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Storie scritte da Giampiero Campagnoli

Marina di Brindisi: approfondimenti sull’ecosistema subacqueo

Giovedì 11 luglio, presso il porticciolo turistico Marina di Brindisi si è tenuto un incontro organizzato dall’Associazione culturale e Marinara “Marina di Brindisi Club 2000”, con la docenza della Dott.ssa Elisabetta Vierucci, biologa marina nonché istruttrice subacquea. L’Associazione diffonde la conoscenza dei vari aspetti storici e ambientali del nostro mare, ritenuti una risorsa e garanzia del territorio brindisino. L’ associazione promuove attività marine ma anche incontri presieduti da specialisti del settore, i quali possono aiutare a capire meglio i diversi aspetti dell’ecosistema subacqueo.

Sempre più spesso le persone scoprono il piacere delle immersioni e delle attività di snorkeling tanto per il piacere di stare in acqua quanto quello di  osservare svariate forme di vita. Cresce cosi l’esigenza di sapere cosa si è visto. I pesci sono gli animali più riconoscibili alla maggior parte di chi va per mare. Ma non ci sono solo i pesci, infatti sulle pareti rocciose si affollano diversi gruppi animali come molluschi, crostacei nonché organismi vegetali e molto spesso si fa confusione. Gli ospiti presenti hanno potuto ascoltare una chiara descrizione dell’ambiente marino Brindisino. La dott.ssa Vierucci ha sapientemente spiegato gli elementi distintivi delle alghe, spugne, cnidari ma anche pesci, crostacei e molluschi. La spiegazione è stata accompagnata da un galleria di immagini raccolte dall’avv. Alessandro Caiulo durante numerose immersioni in questi anni nel litorale brindisino. Gli ospiti hanno contribuito ad arricchire l’evento di esperienze personali con un confronto attivo.

Si è affrontato il problema della formazione di banchi di posedonia che ogni anno  ritroviamo sul nostro litorale. Molto spesso ritenuto un problema dai bagnanti dato il notevole quantitativo presente, e in seguito all’esposizione solare questa alga emette cattivo odore. In realtà poche alghe sono cosi importanti per l’ecosistema marino. Grazie al suo sviluppo fogliare libera nell’ambiente fino a 20 litri di ossigeno al giorno per ogni m2 di prateria produce ed esporta biomassa sia negli ecosistemi limitrofi sia in profondità; offre riparo ed è area di riproduzione per molti pesci, cefalopodi, bivalvi, gasteropodi, echinodermi e tunicati; consolida il fondale sotto costa contribuendo a contrastare un eccessivo trasporto di sedimenti sottili dalle correnti costiere; agisce da barriera soffolta che smorza la forza delle correnti e delle onde prevenendo l’erosione costiera; lo smorzamento del moto ondoso operato dallo strato di foglie morte sulle spiagge le protegge dall’erosione, soprattutto nel periodo delle mareggiate invernali

Un capitolo importante affrontato dalla docente che ha attirato molta attenzione dei presenti ha riguardato le meduse. Questi organismi viventi molto spesso sono il terrore dei bagnanti, in realtà svolgono un importante ruolo negli equilibri marini e non tutte hanno un effetto urticante per l’uomo, per cui bisogna evitare d’incentivare la rimozione dall’acqua delle stesse. L’importanza delle meduse è stata ribadita in questi anni dall’ Università del Salento. Ogni anno, infatti, in collaborazione con l’associazione ambientalista Marevivo, promuove la campagna “occhio alla medusa”. Questa iniziativa mira a raccogliere informazioni sulla diffusione delle meduse nel mediterraneo tramite segnalazioni dei bagnanti. I dati raccolti serviranno a ricercare le cause del loro eccezionale aumento e le possibili implicazioni con l’ambiente marino circostante.  Questi incontri sono molto importanti in quanto oltre ad arricchire la cultura dei partecipanti sensibilizzano la preservazione della flora e fauna marina.

 

Giampiero Campagnoli

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Lo sport allo Snim 2013

Il salone nautico di Puglia Snim 2013, situato presso il piazzale Lenio Flacco, è stato caratterizzato da una forte presenza di stand relativi a sport acquatici: il kitesurf è stato rappresentato al meglio dal “Kitevivo Surf Community”. Questo sport acquatico, di recente invenzione, tanto in voga al momento, nasce come variante del Surf e consiste nel farsi trascinare da un aquilone (“kite” in inglese ) che usa la potenza del vento come propulsore.

Viene manovrato attraverso una sbarra di controllo, il “boma” , che è collegata tramite quattro o cinque fili all’aquilone. Molto spesso sul litorale brindisino, quando la tramontana batte con insistenza, i temerari del kitesurf popolano le spiagge, e nell’acqua compiono spettacolari evoluzioni. Il “Kitevivo Surf Community” ha organizzato la promozione del libro “kitesurfing volare tra le onde”, di Lucilla Aglioti.

Drop Surf Shop ha organizzato invece simulazioni da terra di come si affronti un onda e sulla tecnica per rimanere in piedi. Numerose scolaresche incuriosite hanno infatti provato con l’aiuto degli istruttori a rimanere in equilibrio sulla tavola. D’estate, quando le onde diventano troppo alte per i bagnanti, tanti surfisti vanno in mare con la propria tavola, in cerca dell’onda perfetta. Il surf è lo sport nautico più affascinante che ha da sempre attirato l’attenzione della filmografia americana. Film come Point-break , Un mercoledì da leoni e Soul surfer, hanno segnato generazioni di surfisti.

La lega navale italiana ha portato nel suo stand tutta l’esperienza e professionalità nel campo della vela e del canottaggio posizionando all’esterno del padiglione un laser su di un macchinario capace di replicare orzate e strambate. Molti ragazzi hanno voluto provare cosa significa iniziare a padroneggiare con lo stick e la scotta e con interesse hanno ascoltato cosa significa andare di bolina. La lega ha poi premiato i ragazzi impegnati nelle gare di canottaggio. Lo sport nautico per eccellenza fa riscoprire sempre la passione del mare.
La subacquea ha apportato un notevole contributo alla rassegna dedicata agli sport acquatici e numerosi erano gli stand a tema.

Il team di Aquademia Dive Center Brindisi ha spiegato come si effettua un immersione e ha mostrato a tanti curiosi il funzionamento dell’erogatore, del gav, della bombola. Sono poi stati mostrati una serie di filmati realizzati dal team nel corso della lunga esperienza sia nei fondali brindisini ed italiani che esteri. Le immagini che scorrevano erano incentrate soprattutto sulle bellezze subacque brindisine, ma si potevano cogliere anche quelle realizzate a Sharm el Sheik con i colori sgargianti delle specie tipiche del posto. Nei video venivano proiettati anche tante ricerche su relitti: maestose navi che per incidenti adesso fanno parte del fondale marino, e che oggi sono diventati casa per numerosi pesci.

La subacquea ha avuto anche una rappresentanza sia barese con la società “Prosub Bari Asd”, che leccese con la “Costa del Sud Scuba Diving” di Santa Caterina di Nardò. Vi è stata la partecipazione, con un proprio stand, del DAN Europe il quale ha anche organizzato un seminario nella giornata di giovedì dal titolo “La ricerca partecipata e il ruolo primario del subacqueo”. All’interno di questa conferenza, resa appassionante dal relatore, si sono analizzate tutte le ultime ricerche in materia di sicurezza del subacqueo. Tutti i subacquei possono sul loro sito internet inviare i dati delle loro immersioni registrati dai computer subacquei. In tal modo si allarga la base statistica per la prevenzione e conoscenza degli incidenti subacquei, avendo la possibilità di analizzare anche le ultime ricerche sulla tempistica di risalita in acqua e sul tempo che intercorre tra le immersioni e la possibilità di affrontare con sicurezza un volo areo.

Ricordiamo che oggi le immersioni ricreative sono tra gli sport più sicuri, infatti nelle tabelle delle agenzie di formazione subacquea le immersioni risultano essere più sicure anche di uno sport come il bowling.

Gli sport acquatici da molti sono considerati solo come un rilassante passatempo, ma non è solo questo. Tali sport rivestono una percentuale importante della nautica da diporto ben conosciuta dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE). Nell’ultimo parere a tema si evidenziava il ruolo che assumono gli sport acquatici nella formazione del ragazzi i quali possono apprendere il rispetto della natura, la valorizzazione del lavoro in comune e la responsabilità. E’ possibile anche una attività sportiva divertente a costi contenuti. Le comunità e gli istruttori che promuovono questi sport svolgono anche un volano economico per il territorio. Infatti spiagge, diving, marine e porticcioli ben attrezzati ricevono gli sportivi del mare, favorendo un circolo economico positivo.

 

Giampiero Campagnoli

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L’importanza della nautica da diporto

La nautica da diporto viene definita come l’andare sull’acqua per il proprio piacere, usando un imbarcazione (barca a  vela o motore, canoa, kayak, o altro) oppure svolgendo una delle molte altre attività acquatiche disponibili come  wind/kite surfing, immersioni subacquee, pesca ricreativa ecc. Viene praticata da tutte le classi sociali da moltissimi anni. Contribuisce in maniere positiva a sviluppare e comunicare valori sportivi, culturali, ambientali, e sociali. In particolare le generazioni più giovani possono apprendere  il rispetto della natura, la valorizzazione del lavoro in comune, la responsabilità. E’ possibile anche una attività sportiva divertente a costi contenuti che permette di conoscere nuovi territori ed accedere a nuove aree marine.

L’importanza della nautica da diporto è ben conosciuta dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), per  questo nell’ultimo parere a tema “industrie nautiche: una trasformazione accelerata dalla crisi” si evidenza il ruolo assunto dai diportisti.

Il CESE, nel parere fornito alla Commissione Europea, evidenzia l’industria nautica europea, che è costituita da 37000 imprese che impiegano direttamente 234 000 persone, generando un fatturato annuo di 20 miliardi di euro nel 2011. Il 97% delle imprese che lavorano in questo settore fanno parte delle PMI, mentre i grandi gruppi industrializzati sono all’incirca una decina. Oggi sta subendo una trasformazione in seguito alla cristi del 2008/2009, infatti, si è registrata una flessione media delle vendite e della produzione industriale nell’ordine del 40-60% e tutti i segmenti sono stati colpiti. Dall’inizio della crisi si sono persi 46 000 posti di lavoro ed una contrazione del fatturato per circa 3-4,5 miliardi di euro. I posti di lavoro sono stati persi percentualmente in maniera eguale nelle PMI che nelle grandi aziende.  La perdita della forza lavoro si è registrata prima e in maniera più sostanziale nel comparto industriale, mentre il comparto relativo ai servizi di locazione/noleggio di unità di diporto, riparazione e manutenzione marine e porti turistici ha resistito. Purtroppo quest’anno anche questo settore sta registrando un calo.

La nautica per molti viene vista l’hobby dei facoltosi, di coloro che ormeggiano grossi yacht e fanno fronte a esorbitanti spese per il mantenimento degli stessi. Il CESE ricorda come in realtà la nautica da diporto è composta da amanti del mare che nei week-end solcano il paesaggio marino. Infatti la produzione industriale si concentra alla realizzazione di imbarcazioni fino a 24 metri e di sportivi che praticano immersioni, canottaggio, wind/kite surf e altro.  Per questo si può parlare di “nautica popolare” .
Un fenomeno preoccupante che viene registrato dal CESE è l’aumento dell’età media dei diportisti in linea con i trend europei. Il fenomeno può essere legato ad una disoccupazione giovanile crescente, ed a una precarizzazione del lavoro, ma forse è legato ad un allontanamento dei ragazzi al mare.  Proprio per questo in vari paesi europei le imprese nautiche e le federazioni hanno sviluppato da anni delle iniziative per offrire esperienze nautiche alle nuove generazioni. Queste iniziative hanno l’obiettivo di far conoscere la nautica sia come attività sportiva e turistica sia come settore professionale, offrendo ad apprendisti e studenti esperienze professionali e tirocini aziendali.

Il mediterraneo rappresenta, oggi, il 70% del turismo nautico mondiale con un  notevole indotto per i paesi costieri. Marine e porti nonché società di locazione e noleggio, servizi di manutenzione e imprese portuali beneficiano di questo turismo. Il business legato al mondo della nautica è molto importante, e per questo non ci deve stupire come molte nazioni costiere cercano di aumentare sempre più la loro quota di mercato, spesso sfruttando i vuoti normativi che regolano il mercato unico europeo.

Il Comitato Economico Sociale Europeo interviene proprio su questo delicato aspetto. La concorrenza imprenditoriale degli Stati dell’Unione è possibile purchè si rispettino i parametri imposti della stessa Unione Europea. Ma al contrario di quanto avviene per i settori dell’automobile e dell’aviazione, per la nautica non esiste un quadro normativo di riferimento. In Europa infatti mentre le esigenze di sicurezza ed ambientali per la costruzione di unità da diporto sono armonizzate a livello europeo, il quadro normativo delle stesse unità varia notevolmente da paese a paese. Differenti sono le condizioni di utilizzo come patenti nautiche, immatricolazioni, dotazioni di sicurezze e soprattutto fiscalità. Queste frammentazioni creano confusione fra gli operatori economici e gli utenti ma soprattutto concorrenza sleale  fra le imprese.

Il CESE nel suo parere inviato alla commissione, affinchè possa presentare una proposta normativa che renda omogenea quella europea, in modo da potere creare un mercato unico europeo al riparo da concorrenza sleale, non dimentica il ruolo strategico dei diportisti. Oggi possiamo dire come la nautica da diporto sia il settore della nautica trainante dell’economia industriale nautica europea. Sui diportisti e sulle imbarcazioni da diporto, che affollano i porticcioli e le marine d’Italia si ritrova la vera ricchezza della nautica italiana. Per questo bisogna spingere affinchè le marine ed i porticcioli non vengano vissuti come un parcheggio di barche. La comunione della nautica da diporto con le città deve essere incoraggiata. Attraverso manifestazioni e iniziative di associazioni nonché da parte di  aziende nautica radicate sul territorio.

Lo Snim 2013 a Brindisi con l’attuale localizzazione sul nuovo lungomare permette un incontro della nautica con il cuore della città, regalando mai come prima uno scenario unico ai visitatori del salone nautico. Lo Snim oltre a mettere in vetrina il meglio della cantieristica pugliese, con una notevole varietà di imbarcazioni adatte a tutti i diportisti, con gli stand dedicati agli sport acquatici, come le immersioni, della vela, kite-surf, surf, pesca sportiva subacquea, riesce perfettamente nell’intento augurato dal CESE: avvicinare  il più possibile le giovani generazioni o semplici amanti del mare che possono e vogliono cimentarsi in questi sport acquatici anche alla prima esperienza.

 

Giampiero Campagnoli

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Sicurezza e formazione: dal Propeller Club di Brindisi indicazioni e analisi

Negli ultimi mesi, i sinistri marittimi della Costa Concordia all’Isola del giglio e della Porta conteiner Messina a Genova, i mass media italiani sono tornati a discutere il tema della sicurezza in mare.  Molto spesso però si tende descrivere i sinistri con  due tipologie distinte  e separate: errore umano o avaria strumentale di bordo.
In realtà sempre più spesso ci si rende conto che questa divisione netta non riesce a descrivere i sinistri moderni.

La nave è diventata  sempre più un sistema complesso e interdipendente tra uomo e nave.  Le navi mercantili moderne rappresentano il frutto dell’evoluzione ingegneria navale. Oggi infatti non si può intercedere la nave come il vettore che solcava i mari nel 1950, la tecnologia ed i sistemi di sicurezza hanno profondamente cambiato l’approccio del sistema nave. A bordo infatti troviamo sistemi tecnologici sempre più avanzati che controllano diverse fasi della navigazione. L’innovazione tecnologica pero non può sostituire in nessun modo l’operatività e la professionalità umana. Anzi l’aumento della tecnologia, delle rotte commerciali e delle dimensioni navi deve corrispondere ad un aumento delle competenze professionali di bordo.  La tecnologia infatti sebbene sia aumenta a bordo delle navi attraverso l’utilizzo delle carte nautiche digitali Electronic Chart Display and Information System (ECDIS) , è aumento il rischio derivante l’affidamento esclusivo a questi ausili alla navigazione. L’ultimo caso è il dragamine USS Guardian che affidandosi al sistema satellitare è finito in secca nelle Filippine.

Per questo nella convenzione di Manila del 2010, vi è stata l’introduzione tra  personale a dell’ufficiale elettrotecnico. La convenzione di Manila del 2010 ha introdotto importanti riforme riguardanti la formazione e nuovi standard di addestramento dell’equipaggio di bordo. Questa convenzione è la fase finale di un percorso di crescita che abbina le esigenze di sicurezza che nel corso degli anni si sono sempre più rese necessarie a partire dal 1914 con la convenzione Solas all’indomani del disastro del Titanic avvenuto nel 1912.
Secondo Il rapporto “ Safety and shipping Reviw” del gruppo assicurativo allianz Global Corporate & specialty rileva nell’ultimo anno un aumento dei sinistri marittimi. Le perdite di navi nel 2012 sono state 106 a dispetto delle 91 dell’anno precedente. La cause registrate nella maggior parte dei sinistri sono affaticamento, pressioni economiche dell’armatore e inadeguata formazione del personale di bordo.

Giovedi 9 maggio presso l’hotel orientale di Brindisi si è tenuto un interessante convegno organizzato dal Propeller Club  con la collaborazione della rivista Il  Nautilus . A prendere parola durante l’evento , il dott. Zizzi Nicola , presidente del Propeller Club Brindisi, il comandande della capitaneria di porto Giuseppe Minotauro, ed il prof Abele Carruezzo direttore scientifico della rivista Il Nautilus e docente presso Thesy srl. La sicurezza in mare è stato il tema dell’eveno. Durante la discussione si è sottolineata l’importanza della formazione del personale di bordo.  In quanto un formazione adeguata , che permette al personale marittimo di poter affrontare il proprio lavoro con solide basi  lavorative, potrà ridurre il rischio di sinistri marittimi.

Infatti durante l’incontro, i vari relatori si sono alternati, cercando di fare il punto della situazione attuale, ripercorrendo sin dai primi anni del novecento i tragici sinistri nel mediterraneo e nel mondo, e le loro cause. I sinistri esaminati spesso sono stati il risultati di una catena di errori, all’interno della quale il ruolo umano ha avuto una colpa importante.  I sinistri marittimi spesso oltre a causare immediatamente la tragica scomparsa di vite umane presenti all’interno della nave, causano anche un notevole danno ambientale nel caso il sinistro riguardi petroliere come la Haven nel 19991 a Genova o la Amoco Cadiz Brittany, Francia, 1978.
Gli armatori internazionali ed europei, nonchè i report dell’Unione europea chiedono la creazione di un personale di bordo qualificato secondo gli standard Europei, che abbia solide basi di formazione marittima. La convenzione internazionale STCWS , che lo stato italiano ha recepito, precisa quali siano le competenze necessarie che il personale marittimo deve possedere.

In realtà negli ultimi anni la formazione scolastica secondaria degli istituti nautici italiani, ha percorso la direzione opposta. Ad una formazione specifica si è preferità una formazione generalista. Per contrastare il calo delle iscrizioni, infatti, si è preferito allargare il piano di studi riducendo la formazione marittima specifica, dedicando ore a formazione interdisciplinare dei trasporti.
La riforma dell’Istruzione Tecnica e Professionale ha previsto la confluenza degli Istituti Nautici nell’indirizzo “Logistica e Trasporti” senza definire i titoli validi per l’accesso alla carriera di ufficiale nella marina mercantile. Le attuali figure tecnico-professionali di “perito per il trasporto marittimo e “perito per gli apparati e gli impianti Marittimi”, corrispondenti a quello di “aspirante al comando di Navi mercantili” e “aspirante alla direzione di macchina”, assumerebbero una connotazione diversa. La giusta corrispondenza dei titoli deve, comunque, rispettare la caratteristica formativa imposta dalla normativa internazionale.

L’attuale riforma dell’istruzione tecnica, all’art. 2 del regolamento, individua l’identità degli istituti tecnici come “caratterizzati da una solida base culturale scientifica e tecnologica, in linea con le indicazioni dell’Unione europea, costruita attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico, espressa da un limitato numero di ampi indirizzi correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese, con l’obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, i saperi e le competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, l’accesso all’università o all’istruzione e formazione tecnica superiore”.

Quindi gli istituti tecnici dovrebbero formare personale qualificato direttamente inseribile nel mondo del lavoro . Anche gli istituti nautici dovrebbero formare personale competente da adoperare a bordo delle navi.
A contrastare quanto detto , intanto, si registra una riduzione delle ore di lezione da 36 a 32.  Nel primo biennio si registra la scomparsa di “esercitazioni marinaresche”, disciplina che costituisce il primo approccio con le tematiche del mare. Nell’attuale riforma scompare l’insegnante di madre lingua inglese in compresenza nei primi tre anni curricolari e si ha una riduzione complessiva delle ore di lezioni settimanali.

Questo aspetto contrasta il contesto internazionale in cui il personale di bordo si ritrova ad operare. In seguito alla istituzione del doppio registro, anche sulle navi che battono bandiera italiana è possibile trovare un equipaggio misto, cioè con elementi di nazionalità diversa, sia tra gli “ufficiali”, che tra i “comuni”. Per questo occorre avere l’assoluta padronanza della lingua inglese anche per garantire maggiore sicurezza sulla nave. Ne discende che lo studio della lingua inglese dovrebbe essere intensificato e non ridotto, come previsto dalla riforma. Inoltre secondo la normativa vigente. Inoltre per accedere alla qualifica di Ufficiale occorre preliminarmente superare un esame di inglese e in esito al suo superamento si potranno poi sostenere le previste prove professionali teoriche e pratiche; la riforma, contrasta anche con l’aspetto numerico degli istituti nautici che rappresentano un numero ridottissimo in Italia. Dove sono localizzati, gli istituti nautici, rappresentano non solo un legame culturale con il territorio, in quanto è un mestiere tramandato da generazioni, ma anche una possibilità immediata di un impiego, attraverso il quale è possibile un crescita culturale personale.

La soluzione per sopperire a questo tipo di formazione , potrebbe essere la creazione di centri di alta specializzazione , sparsi nel territorio italiano, magari con il sostegno delle istituzioni pubbliche, ricalcando il modello dell’accademia della marina mercantile a Genova. Istituti riconosciuti dal ministero dei trasporti e di assoluta competenza del personale docente. In tal modo si potrà riprendere a formare ufficiali italiani che hanno per tanto tempo portato lustro e prestigio alla marina italiana. I capitani italiani di un tempo, ancora oggi sono ricordati dalle generazioni più giovani sia per le loro competenze tecniche, sia per le doti morali di leadership e di carisma, doti fondamentali per l’equipaggio della nave.

 

Giampiero Campagnoli

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Il mondo delle immersioni: tra fascino, sport e storia

L’estate richiama nel grande salento flotte di turisti in visita delle meraviglie pugliesi. Solo qui infatti si possono abbinare spettacolari paesaggi  a strepitose tradizioni culinarie. Il barocco Leccese,  i trulli di Alberobello , la città bianca di Ostuni, le colonne brindisine. Ma dall’alto del Monumento al Marinaio, nel quartiere Casale, si può osservare  una  risorsa che richiama centinaia di turisti l’anno e che si perde a vista d’occhio: il nostro mare e ciò che nasconde al suo interno.  Le immersioni, ad esempio, rappresentano un importante settore turistico  italiano, e sempre più persone si avvicinano a questa affascinante  esperienza.  Recandosi in centri diving ed affidandosi ad  istruttori qualificati si può visitare in tutta sicurezza il fondale marino. Già a pochi metri di profondità le specie marine ci accolgono nel loro mondo.

Per tutti i sub la prima immersione è un esperienza indimenticabile:  il viaggio in barca per raggiungere il punto d’immersione, la preparazione, il controllo. Una mano mantiene erogatore e maschera, l’altra  l’attrezzatura sul petto e poi via in acqua. La frizzante acqua penetra all’ interno della muta, facendoci provare un brivido che dura poco più di un respiro. La cima dell’ancora è il punto d’incontro e poco alla volta si inizia la discesa verso il blu. Improvvisamente ci appare un mondo nuovo, un’altra dimensione dove si può volare. Senza il peso del corpo ci si sente più liberi di esplorare le pareti rocciose, controllare le piccole cavità per vedere se c’è un  ospite, alzare la testa e vedere nuvole di pesci che disegnano forme mai conosciute.

I fondali brindisini offrono una varietà di immersioni che li ha resi famosi ai subacquei pugliesi ed italiani e richiamano ogni estate sempre più persone. Un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono visitare le bellezze marine brindisine è senza dubbio il  diving “Aquademia Dive Center” sito nel Marina di Brindisi. In estate il diving è teatro di turisti provenienti da tutte parti d’italia, che affiancano i subacquei locali. Stefano Maghelli, titolare del centro diving,  è un  profondo conoscitore del mare brindisino che da anni esplora costantemente. Stefano, non solo è un Istruttore subacqueo che vanta un esperienza internazionale nel campo, avendo svolto l’attivita lavorativa nei prestigiosi Ventadiving Faraana di Shalm El Sheikh e del Blu Caribe  in Messico, solo per citarne alcuni, ma è anche un affermato velista autore di diverse traversate oceaniche.

Le immersioni possibili nel diving Aquademia sono numerose e adatte ad ogni livello di brevetto conseguito dal subacqueo. Nel taglio di Bocche di Puglia, nella secca  Sant’Andrea e a Punta del Serrone, nonché nel Taglio di Acque chiare si susseguono scenari molto suggestivi caratterizzati  da profonde cadute di roccia che arrivano fino ai 30 metri. I siti sono ricchi di fauna ittica banchi di saraghi, occhiate, dentici, musdee, gronchi, murene, ma anche crostacei come aragoste, cicale e astici. La Flora adriatica è una delle più varie.

Da segnalare l’immersione possibile con il diving presso la riserva naturale di Torre Guaceto. Durante il tragitto autorizzato, si ha la possibilità di visitare una parte della riserva ricca di profumi che trasmettono una sensazione di incontaminata bellezza. Una volta giunti sul punto di immersione ci si trova a contatto con una flora e fauna talmente ricca da rimanere incantati. Con questa immersione si prende coscienza di essere in uno dei luoghi più belli della Puglia. Un luogo unico, ricco, da preservare. Proprio per questo in passato sono stati organizzati dal Diving Aquademia in collaborazione con il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, una giornata di pulizia dei fondali nella zona A dell’AMP. Sub e imbarcazioni di supporto hanno riempito diverse ceste con i rifiuti trovati, che sono stati portati poi in discarica.

C’è tanta storia sotto il mare nostrano, in passato rotta navale importantissima sia per il commercio che per il ruolo avuto durante le guerre mondiali.  E’ inevitabile quindi che il fondale sia pieno di reperti storici. Tra quelli scoperti possiamo menzionare il sommergibile tricheco, l’aereo da trasporto della II guerra mondiale Douglas Dakota, la nave frigorifero Asmara e la torpediniera Confidenza.

Ma  il pezzo forte è a circa quindici miglia nautiche. Qui infatti giace sul fondale l’incrociatore ausiliario Attilio Daffenu.  Non è il solito relitto di una nave cargo magari affondata per un problema tecnico o un errore di valutazione del capitano. In questa immersione possiamo assistere ad un pezzo di storia scritta nei libri, o ad una scena rubata dalle migliori pellicole cinematografiche d’autore che descrive un combattimento in mare.
L’attilio Daffenu  è stato costruito nel 1929 come motonave passeggeri dalla società anonima Ansaldo di Genova Sestri. Era lungo novantasei metri,  largo tredici, sette di pescaggio e dislocava un totale di tremilacinquecentodieci tonnellate. Appartenente alla società anonima di navigazione tirrenia, con sede a Napoli. Destinato a compiere le rotte commerciali con la Sardegna. L’11 maggio del 1940 a Civitavecchia venne requisito dalla regia marina e trasformato con le opportune modifiche cantieristiche in incrociatore ausiliario destinato alla scorta di convogli  nel mediterraneo portando a termine ben centotto missioni.

Il pomeriggio del 25 novembre di 1941 al largo di Brindisi  l’Attilio Daffenu  effettuava la scorta dei piroscafi Resurrectio e Caterina Madre, che provenivano da Patrasso. Alle 17,15 improvvisamente fu colpito da un siluro. Subito in aiuto arrivarono le navi vicine a dare sostegno ai feriti. Il danno sebbene importante non causò subito l’affondamento. L’equipaggio di bordo cerco di procedere con estrema cautele verso le costa brindisina, cercando di spiaggiare l’incrociatore evitando che affondasse. Alle 21,30  quando giunsero sul posto due rimorchiatori usciti dal porto di Brindisi, l’Attilio  Daffenu giaceva sul fondale di 33 metri.

A colpirlo fu il sommergibile britannico Thrasher , classe T, costruito presso il cantiere Cammeil Laird.  Alla guida il comandante Mackenzie soprannominato Rufus. Il thasher durante la guerra affondò diverse unità diventando uno dei più temibili sottomarini. Il diving non rappresenta solo un punto di ritrovo per subacquei, ma è un importante punto di diffusione di una mentalità volta al rispetto dell’ambiente marino.

Aquademia ed il suo team, infatti, svolgono annualmente un’opera di sensibilizzazione e rispetto del mare. Il progetto “new diver” in collaborazione con l’isituto Marconi-Belluzzi ha prodotto ben 93 frequentanti, ragazzi interessati ad apprendere le tematiche del mare. Alcuni di loro, 33 per l’esattezza,  hanno poi deciso di brevettarsi con il primo livello  subacqueo che permette l’immersione  fino a 10 metri. Il conseguimento dei brevetti subacquei comporta anche l’acquisizione di punti di credito anche nei concorsi per le professioni militari. Quest’anno gli studenti della Morvillo-Falcone hanno potuto seguire il corso First Aid che permette l’apprendimento delle tecniche di rianimazione polmonare. I frequentanti hanno poi ottenuto un credito formativo come attività didattica complementare.

Le immersioni subacquee svolgono quindi, per la città di Brindisi, due ruoli molto importanti. Il primo è senza dubbio l’accrescimento del flusso turistico per la città, soprattutto nel Marina di Brindisi, permettendo agli avventori di conoscere sia le nostre bellezze marine che terrestri. L’altro è la preservazione dell’ ambiente marino nostrano, attraverso un opera di controllo dei fondali  nonché di una sensibilizzazione sociale delle generazioni più giovani, e di tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questo mondo.

 

Giampiero Campagnoli

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Yacht Med Festival: le conclusioni

Si sono svolti il 23 aprile a Gaeta gli Stati Generali delle Camere di Commercio sull’Economia del Mare, organizzati da Unioncamere e Camera di Commercio di Latina. Come già annunciato la scorsa settimana la rassegna aveva un compito molto importante, riportare al centro dell’attenzione il ruolo economico del mare, le possibilità di sviluppo e stabilire interconnessioni tra le varie camere di commercio. L’incontro, avvenuto a Palazzo de Vio, è stato aperto dai saluti del sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano e dal comandante della Capitaneria di Porto di Gaeta Francesco Tomas.

Il Presidente del Comitato di Filiera Nautica di Unionfiliere e Presidente della Camera di Commercio di Latina Vincenzo Zottola in un comunicato riassume le importanti conclusioni e prospettive raccolte durante il festival.
“Sono particolarmente orgoglioso e onorato” commenta Vincenzo Zottola “ che lo Yacht Med Festival abbia potuto contribuire ad un evento che definirei epocale: le Camere di Commercio italiane che lavorano tutte insieme intorno ad un grande progetto di sviluppo imperniato sull’Economia del Mare. Oggi e domani, con la partecipazione al 2° Forum Nazionale sull’Economia del Mare, il Sistema camerale ha assunto in maniera forte ed inequivocabile il ruolo di guida nella definizione di politiche nazionali intorno ad un settore strategico, e sottovalutato, per il nostro Paese. Ringrazio vivamente tutte le Camere di Commercio che hanno partecipato, condividendo le proposte e le proprie buone pratiche.

Ringrazio le società partecipate di Unioncamere, che ciascuna per la propria competenza hanno fornito un contributo tecnico e propositivo di grandissimo valore. Ma prima di tutti devo ringraziare Unioncamere e il Presidente Dardanello, che ha compreso l’importanza di questo settore e ha voluto abbracciare, rilanciandolo con il suo prestigioso contributo, il percorso che con lo Yacht Med Festival abbiamo intrapreso da sei anni. L’Economia del Mare merita un’attenzione diversa rispetto a quanto abbia ottenuto nel corso degli anni, in un Paese che ha oltre 7.000 chilometri di costa, 15 regioni e 57 Camere di Commercio costiere, un sistema imprenditoriale di indiscusso valore internazionale, non può perdere l’occasione di acquisire una leadership nel Mediterraneo.

C’è ancora molto da fare perché le istituzioni investano adeguatamente per il sostegno e la valorizzazione dell’Economia del Mare. Ma da oggi hanno un elemento in più su cui contare: un sistema camerale e dunque imprenditoriale coeso e determinato. Questi Stati Generali contano su un lavoro portato avanti egregiamente dallo staff di Unioncamere e della Camera di Commercio di Latina, basato su alcuni pilastri essenziali: i trasporti, la logistica integrata e il turismo, quali filoni trasversali essenziali. Cinque i temi strategici: la competitività della filiera, la formazione professionale, l’internazionalizzazione, la semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e un monitoraggio diverso del reale valore dell’Economia del Mare.

Propria questa è la più grande sfida per i prossimi mesi: riuscire ad evidenziare il reale valore dell’Economia del Mare, attraverso nuovi metodi di analisi. L’ultimo rapporto Sistema Mare compie già un passo significativo in avanti nell’inclusione di settori importantissimi come il turismo ricettivo, lo sport e l’attività mineraria, fino ad ora esclusi anche dalle rilevazioni più autorevoli. Ma ancora non basta. Perchè sono altri i settori da considerare e perché ancora non abbiamo individuato un metodo capace di evidenziare il reale contributo dell’Economia del Mare al PIL, all’occupazione e alla crescita del nostro Paese. Lo schema odierno dei codici ATECO si rivela ancora inadeguato ad individuare le specializzazioni legate al mare. Ora però abbiamo un punto essenziale di partenza: le migliori pratiche delle imprese nazionali, un progetto condiviso e la forza del sistema camerale. Da Gaeta e dal laboratorio dell’Economia del Mare, capace di coinvolgere una rete sempre più ampia di istituzioni, associazioni e imprese, lanciamo oggi un messaggio chiaro ed inequivocabile: l’Economia del Mare deve essere al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese. E lo facciamo a modo nostro, con contenuti operativi e concretezza”.

Durante il festival sono stati discussi importanti temi che completano la macro area dell’economia marittima, volti ad assicurare una prospettiva in termini ambientali e logistici. Preziose sono state
le relazioni “Rapporto sull’economia del mare” a cura di Unioncamere e “Rapporto Green Italy sulla nautica” a cura di Symbola, a cui sono seguiti gli interventi sul tema “trasporti e logistica integrata” di Franco Spinosa, responsabile della filiale di Gaeta dell’autorità portuale, che ha ricordato i prossimi ingenti investimenti e riguarderanno la struttura gaetana.

Da segnalare l’intervento di Ugo Salerno, amministratore delegato Rina. “La logistica – ha spiegato quest’ultimo – si basa sulle infrastrutture. Oggi abbiamo un gap, secondo la Banca d’Italia siamo al 53° posto nel mondo e, vista l’assenza di risorse pubbliche e le difficoltà degli investimenti privati, possiamo ragionare solo sull’ottimizzazione dell’esistente”.

Molto importate è stato l’intervento congiunto di Flavia Coccia del Dipartimento Turismo e Alfredo Malcarne, presidente Assonautica su “Turismo dei territori e della nautica”. “Per vendere il mare italiano – ha detto la Coccia – occorre mettere tanti soggetti attorno a un tavolo. Noi viviamo rispetto al turismo come tanti pezzetti individuali, non riusciamo a fare un piano strutturale”. Malcarne dichiara “Vogliamo essere lo strumento operativo del sistema camerale per l’economia del mare”. L’idea, dunque, è quella di creare una  sinergia tra due importanti istituzioni cittadine per favorire il rilancio delle economie marittime.

I presidenti delle Camere di Commercio d’Italia hanno individuato alcune tematiche giudicate prioritarie quali trasporto e turismo su cui sviluppare linee di azione, interventi, progetti sia autonomamente sia in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati, nei singoli territori e tra territori diversi. Le iniziative che il sistema camerale si propone di intraprendere incroceranno cinque temi strategici: competitività delle filiere, formazione delle competenze, internazionalizzazione, semplificazione e sistemi di monitoraggio a sostegno di policy dedicate.
La chiusura dei lavori è stata affidata a Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere: “L’economia del mare è come un ‘cuore blu’ che pulsa al fondo del sistema produttivo del Paese.

Una risorsa strategica straordinaria che in questi anni di crisi ha continuato a battere anche a ritmi più veloci rispetto al resto dell’economia. Abbiamo il dovere di assecondare e alimentare questo battito per sostenere i territori e aiutare l’Italia a ritrovare il percorso della crescita. Il sistema camerale, con gli stati generali dedicati all’economia del mare, ha raccolto una sfida importante sui cui si impegna ad affiancare il mondo delle imprese e delle associazioni e a lavorare con le altre istituzioni per rafforzare un pezzo del tessuto economico nazionale che è fondamentale per l’innovazione e la sostenibilità del nostro modello di sviluppo”.

Il festival ha ospitato nel pomeriggio il convegno di apertura del IV Seminario Nazionale degli Istituti Nautici Italiani dal titolo: “Trasporti & Logistica: le Opzioni Marittime e le Direttive Comunitarie”. Alla presenza della capitaneria di porto e delle rappresentanze degli istituti nautici locali si sono discusse le prospettive lavorative future del settore. Un metodo di studio nuovo che caratterizza lo studente sia dal punto di vista didattico che professionale già durante le scuole superiori.

“Oggi non ci può essere lavoro senza formazione. É questo il messaggio più importante che dobbiamo dare ai nostri giovani.” questo l’esordio dell’intervento di Cesare d’Amico “Specialmente per quelli che frequentano i nostri corsi di allievi di coperta, di macchina e porti turistici e logistica, è assolutamente necessario che ci sia un periodo di formazione, che alterna un momento didattico a esperienze lavorative con tirocini a bordo delle navi e nei porti turistici. Il nostro è un settore che ancora garantisce posti di lavoro. Il nostro istituto oggi prepara 80 ragazzi che hanno avuto la loro garanzia di avere al termine dei due anni insieme al diploma, anche l’assunzione. In questa tragedia del mondo del lavoro di oggi c’è ancora un’oasi che è il mondo marittimo.

Ultimamente c’è un positivo ritorno di ragazzi che vogliano occuparsi di mare e ritengo che molto del merito vada dato al lavoro svolto dallo Yacht Med Festival, una manifestazione nazionale che ha messo al centro l’economia del mare. Nel mare esistono le navi, la logistica, i porti, carriera militare. Esiste un mondo enorme che in questi decenni abbiamo spiegato molto poco ai giovani. Il mare oggi costituisce la vera economia internazionale e specialmente in un paese come il nostro che trova la sua forza nelle esportazioni, questa è una parte dell’economia in cui possiamo trovare grandi spazi”.

 

Giampiero Campagnoli

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Relitti dell’Isola di Meleda: i primi risultati

Giungono al termine i primi risultati degli studi condotti sui relitti da parte dell’Università Ca’ Foscari, del dipartimento di Archeologia subacquea, nonché dell’’Istituto per il restauro di Zagabria, dipendenti dal Ministero della Cultura croato. Le ricerche vertono sull’analisi del ritrovamento di due relitti al largo dell’isola di Meleda poco distante le coste croate.

Il mare non finisce mai di raccontare la sua storia e quella di coloro che lo hanno solcato per centinaia di anni. I relitti ancora oggi continuano a descrivere ricchi episodi e sensazioni che ci portano a rivivere per un momento il viaggio su un ponte di una nave da trasporto del periodo.  La scoperta di un relitto da parte di un sub ci consegna sempre una testimonianza preziosa del passato e delle vecchie vie del mare.

La via portante a Venezia è stata sempre molto trafficata centro logistico delle navi che trasportavano varie merci provenienti dal mediterraneo. I mercanti del luogo percorrevano svariate volte questa autostrada marittima.
I due relitti esaminati vicino all’isola di Meleda hanno però una collocazione temporale diversa tra loro . Uno , appartenente al XI sec, è situato presso Capo Stoba in un fondale di 27 metri nella baia protetta di Okuklje. Possiamo considerarlo come uno dei pochissimi relitti di questo periodo nel mediterraneo.

Nella discesa verso il fondale la nave ha disperso il suo carico composto da vetri palestinesi e anfore probabilmente  vinarie. Quest’ ultime risultano ancora chiuse e verranno aperte nella speranza di poter ricavare importanti informazioni. Il secondo relitto esaminato è invece risalente al XVI sec.Trovato da un sub nel 2009, si è scoperto appartenesse ad un mercante veneziano giunto a tre quarti del suo viaggio che purtroppo incappò nel maledetto scoglio di San Paolo davanti all’isola di Meleda (Mljet in croato). Questo scoglio, noto da sempre alle cronache per la sua pericolosità, porta il nome di San Paolo perchè la leggenda vuole che, non assistito dalla provvidenza, vi naufragò lì.

“Il relitto del sedicesimo secolo – ha spiegato Carlo Beltrame, docente di archeologia marittima, che ha coordinato la missione con Sauro Gelichi – dopo l’impatto con lo scoglio è scivolato su un fondale molto profondo, tra i 35 e i 47 metri, e questo ha richiesto un’organizzazione particolare negli scavi, con l’utilizzo tra l’altro di speciali miscele d’ossigeno.

Abbiamo quindi analizzato i resti dello scafo ligneo, trovando, oltre alla rarità della campana di bordo, che ci ha permesso di datare la costruzione al 1567, anche ancore, artiglieria in bronzo e oggetti di vita di bordo. Ciò ha confermato che si trattava di un’imbarcazione veneziana per la presenza di ceramiche, artiglierie  e ossa di maiale, che ne escludono l’origine araba”.

E’ stato possibile accertare la provenienza lagunare del vascello in particolare da un cannone decorato con il leone e firmato dal fonditore Tommaso di Conti che operava a Venezia fino al 1540, ma anche da un carico di pregiata ceramica di Iznik, nell’attuale Turchia. In tutto sono 52 i pezzi di porcellana recuperati, per lo più integri, che si trovano ora a Zagabria. Dal contesto provengono anche monete, vasellame in rame, bottiglie in vetro e molto altro. Le monete, come suddetto, sono di provenienza turca appartenenti al sultano Selim Shah.
Caratteristica inoltre particolare dello scafo è la presenza di un doppio strato di fasciame che doveva assicurare un’estrema robustezza alla struttura che non è stata però sufficiente ad evitare l’affondamento in seguito all’impatto sullo scoglio semi-sommerso. Finora la tipologia del doppio scafo era stata ritrovata su navi della Compagnia delle Indie adatte a navigare nei mari tropicali.

Il tempo di permanenza di fondo permesso dalle tabelle ai subacquei, che si immergono alla profondità di 40 metri, con miscele di gas, non può essere superiore ai venti minuti. Per  questo durante le indagini si è ricorso anche all’uso di un mini ROV (robot subacqueo filoguidato) che ha permesso di riconoscere, a circa 50 metri di profondità, due ancore collocate sul ponte mentre una terza è stata identificata a 34 m.

Da questo ritrovamento emerge anche un estremo tentativo di salvare la nave veneziana: l’equipaggio una volta resosi conto di andare incontro allo scoglio ha lanciato in mare un ancora per frenare la corsa.
I risultati delle ricerche sono stati presentati al convegno su I relitti di Venezia. Dal medioevo all’età moderna attraverso le ricerche archeologiche italo-croate in Dalmazia, che si è tenuto il 16 aprile presso la sede di Palazzo Malcanton Marcorà dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2014 è prevista infine l’uscita di un volume che descrive il ritrovamento del relitto e del suo contenuto grazie al finanziamento della Regione Veneto.

 

Giampiero Campagnoli

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Yacht Med Festival: dal 22 aprile a Gaeta

A Gaeta il 22 aprile si terrà lo Yacht Med Festival. Un appuntamento promosso e organizzato da Unioncamere, in collaborazione con la Camera di Commercio di Latina, a cui parteciperanno anche le Camere di Commercio provenienti da ogni parte d’Italia. Lo Yacht Med Festival di Gaeta (LT) è un punto di riferimento per imprese, istituzioni e associazioni, dove sarà possibile parlare di turismo, pesca, formazione, portualità, logistica, produzioni tipiche e artigianato artistico. Il tema centrale della rassegna sarà elaborare una strategia comune per una politica nazionale mirata all’Economia del Mare.

La Fiera Internazionale dell’Economia del Mare è di incontro per imprese, istituzioni, associazioni e addetti ai lavori che hanno la necessità di riorganizzare politiche di sviluppo marine. Secondo il presidente della camera di commercio di Latina e di Unionifiliere nautica, Vincenzo Zottola, a convincere sempre di più è la formula che unisce in un unico format espositivo la nautica e gli altri settori tradizionalmente legati al mare. Inoltre all’interno dell’ Yacht Med Festival si possono trovare produzioni tipiche dell’artigianato artistico e del patrimonio storico e culturale.

Il villaggio che ospiterà l’evento può contare su un area di 110.000 metri quadrati, di cui di 35.000 verranno riservati alla fiera espositiva dove 294 stand con 283 espositori potranno trovare la loro sistemazione. Le imprese che verranno rappresentate sono 2250 mentre saranno 170 imbarcazioni coinvolte.
L’anno scorzo allo YMF hanno fatto ingresso circa 186.000 visitatori e molti di questi vi ritorneranno per poter partecipare alla “EAT MED”  con degustazioni di prodotti tipici del mediterraneo e assistere a rievocazioni storiche. All’interno della rassegna troveremo il “villaggio della vela”, grazie al quale si potrà assistere a regate nazionali internazionali, ed attività didattiche.

Il successo della manifestazione è senza dubbio legato a una delle più belle location del Mediterraneo.
Vincenzo Zottola prosegue ”questo e’ un evento che conferma il ruolo dello Yacht Med Festival come laboratorio capace di affrontare i nodi strategici di programmazione intorno a uno dei primi terreni di confronto delle istituzioni per garantire al Paese uno sviluppo coerente con le proprie principali vocazioni produttive”.

Quest’anno lo YMF sarà importante per le notevoli e molteplici iniziative volte ad ottenere punti di incontro tra imprese ed associazioni. Basti pensare infatti agli appuntamenti come la Conferenza di Sistema di Assonautica Italiana (20 e 21 aprile) gli Stati Generali delle Camere di Commercio sull’Economia del Mare (22 aprile) a cui seguirà (il 23 aprile) il secondo Forum Nazionale sull’Economia del Mare, che vedrà riunite le rappresentanze istituzionali, associative e imprenditoriali dei diversi settori coinvolti.

In questo periodo di crisi si scopre la necessità di avviare sinergie che uniscano le strategie nazionali, con le competenze territoriali. Si vogliono creare  progetti che possano contribuire a creare innovazione e sviluppo.
Le città rappresentate dalle camere di commercio possono trovare importanti spunti commerciali ed iniziative che consentano di coinvolgere le imprese locali.

L’obiettivo è dunque creare un volano economico affinchè possano beneficiare le imprese locali, con positive ricadute sul piano economico e sociale. ”Il sistema camerale – ha detto il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – ha chiamato a raccolta tutte le sue risorse per svolgere una riflessione comune nei primi Stati generali dell’Economia del Mare. Una grande iniziativa con obiettivi importanti, che può mettere a sistema i progetti e le risorse del Sistema camerale italiano per tematiche strategiche trasversali ai settori e alle filiere del mare”.

 

Giampiero Campagnoli

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Ucina: serve un sistema telematico per i controlli sui diportisti

UCINA e MIT,  con un comunicato stampa congiunto, hanno esposto un progetto di razionalizzazione dei controlli in mare e l’avvio di un sistema telematico. Ieri mattina il Ministro Corrado Passera, il Vice Ministro Mario Ciaccia, ed il presidente dell’UCINA, Anton Francesco Albertoni hanno presentato le principali misure adottate attraverso una serie di provvedimenti da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Le novità più importanti annunciate nel comunicato sono: controlli più razionali e mirati sulle unità da diporto durante la stagione estiva, istituzione di un Sistema Telematico centrale della nautica, del tutto simile a quello già esistente per gli autoveicoli, e applicazione di un regime forfettario per l’attività di noleggio di imbarcazioni per assicurare così uno sviluppo trasparente al settore.

Per evitare la duplicazione dei controlli in mare, è stata emanata una direttiva che prevede il rilascio al diportista risultato in regola, di un attestato di verifica costituito da un bollino adesivo che verrà applicato su un punto ben visibile dell’imbarcazione e di colore diverso per ciascun mese della stagione estiva.  Inoltre è previsto che la definizione delle direttive di controllo venga gestita a livello provinciale.

Le strutture operative della Guardia Costiera ed analoghi reparti della Guardia di Finanza collaboreranno per pianificare l’attività ispettiva evitando quindi duplicazioni e sovrapposizioni.  Sono auspicabili inoltre ulteriori misure da parte delle Prefetture locali per coordinare l’attività di pattugliamento.

Per quanto riguarda la disciplina attuativa del sistema telematico centrale della nautica da diporto previsto dall’articolo 1, comma 217, della Legge di Stabilità 2013, un apposito DPR di prossima emanazione ne stabilirà i passaggi fondamentali. All’interno di predetto sistema telematico, vi troviamo l’Archivio telematico centrale e lo Sportello telematico del diportista. Il primo costituisce la banca dati nella quale confluiscono tutte le informazioni di carattere tecnico, giuridico-amministrativo e di conservatoria inerenti le navi e le imbarcazioni da diporto. Il secondo rappresenta invece, lo strumento cui è affidato l’espletamento degli adempimenti connessi all’iscrizione e all’abilitazione alla navigazione delle unità da diporto.

Per ottenere l’obiettivo preposto è in fase di realizzazione un Sistema telematico che, in relazione alla pregressa esperienza dell’archivio dei veicoli e dei conducenti, consentirà di istituire un archivio anche per la nautica. Grazie a queste misure si prospetta un decisivo passo in avanti nella modernizzazione del settore che comporterà l’apprezzamento delle associazioni di categoria. Probabilmente l’operatività del sistema potrà essere testato prima del prossimo salone nautico di Genova.

Novità poi nel settore del noleggio. Infatti con un apposito decreto firmato dal ministro del lavoro e dal ministro dell’economia i noleggiatori “occasionali” potranno godere di un regime fiscale forfettario. Vengono definiti le modalità per le relative comunicazioni da inoltrare per via telematica all’Agenzia  delle Entrate, Capitaneria di porto competente ed agli enti previdenziali. Questa misura permette pertanto l’attuazione del “noleggio occasionale”, introdotto con l’articolo 49-bis del codice della nautica introdotto con il DL n.1/2012 (Cresci Italia). L’obiettivo è stato raggiunto anche grazie al supporto dell’associazione di categoria dei costruttori e distributori di unità di diporto. Si punta, dunque, a favorire da un lato l’emersione con un regime fiscale agevolato e dall’altro a soddisfare quella fetta di mercato di soggetti disposti a noleggiare saltuariamente unità di diporto ma che non sono in grado di acquistarne una, dovendo sostenere i relativi costi di esercizio.

Per quanto riguarda le procedure di semplificazione e snellimento previste dal DL50/2010 in occasione della dismissione di bandiera per trasferimento in altro registro o vendita effettuata a cittadini stranieri è stato aperto un tavolo di confronto con l’agenzia dell’entrate .

“Gli interventi attuati contribuiscono in maniera rilevante alla ripresa della nautica da diporto, tra i comparti trainanti dell’economia italiana” ha detto Ciaccia, aggiungendo che “l’eliminazione di molti ostacoli che finora hanno rappresentato un freno al rilancio del settore è stata accolta con grande entusiasmo dagli operatori della nautica. Peraltro, con un sistema di controlli in mare più razionale, si consegue un significativo risparmio di risorse pubbliche”.

“In un momento veramente duro per la categoria – ha commentato Albertoni – esprimo soddisfazione poiché gli impegni presi dal ministro Passera e dal vice ministro Ciaccia in occasione della visita al nostro Salone Nautico di Genova sono stati mantenuti. Confidiamo che questi atti di semplificazione costituiscano la base per ricostruire la fiducia dei diportisti”.

 

Giampiero Campagnoli

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Confitarma: nota sui marò

In questi ultimi giorni, a seguito dei recenti avvenimenti della vicenda dei Maro’,  l’attività del presidente degli armatori Paolo D’amico è stata intensa. Confitarma, con una nota del 29 marzo, esprime la sua delusione per  l’ intera vicenda. Così Paolo D’amico lancia ”un grido d’allarme” per ”la proposta di qualche eminente esponente del Parlamento, di sospendere gli accompagnamenti militari dei mercantili italiani fino a che non saranno cambiate le regole”.

Solo qualche settimana fa col comunicato stampa del 13 marzo lo stesso presidente degli armatori  esprimeva soddisfazione per la decisione del governo di non  far rientrare in India i due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone , auspicando, al tempo stesso che l’intera vicenda potesse essere risolta con una soluzione amichevole in via giudiziaria o arbitrale, come d’altronde è previsto dalla convenzione del mare nel pieno rispetto del diritto internazionale.

Il disagio è evidente e non può far altro che dimostrarlo ricordando che “l’industria armatoriale italiana svolge un’ attività strategica a beneficio del sistema economico del nostro Paese, assicurando rifornimenti di materie prime per conto di importanti noleggiatori quali Eni ed Enel e trasporti in import/export di prodotti finiti. Sulle rotte dell’Oceano Indiano, infestate dai pirati, viaggia il 30% dei carichi mondiali di petrolio e quasi il 20% del commercio mondiale”. Aggiunge, specificando quale sia il ruolo dello stato, “è tenuto a garantire la sicurezza degli equipaggi sulle navi italiane e degli interessi nazionali, nonché a tutelare la libertà dei traffici internazionali. Molte Marine militari, compresa la nostra, sono impegnate in tale attività nell’area a rischio pirateria”.
La tutela dell’ equipaggio e gli interessi economici  da proteggere sono considerevoli, basti ricordare che dal 2005 al 2012 nell’area dell’Oceano Indiano sono state attaccate ben 41 navi italiane e 4 di queste sono state sequestrate dai pirati somali. Il sequestro più lungo è stato quello della nave Savina Caylyn che ha costretto il suo equipaggio ad una prigionia di 316 giorni .
Ogni giorno ,secondo il presidente di Confitarma , sono a rischio fino a 10 navi mercantili italiane con notevoli rischi sia per l’equipaggio che per le navi .

La nota del 29 marzo continua dicendo “L’attività delle forze navali non è però sufficiente a coprire un’area geografica così ampia e quindi la maggior parte degli Stati hanno deciso di difendere le loro flotte mercantili consentendo anche l’imbarco di team armati a bordo – ha aggiunto il presidente degli armatori -. In particolare, l’Italia con la Legge n.130 del 2 agosto 2011 ha consentito il ricorso ai Nuclei Militari di Protezione e, in via complementare, di team armati privati. Forse non tutti sanno che anche la Francia e i Paesi Bassi consentono l’imbarco di militari a bordo di navi mercantili: la Francia prevede a carico degli armatori solo i costi di vitto e alloggio, mentre l’Olanda ha adottato un sistema equivalente a quello italiano”

Il ruolo dei fucilieri di marina è dunque di vitale importanza per assicurare una protezione necessaria . Dall’entrate in vigore della legge sugli accorpamenti militari dove erano previste misure urgenti  antipirateria,  a detta di Confitarma sono state assicurate circa 160 protezioni a naviglio italiano e relativo equipaggio . Il presidente Paolo D’amico afferma “Oggi siamo tornati ai livelli del 2007: sono soltanto due le navi sequestrate ancora nelle mani dei pirati somali”

 

Giampiero Campagnoli

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IL NAUTILUS Anno 13 N°3

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato a Canale Pigonati di Brindisi; la storia, le potenzialità, le attuali richieste per il suo allargamento al fine di agevolare l’entrata nel porto interno delle grandi navi da crociera. Poi articoli sulle Zes, porti di Ancona, Bari, Campania ma anche le professioni del mare, il lavoro portuale nelle sue specificità ed un interessante racconto del porto di Salerno che nel Mediterraneo rappresenta un ponte tra Oriente ed Occidente.
poseidone danese

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