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Storie scritte da Salvatore Carruezzo

Intervista esclusiva al sindaco di Brindisi Riccardo Rossi sul futuro del porto

Sindaco Rossi, cito una frase del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, prof. Ugo Patroni Griffi: “Io farò quello che la città mi chiederà di fare”; quindi come rappresentante dell’amministrazione di questa città, quali sono le problematiche che affliggono questo porto e le possibili soluzioni, insomma cosa si può chiedere all’AdSPMAM?

“Concordo con quello che ha detto il prof. Ugo Patroni GRiffi, con il quale abbiamo avuto già un incontro preliminare, lo scorso venerdì, in cui ci sono stati evidenziati problemi, criticità e possibili soluzioni per migliorare l’efficienza del sistema portuale in termini di dragaggi, banchine, in termini di miglioramento, ad esempio, della parte di accoglienza della area extra-Schengen, che oggi risulta particolarmente critica, al fine ovviamente di far si che questo porto, il nostro porto, possa incrementare sia il traffico turistico, crocieristico, i collegamenti classici come con la Grecia e l’Albania, il traffico Ro-Ro e contemperando con quello che esiste, ovviamente, del traffico industriale. Sono state proposte varie soluzioni e adesso noi ne faremo una valutazione, che non può essere una valutazione, diciamo tra virgolette, ideologica ma dobbiamo comprendere bene come, da un punto di vista tecnico, quali, dal punto di vista tecnico, possono essere le migliori soluzioni che si integrano in una visione anche di città.

Per questo il primo punto di partenza, che a me sembra fondamentale, è arrivare a ridefinire i piani strategici, città di Brindisi e Autorità di Sistema si accingono a riscrivere il Piano Regolatore, il Piano Urbanistico, e questa fase deve vedere una stretta sinergia tra tutti e due i soggetti, quindi sappiamo che, nella ridefinizione delle linee guida l’Autorità Portuale ha già un dialogo con il Politecnico di Bari e noi abbiamo proposto che questo -gruppo- sia integrato dal professor Dino Borri, che è il nostro assessore all’Urbanistica, in maniera tale, che anche l’idea, la visione della città di Brindisi sia contemperata all’interno di questo piano. Quindi da lì deve nascere una un’idea ed una visione. Abbiamo da sviluppare il porto interno che per la città di Brindisi è importante, soprattutto in funzione dei traffici dei crocieristi, la nautica da diporto, crociere di grandi dimensioni e di piccole dimensioni, perchè esistono anche bacini di mercato differenti.

Abbiamo, poi, da valutare tutte le opzioni relative alla questione dei dragaggi, per rendere il porto, un possibile attracco di navi sempre più grandi e abbiamo, anche, la questione dei terminal passeggeri e terminal crocieristici. Sono molteplici le questioni -sul tappeto- e adesso, io penso, noi siamo appena arrivati, abbiamo preso, diciamo, le situazioni principali, le loro proposte e adesso le valuteremo anche noi, tecnicamente, e ci esprimeremo”. In altre reltà portuali c’è, da parte di tutti gli attori protagonisti e non protagonisti, una disponibilità alla crescita sia turistica che culturale che, purtroppo, non percepisco nella nostra realtà. “Il porto, per noi, deve rappresentare questo, non c’è una fase di passaggio, sappiamo che gran parte degli intrioti del porto vengono, ad esempio, dalla movimentazione del carbone, movimentazione che si è drasticamente ridotta in questi anni e io dico, dal punto di vista ambientale e della salute, anche fortunatamente, e che nei prossimi anni arriverà a zero”.

Quindi bisognerebbe trovare un’aspetto economico immediato.

“Quindi bisogna programmare la nuova vita del porto ed anche la nuova vita della città, su questo io ritengo che bisogna fortemente puntare sul turismo, sulla cultura, sulla capacità attrattiva della citta di Brindisi, e in questo il porto gioca un ruolo importante, tant’è che, sempre con l’Autorità Portuale e con il professor Patroni Griffi, stiamo pensando di candidare il Capannone Montecatini in un prossimo bando che uscirà, da parte della Regione Puglia, come elemento attrattore, si sta pensando ad un luogo dedicato all’arte contemporanea”.

Quindi non come una possibile stazione marittima?

“Come stazione marittima, vediamo, il Capannone è molto grande ed io penso che possa avere più funzioni, dopodichè vedremo. Però anche la possibilità di relizzare una stazione marittima nel porto medio, insomma le possibilità sono molte e bisogna integrare tutte queste idee, queste visioni, perchè arrivano anche richieste contrastanti da parte dei vari soggetti della città , associazioni, movimenti, gruppi d’interesse, operatori portuali etc.. Non c’è, in questo momento, un quadro unico, dobbiamo, come molto spesso succede, far sì che le soluzioni siano condivise anche perchè non sono soluzioni che rappresenteranno risultati nell’immediato ma saranno decisive, probabilmente, nei prossimi almeno vent’anni della città, per cui è bene approfondire ed è bene che queste soluzioni siano le più condivise possibili”

Il 22 ottobre ci sarà un evento storico con Enac, ci sarà il primo passo verso l’innalzamento del cono d’atterraggio che passerà da 36 a 50 metri.

“Questo è un altro passo importante, il 22 siamo stati tutti invitati alla posa della prima pietra di questi lavori che verranno fatti sulla pista dell’areoporto di Brindisi, che consentirà un’innalzamento del cono di atterraggio. Questo significa maggiore capacità di transito delle navi, maggiore facilità di accesso al porto di Brindisi e minore attesa. Renderà più semplice le operazioni portuali, anche questo è un elemento positivo ed importante”.

Ci sono 5 milioni per la bonifica di Punta delle Terrare.

“Il porto è sito di interesse nazionale per le bonifiche, allori qua ci sono due partite: capire quali fondi ci sono, anche perchè movimentare dei dragaggi di sedimenti del porto di Brindisi è particolarmente complicato, dal punto di vista dei permessi, dal punto di vista del deposito di questi sedimenti e quendi questo può bloccare lo sviluppo di un porto. Ci sono dei meccanismi molto complessi”.

“Aggiungo inoltre che c’è da integrare, ovviamente, le attività del porto con una retroportualità e con lo sviluppo delle zone economiche speciali, le ZES. Brindisi ha la ZES più estesa della Puglia, va raccordata con le attività del porto, con le attività della città e va, anche, fatta una battaglia politica, sappiamo che si sta aprendo, dopo la Via Appia, dopo la Valigia delle Indie una nuova via verso Oriente che è quella della Via della Seta, che riguarderà il futuro. Questa volta un porto come Brindisi, che storicamente è stato sempre il porto tra Oriente ed Occidente , venga tagliato fuori per i porti di Trieste o di Genova, dove a Trieste, addirittura, ci sono leggi speciali che consentono di fare cose che in altri porti non sono permesse. E’ evidente che questi sono fattori che distorcono, fortemente, la capacità e la concorrenza tra porti.

Non si pò fare una gara di cento metri e il porto di Trieste ne fa ottanta e il porto di Brindisi ne deve fare centoventi e poi metterli in competizione. Questo non è possibile. Però tutto ciò riguarda anche scelte politiche di Governo nazionale, ed è bene che il Governo nazionale faccia sentire una voce anche per il Sud, per cui la Via della Seta, a mio avviso, deve riguardare anche, se non soprattutto, i porti del Meridione, che sono quelli che per primi si interfacciano con l’Oriente. Quindi anche questo è un punto del dibattito che dovremmo avanzare non solo con l’Autorità Portuale, che è abbastanza convinta, anzi fortemente convinta di ciò, ma dobbiamo farlo proprio col Governo nazionale”.

Salvatore Carruezzo

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Intervento esclusivo di Teo Titi (OPS) sulle reali e concrete necessità del porto di Brindisi

Abbiamo chiesto al presidente dell’associazione OPS (Operatori Portuali Salentini), quali sono le problematice e le possibili soluzioni che affliggono il porto di Brindisi e cosa si può chiedere all’amministrazione della città e all’AdSP MAM (Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale) affinchè, concretamente, agiscano sul territorio per sviluppare un piano strategico per il turismo e l’economia che potrebbe derivarne.

“Il turismo del porto è evidentemente legato all’arrivo di navi da crociera. E gli sforzi sono diretti in quella direzione.
Le crociere arrivano e mantengono lo scalo negli anni se esistono e permangono diversi fattori, in primis:

1. attrattività turistica del territorio e dello scalo
2. infrastrutture portuali adeguate (stazione marittima crociere etc)
3. economicità dello scalo

1. Per il territorio è inutile soffermarsi, ma per lo scalo (brindisi) il lavoro deve essere svolto dal territorio e inteso come un progetto comune tra amministrazioni enti e associazioni. È un percorso che parte sopratutto da un cambio di mentalità e di approccio verso il turismo che significa investimenti di quattrini e vera attenzione continua sui dettagli, sulla fruibilità e attrattività dei beni esistenti, sul decoro, sulla pulizia, sulle segnaletiche, sugli eventi culturali, su musei dedicati ai bambini etc.

2. Per le infrastrutture Portuali dovrà pensarci l’Autorità di Sistema Portuale, ma il percorso dovrà passare prima da una scelta pianificata degli spazi Portuali, che dovranno finalmente essere dedicati ognuno ad una funzione specifica e quindi attrezzati in tal senso, il che si traduce nella destinazione funzionale delle banchine. È una istanza che fu già fatta all’ex presidente Haralambides che all’inizio sembrava ben disposto ma alla fine si convinse del contrario, sostenendo che fosse limitante assegnare una funzione ad ogni banchina.

Per il porto interno è stato fatto l’errore, sempre sotto la presidenza Haralambides, di aver investito tanti milioni di euro per consolidare canale Pigonati (condannandolo a rimanere delle stesse dimensioni) invece di approfittare di quelle risorse per utilizzarle per allargarlo come propose il commissario Amm. Lolli. Io lanciai l’allarme facendo anche una raccolta di firme ma è rimasto inascoltato. Questo ormai è un dato di fatto e non si può tornare indietro quindi bisognerà guardare avanti non piangere sul latte versato e che si ragioni pensando a soluzioni diverse.

È di tutta evidenza che il porto interno è l’ideale per le crociere e quindi la stazione marittima Crociere che bisognerà
creare non potrà che essere lì. E personalmente non credo che esistano molte soluzioni: la prima è quella di una riqualificazione della storica stazione marittima per farla ritornare alle sue originali funzioni, ma oggi è sede dell’Autorità Portuale e probabilmente servirebbero molti soldi e tempo perché questo avvenga.

La seconda è il famoso -capannone Montecatini- oggi misteriosamente rimasto all’esterno della cinta portuale e in quel caso le navi dovranno ormeggiare in quel sito. Finalmente da qualche mese è stato aperto il passaggio all’interno del seno di Levante quindi i croceristi non avrebbero difficoltà a raggiungere la città. Ogni altra soluzione di banchine al di fuori del porto interno si scontra con la problematica oggettiva del limite di altezza delle navi dovuto al cono di atterraggio.

3. Le navi da crociera del futuro saranno alimentate a gas e avere la possibilità di rifornire le navi di gas o di altri combustibili alternativi dalla banchina è un’altra infrastruttura che bisognerà studiare e pianificare se vorremo essere un porto all’avanguardia.
Purtroppo a Brindisi quando si parla di gas sembra si parli del diavolo, ma bisognerà pensare in grande e mettere da parte fantasmi del passato e guardare i progetti senza preconcetti e con spirito costruttivo. Il porto però non vive si sole crociere quindi è importante che si tutelino anche i traffici esistenti e si investa su quelli in via di sviluppo.

L’ente portuale dovrà svolgere il suo ruolo per rendere attraente e competitivo lo scalo di Brindisi e garantirne la fruibilità ad una vastità di compagnie. La governance su due porti in competizione fra loro in questo traffico non sarà facile attuarla ma se gestita con buon senso e buona fede sarà una grande opportunità per dimostrare che il sistema tanto voluto può diventare un’opportunità. Il rischio, altrimenti, è che si avverino i timori di soccombere alla logica per me illogica di favorire i porti, definiti strategici da una politica miope e interessata.

Brindisi non lo è sulla carta scritta dall’Europa ma lo è nei fatti e certamente potrà svolgere il ruolo che le spetta grazie all’aiuto del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Prof. Patroni Griffi che ha già illustrato ai soci della OPS (Operatori Portuali Salentini) le sue intenzioni che vanno in questo senso.

Infine bisognerà pianificare le funzioni di Costa Morena est, che da anni è diventata un deposito per i tubi della Tap, anche questo un nostro annuncio rilevatosi veritiero. Tap ha trovato nell’ex commissario Valente la disponibilità a fornire per pochi euro una infrastruttura costruita con soldi pubblici, non certo per diventare deposito ed essere controllata dalla security portuale, anch’essa pagata dai traffici portuali.

Si spera che si possa rientrare a breve nella disponibilità di quegli spazi per adibirli ad un traffico che possa sfruttare le aree e la nuova ferrovia che collega il porto. I soci di Ops, ossia il cluster portuale, chiedono di essere coinvolti nei processi decisionali per evitare che accada quello che è accaduto in passato, anche recente, che le scelte rimangano scollegate dalle reali necessità”.

Teo Titi, Presidente OPS, per il Nautilus

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Progetto Themis: costruire una rete di porti per le piccole crociere di lusso

Bari-Questa mattina si è svolto il kick-off meeting del progetto Themis (Territorial and Maritime Network Supporting the Small Cruises Development), di cui fanno parte, oltre all’AdSPMaM che è anche lead partner, la Camera di Commercio, Confindustria, Confartigianato e Confagricoltura di Bari, l’Autorità portuale di Corfù, il Comune di Gallipoli ed il Comune di Paxos, che ha l’obiettivo di individuare nuove rotte e connessioni sostenendo le attività dei porti adriatico-ionici. Fulcro del progetto è l’intensificazione dei traffici delle piccole navi da crociera e degli yacht di lusso in aree poco conosciute o non ancora sfruttate dal punto di vista turistico-crocieristico.

Il progetto Themis fa parte del Programma Interreg V-A Grecia-Italia 2014-2020 ed ha un budget complessivo di 2,6 milioni di euro e mira a potenziare il trasporto marittimo e la connettività transfrontaliera, inglobando le attività dei porti minori nelle rotte cross-border e regionali; direzionando il traffico passeggeri, soprattutto delle piccole navi da crociera e dei mega-yacht, verso territori, dal punto di vista turistico-crocieristico, non ancora sfruttati.

Verrà effettuata un’analisi di marketing territoriale per quantificare i flussi turistici ed identificare un mercato specifico per dei potenziali investitori. Saranno creati pacchetti turistici tematizzati per nicchie specifiche; verranno studiate nuove rotte marittime in relazione all’offerta turistica sulla terraferma; sarà creato un brand comune, tra i territori, per seguire una comune strategia di diffusione da attuare sia sui territori coinvolti che nelle sedi internazionali come la BIT di Milano e la Medcruise di Miami. Verranno realizzate “opere infrastrutturali leggere” per tutti i porti coinvolti; saranno realizzate attività di divulgazione e coinvolgimento di potenziali investitori come imprenditori, agenzie marittime e compagnie di navigazione. Infine saranno organizzati corsi di formazione per il personale portuale al fine di migliorare il livello dei servizi offerti.

Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Ugo Patroni Griffi commenta:”Un progetto magnifico, perchè ci permette di porre all’attenzione internazionale l’attività del Sistema portuale della Puglia, per quanto riguarda il versante Adriatico compreso il porto di Gallipoli con i partner greci, il traffico dei mega-yacht e delle piccole navi da crociera. Un traffico che, alle volte, viene un po’ snobbato dagli enti pubblici, ritenendo prioritario, invece, il traffico delle grandi navi da crociera. Le piccole navi da crociera e mega-yacht portano meno persone  ma con maggiore capacità di spesa, quindi il vantaggio per il territorio è sicuramente significativo. Metterci in rete, migliorare l’accoglienza e le infrastrutture per questo tipo di traffico, che è in grande crescita, sarà sicuramente molto positivo per la nostra regione”.

L’Assessore ai Lavori Pubblici,Infrastrutture ed Edilizia Giudiziaria del Comune di Bari, Giuseppe Galasso:”Ci sono tutta una serie di opere pubbliche, in corso di esecuzione ed in corso di programmazione e progettazione, che sono strettamente legate proprio alle attività portuali. Ad esempio, una è quella che migliora proprio l’infrastruttura principale di accesso e di raggiungibilità, infrastruttura stradale, la famosa -Camionale-, un tratto di undici chilometri di strada che si prefigge proprio come obiettivo, quello di collegare il porto con tutta la realtà retroportuale. Ma anche la relizzazione del famoso -Parco del Castello- che vuole essere, proprio, una cucitura del centro storico di Bari con la realtà portuale. Bari ha sempre voltato le spalle al porto, perchè il porto è stato sempre visto come un luogo di movimentazione merci, un luogo non da vivere. Poi abbiamo lanciato con un concorso di progettazione internazionale, l’intervento di riqualificazione del water-front di Bari vecchia, nel tratto che va dall’ingresso portuale fino a collegarsi con il Molo Sant’Antonio e il Molo San Nicola attraverso il Margherita, è un tratto di lungomare, oggi poco frequentato, che fronteggia la zona della Muraglia, la zona della Basilica di San Nicola, che che ha già visto un finanziamento concesso per sette milioni di euro”.

Il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi interviene:”Per la città di Brindisi, il rapporto con il suo porto è fondamentale, una città che vive nel rapporto con il mare, con le attività marittime e non solo. Ci teniamo molto a sviluppare il traffico crocieristico, finalmente stiamo conquistando, per adesso, un piccolo ruolo, pensiamo che dobbiamo lavorare ancora molto per ampliare il ruolo della città di Brindisi ed offrire sempre più la possibilità di incrementare, appunto, il traffico delle grandi crociere che giungono nel porto di Brindisi. Bisogna lavorare dal punto di vista delle infrastrutture, con delle banchine, con un terminal crociere e per connettere l’aeroporto con il porto della città. La città di Brindisi vuole sempre più divenire una città turistica attrattiva, cambiando la sua storia, che in questo momento ha un’economia prettamente industriale. Questa città ha un ruolo quasi unico, cioè chi arriva con le piccole navi da crociera o con i mega-yacht può entrare nel porto interno, attraversando il Canale Pigonati, giungendo nel -cuore della città-, sbarcando nei pressi della Scalinata Virgilio, terminale della via Appia, e in pochissimo tempo trovarsi all’interno del centro storico di Brindisi. L’occasione di questo progetto mi sembra molto interessante, far conoscere le peculiarità di tutte le città che compongono l’Autorità Portuale di Sistema, allargare, quindi, l’offerta e diventare sempre più attrattivi rispetto ad un mondo che aumenta sempre più il suo peso e che può vedere nella Puglia un elemento effettivo di attrattività”.

Gianfranco Cadaleta, coordinatore del Joint Secretariat del Programma Grecia-Italia 2014-2020, spiega:”Le aspettative che noi abbiamo su questa progettualità sono veramente alte, perchè oltre a dare una nuova lettura, un nuovo punto di vista, di quello che può essere il sistema dei trasporti, che implica, in maniera chiara, un forte coinvolgimento e una partecipazione dei territori. Nella fase di selezione abbiamo ricevuto trecentoquarantanove proposte progettuali e ne abbiamo finanziate solo quarantuno, quindi gli aspetti di selezione, gli aspetti di valutazione sono stati degli standard effettivamente molto alti. Posso affermare che i quarantuno progetti finanziati, sono progetti che, effettivamente, sul nostro territorio portano degli elementi di rottura, di discontinuità e delle nuove chiavi di lettura su quelle che sono le dinamiche di carattere socio-economico e territoriale presente nei nostri territori. E’ interessantissimo sottolineare, un aspetto fondamentale: noi oggi parliamo non solo di sistemi di trasporti, ma parliamo di sistema di trasporti legato a dei sistemi turistici. Parliamo di sistemi turistici su dei territori che potenzialmente sono concorrenti, ebbene in un forte spirito di cooperazione si riesce invece a legare e a comprendere e superare l’aspetto del localismo ma operare in un’ottica di sistema di -Area Vasta-  andando oltre i nostri confini territoriali. Questo è un elemento di grande forza, di grande valorizzazione, di cui tutti quanti noi dobbiamo essere orgogliosi”.

Mario Mega, Direttore Dipartimento Sviluppo e Innovazione Tecnologica dell’AdSPMAM e Project Manager del progetto Themis:”L’idea di base che ci ha spinto ad elaborare questa proposta è quella di sostenere lo sviluppo e le attività dei porti adriatico-ionici, quindi Puglia e la regione greca dell’Epiro, al fine di sviluppare le loro attività, sostenendo la creazione di un nuovo traffico marittimo, in particolare quelle delle piccole crociere e dello yachting di lusso, avvantaggiando territori non ancora sufficientemente sfruttati dal punto di vista del turismo crocieristico e rafforzando i collegamenti con i porti principali”.

“Abbiamo la possibilità di entrare in un circuito importante – ha spiegato l’assessore Elena Tiziana Brigante – e di sfruttare questi finanziamenti che potranno portare a città e porto dei miglioramenti oggettivi. La sfida è portare a Brindisi ancora più turisti e crocieristi anche facoltosi pronti a restare in città anche più a lungo rispetto a quelli tradizionali”.

Salvatore Carruezzo

 


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Gianluca Bozzetti: a Brindisi, l’Università del Mare

Bari-”C’è l’interesse da parte dell’Università a creare un tavolo tecnico per realizzare, l’idea lanciata dall’Assessore Regionale Gianluca Bozzetti, una vera e propria Università del Mare, da realizzarsi e insediarsi nella città di Brindisi, forse tra le città portuali della Puglia è l’unica città-porto, perchè ha un porto naturale storicamente di straordinaria importanza”. Con questa dichiarazione, il presidente dell’Autorità di Sistema Poruale del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Ugo Patroni Griffi rende noto che il Dipartimento di Economia Imprese Marketing dell’Università di Bari intende collaborare con le istituzioni brindisine per lo sviluppo, a Brindisi, dell’istituzione dell’Università del Mare. Continua :”Pensiamo che lo sviluppo economico non possa essere scisso dallo sviluppo culturale e formativo”.

Il Consigliere Regionale Gianluca Bozzetti dichiara :”Siamo, ovviamente, contenti che sia stato colto finalmente l’invito a ragionare, ad iniziare a parlare per il futuro della città attraverso un modello di sviluppo differente che ovviamente, dal nostro punto di vista, è quello sul puntare sul turismo, il mare, il porto e soprattutto i giovani con un’università di indirizzo nautico proprio per la città di Brindisi. Sono molto contento che oggi il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale abbia colto il mio invito e presto, anche con l’Università del Salento, convocheremo un tavolo tecnico per discutere concretamente sulla fattibilità e la realizzazione di un’università nautica per il territorio brindisino”.

Poi risponde su quale potrebbe essere l’ubicazione ideale di questa Università:”Forse è un po’ prematuro parlarne, ovviamente il sogno, come fino a qualche tempo fa era un sogno solo parlare di un’università nautica, è riuscire a portare la sede nel Castello Alfonsino, sarebbe una naturale ubicazione e ci sono dei fondi già messi a disposizione per la ristrutturazione e la messa in sicurezza. Ci sono gia delle foresterie, ci sono zone adibite ad aule, quindi probabilmente si riuscirebbe gia nell’immediato a concretizzare qualcosa. Sono sogni, ipotesi, però che si iniziano a concretizzare con questo tavolo tecnico in prospettiva futura”.

Salvatore Carruezzo

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A Bari il presidente di Alis e il portavoce di WFZO

Bari-Hanno partecipato alla conferenza stampa di questa mattina, per l’accordo di collaborazione tra le università Aldo Moro di Bari, l’Università Unisalento di Lecce, la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la Banca Popolare di Bari e la Banca Popolare Pugliese con l’AdSPMAM, due ospiti di eccezione che si sono aggiunti in limine, il presidente di Alis, Guido Grimaldi e il portavoce dell’Associazione Mondiale Zone Franche, Cesare Zingone.

Il portavoce dell’Associazione Mondiale Zone Franche, Cesare Zingone :”Oggi sono qui in veste di portavoce della World Free Zone Organization, cioè l’Associazione mondiale di Zone Franche. Al mondo, in questo momento, ci sono circa 3500 zone franche e sono in crescita ogni anno, circa il 30% del commercio mondiale passa attraverso le zone franche o viene prodotto al suo interno. Fanno parte dell’organizzazione circa 500 zone franche in più di 100 paesi nel mondo. L’associazione nasce a Dubai nel 2014, perchè è la massima espressione di zone franche di successo (47 zone franche), ognuna con una tematica diversa, cioè una si occupa di prodotti industriali metalmeccanici e l’altra di prodotti di alta tecnologia di precisione. Dubai è diventato un esempio di sviluppo di zone franche e punto di riferimento per tutti gli operatori del mondo. Noi abbiamo un osservatorio mondiale sullo sviluppo delle zone franche nei diversi paesi e abbiamo osservato, con estremo interesse ed estremo piacere, che in Italia si sta disegnando il quadro normativo per poter aprire la prima zona franca all’interno della ZES di Puglia e Molise. Questo ci rende veramente molto contenti perchè l’Italia non può rimanere fuori da questo trend mondiale di crescita economica. Spesso si pensa che le zone franche siano uno strumento per la crescita, utilizzato da paesi in via di sviluppo ma non è necessariamente così, infatti gli Sati Uniti hanno circa 260 zone franche, è uno dei paesi con il maggior numero di zone franche al mondo, quindi loro hanno ben capito che è uno strumento di crescita che provvede impiego di lunga durata e a tempo indeterminato che permette di creare dei cluster di industria, che permette di agganciare una zona con le supply chain del resto del mondo e infine permette un trasferimento di tecnologia nella zona. Quindi le zone franche sono veramente uno strumento di sviluppo che può essere un catalizzatore per l’economia. Noi, come associaziane forniamo la possibilità di creare un network a livello mondiale, quello di fornire conoscenze sulle migliori pratiche di gestione e di sviluppo delle zone franche e ci mettiamo a disposizione dell’Autorità e di tutto il sistema. Abbiamo voluto omaggiare l’Autorità Portuale con l’adesione gratuita all’Organizzazione Mondiale Zone Franche per il primo anno e così rendervi parte di questa comunità mondiale”.

Il presidente di Alis, Guido Grimaldi :”Alis è un’associazione che è nata due anni fa, non esisteva un’associazione che mettesse in campo e a sistema tutto il popolo dei trasporti, e Alis nasce perchè, purtroppo in Italia, ma io ritengo in Europa, non esistono tante persone come il presidente Griffi, capaci di mettere a sistema pubblico e privato e mondo bancario, fondamentale per il rilancio di una ZES. Oggi ho l’onore di rappresentare 1300 imprenditori italiani che fatturano oltre 20 miliardi di euro in logistica e trasporti, rappresento oltre 150.000 persone con un indotto di 500.000, quindi è la più grande associazione di settore trasporto-logistico in Italia e con il plauso dell’Europa per la qualità e la quantità anche delle problematiche ed opportunità esposte proprio qualche giorno fa a Bruxelles. Ci siamo inorgogliti dell’entrata in Alis di 10 università e Its di tutta Italia cercando di dare la possibilità agli studenti di arrivare già preparati nelle aziende. Abbiamo creato, solo l’anno scorso, 1500 posti di lavoro principalmente nel mezzogiorno d’Italia. Alis è riuscita a creare, anche, un fondo di erogazione di 500.000 milioni di euro, dove 120 sono stati gia deliberati per le aziende al fine di investire immediatamente nello sviluppo e nell’intermodalità e soprattutto con il concetto di trasporto sostenibile”.

Salvatore Carruezzo

 


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AdSPMAM, Università e Banche pugliesi per costruire una rete di supporto alle imprese nelle ZES

Bari-E’ stato siglato questa mattina, nella sala conferenze dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, un accordo di collaborazione tra le università Aldo Moro di Bari, l’Università Unisalento di Lecce, la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la Banca Popolare di Bari e la Banca Popolare Pugliese con l’AdSPMAM, per costruire una rete di supporto alle imprese, che saranno aggiudicatarie di opere appaltate dall’Ente portuale nella relizzazione del piano operativo triennale di investimenti, attraverso forme di agevolazioni per gli investimenti ed organizzando attività didattiche, di ricerca ed analisi per lo sviluppo delle aree portuali e delle ZES formando attraverso corsi di specializzazione gli eventuali investitori. E’ un ulteriore passo in avanti che l’AdSPMAM compie per rendere, nell’immediato futuro, più funzionali e dinamiche le aree portuali e le ZES e rilanciare economicamente così tutto il territorio.

Durante la conferenza stampa è intervenuto il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Ugo Patroni Griffi: “Oggi è un evento eccezionale, perchè l’Autorità di Sistema Portuale ha acconsentito, quello che si pensava impensabile, cioè fare rete, di coinvolgere nel progetto di sviluppo del territorio, tutti gli stakeholders, tutte le istituzioni scientifiche come le due Università del territorio, Unisalento di Lecce e Aldo Moro di Bari; probabilmente nel futuro dovremmo accogliere anche l’Università del Molise con l’istituzione di una ZES interregionale, quindi un accordo inclusivo e non conclusivo e si apre anche alle istituzioni molisane; poi ci sono tre banche del territorio: la Popolare di Bari, la Popolare Pugliese e la Popolare di Puglia e Basilicata”.

“Quando la normativa si è orientata nella definizione dei modelli e di strumenti di sostegno alle imprese attraverso l’analisi della definizione delle ZES siamo venuti incontro a questa opportunità con particolare interesse”. Spiega il Magnifico Rettore dell’Università Aldo Moro di Bari, il prof. Felice Uricchio. “Abbiamo iniziato a definire strategie,  riflessioni e occasioni anche di approfondimento formativo. Questa è stata la spinta per allargare il partenariato ed oggi la presenza delle principali Banche pugliesi è particolarmente significativa perchè la rete costruita e che poi deve essere impegnata nello sviluppo delle Zone Economiche Speciali, funzionali e dinamiche, è una rete che necessita del ruolo forte del sistema bancario. Le imprese devono trovare le condizioni ideali per poter operare, attraverso semplificazioni progetturali, attraverso la logistica e attraverso le competenze che devono essere formate. Quindi l’idea che è alla base di questa convenzione è quella di potenziare la rete e di farlo attraverso il coinvolgimento pieno del sistema bancario pugliese”.


Il Prorettore Vicario dell’Università del Salento, Domenico Fazio :”L’Università del Salento ha lavorato nella preparazione del progetto delle ZES collaborando fattivamente e attivamente con la Provincia di Lecce e Confindustria salentina proprio per cercare di individuare le linee di sviluppo possibili di una presenza del Salento nelle aree delle Zone Economiche Speciali. Abbiamo fatto uno studio specifico di quali potrebbero essere i settori e le aree che potrebbero essere interessate a questo progetto. Credo che questo modello, di relizzazione a rete, sia un modello esportabile e dovrebbe avere una utilizzazione generalizzata in tutta la regione”.


Il Vice Presidente della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, il Cavaliere del Lavoro Pietro Di Leo :”Questa è un’occasione incredibile, mettiamo in rete un sistema di aiuti che non va a premiare a pioggia ma che mette al centro gli interessi dei nostri territori, quei territori che possono essere sviluppati da quella imprenditoria già pronta a cogliere questa opportunità importantissima dello -strumento ZES- per vincere sfide nel prossimo futuro. Questo importante evento ci vede impegnati in un percorso di crescita e aiuterà le imprese nello sviluppo e per la prima volta il sistema bancario pugliese si unisce in rete per supportare questi importanti investimenti, che come sappiamo, all’inizio di un nuovo ciclo economico, ci sono molti imprenditori pronti, usciti da una profonda crisi, a mettere in campo tutte le energie importanti per creare sviluppo per il proprio territorio. Il lavoro si fa con gli investimenti, perchè la crescita delle nostre imprese può avvenire soltanto si pianificano certi investimenti, e la ZES, in questo momento, è uno strumento formidabile”.


Il Direttore Business di Banca Popolare di Bari, dott. Benedetto Maggi :”La nostra Banca ha ritenuto questo accordo di assoluta valenza sotto il profilo economico-sociale nell’ottica dello sviluppo delle cosiddette Zone Economiche Speciali. La cosa fondamentale è la modalità di strutturazione di questo accordo, che punta ad esaltare tutte quelle che sono le competenze e le expertises di tutti gli attori coinvolti nell’ottica dell’attrazione e della facilitazione di tutti gli operatori economici interessati a questi progetti di sviluppo. Le banche rappresentative del territorio avranno il compito di sostenere, sia sotto forma di consulenze sia intermini di sostegno finanziario, tutti gli operatori economici interessati. L’obbiettivo finale sarà quello della crescita economica e quello della creazione di posti di lavoro.  Auguriamoci che, in ambito attuativo, questa iniziativa che ha le prolusioni di un successo si concretizzi in un vero successo”.


Il Vicepresidente di Banca Popolare Pugliese, dott. Carmelo Caforio conferma l’impegno, gli obiettivi e la collaborazione a questo progetto da parte della Banca Popolare Pugliese.

Salvatore Carruezzo

 


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Accordo di collaborazione tra AdSP MAM e AdSP MTCS per sviluppare un corridoio intermodale Tirreno Centrale-Adriatico Meridionale

Brindisi-Questa mattina, nella sede di Brindisi dell’Autorità di Sistema del Mare Adriatico Meridionale, il presidente dell’AdSP MAM, il prof. Ugo Patroni Griffi e il presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centro-Settentrionale,

Francesco Maria di Majo, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione che avrà durata di due anni e servirà a sviluppare il corridoio intermodale -Tirreno Centrale/Adriatico Meridionale-, attraverso i porti di Civitavecchia/Gaeta e Bari/Brindisi,  con attività di promozione dei collegamenti stradali, ferroviari e logistici. Verranno individuate sinergie e progetti per il miglioramento, in chiave ecosostenibile e di efficientamento energetico, dei traffici nell’ambito portuale, soprattutto in riferimento agli accessi nei porti del traffico Ro-Ro, attraverso l’istituzione di un gruppo di lavoro permanente.

“Finalmente, dopo oltre un anno di lavoro, riusciamo a firmare questo protocollo”, commenta il presidente Ugo Patroni Griffi.  “Un protocollo, che era nato, in origine, solamente su alcune tematiche, sullo scambio di buone pratiche che riguardavano le questioni ambientali, cioè la tutela ambientale, la declinazione ambientale dell’economia del mare. Oggi ci sono una serie di filoni molto interessanti, alcuni che riguardano la -riduzione del consumo-, quindi l’autoproduzione energetica: i porti hanno degli spazi enormi ed hanno la capacità di prestarsi ad esperimenti molto virtuosi, come la generazione elettrica da fonti rinnovabili.

“Insieme al Politecnico di Bari stiamo portando avanti un paio di progetti come la realizzazione di impianti di alimentazione di colonnine per autoveicoli: attraverso la relizzazione di impianti fotovoltaici che alimenteranno le colonnine, ma anche relizzando degli aero-generatori, disegnati da Renzo Piano denominati -Libellula-, praticamente dei mini-eolici con un ridotto impatto ambientale ed una certa gradevolezza estetica ma ci permetterà di investire in nuovi autoveicoli dell’Autorità prediligendo l’alimentazione totalmente elettrica peraltro prodotta da impianti interni al porto, il massimo sotto il profilo ambientale!”.

“Ci sarà l’opportunità di monitorare, come stiamo facendo già nel progetto del 5G(Bari-Matera 5G ndr), il rispetto delle normative ambientali da parte delle compagnie, attraverso droni per verificare, già quando la nave è in avvicinamento se fa lo -Switch- del carburante (da carburante pesante a carburante a ridotto contenuto di zolfo) riducendo il carico inquinante”. “Per questi progetti, con un certo orgoglio, il porto di Bari sarà premiato il 19 a Ferrara come miglior -Smart Port-”.

“Il traffico che cresce attualmente nel Mediterraneo è quello dei rotabili, un traffico che va assecondato e va permettendo di crescere in maniera organica, ecologicamente compatibile, e per questo abbiamo deciso di impegnarci sullo sviluppo di questo traffico e su quelli che si chiamano i corridoi trasversali, cioè la possibilità per un rotabile di partire dall’Oriente, magari dai paesi -Middle-East-, Turchia, Egitto, Grecia, Bulgaria, Russia, e arrivare in Occidente, sia nell’Africa Occidentale, Tunisia e Marocco e sia nell’Europa del Nord, Marsiglia, Barcellona. Gli operatori, ci stanno credendo, stanno già sviluppando delle tariffe integrate, facendo una specie di -co-sharing-fra compagnie, dobbiamo crederci anche noi ed assecondare gli operatori insieme agli enti locali permettendo a questo traffico di trovare i servizi di cui ha bisogno”.

Il presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, Francesco Maria di Majo:”Un accordo che si muove su tre direttrici, la parte ambientale, la trasversalità e la sinergia tra ZES e ZLS. Il tema ambientale è molto importante, e non sono soltanto investimenti tecnologici che possono essere fatti all’interno del porto, ma è proprio il tema della trasversalità nella combinazione mare-gomma-mare, che porterà un grande vantaggio a livello ambientale. Portare la merce da Barcellona, farla giungere a Civitavecchia e ripartire, ovviamente su gomma, arrivando sull’Adriatico e proseguire il suo viaggio su nave, tutto ciò genera, in termini di emissioni, un numero molto significativo rispetto al -tutto gomma- che oggi, ancora purtroppo, continua ad essere utilizzato; il traffico che dalla Penisola Iberica, passa per le strade liguri o anche della Pianura Padana, giunge poi nella Penisola Balcanica, un traffico che sta aumentando, quindi il fatto di offrire questo trasporto intermodale, genera già un vantaggio in termini ambientali molto interessante.

Questo è il nostro ruolo di presidenti di Autorità, di trovare, di agevolare, di facilitare lo sviluppo di questo trasporto intermodale in cui la dimensione marittima è prevalente”. “il porto di Civitavecchia insieme con quello di Barcellona è stato il primo a vincere un progetto proprio sull’argomento dell’intermodalità, in cui si sviluppa il collegamento tra i due porti realizzando dei Pir dedicati al traffico Ro-Ro e facilitando anche il discorso degli accessi al porto, quindi cercando di dislocare il più possibile lontano dal contesto cittadino, ed avere delle vie di uscita e di ingresso più rapide possibili, il cosiddetto problema del -Transit time-”.

Durante la conferenza stampa è intervenuto l’Onorevole Ettore Rosato, vice presidente della Camera dei Deputati:”Due impressioni, la prima è quella che siamo di fronte a due Autorità Portuali che svolgono con grande attenzione quel ruolo che la legge gli ha affidato, cioè quella di essere promotrici di buone pratiche che consentono, poi, a chi effettivamente fa gli affari, cioè gli operatori di trovare un sistema portuale, un sistema logistico adeguato per fare il mestiere a cui sono chiamati e quindi l’accordo che oggi hanno sottoscritto, credo, sia un ottimo accordo che va nella direzione di sviluppo di un sistema nazionale portuale che lavori in sinergia per far crescere l’economia. Secondo me è sempre stato sottovalutato l’apporto occupazionale che può generare un sistema portuale. La seconda osservazione che faccio è quella di un’attenzione particolare che questo può dare, in particolare, al Sud, è evidente che un sistema portuale che vuole emergere ha bisogno di avere infrastrutture logistiche efficienti, ed in questa direzione, in questi anni si è sviluppato con grande attenzione sui sistemi portuali del Sud”.

Il Sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi interviene:”Questo rappresenta per noi un ulteriore tassello di sviluppo del territorio e mi fa molto piacere che si pensa e si immagina una ricostruzione anche di un modello di sviluppo, ripartendo anche dalla salvaguardia e dalle questioni ambientali. C’è molto di simbolico in questo accordo, perchè Brindisi e Civitavecchia ospitano le due centrali a carbone e sono qui in attesa di una sfida importante che ovviamente la SEN (Strategia Energetica Nazionale) pone un obiettivo; i traffici del carbone qui a Brindisi stanno naturalmente anche scemando, quindi come ha ricordato il presidente abbiamo tutti una sfida, salvaguardare l’ambiente, la salute dei cittadini e anche, ovviamente, salvaguardare i posti di lavoro e le occupazioni. Questo è un accordo che risponde alle attese dei nostri territori”.

Salvatore Carruezzo

 


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A Bari la cerimonia di consegna della scultura “La Nave della Speranza”

BARI-Questa mattina, nella sala comitato della sede di Bari dell’AdSP MAM, è stata presentata la cerimonia di consegna, alla Città Metropolitana di Bari, e messa in posa, nell’area doganale, l’opera scultorea “La  Nave Della Speranza”(Anija e Shpreses), della giovane scultrice albanese Ledi Shabani.

La Scultura celebra l’attracco nel porto di Bari della Nave Vlora, con a bordo ventimila albanesi, l’8 Agosto del 1991. Un gesto per ringraziare simbolicamente la città di Bari e il suo porto, per l’accoglienza riservata ai suoi connazionali in un momento storico così drammatico per il Paese delle Aquile.

Un’idea della scultrice Ledi Shabani, laureata in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, che ha relizzato l’opera e che Noi che L’Arte – Associazione per la promozione dei giovani artisti, ha promosso e patrocinato con particolare impegno fin da subito.

Ledi Shabani:”Il messaggio dell’opera è un grande ringraziamento, soprattutto alla città di Bari, al popolo di Bari, che hanno condiviso questa esperienza, questo fenomeno dell’arrivo della nave Vlora nel 1991. Pur essendo stata, in quel periodo, molto piccola, la mia esperienza vuole raccontare qualcosa con questa opera della mia permanenza a Bari, ho deciso che dovevo dare qualcosa a questo Paese, a questa città. Un progetto che non poteva nascere senza l’apporto del presidente Massino Diodati dell’associazione Noi che L’Arte e lo ringrazio con tutto il mio cuore, per avermi dato la possibilità di arrivare a questo obiettivo, al messaggio che voglio trasmettere e cioè creare un -Ponte tra l’Italia e l’Albania-”.

Il prof. Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Meridionale:”Un evento epocale, ricordo un mio maestro il prof. Dalfino che si era prestato al servizio pubblico per fare il sindaco della città di Bari, e che ha gestito questo evento con umanità e tenendo la schiena dritta, recuperando quello spirito della borghesia meridionale più autentico, che hanno in particolar modo i pugliesi e i baresi. Oggi quei ventimila albanesi sono, in gran parte, cittadini italiani, perfettamente integrati, molti dei loro figli sono miei studenti all’università. Una bella storia che è iniziata tanti anni fa e che continua nel segno del ponte tra le civiltà. Questa scultura rappresenta la storia che va ricordata, noi abbiamo dei fatti che sono accaduti e che sono importanti e che vanno tramandati. La memoria va tramandata soprattutto ai giovani, che non sanno cosa c’è stato e quindi possono trarre dalla storia un insegnamento. Questa scultura racconta l’ospitalità di questa città, persino ricordata dal Papa e per questo lo farò scrivere a lettere cubitali, all’ingresso del porto -Bari, città dell’incontro, città dell’accoglienza-”.

Il Console Generale d’Italia a Valona, la Dr.ssa Luana Alita Micheli, Madrina dell’evento, interviene:”La storia della Vlora la conosciamo tutti, è la storia di un viaggio della speranza, io ero piccola quando la nave è arrivata in Italia, ma ricordo perfettamente le immagini dell’arrivo e ricordo il clima che abbiamo vissuto. E’ stata una storia di accoglienza, forse nei primi momenti anche un po’ di paura, poi c’è stata accoglienza, c’è stata una apertura di braccia, una città intera si è messa in moto per accogliere. Io, da un’anno e mezzo, sono Console a Valona, forse la città più italiana dell’Albania, e sono stata accolta con grandissima disponibilità, sono una cittadina di Valona. Ho colto una frase che per me riassume lo spirito di questa giornata -gratitudine è una parola, ma quando si concretizza in un gesto, è una dimostrazione di quella gratitudine che si intende manifestare, non a parole-.
La nave Vlora nel 91 è arrivata con persone piene di speranza, la nave Vlora adesso è qui, è un ponte, un ponte di solidarietà, di amicizia, di coesione, è un ponte tra due coste, tra due popoli molto simili e che si amano. Benvenuta nave Vlora, bentornata!”.

L’Assessore alle Culture, Turismo, Partecipazione e Attuazione del Programma, Silvio Maselli:”I nostri fratelli, concittadini albanesi, rappresentano il secondo popolo, tra quelli che hanno scelto di eleggere la propria residenza a Bari. La vicenda della Vlora rappresenta l’acme di una crisi che colpì quel paese, il crollo delle finanziarie, la drammatica caduta del profitto, delle imprese e la necessità di chiudere appunto le imprese, ogni investimento, chiudere ogni -rubinetto-; poi alla crisi politica seguì, ovviamente, l’esodo in massa, il primo grande esodo della fine del -secolo breve-, come lo definì Hobsbawm, uno dei più grandi storici del novecento. Un secolo che si è aperto con la Prima Guerra Mondiale e che si è chiuso con la caduta del Muro di Berlino e la crisi di tutto il mondo (Ex), il mondo ex-comunista che è crollato e dalle sue macerie è risorto un mondo del tutto inedito, che noi occidentali, noi italiani del sud abbiamo, anche, contribuito, aiutato a rigenerare, a ricostruire.

Mi viene in mente, facilmente, come simbolo dell’amicizia tra i nostri popoli, quel ponte che unisce le due sponde di un fiume di una città meravigliosa come Mostar, realizzato, ricostruito dall’esercito italiano, occorso in soccorso delle popolazioni colpite da un conflitto etnico, tragico, appunto quello che ha colpito l’ex-Jugoslavia. Che ha lambito, soltanto marginalmente, l’Albania, che come è noto non faceva parte della ex-Jugoslavia, ma che fatalmente, pur dentro un delirio isolazionista di Enver Hoxha, risentiva di questa straordinaria capacità del mondo slavo di essere altro rispetto alla Russia sovietica ed altro rispetto all’occidente capitalistico.

In questa alterità c’è la forza del popolo albanese, un popolo profondamente cattolico ed in parte musulmano, che ha resistito durante gli anni di Enver Hoxha, alle persecuzioni che venivano sottoposti i cattolici di quel paese. Un paese pieno di risorse, bellissimo, che vi invito a vedere, perchè noi conosciamo pochissimo l’Albania ma conosciamo tantissimo gli albanesi, perchè nostri fratelli, nostri concittadini. Portare a casa la Vlora è un simbolo che possa aiutare tutti coloro i quali operano il bene della nostra comunità e il bene della nostra comunità coincide con i valori scritti nei primi dodici articoli della nostra Carta Costituzionale. Qualunque sia il vostro credo, la vostra religione, qualunque sia la nostra sensibilità culturale , dentro quei dodici articoli, le nostre -dodici tavole laiche-, sono scolpite le regole della nostra convivenza e le ragioni che ci tengono uniti”.

Il Console Generale dell’Albania a Bari, Adria Haskai:”Per noi, l’arrivo della nave Vlora, è come per la Germania, la caduta del Muro di Berlino. E’ stata un’apertura verso il mondo libero e democratico, e grazie alla politica italiana che ha accolto la nave Vlora e tutte quelle che sono arrivate prima e dopo quella nave. Grazie a quella politica in Italia ci sono circa cinquecentomila albanesi, che vivono con le loro famiglie e sono ben integrati. Si è creato un grande ponte tra l’Italia e l’Albania”.

Il Capitano di Vascello della Capitaneria di Prto di Bari, Luigi Leotta:”L’8 Agosto del 1991 la nave Vlora attraccò nel porto di Bari con oltre ventimila persone e la Guardia costiera allora fece il suo ruolo di salvaguardia della vita umana in mare. Come ben sapete, noi come Stato italiano abbiamo ratificato la Convenzione di Amburgo e quindi, come impegni istituzionali, il primo compito della Guardia Costiera è la salvaguardia della vita umana in mare. Il porto di Bari è stato un porto di accoglienza e non dobbiamo dimenticare i valori degli italiani, non dobbiamo dimenticare il ruolo della Guardia Costiera e della Marina Italiana, dove l’accoglienza e la salvaguardia sono i valori principali per una convivenza sociale”.

Don Franco Lanzolla, Cappellano del porto, in rappresentanza del Vescovo Mons. Francesco Cacucci:”Papa Francesco ha definito Bari una -finestra verso l’Oriente-. Noi per secoli abbiamo avuto paura dell’Oriente, in passato, si voleva fare della Puglia la più grande portaerei per difendere l’Occidente dai missili dell’ex Unione Sovietica; e Don Tonino Bello volle scrivere, fu anche rimproverato dal Ministro degli Esteri del tempo, che la Puglia non era un arco di guerra ma un’arca per accogliere la convivialità dei popoli. La Puglia ha una grande bellezza ed è sempre stato un luogo di dialogo e di unione. Noi siamo un popolo che vive la bellezza dell’accoglienza. Noi siamo stati quelli che, vent’anni prima rispetto a Lampedusa, abbiamo percorso storicamente un profilo culturale, alla luce di quella Carta Costituzionale, che non è sulla carta ma è nella carne di questo popolo. Un monumento, questo, che rappresenta la volontà di ricucire gli strappi che alcune prepotenze e alcune ideologie chiudono, fanno i muri, ma nel cuore dell’uomo c’è il desiderio di fraternità, di giustizia, di solidarietà”.

Salvatore Carruezzo

 


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Bari e Brindisi, piattaforme di sviluppo per le rinnovabili

Bari-Il Presidente dell’Autorità di Sistema del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Ugo Patroni Griffi, dichiara che oltre ad aver siglato due accordi con il Politecnico per due sperimentazioni, una per lo sviluppo di un impianto di fotovoltaico a Bari ed uno per per un impianto eolico a Brindisi, sostituirà tutti i corpi illuminanti con led a basso consumo, riducendo anche l’impatto ambientale e su molte torri metterà generatori a pale verticali.

Il prof. Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Meridionale, dichiara:”Oggi molti porti si stanno attrezzando per ridurre l’inquinamento in porto. La settimana scorsa, a Manduria, Grimaldi ci ha detto che ha acquistato delle nuove navi, che quando saranno in porto saranno alimentate solo dalle batterie e non rilasceranno assolutamente inquinanti in atmosfera e questo contribuirà a ridurre l’inquinamento delle città. Quindi mentre noi ambiamo ad arrivare ad un fronte di produzione completamente originate da fonti rinnovabili, ci sono dei nuovi carburanti, come il GNL (Gas Naturale Liquido) che permetterà di avere, almeno in alcune fasi di navigazione, ma anche in alcune tratte, un carburante che ha un impatto ambientale praticamente nullo.

Ci stiamo orientando come Autorità, predigendo un avveniristico piano energetico ambientale e cercando di introdurre, soprattutto in zone funestate dall’inquinamento come Brindisi, tutte quelle tecnologie, tutte quelle fonti di rifornimento che possano ridurre l’impatto ambientale, ed almeno per la parte che riguarda il porto, rendere una città più vivibile e più salubre. Abbiamo due accordi con il Politecnico per due sperimentazioni, uno per il fotovoltaico che verrà realizzato nel porto di Bari che alimenterà due colonnine elettriche per la ricarica dei veicoli dell’Autorità, che saranno o ibride o elettriche, e un progetto a Brindisi per un impianto ad energia eolica che alimenterà a sua volta altre colonnine elettriche, accessibili al pubblico, quest’ultimo molto bello perchè sarà il mini-eolico disegnato da Renzo Piano. Abbiamo aderito al progetto Green-Port della Commissione Europea e della European Sea Port Organization. Stiamo facendo un progetto sul piano ambientale di Sistema dell’Autorità Portuale con una migrazione verso forme meno impattanti. Vogliamo insediare un impianto Dual-use, preferibilmente a Brindisi dove c’è un problema ambientale, e la GNL per alimentare sia le navi che l’autotrazione”.

 

Salvatore Carruezzo

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Presentato a Bari l’Energy Observer

Bari-E’ stato presentato, nella sala conferenze dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Meridionale, il progetto del catamarano “Energy Observer”, che da giovedì 19 Luglio e fino a lunedì 23, sarà ormeggiato presso il Marina del CUS (Centro Universitario Sportivo). Un’imbarcazione di trenta metri con propulsione elettrica, che funziona grazie all’uso combinato di energie rinnovabili e di idrogeno. Tecnologicamente avanzata e con le più avveniristiche tecnologie nel campo delle energie ricavabili da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico e l’eolico. Bari è lo scalo numero ventisei nel programma del viaggio del catamarano, impegnato nel giro del mondo della durata di sei anni e che prevede centouno scali in cinquanta nazioni.

Il prof. Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Meridionale, interviene:”Ho visto che ha avuto un grande successo in tutti i porti che ha toccato, c’è stato un interesse del pubblico e dei media ed effettivamente è un fatto straordinario, fa il giro del mondo e non inquina, non sporca i mari anzi contribuisce, in qualche misura, a monitorare lo stato degli oceani e quindi può permettere di intervenire e di recuperare quello che oggi è un grande problema cioè l’inquinamento della -risorsa mare-; basti pensare alle enormi isole di plastica che ormai navigano per gli oceani e che distruggono l’ambiente. Per me è un fatto importante per far comprendere che c’è la possibilità di sviluppare una logistica poco impattante. Chiaro, che questo catamarano è quanto di più avveniristico noi abbiamo, cioè è difficile oggi pensare ad un mezzo di trasportodi massa che sia così poco impattante”. Continua, rispondendo ad una domanda sul perchè della scelta, da parte dell’equipaggio francese, di approdare nel porto di Bari:”Noi cerchiamo di fare del porto un’Innovation Dock, un Living Lab permanente, quindi attrarre tecnologie, ricercatori, progetti, esperimenti, perchè questo permette anche di decomporre il rapporto tra il porto e la città. Questo è un bel mezzo però è anche uno strumento didattico; è anche uno strumento per avvicinare i giovani alla cultura dell’ambiente e al suo rispetto. Questo è assolutamente nelle linee di indirizzo del mio mandato”.

Nicola Conenna, presidente della Fondazione H2U The Hydrogen University, spiega:”Le parole chiave sono due, transizione energetica ed idrogeno: idrogeno, che produciamo con la corrente elettrica dall’acqua e nel loro caso specifico addirittura dall’acqua di mare, lo produciamo rompendo il legame con l’ossigeno e questo si comporta come una batteria ricaricabile e poi viene riutilizzato per esempio nei trasporti e nel loro caso in un trasporto marittimo. La corrente elettrica non dobbiamo prenderla dalla rete, deve provenire da energie rinnovabili, che nella nostra regione sono ampiamente diffuse. L’idrogeno si comporta come accumulatore (Energy Storage) di energie rinnovabili che sono tipicamente discontinue e non programmabili, come il vento e il sole. Un progetto costato cinque milioni di euro, di cui tre spesi in ricerca e sviluppo e che terminerà nel 2022 a New York. Salpato il mare con la benedizione di Macron e di molte istituzioni tra cui l’Unesco e il Ministero della Transizione ecologica e solidale francese (in totale sono 60 i partner privati e pubblici che stanno sostenendo il progetto).

Il Comandante in seconda, Maren Jerry:”Un progetto ideato da Victorien Erussard e capo di questa spedizione, non presente qui oggi perchè è a New York essendo Ambasciatore di Francia presso le Nazioni Unite per i temi dello sviluppo sostenibile. Come ufficiali di Marina abbiamo navigato molto e ci siamo resi conto della situazione degli oceani che si sta rapidamente deteriorando con plastiche, piattaforme e quant’altro, ci rendiamo conto che il mare è -sotto attacco- e pensiamo sia giusto fare qualcosa e ci siamo imbarcati in questo progetto ambizioso ed entusiasmante. Nel 2020 faremo sosta a tokyo per l’inizio delle Olimpiadi, dove il Giappone ha intenzione di iniziare -La Civiltà dell’Idrogeno-. Si concluderà nel 2022 a New York davanti alle Nazioni Unite”. Conclude:”L’aspetto principale, su una barca come questa dove non è presente nemmeno una vela, è di fare molta attenzione ai consumi energetici”.

Il presidente del CUS Bari (Centro Universitario Sportivo), Giuseppe Seccia:”Una magnifica imbarcazione ultratecnologica,  sembra una imbarcazione di James Bond, la finzione diventa col temo la realtà. Per il CUS è un onore ospitare il catamarano in questa occasione e in questi giorni, il CUS, sarà aperto per tutta la cittadinanza che vorrà visitare l’imbarcazione.  Abbiamo attivato le due università, PoliBa ed UniBa, per stimolare gli studenti universitari e rendersi conto di quello che vuole essere la tecnologia e quale può essere il futuro delle nostre generazioni, per cui invito tutti a venire al CUS per vedere realmente che cos’è questa bellissima imbarcazione”.

Il Console di Francia a Bari, Stefano Romanazzi:”Un’interessantissima opportunità di studio, mi piace molto, da uomo di mare,  il fatto che questo tipo di laboratorio sia stato relizzato su un’imbarcazione dove, ovviamente, si vivono delle condizioni estreme, per cui tutto il concetto di questo studio è stressato e quindi è interessante per quelli che saranno poi gli sviluppi futuri, nelle case, nelle città, in condizioni climatiche più semplici”. Praticamente un vero laboratorio del cambiamento climatico che cerca delle soluzioni concrete per la salvaguardia del pianeta.

Salvatore Carruezzo

 


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IL NAUTILUS Anno 13 N°3

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato a Canale Pigonati di Brindisi; la storia, le potenzialità, le attuali richieste per il suo allargamento al fine di agevolare l’entrata nel porto interno delle grandi navi da crociera. Poi articoli sulle Zes, porti di Ancona, Bari, Campania ma anche le professioni del mare, il lavoro portuale nelle sue specificità ed un interessante racconto del porto di Salerno che nel Mediterraneo rappresenta un ponte tra Oriente ed Occidente.
poseidone danese

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