normativa dell’Unione Europea.

Le norme in esame, secondo la premessa al decreto, indicano (art. 1, comma 1) i principi e i criteri direttivi cui improntare la riforma, tra i quali si segnalano: il rispetto della concorrenza, della qualità paesaggistica e sostenibilità ambientale, della libertà di stabilimento, della garanzia dell’esercizio e sviluppo delle attività imprenditoriali nonché del riconoscimento e tutela degli investimenti, dei beni aziendali e del valore commerciale; la rideterminazione della misura dei canoni concessori, con l’applicazione di valori tabellari, tenendo conto della tipologia dei beni oggetto di concessione; il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni legislative vigenti in materia.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Rimborso spese di viaggio ai lavoratori marittimi sbarcati per malattia

BRINDISI – L’INPS, con Circolare n. 105/2017, come già ribadito precedentemente, ha divulgato alcuni dei principali orientamenti assunti nell’ambito della gestione diretta delle attività ex Ipsema (Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo), in riscontro ai quesiti pervenuti dalle strutture territoriali coinvolte nelle attività in argomento.

A tal proposito l’Istituto in merito alla gestione delle domande di prestazioni per i lavoratori marittimi ha precisato che non è raro che unitamente alle indennità di malattia, vengano richieste somme ulteriori imputabili a titolo di  rimborso spese di viaggio sostenute in caso di sbarco per malattia, che per effetto dell’art. 26 del Regio D.L. 23 settembre 1937, n. 1918, convertito con modificazioni dalla L. 24 aprile 1938, n. 831, erano già oggetto di rimborso da parte della gestione delle Casse marittime.
Come risaputo dal 1° gennaio 1980, la L. 833/1978 – art. 74, ha sancito l’attribuzione all’Inps della competenza all’erogazione delle sole prestazioni economiche per malattia che, in virtù delle relative peculiarità, sono state gestite dalle Casse marittime in virtù di specifica convenzione.Per effetto della sopravvenuta evoluzione normativa descritta in premessa, dal 1° gennaio 2014, tale è effettuata direttamente dall’Istituto, che riconosce le prestazioni previdenziali a tutela della malattia, senza alcun onere aggiuntivo a titolo di rimborso spese di viaggio non rientranti nella competenza istituzionale.

Pertanto, secondo la citata circolare, nessun onere economico a titolo di spese di viaggio potrà essere posto a carico dell’Istituto in presenza di eventi di malattia comportanti lo sbarco, trattandosi, come detto, di prestazioni ulteriori e diverse rispetto alla tutela previdenziale.Per quanto attiene alla temporanea inidoneità all’imbarco conseguente a malattia comune, si stabilisce che per l’indennità specifica ed esclusiva della categoria dei lavoratori marittimi, prevista dalla L. 16 ottobre 1962, n. 1486 (c.d. legge Focaccia), si fa rimando alle istruzioni operative fornite con la circolare n. 179 del 23 dicembre 2013.
Tale indennità è riconosciuta al lavoratore marittimo che per ragioni connesse allo stato psico-fisico conseguente all’evento morboso, sia inidoneo alla navigazione e al lavoro a bordo della nave.
Pertanto la stessa si configura come forma di “compensazione” del mancato guadagno e di tutela nei confronti del lavoratore che risulta privo di retribuzione e assistenza. L’indennità di cui trattasi, ad avviso dei Ministeri Vigilanti, non può ritenersi compatibile con il contemporaneo svolgimento di attività lavorativa diversa da quella marittima.

Infine l’Istituto conferma la incompatibilità tra l’indennità in argomento e la percezione dell’indennità N.A.S.P.I., trattamento previdenziale, quest’ultima, compensativo dello stato di disoccupazione involontaria e sostitutivo del mancato reddito da lavoro.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Prestazioni di malattia e inabilità per lavoratori marittimi

BRINDISI – In un precedente intervento è stato evidenziato che l’Inps, con apposita Circolare (n.105/2017), è intervenuta con riferimento alla gestione diretta delle attività ex Ipsema ed in particolare, con propri orientamenti, in merito alla compatibilità tra assegno ordinario di invalidità e prestazioni di malattia dei lavoratori marittimi.Secondo l’Istituto, in riferimento alla tematica, si confermano le istruzioni operative fornite con circolare n.182/1997, paragrafo 7 e con successiva circolare n. 95-bis/2006, paragrafo 3.

Da quanto innanzi discende la riconoscibilità dell’indennità di malattia per i soli periodi in cui sia sanitariamente riscontrabile una riacutizzazione o una complicanza della stessa patologia per la quale è stato concesso l’assegno di invalidità.Per i trattamenti pensionistici della categoria dei lavoratori marittimi, circa l’incompatibilità delle pensioni di inabilità con le prestazioni di malattia, sono previste regole specifiche e più articolate, per le quali è bene precisare che la gente di mare si distingue in tre categorie e che per l’iscrizione alla prima e alla seconda categoria sono previsti specifici requisiti, taluni dei quali riferiti all’idoneità fisica  la cui perdita comporta la cancellazione dalle matricole della gente di mare, mentre per l’iscrizione alla terza categoria sono invece previsti requisiti meno incisivi.

Pertanto, secondo la citata circolare, in linea generale è possibile l’iscrizione alla terza categoria pur in presenza di cancellazione, per sopravvenuta carenza di requisiti di idoneità fisica, dalla prima e seconda categoria della gente di mare.   Il trattamento pensionistico dei lavoratori marittimi è soggetto a speciali disposizioni che, secondo la normativa vigente, stabiliscono che un lavoratore marittimo di prima e seconda categoria, avente i requisiti di legge, può ottenere la pensione di inabilità alla navigazione previo accertamento sanitario effettuato – ai sensi dell’art. 32, comma 1, della legge n. 413/1984 –  dalle Commissioni mediche di cui al Regio decreto-legge 14 dicembre 1933, n. 1773 e ss.mm.ii.

Per gli altri lavoratori marittimi l’accertamento sanitario è effettuato dall’Inps.  La pensione ordinaria di inabilità è riconosciuta quando il lavoratore ha il requisito di 520 settimane di contribuzione. Non si conteggiano i periodi assicurativi che non corrispondono ad attività di navigazione.  Inoltre si evidenzia che è possibile riconoscere al lavoratore titolare di pensione di inabilità alla navigazione, qualora iscritto nella terza categoria della gente di mare, il diritto alle prestazioni temporanee di malattia eventualmente spettanti.
La pensione deve essere revocata con decorrenza dalla ripresa dell’attività lavorativa qualora i titolari di pensione per inabilità (ordinaria o privilegiata) alla navigazione vengano iscritti nelle matricole della gente di mare di prima   o di seconda categoria.
Viene confermato che l’accertamento della sussistenza dei requisiti viene effettuato dalle Autorità Marittime sulla base della vigente normativa sul collocamento della gente di mare che prevede il rilascio delle relative attestazioni di idoneità all’esercizio delle mansioni.
Infine con riferimento all’incumulabilità dell’assegno ordinario di invalidità con le indennità di malattia, non sussistono particolarità per la categoria dei lavoratori marittimi e si applicano, pertanto, le medesime istruzioni valide per la generalità dei lavoratori.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Lavoratori marittimi: gestione ex Ipsema

BRINDISI – Con Circolare n. 105 del 3 luglio 2017 l’INPS ha divulgato alcuni dei principali orientamenti assunti nell’ambito della gestione diretta delle attività ex Ipsema (Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo), in riscontro ai quesiti pervenuti dalle strutture territoriali coinvolte nelle attività in argomento.

Quindi dopo aver proceduto ad una breve disamina della normativa secondo la quale in forza dell’art. 10, comma 3, del D.L. 28 giugno 2013, n. 76 convertito dalla L. 9 agosto 2013, n. 99, a far data dal 1° gennaio 2014 all’Inps è stata attribuita la gestione diretta delle attività già di propria competenza ma gestite, sulla base di specifica Convenzione, dapprima dalle Casse marittime, successivamente dall’IPSEMA e da ultimo dall’INAIL, ha elencato diverse tematiche di interesse del settore per i lavoratori marittimi.
Innanzi tutto si evidenzia come il datore di lavoro sia il responsabile della comunicazione all’Istituto degli elementi retributivi del periodo di riferimento previsto per le specifiche prestazioni, anche in considerazione del fatto che le specificità retributive e la molteplicità di voci riconducibili, innanzitutto, alla contrattazione collettiva nazionale di settore, integrata dalla contrattazione aziendale e, molto frequentemente, da contratti di lavoro individuali che prevedono bonus economici erogati sulla base delle professionalità possedute e delle responsabilità di bordo, rendono i lavoratori marittimi una particolare categoria di prestatori.

Quindi i contratti aziendali nonché i contratti individuali di arruolamento, le lettere di incarico rappresentano la documentazione utile allo scopo di agevolare le verifiche amministrative, conformemente alle modalità in uso alle Casse marittime, all’IPSEMA e all’INAIL.
Viene chiarito altresì che il diritto alle prestazioni di malattia non compete per gli eventi insorti successivamente alla data di estinzione del rapporto di lavoro, anche se la malattia ha avuto inizio entro il termine di copertura assicurativa.
Secondo la citata circolare è opportuno evidenziare, inoltre, che, in linea generale, sulla base della vigente normativa relativa al collocamento della gente di mare, è possibile instaurare rapporti di lavoro – con conseguente sottoposizione a contribuzione obbligatoria ai sensi di legge – in presenza di percezione dei trattamenti pensionistici compatibili con l’attività lavorativa. In tali ipotesi, pertanto, si potrà procedere al riconoscimento della tutela della malattia fondamentale che, come noto, spetta per eventi iniziati in costanza di rapporto di lavoro.
Inoltre, sempre in base alla citata circolare, per la categoria dei marittimi in continuità di rapporto di lavoro e di disponibilità retribuita, in virtù della permanenza del rapporto di lavoro anche dopo lo sbarco, sussiste la compatibilità tra trattamenti pensionistici compatibili con l’attività lavorativa e il diritto alle indennità a tutela della malattia.

 

 

Cosimo Salvatore CORSA

Operazioni di bunkeraggio e trattamento ai fini IVA – Chiarimenti

BRINDISI – Con Risoluzione n. 1/D e Risoluzione n. 69/E del 13 giugno 2017 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli congiuntamente all’Agenzia delle Entrate in riposta ad alcuni quesiti ha fornito chiarimenti in merito al trattamento trattamento applicabile, ai fini IVA, alle c.d. operazioni di bunkeraggio.In particolare, a decorrere dal 1° maggio 2016 il c.d. bunkeraggio non è più considerato, ai fini doganali, un’esportazione.

Ciò impedisce di attribuire alle merci fornite come approvvigionamento delle navi la qualificazione di esportazione anche ai fini IVA. Quindi secondo la prassi recente le fattispecie di bunkeraggio in argomento si ritiene debbano essere ricondotte alla previsione di non imponibilità di cui all’art. 8-bis, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972 che opera indipendentemente dalla circostanza che le predette fattispecie costituiscano esportazione agli effetti doganali (cfr. Corte di Giustizia, sentenza 3 settembre 2015, C-526/13, Fast Bunkering).

E’ stato altresì precisato che la non imponibilità di cui all’art. 8-bis, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972, in relazione alle cessioni di carburante effettuate in favore dell’armatore delle navi adibite alla navigazione in alto mare, è applicabile “anche al contestuale e concomitante trasferimento della proprietà del carburante dalla Società petrolifera all’intermediario (“trader”).

Ciò, a condizione che la consegna del carburante sia effettuata dalla società petrolifera – su indicazione dell’intermediario – direttamente nel serbatoio della nave”, unitamente alla circostanza fondamentale che i trasferimenti formali della proprietà del carburante (dalla società fornitrice al trader e da quest’ultimo all’armatore) “…siano intervenuti al più presto in concomitanza del momento in cui gli armatori delle navi adibite alla navigazione in alto mare sono stati autorizzati a disporre di tali beni, di fatto, come se ne fossero i proprietari”.

Altra ipotesi di applicabilità del regime di non imponibilità di cui all’art. 8-bis del D.P.R. n. 633/1972 ricorre quando la consegna del carburante direttamente a bordo della nave dell’armatore avvenga mediante l’intervento di due trader. Ciò, a condizione che il trasferimento della proprietà del carburante fra trader sia contestuale e concomitante al caricamento dello stesso direttamente a bordo della nave da parte del fornitore e sempre che la cessione fra trader non contempli, in alcun momento, la disponibilità materiale del carburante da parte di quest’ultimi.

Ove l’intermediario sia un operatore economico non stabilito nel territorio nazionale, lo stesso dovrà, ai sensi dell’art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 633/1972, identificarsi, ai fini IVA, ai sensi dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972, ovvero (se extra-UE) nominare un rappresentante fiscale, nei casi in cui il cessionario (trader o armatore) sia un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato.Non è obbligatoria la predetta identificazione laddove il trader (operatore economico non stabilito nel territorio nazionale) formalmente proprietario del bene, ancorché non lo detenga materialmente, ceda il carburante ad un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato (art. 17, secondo comma del DPR n. 633/1972: adempimenti relative alle cessioni dei beni a cura dei cessionari).

Il beneficio fiscale viene applicato anche nei riguardi dell’intermediario a particolari condizioni.
E’ stato già chiarito che ai fini del beneficio fiscale per l’applicazione della non imponibilità IVA prevista dall’art. 8 bis lett. a) del D.P.R. n. 633/1972, si debba fare riferimento alla nozione di “navi adibite alla navigazione in alto mare” e che questo ricorre alla verifica delle seguenti due condizioni: che per “alto mare” deve intendersi quella parte di mare che eccede il limite massimo di 12 miglia nautiche misurate a partire dalle linee di base previste dal diritto internazionale del mare; all’effettivo e prevalente utilizzo della nave in alto mare come sopra definito, criterio ritenuto soddisfatto qualora la nave sia stata impiegata in misura superiore al 70% in viaggi in alto mare con riferimento all’attività effettuata nell’anno precedente.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Approvvigionamento prodotti energetici destinati alle navi – Formalità Doganali

BRINDISI – Con Risoluzione Ministeriale n. 1/2017 e Circolare n. 25/2016 rispettivamente l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sono intervenute in merito ai profili applicativi delle disposizioni doganali e fiscali connesse alle operazioni di bunkeraggio dei prodotti petroliferi destinati alle navi.
Le Agenzie in parola, facendo seguito ad alcune richieste di chiarimenti, sono ritornate sull’argomento fornendo alcune ulteriori precisazioni.In particolare, sulla base di quanto previsto dalla vigente normativa (l’art. 269 del Reg. UE n. 952/2013 par. 2 lett. c), le merci fornite come approvvigionamenti, esenti da IVA o da accise, di navi e aeromobili indipendentemente dalla loro destinazione non devono essere vincolate al regime doganale di esportazione in quanto non riconducibili alla fattispecie regolata da tale regime.
Considerata la necessità di fornire all’operatore economico prova dell’avvenuto approvvigionamento, ai sensi del paragrafo 3 del medesimo art. 269, è richiesto che vengano espletate le formalità concernenti la presentazione della dichiarazione doganale di esportazione.

Rispetto alla formulazione prevista dall’art. 786, par. 2, lett. b), del Reg, CEE n. 2454/93, l’attuale prevede il ricorso alla formalità della dichiarazione doganale di esportazione anche nell’ipotesi di approvvigionamento di navi ed aeromobili esente da accisa e chiarendo al tempo stesso che la norma si applica nei casi in cui sussiste la necessità di provare l’approvvigionamento.

Quindi ricorrendo le seguenti condizioni:
- forniture riconosciute esenti da IVA o da accise sulla base delle rispettive norme di natura sostanziale;
- necessità per il soggetto fornitore di comprovare l’avvenuto approvvigionamento;  si è tenuti alla presentazione della dichiarazione doganale, che non comporta il vincolo delle merci al regime doganale di esportazione.

E’ utile altresì precisare che tale adempimento doganale è richiesto, in linea generale, laddove ricorrano rifornimenti esenti di prodotti energetici destinati alle navi battenti bandiera di un Paese terzo nonché alle navi battenti bandiera di un Paese UE che navigano in acque extra territoriali, ad esclusione della navigazione diretta tra porti nazionali o da un porto dello Stato verso porti dell’Unione per la quale trova piena attuazione la disciplina del D.M. n.225/2015.

Nei casi di rifornimento di carburanti esenti da accisa di navi battenti bandiera nazionale o di un Paese UE in navigazione nelle acque interne e marine comunitarie rientranti nel campo di applicazione del D.M. n.225/2015, adottato in esecuzione del punto 3 della Tabella A allegata al D. Lgs. n. 504/95 che recepisce, a propria volta, l’art.14, par.1, lett. c) della direttiva n.2003/96/CE del Consiglio del 27 ottobre 2003, non va fatto ricorso all’espletamento di formalità doganali.

Secondo i chiarimenti forniti in materia dalla prassi è da ritenersi che, in tali casi, non occorra assolvere anche alle formalità doganali di cui all’art. 269, par. 2, lett. c), CDU, essendo ritraibile la prova dell’avvenuto imbarco dei carburanti dai menzionati documenti, secondo le condizioni di consumo richiamate nel paragrafo I della Circolare 25/D del 23 dicembre 2016 dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, tenuto conto che la prova dell’avvenuto approvvigionamento è costituita dall’attestazione di ricezione del prodotto da parte del comandante dell’imbarcazione sul DAS emesso ai sensi dell’art. 4, comma 3, e dal memorandum previsto dall’art. 7 del citato regolamento.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Aliquote contributive 2017 per i lavoratori autonomi della pesca

BRINDISI – Con la Circolare n. 72 del 14 aprile 2017 l’Inps –  Direzione Centrale – ha emanato un provvedimento recante le aliquote contributive vigenti per l’anno 2017 per i lavoratori autonomi (pescatori) che svolgono attività di pesca e rammenta le modalità e i termini per il versamento della contribuzione. Con la medesima circolare ha ribadito, inoltre, che tali categorie di soggetti hanno diritto, ai sensi della L. 11 dicembre 2016, n. 232, art. 1, comma 431, di usufruire dello sgravio contributivo pari al 48,70%.

Nel dettaglio l’Inps precisa che ai fini dell’adeguamento delle retribuzioni convenzionali i lavoratori autonomi che svolgono l’attività di pesca, anche quando non siano associati in cooperativa, sono soggetti alla L. 13 marzo 1958, n. 250 e sono tenuti a versare all’Istituto un contributo mensile, soggetto ad adeguamento annuale, commisurato alla misura del salario convenzionale per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associati in cooperativa.

Quanto innanzi è dovuto all’art. 1, comma 287, della L. 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Stabilità) e alla circostanza che l’Istat ha comunicato la variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie degli operai e degli impiegati, tra il periodo gennaio 2015 – dicembre 2015 ed il periodo gennaio 2016 – dicembre 2016, quantificata nella misura dell’-0,1%.

Pertanto, per il 2017 la misura del salario giornaliero convenzionale per i pescatori soggetti alla L. 13 marzo 1958, n. 250, rimane invariato rispetto all’anno precedente e risulta, in base alla citata Circolare INPS, come segue:
Retribuzione convenzione pari a Euro 26,49 (misura giornaliera);
Retribuzione convenzionale pari a Euro 662,00 (misura mensile rapportata ai 25 giorni).Su tale retribuzione mensile devono essere calcolati, per il 2017, i contributi dovuti dai pescatori “autonomi”.

Con la citata circolare l’Inps ha provveduto anche per quanto concerne l’aliquota contributiva dovuta al FPLD per il quale, i pescatori autonomi sono soggetti all’aumento di 4,29 punti percentuali; tale incremento è applicato gradualmente in ragione di 0,50% ogni due anni a partire dal 1° gennaio 1997, con ultimo aumento di 0,29 % dal 1° gennaio 2013 (D.I. 21 febbraio 1996).

Conseguentemente a decorrere dal 1° gennaio 2014 e per l’anno 2017 nei confronti dei pescatori l’aliquota contributiva resta ferma nella misura del 14,90%.
Pertanto tale aliquota risulta determinata come segue:
Gestione F.P.L.D. aliquota base 0,11 – coefficiente di ripartizione:   0,007383;
Gestione F.P.L.D. adeguamento 14,79 – coefficiente di ripartizione: 0,992617;
per un totale aliquota di 14,90 e un totale coefficiente di 1,000000.

Di conseguenza il contributo mensile per l’anno 2017, risultante dall’applicazione dell’aliquota contributiva alla retribuzione convenzionale, è pari a  Euro 98,64  così suddiviso:
Contributo mensile base 0,73;  Contributo mensile adeguamento 97,91.

 

Cosimo Salvatore CORSA

IL NAUTILUS Anno 12 N°3

BRINDISI - In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato alle crociere, a livello nazionale ed internazionale, con i nuovi dati di Risposte Turismo: dalla classifica dei porti italiani in base al numero di croceristi alle previsioni per il 2018 con i programmi dei porti già fissati con le grandi compagnie. Poi un focus di Stefano Carbonara sul cyber crimine applicato al mondo dello shopping con lo contromosse necessarie. Da Assologistica arrivano anche le indicazioni per il mondo dei porti e non solo, con tendenze e lacune da colmare. Ad Ancona, Napoli, Trieste, Venezia, Brindisi e Livorno sono dedicati tanti servizi sulle ultime notizie che giungono da questi scali dopo la riforma dei porti..
poseidone danese

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