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Storie scritte da Cosimo Salvatore Corsa

Locazione posto barca: profili contrattuali

BRINDISI – L’atto di Concessione tra Demanio Marittimo e Concessionario può avere per oggetto anziché un diritto reale di superficie un contratto molto simile al contratto di locazione.
In casi di questo tipo la proprietà delle opere portuali resta in capo al Demanio marittimo quindi non si può parlare di proprietà superficiaria, con il limite che il concessionario non potrà trasferire la proprietà superficiaria a terzi.
Mentre per quanto riguarda i posti barca la stipulazione del contratto di ormeggio resta naturalmente l’ipotesi più naturale per disciplinare il rapporto tra le parti, per l’utilizzo dei servizi (custodia dell’imbarcazione) e per l’approvvigionamento di energia elettrica, acqua, etc., si ricorre normalmente al contratto di locazione.Quindi si possono avere due contratti separati uno per l’ormeggio ed uno per i servizi complementari.
Qui va evidenziata la diversa disciplina che il codice civile e le leggi a corredo riservano agli immobili ad uso abitativo (ad esempio appartamenti) e ad uso non abitativo (ad esempio alberghi, negozi, capannoni, etc.) che risultano ricompresi nell’area dell’approdo turistico.
Dal punto di vista fiscale necessita assoggettare all’imposta di registro il rapporto di concessione che intercorre tra il Demanio Marittimo e il gestore del porto per l’utilizzo dei diritti obbligatori.
Se il rapporto tra il concessionario dell’approdo turistico e un privato proprietario di una imbarcazione da diporto viene disciplinato mediante contratto di locazione si applica l’IVA con aliquota ordinaria.Di contro nel caso di privato che affitta il proprio posto barca torna applicabile l’imposta di registro.

Nell’esercizio di impresa, con forma giuridica di società di capitali, il provento derivante dal corrispettivo della locazione è assoggettato all’Ires, quale componente positivo di reddito.

Infine, secondo la prassi, ai fini delle imposte dirette si applicheranno le normali regole di tassazione IRPEF dei redditi da fabbricati tenendo conto della rendita catastale eventualmente assegnata al posto barca o ad esso riconducibile, tale ipotesi ricorre quando la locazione viene concessa da parte di un privato titolare del diritto di superficie. Il canone percepito costituirà invece un reddito diverso quando si realizza una locazione da parte di un privato titolare di un diritto di utilizzo di tipo obbligatorio.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Godimento posto barca da parte di un socio

BRINDISI – L’art. 12 della Legge 8 luglio 2003, n. 172 recante “Disposizioni per il riordino e il rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico” statuisce che “le azioni emesse da società concessionarie di porti o approdi turistici le quali attribuiscano il diritto all’utilizzo di posti di ormeggio presso tali strutture non costituiscono strumento finanziario ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, comma 2, lettera a), del Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58”.

Nella fattispecie rappresentata quindi l’utilizzazione del posto barca esula dagli schemi contrattuali dell’ormeggio o altri già esaminati, ma è strettamente correlata al possesso delle azioni emesse dalla società concessionaria.

Il trasferimento di proprietà delle azioni comporta il diritto ad utilizzare il posto barca, ma contestualmente va analizzato sotto il profilo fiscale poiché il passaggio di proprietà può determinare una plusvalenza tassabile.La cessione della partecipazione è considerata un’operazione esente IVA.

Sempre dal punto vista fiscale la Circolare del 24 maggio 2000 n. 108 – Min. Finanze – Dip. Entrate Aff. Giuridici Uff. del Dir. Centrale, nel pronunciarsi in relazione ad un quesito in merito al godimento personale del bene o dell’impianto, posseduto e gestito dalla società, da parte del socio ed al conseguimento di detto godimento gratuitamente o ad un valore inferiore a quello normale, ha ritenuto di precisare che nell’ipotesi in cui vengono rese ai soci prestazioni, concernenti i beni indicati dall’art. 4, quinto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, per un corrispettivo pari al valore normale, si è in presenza di un’attività di natura commerciale e, pertanto, la società o l’ente deve assoggettare ad IVA le suddette prestazioni.

Inoltre le suddette prestazioni rese dalla società o dall’ente, a fronte di un corrispettivo inferiore al valore normale, nei confronti di soci i quali mediante la partecipazione conseguono il godimento personale, diretto o indiretto, dei beni posseduti e gestiti dalla società stessa, sono escluse dal campo di applicazione dell’IVA. Ed infine le suddette prestazioni, che la società rende ad un corrispettivo inferiore al valore normale, nei confronti dei soci che le utilizzano nell’esercizio di un’attività d’impresa, sono soggette ad IVA.

Ciò in quanto viene meno uno dei due presupposti sui quali si fonda il carattere antielusivo della norma, consistente nella circostanza che il socio, mediante la prestazione che riceve dalla società, consegua il godimento del bene per finalità personali e cioè estranee all’esercizio dell’impresa. A tal fine, pertanto, è necessario che il socio imprenditore fornisca alla società o all’ente cui partecipa gli elementi idonei a provare che egli utilizza nell’ esercizio dell’ impresa e non per fini personali, la prestazione che riceve nell’ambito del rapporto associativo ad un valore inferiore a quello normale.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Approdi turistici: rapporto concessorio

BRINDISI – Solitamente il rapporto di concessione per l’affidamento di un porto turistico è posto in essere presso i porti gestiti ordinariamente dalle Autorità Portuali.La Legge 28 gennaio 1994 n. 84, attribuisce alle Autorità portuali una serie di compiti riguardanti prevalentemente attività di supervisione e controllo sul corretto funzionamento del porto e delle sue strutture operative.

Dette attività, implicanti anche l’esercizio di poteri autoritativi, assumono una connotazione di carattere pubblicistico, in linea con il disposto del successivo comma 2 dell’art. 6 della Legge n. 84 del 1994, che attribuisce a detti enti la personalità giuridica di diritto pubblico.

Dall’insieme delle disposizioni contenute nella legge sopra citata, deriva, secondo il Consiglio di Stato, che le Autorità portuali, sia per la configurazione formale ad esse attribuita dalla legge, sia per l’attività svolta, sia, ancora, per le modalità di finanziamento, svolgono funzioni che solo in minima parte potrebbero ricondursi alla prestazione di servizi a terzi, dietro pagamento di un corrispettivo, risultando, invece, nel complesso, preordinate al perseguimento di specifiche finalità di pubblico interesse. (R.M. n. 40 /E del 16 marzo 2004).

Purtuttavia, è stato rilevato che ciò non esclude l’esercizio di attività di natura imprenditoriale, caratterizzate da criteri e modalità proprie delle attività commerciali con particolare riferimento all’affidamento in concessione delle aree demaniali e le banchine nonché le altre opere espressamente individuate dalla legge, previa determinazione dei relativi canoni, anche commisurati all’entità dei traffici portuali ivi svolti. Nell’atto di stipulare i relativi atti, di riscuotere i canoni destinandone l’importo all’assolvimento dei compiti istituzionali, si può affermare che detti organismi agiscono quali gestori dei beni demaniali.

Sotto il profilo fiscale va evidenziato che la Legge Finanziaria 2007 – Art. 1, comma 993, Legge 27 dicembre 2006, n. 296 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – ha stabilito che gli atti di concessione demaniale rilasciati dalle Autorità Portuali, in ragione della natura giuridica di enti pubblici non economici delle autorità medesime, restano assoggettati alla sola imposta proporzionale di registro ed i relativi canoni non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Gli atti impositivi o sanzionatori, fondati sull’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto ai canoni demaniali marittimi introitati dalle Autorità Portuali, perdono efficacia ed i relativi procedimenti tributari si estinguono.In tal senso si è espressa anche la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11261 del 2015.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Aspetti contrattuali e fiscali del Contratto di ormeggio

BRINDISI – Il contratto di ormeggio del posto barca di natura onerosa, a prestazioni corrispettive, regolamenta sia lo specchio d’acqua dotato di pontili destinati all’ormeggio di imbarcazioni da diporto sia i servizi complementari.Solitamente le parti contrattuali sono individuabili nel concessionario del porto turistico che mette a disposizione spazi e servizi e nel proprietario dell’imbarcazione.

E’ un contratto atipico che può comprendere anche il servizio di custodia dell’imbarcazione e quanto necessario ai rifornimenti del natante quali prese di energia elettrica, rete telefonica o approvvigionamenti di acqua,Può essere altresì previsto il diritto ad usare gli anelli per l’ormeggio o l‘utilizzo delle bitte.

Le spese di gestione e manutenzione degli spazi e delle attrezzature comuni sono ripartite secondo regole indicate nel contratto ovvero in maniera forfettaria.La durata del contratto di ormeggio, secondo la prassi, è di durata pluriennale è può prevedere anche il pagamento anticipato dei canoni.L’ormeggio può stabilirsi temporalmente su base annuale o stagionale ovvero giornaliera.

Dal punto di vista fiscale, ai fini dell’IVA, il corrispettivo soggiace all’aliquota ordinaria, indipendentemente che si tratti di contratto di breve durata ovvero che si tratti di contratto di durata pluriennale.In caso di contratto stipulato da un privato si applicherà, in luogo dell’Imposta sul Valore Aggiunto, l’Imposta di registro.
I corrispettivi derivanti dal contratto di ormeggio costituiscono ricavi e quindi sotto il profilo fiscale rappresentano componenti positivi di reddito che vanno contabilizzati in base al principio di competenza, se l’esercente è in regime di impresa.
Quindi nel caso di pagamento anticipato dei canoni viene richiesto dalla pratica e dai principi contabili di procedere con i risconti ovvero con lo storno di quei proventi percepiti entro la chiusura dell’esercizio ma di competenza di esercizi successivi, poiché trattasi di riscossioni anticipate i cui benefici riguardano anche i bilanci degli esercizi seguenti.

 

 

Cosimo Salvatore CORSA

Beni demaniali: cessione della proprietà superficiaria

BRINDISI – Nella prassi è molto frequente che l’atto di concessione tra il Demanio Marittimo e il gestore concessionario del porto o approdo turistico implichi la costituzione di un diritto di superficie a favore del concessionario.
L’art. 952 del Codice Civile recita che il proprietario può costituire il diritto di fare e mantenere al di sopra del suolo una costruzione a favore di altri, che ne acquista la proprietà. Del pari può alienare la proprietà della costruzione già esistente, separatamente dalla proprietà del suolo.
Ci si chiede se possa concretizzarsi la cessione della proprietà superficiaria in caso di realizzazione di opere su aree di pertinenza del Demanio Marittimo.Secondo l’art. 46 del Codice della Navigazione, dedicato al subingresso nella concessione, si prevede che quando il concessionario intende sostituire altri nel godimento della concessione deve chiedere l’autorizzazione dell’autorità concedente. Nel comma successivo si stabilisce che in caso di vendita o di esecuzione forzata, l’acquirente o l’aggiudicatario di opere o impianti costruiti dal concessionario su beni demaniali non può subentrare nella concessione senza l’autorizzazione dell’autorità concedente.
L’art. 30 del D.P.R. 15 febbraio 1952 n. 328 – Regolamento per l’esecuzione del Codice della Navigazione, conferma i principi suddetti disponendo che il concessionario deve esercitare direttamente la concessione. L’autorizzazione a sostituire altri nel godimento della concessione, a norma dell’articolo 46 del codice, è data dall’autorità che ha approvato la concessione e il relativo atto è rilasciato dal Capo del compartimento.
Un riscontro analogo si evidenzia nell’art. 1145 codice civile che riconosce l’azione di manutenzione, di cui all’art. 1170, con l’affermazione che ”se trattasi di esercizio di facoltà, le quali possono formare oggetto di concessione da parte della pubblica amministrazione, è data altresì l’azione di manutenzione”.
Altre fonti normative a sostegno della tesi della cessione della proprietà superficiaria si riscontrano nell’art. 41 del Codice della Navigazione, relativo alla costituzione d’ipoteca.Infatti si prevede che il concessionario può, previa autorizzazione dell’autorità concedente, costituire ipoteca sulle opere da lui costruite sui beni demaniali.

Anche nella L. 392/1978 si ritrovano elementi a favore della possibilità di stipulare contratti di locazione sui beni realizzati in aree demaniali.Infine l’art. 45-bis del Codice della Navigazione, dedicato all’affidamento ad altri soggetti delle attività oggetto della concessione, recita che il concessionario, in casi eccezionali e per periodi determinati, previa autorizzazione dell’autorità competente, può affidare ad altri soggetti la gestione delle attività oggetto della concessione. Previa autorizzazione dell’autorità competente, può essere altresì affidata ad altri soggetti la gestione di attività secondarie nell’ambito della concessione.
Pertanto se la proprietà delle opere e degli impianti sono riconducibili in capo al concessionario, soggetto titolare del diritto di superficie, questi può disporne a favore di terzi, salvo limitazioni contenute nell’atto di concessione.
Quindi quanto oggetto di costruzione, in forza del diritto di superficie, potrà essere oggetto, salvo limitazioni imposte nella formazione dell’atto concessorio, di locazione e/o comodato.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo

BRINDISI – Nell’ambito della gestione dei porti turistici e dei posti barca intuitivamente pensiamo con quasi immediatezza al demanio marittimo.

L’art. 28 del codice della navigazione statuisce che fanno parte del demanio marittimo:il lido, la spiaggia, i porti, le rade; le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare; i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo.

Le costruzioni e le altre opere appartenenti allo Stato, che esistono entro i limiti del demanio marittimo e del mare territoriale, sono considerate come pertinenze del demanio stesso.La concessione dei beni demaniali, secondo l’art. 36, è di competenza dell’amministrazione marittima, che compatibilmente con le esigenze del pubblico uso, può concedere l’occupazione e l’uso, anche esclusivo, di beni demaniali e di zone di mare territoriale per un determinato periodo di tempo.Le concessioni di durata superiore a quindici anni sono di competenza del Ministro dei trasporti e della navigazione.

Le concessioni di durata superiore a quattro ma non a quindici anni, e quelle di durata non superiore al quadriennio che importino impianti di difficile sgombero, sono di competenza del direttore marittimo. Le concessioni di durata non superiore al quadriennio, quando non importino impianti di difficile sgombero, sono di competenza del capo di compartimento marittimo.

I porti turistici, destinati alla nautica da diporto, sono strutture costruite su aree demaniali che sono in grado di fornire servizi complementari. Le strutture portuali, in casi eccezionali possono insistere totalmente o parzialmente su proprietà private spesso adiacenti a quelle demaniali e comunicanti con il mare a mezzo di canali o altre opere.

I porti italiani, gestiti in precedenza dalle Autorità Portuali di cui alla Legge 28 gennaio 1994, n. 84, sono attualmente amministrate dalle Autorità di Sistema Portuale, che il D. Lgs. 4 agosto 2016, n. 169 definisce come enti pubblici non economici di rilevanza nazionale a ordinamento speciale e sono dotate di autonomia amministrativa, organizzativa, regolamentare, di bilancio e finanziaria, che ne fissano i canoni per l’utilizzo.

I punti di ormeggio includono le strutture con le attrezzature minime indispensabili per ormeggio e alaggio di piccole imbarcazioni.Le opere a mare dei porti turistici sono arricchite dai servizi a terra come strutture ricettive, cantieristica per la manutenzione e infrastrutture complementari.La costruzione di un porto turistico è preceduta da una Conferenza di Servizi dove sono rappresentati tutti gli enti interessati o coinvolti nel progetto.

Il parere della Conferenza dei Servizi è vincolante su tutti gli aspetti attinenti la costruzione del porto turistico quali ad esempio la valutazione dell’impatto ambientale, il rispetto dei vincoli esistenti e tutti gli aspetti edilizi ed urbanistici, sia per le opere a terra che per le opere a mare.Il concessionario rimane pertanto vincolato all’osservanza di tutte le disposizioni impartite dalla suddetta Conferenza di Servizi.

Il disegno di legge del Governo (A.C. 4302), presentato il 15 febbraio 2017 e assegnato il successivo 24 febbraio, reca una delega al Governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo, nel rispetto della normativa dell’Unione Europea.

Le norme in esame, secondo la premessa al decreto, indicano (art. 1, comma 1) i principi e i criteri direttivi cui improntare la riforma, tra i quali si segnalano: il rispetto della concorrenza, della qualità paesaggistica e sostenibilità ambientale, della libertà di stabilimento, della garanzia dell’esercizio e sviluppo delle attività imprenditoriali nonché del riconoscimento e tutela degli investimenti, dei beni aziendali e del valore commerciale; la rideterminazione della misura dei canoni concessori, con l’applicazione di valori tabellari, tenendo conto della tipologia dei beni oggetto di concessione; il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni legislative vigenti in materia.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Rimborso spese di viaggio ai lavoratori marittimi sbarcati per malattia

BRINDISI – L’INPS, con Circolare n. 105/2017, come già ribadito precedentemente, ha divulgato alcuni dei principali orientamenti assunti nell’ambito della gestione diretta delle attività ex Ipsema (Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo), in riscontro ai quesiti pervenuti dalle strutture territoriali coinvolte nelle attività in argomento.

A tal proposito l’Istituto in merito alla gestione delle domande di prestazioni per i lavoratori marittimi ha precisato che non è raro che unitamente alle indennità di malattia, vengano richieste somme ulteriori imputabili a titolo di  rimborso spese di viaggio sostenute in caso di sbarco per malattia, che per effetto dell’art. 26 del Regio D.L. 23 settembre 1937, n. 1918, convertito con modificazioni dalla L. 24 aprile 1938, n. 831, erano già oggetto di rimborso da parte della gestione delle Casse marittime.
Come risaputo dal 1° gennaio 1980, la L. 833/1978 – art. 74, ha sancito l’attribuzione all’Inps della competenza all’erogazione delle sole prestazioni economiche per malattia che, in virtù delle relative peculiarità, sono state gestite dalle Casse marittime in virtù di specifica convenzione.Per effetto della sopravvenuta evoluzione normativa descritta in premessa, dal 1° gennaio 2014, tale è effettuata direttamente dall’Istituto, che riconosce le prestazioni previdenziali a tutela della malattia, senza alcun onere aggiuntivo a titolo di rimborso spese di viaggio non rientranti nella competenza istituzionale.

Pertanto, secondo la citata circolare, nessun onere economico a titolo di spese di viaggio potrà essere posto a carico dell’Istituto in presenza di eventi di malattia comportanti lo sbarco, trattandosi, come detto, di prestazioni ulteriori e diverse rispetto alla tutela previdenziale.Per quanto attiene alla temporanea inidoneità all’imbarco conseguente a malattia comune, si stabilisce che per l’indennità specifica ed esclusiva della categoria dei lavoratori marittimi, prevista dalla L. 16 ottobre 1962, n. 1486 (c.d. legge Focaccia), si fa rimando alle istruzioni operative fornite con la circolare n. 179 del 23 dicembre 2013.
Tale indennità è riconosciuta al lavoratore marittimo che per ragioni connesse allo stato psico-fisico conseguente all’evento morboso, sia inidoneo alla navigazione e al lavoro a bordo della nave.
Pertanto la stessa si configura come forma di “compensazione” del mancato guadagno e di tutela nei confronti del lavoratore che risulta privo di retribuzione e assistenza. L’indennità di cui trattasi, ad avviso dei Ministeri Vigilanti, non può ritenersi compatibile con il contemporaneo svolgimento di attività lavorativa diversa da quella marittima.

Infine l’Istituto conferma la incompatibilità tra l’indennità in argomento e la percezione dell’indennità N.A.S.P.I., trattamento previdenziale, quest’ultima, compensativo dello stato di disoccupazione involontaria e sostitutivo del mancato reddito da lavoro.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Prestazioni di malattia e inabilità per lavoratori marittimi

BRINDISI – In un precedente intervento è stato evidenziato che l’Inps, con apposita Circolare (n.105/2017), è intervenuta con riferimento alla gestione diretta delle attività ex Ipsema ed in particolare, con propri orientamenti, in merito alla compatibilità tra assegno ordinario di invalidità e prestazioni di malattia dei lavoratori marittimi.Secondo l’Istituto, in riferimento alla tematica, si confermano le istruzioni operative fornite con circolare n.182/1997, paragrafo 7 e con successiva circolare n. 95-bis/2006, paragrafo 3.

Da quanto innanzi discende la riconoscibilità dell’indennità di malattia per i soli periodi in cui sia sanitariamente riscontrabile una riacutizzazione o una complicanza della stessa patologia per la quale è stato concesso l’assegno di invalidità.Per i trattamenti pensionistici della categoria dei lavoratori marittimi, circa l’incompatibilità delle pensioni di inabilità con le prestazioni di malattia, sono previste regole specifiche e più articolate, per le quali è bene precisare che la gente di mare si distingue in tre categorie e che per l’iscrizione alla prima e alla seconda categoria sono previsti specifici requisiti, taluni dei quali riferiti all’idoneità fisica  la cui perdita comporta la cancellazione dalle matricole della gente di mare, mentre per l’iscrizione alla terza categoria sono invece previsti requisiti meno incisivi.

Pertanto, secondo la citata circolare, in linea generale è possibile l’iscrizione alla terza categoria pur in presenza di cancellazione, per sopravvenuta carenza di requisiti di idoneità fisica, dalla prima e seconda categoria della gente di mare.   Il trattamento pensionistico dei lavoratori marittimi è soggetto a speciali disposizioni che, secondo la normativa vigente, stabiliscono che un lavoratore marittimo di prima e seconda categoria, avente i requisiti di legge, può ottenere la pensione di inabilità alla navigazione previo accertamento sanitario effettuato – ai sensi dell’art. 32, comma 1, della legge n. 413/1984 –  dalle Commissioni mediche di cui al Regio decreto-legge 14 dicembre 1933, n. 1773 e ss.mm.ii.

Per gli altri lavoratori marittimi l’accertamento sanitario è effettuato dall’Inps.  La pensione ordinaria di inabilità è riconosciuta quando il lavoratore ha il requisito di 520 settimane di contribuzione. Non si conteggiano i periodi assicurativi che non corrispondono ad attività di navigazione.  Inoltre si evidenzia che è possibile riconoscere al lavoratore titolare di pensione di inabilità alla navigazione, qualora iscritto nella terza categoria della gente di mare, il diritto alle prestazioni temporanee di malattia eventualmente spettanti.
La pensione deve essere revocata con decorrenza dalla ripresa dell’attività lavorativa qualora i titolari di pensione per inabilità (ordinaria o privilegiata) alla navigazione vengano iscritti nelle matricole della gente di mare di prima   o di seconda categoria.
Viene confermato che l’accertamento della sussistenza dei requisiti viene effettuato dalle Autorità Marittime sulla base della vigente normativa sul collocamento della gente di mare che prevede il rilascio delle relative attestazioni di idoneità all’esercizio delle mansioni.
Infine con riferimento all’incumulabilità dell’assegno ordinario di invalidità con le indennità di malattia, non sussistono particolarità per la categoria dei lavoratori marittimi e si applicano, pertanto, le medesime istruzioni valide per la generalità dei lavoratori.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Lavoratori marittimi: gestione ex Ipsema

BRINDISI – Con Circolare n. 105 del 3 luglio 2017 l’INPS ha divulgato alcuni dei principali orientamenti assunti nell’ambito della gestione diretta delle attività ex Ipsema (Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo), in riscontro ai quesiti pervenuti dalle strutture territoriali coinvolte nelle attività in argomento.

Quindi dopo aver proceduto ad una breve disamina della normativa secondo la quale in forza dell’art. 10, comma 3, del D.L. 28 giugno 2013, n. 76 convertito dalla L. 9 agosto 2013, n. 99, a far data dal 1° gennaio 2014 all’Inps è stata attribuita la gestione diretta delle attività già di propria competenza ma gestite, sulla base di specifica Convenzione, dapprima dalle Casse marittime, successivamente dall’IPSEMA e da ultimo dall’INAIL, ha elencato diverse tematiche di interesse del settore per i lavoratori marittimi.
Innanzi tutto si evidenzia come il datore di lavoro sia il responsabile della comunicazione all’Istituto degli elementi retributivi del periodo di riferimento previsto per le specifiche prestazioni, anche in considerazione del fatto che le specificità retributive e la molteplicità di voci riconducibili, innanzitutto, alla contrattazione collettiva nazionale di settore, integrata dalla contrattazione aziendale e, molto frequentemente, da contratti di lavoro individuali che prevedono bonus economici erogati sulla base delle professionalità possedute e delle responsabilità di bordo, rendono i lavoratori marittimi una particolare categoria di prestatori.

Quindi i contratti aziendali nonché i contratti individuali di arruolamento, le lettere di incarico rappresentano la documentazione utile allo scopo di agevolare le verifiche amministrative, conformemente alle modalità in uso alle Casse marittime, all’IPSEMA e all’INAIL.
Viene chiarito altresì che il diritto alle prestazioni di malattia non compete per gli eventi insorti successivamente alla data di estinzione del rapporto di lavoro, anche se la malattia ha avuto inizio entro il termine di copertura assicurativa.
Secondo la citata circolare è opportuno evidenziare, inoltre, che, in linea generale, sulla base della vigente normativa relativa al collocamento della gente di mare, è possibile instaurare rapporti di lavoro – con conseguente sottoposizione a contribuzione obbligatoria ai sensi di legge – in presenza di percezione dei trattamenti pensionistici compatibili con l’attività lavorativa. In tali ipotesi, pertanto, si potrà procedere al riconoscimento della tutela della malattia fondamentale che, come noto, spetta per eventi iniziati in costanza di rapporto di lavoro.
Inoltre, sempre in base alla citata circolare, per la categoria dei marittimi in continuità di rapporto di lavoro e di disponibilità retribuita, in virtù della permanenza del rapporto di lavoro anche dopo lo sbarco, sussiste la compatibilità tra trattamenti pensionistici compatibili con l’attività lavorativa e il diritto alle indennità a tutela della malattia.

 

 

Cosimo Salvatore CORSA

Operazioni di bunkeraggio e trattamento ai fini IVA – Chiarimenti

BRINDISI – Con Risoluzione n. 1/D e Risoluzione n. 69/E del 13 giugno 2017 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli congiuntamente all’Agenzia delle Entrate in riposta ad alcuni quesiti ha fornito chiarimenti in merito al trattamento trattamento applicabile, ai fini IVA, alle c.d. operazioni di bunkeraggio.In particolare, a decorrere dal 1° maggio 2016 il c.d. bunkeraggio non è più considerato, ai fini doganali, un’esportazione.

Ciò impedisce di attribuire alle merci fornite come approvvigionamento delle navi la qualificazione di esportazione anche ai fini IVA. Quindi secondo la prassi recente le fattispecie di bunkeraggio in argomento si ritiene debbano essere ricondotte alla previsione di non imponibilità di cui all’art. 8-bis, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972 che opera indipendentemente dalla circostanza che le predette fattispecie costituiscano esportazione agli effetti doganali (cfr. Corte di Giustizia, sentenza 3 settembre 2015, C-526/13, Fast Bunkering).

E’ stato altresì precisato che la non imponibilità di cui all’art. 8-bis, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972, in relazione alle cessioni di carburante effettuate in favore dell’armatore delle navi adibite alla navigazione in alto mare, è applicabile “anche al contestuale e concomitante trasferimento della proprietà del carburante dalla Società petrolifera all’intermediario (“trader”).

Ciò, a condizione che la consegna del carburante sia effettuata dalla società petrolifera – su indicazione dell’intermediario – direttamente nel serbatoio della nave”, unitamente alla circostanza fondamentale che i trasferimenti formali della proprietà del carburante (dalla società fornitrice al trader e da quest’ultimo all’armatore) “…siano intervenuti al più presto in concomitanza del momento in cui gli armatori delle navi adibite alla navigazione in alto mare sono stati autorizzati a disporre di tali beni, di fatto, come se ne fossero i proprietari”.

Altra ipotesi di applicabilità del regime di non imponibilità di cui all’art. 8-bis del D.P.R. n. 633/1972 ricorre quando la consegna del carburante direttamente a bordo della nave dell’armatore avvenga mediante l’intervento di due trader. Ciò, a condizione che il trasferimento della proprietà del carburante fra trader sia contestuale e concomitante al caricamento dello stesso direttamente a bordo della nave da parte del fornitore e sempre che la cessione fra trader non contempli, in alcun momento, la disponibilità materiale del carburante da parte di quest’ultimi.

Ove l’intermediario sia un operatore economico non stabilito nel territorio nazionale, lo stesso dovrà, ai sensi dell’art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 633/1972, identificarsi, ai fini IVA, ai sensi dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972, ovvero (se extra-UE) nominare un rappresentante fiscale, nei casi in cui il cessionario (trader o armatore) sia un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato.Non è obbligatoria la predetta identificazione laddove il trader (operatore economico non stabilito nel territorio nazionale) formalmente proprietario del bene, ancorché non lo detenga materialmente, ceda il carburante ad un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato (art. 17, secondo comma del DPR n. 633/1972: adempimenti relative alle cessioni dei beni a cura dei cessionari).

Il beneficio fiscale viene applicato anche nei riguardi dell’intermediario a particolari condizioni.
E’ stato già chiarito che ai fini del beneficio fiscale per l’applicazione della non imponibilità IVA prevista dall’art. 8 bis lett. a) del D.P.R. n. 633/1972, si debba fare riferimento alla nozione di “navi adibite alla navigazione in alto mare” e che questo ricorre alla verifica delle seguenti due condizioni: che per “alto mare” deve intendersi quella parte di mare che eccede il limite massimo di 12 miglia nautiche misurate a partire dalle linee di base previste dal diritto internazionale del mare; all’effettivo e prevalente utilizzo della nave in alto mare come sopra definito, criterio ritenuto soddisfatto qualora la nave sia stata impiegata in misura superiore al 70% in viaggi in alto mare con riferimento all’attività effettuata nell’anno precedente.

 

Cosimo Salvatore CORSA

IL NAUTILUS Anno 12 N°3

BRINDISI - In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato alle crociere, a livello nazionale ed internazionale, con i nuovi dati di Risposte Turismo: dalla classifica dei porti italiani in base al numero di croceristi alle previsioni per il 2018 con i programmi dei porti già fissati con le grandi compagnie. Poi un focus di Stefano Carbonara sul cyber crimine applicato al mondo dello shopping con lo contromosse necessarie. Da Assologistica arrivano anche le indicazioni per il mondo dei porti e non solo, con tendenze e lacune da colmare. Ad Ancona, Napoli, Trieste, Venezia, Brindisi e Livorno sono dedicati tanti servizi sulle ultime notizie che giungono da questi scali dopo la riforma dei porti..
poseidone danese

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