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Storie scritte da Salvatore Carruezzo

Intervista al Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, Prof. Pietro Spirito

Il porto di Napoli è compreso tra l’antico molo San Vincenzo ad occidente e la Nuova Darsena di Levante ad Oriente e, a seguito dei numerosi interventi attuati, oggi, il porto di Napoli si presenta come un porto polifunzionale, che opera in diversi settori: traffico merci, traffico passeggeri e attività industriali; oltre a garantire la continuità territoriale con le isole maggiori e minori dell’Italia. Nel settore delle crociere, il porto di Napoli svolge essenzialmente la funzione di port of call per gli itinerari del Mediterraneo occidentale; si dimentica a volte che questo porto è anche un home port per i passeggeri dell’Italia meridionale. In chiave moderna, si può affermare che lo scalo partenopeo è divenuto il primo nodo del sistema logistico campano, capace di costruire un vero “sistema portuale” con Salerno e Castellammare di Stabia. Abbiamo posto alcune domande al Presidente dell’AdSP del Mare Tirreno Centrale, Prof. Pietro Spirito,  e che riportiamo di seguito.

Presidente, partiamo dal nuovo Piano Operativo di sistema (Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia) per gli anni 2016/2019/2020, quali opere condivise sono state realizzate? (Adeguamento infrastrutturale)

R. Sono in corso le principali opere di adeguamento infrastrutturale: innanzitutto i dragaggi, che si completeranno nella primavera del 2019, poi la progettazione dei collegamenti stradali e della nuova rete fognaria; e in corso la progettazione per il prolungamento della diga foranea e la ristrutturazione della Immacolatella Vecchia, il più antico edificio del Porto passeggeri, realizzato dall’architetto Domenico Vaccaro. E’ in fase di espletamento la gara per la realizzazione della nuova stazione marittima per il collegamento con le isole del Golfo. Questo riguarda il porto di Napoli. A Salerno abbiamo ottenuto le autorizzazioni per il dragaggio ed abbiamo bandito la gara per la sua esecuzione; e in corso la progettazione per l’allineamento della diga foranea, e sono ripresi i lavori per il collegamento del Porto alla rete autostradale mediante la Galleria di Porta Ovest.

La “sea – economy” per la Campania sappiamo che è molto importante, vista la forte presenza di molte Compagnie di navigazione da un lato e di imprese portuali e cantieri dall’altro. Presidente, come si potrà conciliare la polivalenza funzionale dei porti di Napoli (con una retro – portualità affollata) e Salerno sempre più port – container e home – port per il traffico ro-ro e ro-pax?

R. Napoli e Salerno sono entrambi porti polifunzionali parte di un unico sistema: distano cinquanta chilometri, meno di quanto non siano estese le banchine di Rotterdam o di Los Angeles. Stiamo lavorando per valorizzarne l’integrazione e la complementarietà: nel 2018 le tre banchine per il traffico container raggiungeranno il milione di teus movimentati.

Presidente a che punto sono le opere di riqualificazione dell’area monumentale del porto di Napoli?

R. L’Immacotella Vecchia sarà ristrutturata entro il 2019. Abbiamo iniziato il percorso, molto complesso, per la rivisitazione dell’area del Piliero, che comprende gli ex magazzini generali: sono in corso i necessari confronti tra progettisti, comune di Napoli e sovraintendenza per condividere il tessuto complessivo dell’intervento, che dovrà essere integrato nel percorso archeologico che parte da Piazza del Municipio sino alla stazione della metropolitana interna al recinto portuale.

Ed il progetto sulla logistica, che vede come focus il sistema integrato del porto di Napoli, anche per la istituzione delle Zes?

R. Il Comitato di Indirizzo della ZES Campana ha cominciato ad operare dalla seconda metà di ottobre. Entro i primi mesi di gennaio intendiamo lanciare la call per i progetti di investimento. Attendiamo il decreto sulla semplificazione amministrativa da parte del Governo ed i provvedimenti attuativi su Irap e incentivi alla intermodalita’ da parte della Regione.

Salerno, Presidente, guarda molto alle esportazioni; è un porto, se si può dire, export oriented con i vicini interporti che servono non solo la Campania. Oltre alla presenza importante di Grimaldi ricordiamo l’impegno propulsivo del terminalista Gruppo Gallozzi verso la Cina. Come rendere più competitivo questo porto senza subire a nord la presenza di Napoli e a sud quella di Gioia Tauro?

R. Ripeto che Napoli e Salerno sono complementari: nel primo porto opera l’alleanza 2M, mentre a Salerno sono operative The Alliance ed Ocean Alliance. Gioia Tauro può svolgere una funzione di hub, completamente diversa da quella di regional ports che operiamo noi. La Cina costituisce per ora un flusso essenzialmente in import: i porti della Campania ogni anni ricevono merci per 1,5 miliardi di euro, mentre esportano solo 121 milioni. Si fa molta retorica sulla via della seta, ma potrà essere per noi davvero una opportunità se saranno rimosse le barriere che oggi frenano le esportazioni campane ed italiane.

Castellammare di Stabia per la sua cantieristica per la costruzione, riparazioni di navi e la professionalità, anche per la presenza nell’area della Facoltà di Ingegneria Navale di secolare eccellenza, non crede che questa presenza territoriale debba essere più considerata sia dal Ministero delle Infrastrutture e sia dal Governo stesso?

R. Fincantieri sta operando un grande sforzo, non solo a livello internazionale, per rilanciare la nostra cantieristica. Castellammare rappresenta una delle realtà produttive più efficienti del Gruppo in Italia. Organizzeremo ad inizio del nuovo anno un seminario di studi per approfondire le azioni che devono essere messe in campo per rafforzare e modernizzare questa presenza industriale.

Parlando del porto di Napoli, si pensa alle crociere. Il business delle crociere sta attraversando un periodo di forte crescita con un grande interesse di tutta la filiera. Napoli, unitamente a Salerno, come intende distribuire l’offerta turistica?

R. Napoli sta cogliendo tutte le opportunità di crescita: quest’anno i volumi dei passeggeri sono aumentati del 15% e lo stesso trend registreremo nel 2019. Per Salerno si tratta di realizzare prima di dragaggi e poi di lanciare una forte iniziativa di mercato. La splendida stazione marittima di Zaha Hadid potrà a quel punto essere valorizzata per come merita. Dobbiamo continuare a lavorare – come stiamo facendo – con la Gesac, il gestore dell’aeroporto di Capodichino che potenzierà anche lo scalo di Pontecagnano. Solo un miglioramento di tutti i collegamenti ci potrà generare un ulteriore salto di qualità, proponendo Napoli come home port delle crociere.

Anche nel settore dell’accoglienza bisogna riconoscere che i crocieristi sono sempre più giovani, colti e soprattutto curiosi. Quali le strategie per soddisfare la domanda  “non escursionista” dei turisti venuti dal mare ?

R. I millenians sono la sfida del futuro per il mercato crocieristico. La Campania offre due asset irripetibili per questo segmento di turisti: splendidi panorami ed un patrimonio culturale di primissimo ordine, ineguagliabile. Con queste caratteristiche possiamo svolgere un ruolo di primo piano belle crociere del futuro

 

Salvatore Carruezzo

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Esclusiva: Intervista al ministro Danilo Toninelli sullo sviluppo dei porti italiani

 

Una panoramica sui trasporti come sistema evidenzia la disponibilità del ministro Danilo Toninelli nel consolidare la posizione dell’Italia come artefice di uno sviluppo importante del bacino del Mediterraneo. La programmazione operativa del Dicastero Infrastrutture e Trasporti su vari fronti dello shipping nazionale, europeo ed internazionale, propone la nuova “vision” del Governo a ri-marittimizzare non solo porti e città, ma partendo dalla cultura lo stesso ministro è impegnato in azioni amministrative che spaziano dalla formazione dei marittimi, alla digitalizzazione delle informazioni portuali; e per efficientare una portualità italiana, dormiente di fronte alle nuove sfide, risponde alle domande che riguardano le ZES, l’approvvigionamento di nuovi combustibili per navi moderne, la ridefinizione dei porti “green” per essere competitivi non solo in Europa, ma anche verso i porti del Nord Africa. Nel ringraziare per la disponibilità offerta, il Direttore de IL NAUTILUS, unitamente alla redazione tutta, augura Buone Feste e soprattutto Buon Vento a tutti.

 

Signor Ministro è noto che l’Italia è un Paese di città-porto e quanta economia ricade sui territori marittimi della nostra penisola. Come si sta impegnando il Suo Dicastero al fine di risvegliare la cultura marittima per essere considerati – come una volta – un Paese marittimo?

Stiamo lavorando su più fronti, con l’obiettivo di consolidare e rafforzare la posizione dell’Italia quale elemento centrale e propulsivo di una nuova politica di sviluppo del bacino del Mediterraneo e dell’Europa centrale. Stiamo facendo molto lavoro per migliorare l’efficienza dei nostri porti, agendo per renderli maggiormente connessi, ridurre le esternalità negative e i tempi di permanenza delle nostre merci in loco, puntando, per questo, sulle connessioni immateriali, quali la digitalizzazione, un sistema di controlli e smistamento merci moderno, rapido e tecnologicamente avanzato. Ho incontrato recentemente i Presidenti delle Autorità di Sistema Portuali e con loro ho iniziato ad incrociare le proposte necessarie per il rilancio dei porti italiani. E ancora, dobbiamo puntare ancora di più sulle operazioni di pre-clearing, per contrarre i tempi morti e improduttivi per le navi e per ridurre quindi i tempi di stazionamento delle merci nei terminal di sbarco e continuare a essere competitivi tra i Paesi europei.

Anche nel campo dell’occupazione marittima italiana, i lavoratori del mare rappresentano una risorsa fondamentale, a garanzia di un trasporto marittimo sicuro, efficiente e rispettoso dell’ambiente. Cosa suggerisce per rafforzare l’istruzione e la formazione dei giovani che vogliono lavorare sul mare e per il mare? Se un marittimo viene sbarcato per fine contratto può usufruire del “reddito di cittadinanza”?

Il marittimo italiano che viene formato oggi è un lavoratore altamente qualificato e specializzato che risponde ai rigidi requisiti disposti dalle norme internazionali, che discendono dagli obblighi della Convenzione STCW (Standards of Training, Certification and Watchkeeping for Seafarers), ma deve competere a livello globale con manodopera a basso costo. Penso sia giusto riflettere su una formazione professionale maggiormente allineata con le richieste del mercato del lavoro verso le professioni “classiche” del settore marittimo e estendere le sinergie abbracciando tutte quelle professioni del futuro, in cui già l’Italia è eccellenza riconosciuta nel Mondo, che hanno a che fare con la digitalizzazione e l’informatizzazione dei processi, come la meccatronica o la programmazione verso l’internet delle cose. Il Contratto di Governo che abbiamo sottoscritto prevede una revisione dei progetti di alternanza scuola-lavoro. Opportunamente modificati, questi progetti potrebbero essere uno strumento sicuramente efficace per avvicinare il mondo della scuola a quello del lavoro, e garantire una maggiore competitività dei singoli e del sistema, anche nella nautica.

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, dipenderà dalla situazione reddituale del singolo ma, a livello generale, non vedo perché i marittimi dovrebbero esserne esclusi.

Signor Ministro, Lei conosce benissimo gli sforzi che da anni stanno operando i porti del Mezzogiorno d’Italia per competere non solo con i porti del nord Tirreno e Adriatico ma anche con quelli del Mediterraneo. Perché non è possibile estendere equamente le agevolazioni legislative che godono porti come Trieste, Genova, La Spezia, Venezia, Ancona e Ravenna, ai porti del meridione?

Sono ben consapevole degli sforzi operati dai porti del Mezzogiorno, e che il Governo ha una grande attenzione è testimoniata dall’istituzione del Ministero per il Sud. Il segno della mia attenzione, invece, può trovarlo nell’istituzione della 16° Autorità di Sistema Portuale, quella dello Stretto, per tutelare e valorizzare le peculiarità dello Stretto. Per quanto riguarda invece le azioni legislative, oltre alle agevolazioni previste per le Zone Economiche Speciali (ZES), preferisco pensare ai porti come ai centri nevralgici di un unico sistema nazionale, un insieme di unità che agisca come sistema unito che sappia sfruttare le potenzialità di ciascun componente a vantaggio dell’intero sistema Paese. Vogliamo e dobbiamo intercettare nuovi flussi provenienti dall’estero, essere competitivi con i porti del Nord Africa e del Nord Europa, non fare battaglie ideologiche in cui perdiamo tutti come Paese.

Ritornando sui flussi di merci da/per Paesi dell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa), come si intende agevolare le modalità di trasporto su ferro-gomma-mare? Si potranno aumentare i permessi di transito per i tir? Questo agevolerebbe i porti pugliesi di Taranto, Brindisi e Bari e con un forte risparmio economico, visto che questi porti hanno aree portuali e retroportuali attrezzate, interporti e aeroporti di giusto rispetto?

Stiamo perseguendo politiche che favoriscano l’intermodalità, dalla gomma al mare e al ferro, che spostino le merci in modo più efficiente e veloce, nel rispetto dell’ambiente. La mia squadra sta proprio lavorando a un progetto che permetterà di far parlare tra loro le logistiche di ferro, gomma, mare e cielo e unire il loro ultimo miglio, così da garantire anche trasporti merci più facili, senza dover ricorrere a un aumento del transito di tir sulle nostre strade.

Poi puntiamo a misure come il Marebonus, che funziona e che continuerà a funzionare anche grazie a un emendamento alla Manovra che ha stanziato ulteriori risorse per estendere i benefici dell’intermodalità, la creazione di nuovi servizi e il miglioramento di quelli esistenti anche per il triennio 2019-2021.

Con riferimento alla portualità, nell’ottica di favorirne lo sviluppo e, di conseguenza, la competitività del nostro sistema logistico, quali strategie si stanno perseguendo? Ci riferiamo ai dragaggi, alle migliori utilizzazioni di spazi portuali, alla istituzione delle ZES e delle ZLS, (alcune partono ed altre segnano il passo), rispetto dell’ambiente e riduzione di emissioni di gas serra.

Come detto, stiamo agendo per potenziare l’intermodalità, le infrastrutture di ultimo miglio, stimolando gli investimenti nel collegamento ferroviario dei porti per favorire il passaggio intermodale da gomma a ferro nel trasporto delle merci. In particolare, stiamo puntando sul potenziamento di tutti i collegamenti della rete ferroviaria nazionale alle aree con interporti, terminal ferroviari, piattaforme logistiche e raccordi industriali in grado di incidere sull’efficienza dei processi di ingresso/uscita dai terminal e che, nello stesso tempo, consentono una grossa riduzione delle emissioni inquinanti e un maggior rispetto per l’ambiente. Su questo punto, siamo molto soddisfatti delle risorse ulteriori messe a disposizione per queste finalità nel Contratto di Programma con RFI 2017/2021.

Insomma, vogliamo che si attivi una “calamita” per gli investimenti nei nostri scali, vogliamo favorire la cooperazione tra sistemi territoriali ed infrastrutturali più vasti, disporre di una rete ferroviaria efficiente e performante, ottimizzare l’offerta di approdo diversificando le tipologie di traffico merci senza puntare solo sui containers.

Signor Ministro, possiamo dire che finalmente l’Italia guarda con attenzione al GNL da utilizzare in progetti di trasporto e stoccaggio e per i rifornimenti di navi. Si parla già di una progettualità avanzata per Ravenna, Napoli e Brindisi?

L’Italia non solo guarda al settore, ma è protagonista in Europa di questo cambiamento. E non c’è dubbio che, anche per il trasporto marittimo, il futuro è “green”. Nel Mondo, oggi, la maggior parte delle merci si spostano su navi ed è inimmaginabile un futuro diverso che non veda un trasporto marittimo fatto di mezzi a basso impatto ambientale, di navi che riducono i costi operativi consumando meno carburante e riducendo drasticamente le emissioni di gas serra e di zolfo. A dimostrazione della nostra attenzione c’è il fatto che il MIT, quale rappresentante per l’Italia, è partner beneficiario di un più ampio progetto europeo che prevede la progettazione e la realizzazione di una rete di stazioni di bunkeraggio per il GNL nelle due direttrici tirrenica e adriatico-ionica, e la progettazione di un traghetto ro-pax alimentato a GNL il cui prototipo è stato presentato lo scorso 17 novembre a Messina e realizzato dalla Caronte&Tourist.

Un’ultima domanda. Una componente dell’economia nazionale così importante è governata da una sola Direzione Generale all’interno del Suo Ministero. Perché non si ritorna ad un ministero specifico, vista la mole dei tanti problemi da affrontare e dell’evoluzione tecnologica che spinge porti, navi, marittimi ed Enti preposti ad essere sempre più connessi?

Guardando indietro di 25 anni – al momento della soppressione e unificazione del Ministero della Marina Mercantile con il dicastero dei Trasporti – le cose sono cambiate, e sono cambiate in meglio. Il settore è cresciuto, e molto, anche in assenza di un ministero specifico dedicato, la cui costituzione comporterebbe un ingente impegno di risorse statali che possono essere invece impiegate per il potenziamento del settore.

Oggi ci sono altri strumenti e altri luoghi a disposizione del Governo per affrontare tematiche specifiche, penso ad esempio alla Conferenza Nazionale delle Autorità di Sistema Portuale istituita presso il mio Ministero, che concentrano in un unico centro decisionale competenze altrimenti frammentate e che aumenterebbero i costi e i tempi decisionali.

 

Salvatore Carruezzo

Direttore responsabile

Il Nautilus

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I Porti del Mezzogiorno e la loro visione

Bari-Si è svolto nel Terminal Crociere di Bari, un importante convegno organizzato da Assoporti per “accendere i fari” sui principali temi che riguardano i porti del Sud. Un tavolo istituzionale completo, arricchito da interventi illuminanti da parte di chi ogni giorno vive e guida un porto.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Bari Antonio Decaro, il quale ha assicurato che ci sarà un rapporto sinergico, tentando di aprire più spazi del porto alla città di Bari.

“Lo sviluppo del porto è la leva economica più importante”,  ha detto il sindaco Decaro, ribadendo poi, che le Zes sono la nostra nuova sfida e che bisognerà avere fiducia nel futuro del nostro territorio. Conclude il suo intervento presentando al pubblico un progetto di illuminazione dei silos(progetto del prof. Antonio Rollo e l’Accademia delle Belle Arti di Bari), situati all’interno del porto, che grazie ad un fascio laser, che lo illuminerà ogni giorno alle 21 di sera, sarà un elemento attrattivo per la città di Bari definendola un opera d’arte con la luce. Dello stesso pensiero è stato anche Rocco De Franchi, consigliere per la tutela ambientale della Regione Puglia:”Le sfide che stiamo affrontando in questo momento, sono sfide sinergiche che hanno bisogno di un abbraccio istituzionale”.

Un convegno in cui sono evidenziate alcune parole chiave, che favoriranno i futuri lavori di ogni partecipante nei tavoli istituzionali: Impegni, storia, strategia, scadenze, tempi, esperienze e dati.

Impegno:
Come l’impegno degli uomini della Capitaneria di Porto, ha spiegato il Contrammiraglio Comandante del Porto di Bari, Giuseppe Meli, che quotidianamente contribuiscono con la loro dedizione e la loro professionalità al servizio del cluster marittimo ad accrescere la competitività dei nostri porti, oggi sistema trainante del Mezzogiorno.

Storia:
Il prof. Pietro Spirito, presidente dell’autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, si è soffermato sulla mancanza e soprattutto sul recupero della parola “visione”, “In una portualità, o si recupera una visione o non ci sarà futuro, vi è la necessità, per i porti meridionali insieme con quelli settentrionali, di avere una visione comune”. Un concetto chiaro, che dovrebbe cercare di entusiasmare le giovani “menti della logistica” che guideranno, oggi, non domani, il sistema porto della nazione, per affrontare -quell’invasione orientale commerciale-, ormai inarrestabile che ci sta travolgendo.

Strategia:
Molto diretto, il prof. Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, cercando di far comprendere alla platea, da lui definita -la parte migliore del paese che non si arrende-, che “la globalizzazione non è assolutamente paziente” e che, per cambiare il modello economico del Paese, bisogna  far progredire il porto per sviluppare il retroporto, attraverso lo strumento delle Zes. Per questo, non bisogna avere una burocrazia difensiva e invita i rappresentanti del MIT a concederci una -corsia preferenziale- nella costituzione di queste aree.

Dati:
Il prof. Massimo Deiana, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna ci ha fatto riflettere sul significato della parola -trasporto- e la profonda crisi del transhipment che il settore sta attraversando, ricordandoci che
“le merci vanno dove gli conviene”.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, il prof. Sergio Prete, con una relazione sui porti meridionali come fattore di sviluppo e di insediamento industriale ci ha fatto notare che siamo portati quasi sempre a focalizzare l’attenzione sui container, e come sappiamo, non tutto il traffico internazionale marittimo è composto da container(23%), ma anche rinfuse liquide(14%) e soprattutto ro-ro(21%). “I porti del mezzogiorno soffrono rispetto ad altre aree ed è proprio per questo che entrano in gioco le zone economiche speciali che nascono da un pressing che in particolare Svimez, ha fatto per tanti anni, per dare ai porti del mezzogiorno un fattore di competitività rispetto allo scenario del Mediterraneo”. Chiudendo: “tutti i porti sono porte d’accesso per l’Europa, tutti i porti sono gateway”.

Esperienza:
“Noi siamo qui per fare cose serie”, ha detto Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, presidente di Assoporti e neo-vice presidente di European Ports Organisation (ESPO), ribadendo che la politica non deve essere nei porti ma dei porti e che bisognerà sviluppare una visione comune, responsabile ed equa affinché i porti non perdano capacità e competitività: “il futuro del Paese è legato a quello che faremo nei porti”.

Salvatore Carruezzo

 


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Intervista esclusiva al Comandante della Capitaneria di Brindisi, Giovanni Canu

La direzione de IL Nautilus incontra il nuovo Comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi, Cap. Vasc. Giovanni Canu, a due mesi dal suo insediamento. Tralasciando l’importante C.V. del Comandante, iniziamo con una domanda che fa leva sui ricordi trascorsi proprio in questo porto.

Comandante, se lo ricordava così il porto di Brindisi?

“Il porto di Brindisi è profondamente cambiato. In occasione del passaggio di consegne ho riscoperto un porto diverso. Il porto ha subìto uno sviluppo notevole, è cresciuto tanto ed è mutato anche l’aspetto”.

E’ noto che il corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera – è uno dei corpi specialistici della Marina Militare ed ha compiti relativi agli usi civili del mare sia amministrativi, sia di polizia marittima e sia di polizia giudiziaria, oltre al compito più importante nel settore della sicurezza della navigazione. Non tralasciando i settori: gente di mare, diporto nautico, demanio marittimo, soccorso in mare, pesca e tant’altro.

Comandante quali le possibili sinergie tra AdSP e Autorità Marittima ed Enti territoriali per trovare le migliori soluzioni?

“Devo dire che quello che sto sperimentando in questa città  è una bellissima collaborazione, fattiva, non solo tra l’Autorità di Sistema e l’Autorità Marittima, ma anche quella tra gli operatori portuali e soprattutto con l’Amministrazione comunale. Stiamo lavorando a strettissimo contatto. Quando c’è un problema riusciamo ad organizzare, in tempi brevissimi, una riunione operativa. C’è il piacere di collaborare insieme e di portare avanti obiettivi che riguardano gli interessi del porto e della comunità brindisina”.

Grazie a questa sinergia potrebbe essere la volta buona per elaborare un Piano Regolatore del Porto aggiornato allo shipping moderno?

“Il discorso del Piano Portuale va recepito in chiave dinamica: se parliamo a livello formale, il Piano Portuale di Brindisi risale agli anni settanta; mentre se parliamo a livello sostanziale, l’Autorità di Sistema, proprio in questi mesi, sta sviluppando delle progettualità notevoli, al di là di quello che è la formalità del documento amministrativo del PRP degli anni settanta. Si sta guardando al futuro; per esempio per le grandi navi. Saranno navi modernissime per dimensione e propulsione e gli investimenti in porto dovranno essere adeguati. È su questo che l’Autorità di Sistema sta lavorando oggi,  per avere poi una ricaduta economica ed essere pronti a partire dal 2020″.

Quindi la città deve comprendere questo futuro possibile?

“La città lo sta comprendendo; l’Autorità di Sistema sta proponendo e pianificando e gli stessi operatori portuali stanno recependo che bisogna prepararsi per un futuro in cui essere competitivi. Una cosa che io ho rilevato immediatamente è che all’interno del porto di Brindisi c’è molto da fare; Brindisi ha delle grandissime potenzialità che sono inespresse e questa sinergia con una Amministrazione comunale finalmente stabile, un’Autorità di Sistema, anch’essa, finalmente stabile ed una Autorità Marittima che è inserita nel contesto regionale”.

Brindisi, come porto di frontiera, ed ora di un Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, quali sono le criticità nell’ottemperare a questi compiti? Mi riferisco anche mezzi e uomini; se sono sufficienti vista la vastità delle operazioni, comprese quelle di pattugliamento?

“Noi abbiamo la presenza del Direttore marittimo che è a Bari, che supporta tantissimo il Comando di Brindisi, così come supporta tutti gli altri. Siamo inseriti in un contesto come Autorità Marittima, e abbiamo il supporto sostanziale come Direzione marittima in termini di mezzi, di uomini, di attività e progettualità”.  “Quando c’è da lavorare teoricamente il personale non basterebbe mai ma ritengo che lo strumento sia adeguato a quella che è la necessità. Noi svolgiamo continuamente controlli anche in collaborazione con le altre Autorità: dalle Amministrazioni comunali alle Polizie locali e Guardia di Finanza, Carabinieri e Guardia Forestale”.

Per un territorio marittimo/marinaro è importante insegnare il mare. Diventa così importante promuovere la tutela dell’ambiente marino e costiero e la formazione nautica.
Comandante, non crede che occorre una progettualità più incisiva e di collaborazione tra istituti scolastici, Università e l’Autorità Marittima, al fine di rafforzare il rapporto tra scuola e mondo del lavoro?

“Al di là di quelli che sono i grandi progetti, la collaborazione con l’Università, con il MIUR è importante. Tre settimane fa è stato bello anche incontrare i ragazzi dell’Istituto Tecnico Nautico. Durante l’incontro ho cercato di far comprendere quanto sia importante il mare e lavorare su/con il mare. I ragazzi dell’Istituto Nautico sono il futuro della marineria. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito tanto. Ma prima del mio insediamento,  la Capitaneria di Porto, nell’ambito delle attività estive e comunque prodromiche all’attività estiva, aveva già svolto con i ragazzi delle scuole medie e superiori un’attività didattica in materia ambientale. In particolare ho sottolineato che tra le varie attività del Corpo delle Capitanerie vi è anche quella della sorveglianza e tutela ambientale e del patrimonio archeologico”.

Nell’auspicare un proficuo lavoro e giuste risoluzioni per i suoi compiti, Le auguriamo  “buon vento a prua e mare calmo a poppa”.

Salvatore Carruezzo


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“Il fronte sull’acqua. Valorizzazione del waterfront di Brindisi”

Brindisi-Si è svolta nella sala conferenze dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale(sede di Brindisi), la sottoscrizione di una convenzione tra l’AdSP MAM ed il Liceo Artistico “Marzolla-Simone-Durano” di Brindisi per valorizzare e promuovere il waterfront della città di Brindisi, attraverso graffiti e street-art, trasformeranno barriere stradali in cemento ed altri dispositivi di sicurezza, allocati in porto, in oggetti di arredo urbano. Partner del progetto saranno gli studenti delle terze classi del Liceo Artistico che, oltre ad essere impegnati in attività pittoriche pratiche, effettueranno visite guidate ed escursioni in porto ed analizzeranno tutti i segmenti posti in ambito portuale che necessitano di nuove prospettive di valorizzazione.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Ugo Patroni Griffi, si sofferma su un problema che affligge il territorio: “C’è un problema di marketing territoriale, un problema di cooperazione, in cui tutti quanti dobbiamo cercare di inserire la città di Brindisi -sulla mappa-”.

Per contrastare questo problema si deve partire da un’idea, passare per una cooperazione con il marketing territoriale, integrando le infrastrutture.

“Investire nei non-luoghi” continua Griffi, “I silos, ad esempio, in quasi tutto il mondo, sono diventati elementi iconici del paesaggio, ho tentato anche un’interlocuzione su Brindisi, ma non essendo sull’area demaniale non c’è stato alcun interessamento da parte dei proprietari”. “Tutti sono tenuti a collaborare, anche chi fa l’impresa, e dovrebbe avere il senso della compatibilità ambientale e della leva che l’impresa può esercitare sull’attrattività del territorio, quindi, penso che le associazioni industriali, la Camera di Commercio, debbano fare delle pressioni, anche sulle imprese, dove le infrastrutture di cui godono siano gradevoli e diventino loro stesse un messaggio di marketing”. “Alla scuola chiediamo uno scatto di innovazione, di fantasia, il modello non è solo l’opera verticale, il modello è anche il recupero di tutti gli arredi delle banchine, degli elementi industriali, architettonici, degli edifici, e molto altro”.

Suggestiva anche l’idea di realizzare una sorta di Walk of Fame sul waterfront dove , attraverso immagini, saranno raffigurati tutti i grandi personaggi della storia che hanno attraversato la cità di Brindisi.

Il dirigente scolastico del Liceo Artistico “Marzolla-Simone-Durano” di Brindisi, la prof. carmen Taurino:”Se il territorio chiama, la scuola non può che rispondere. E la nostra scuola è sempre stata molto aperta alle collaborazioni, e soprattutto a quelle di pregio”. “Mi piace pensare che, l’idea di coinvolgere questo liceo sia quello che negli anni, il nostro liceo, si è sempre speso nel dare un valore al territorio”. “La scuola si muove in questa direzione, valorizzare il territorio, valorizzare le competenze dei ragazzi, avvicinandoli al territorio”.

“La mission della nostra scuola è quella di aprirsi al territorio, una mission che la scuola ha nella sua indole, ma che,  anche le direttive ministeriali sostengono e promuovono. Il nostro liceo artistico, musicale, classico, ha una tradizione di lungo corso di collaborazione con gli enti e con le istituzioni, per la caratteristica peculiare anche di questo liceo, che ovviamente interpreta e vive l’arte. Ci è stata chiesta un’esperienza artistica e noi, ovviamente, rispondiamo mediante un’intervento di alternanza scuola-lavoro, che però affonda le sue radici in un’attività curriculare di studio del territorio, della storia e del passato di Brindisi”. “Da queste radici, noi, passiamo ad una riqualificazione che sarà poi il bozzetto finale, frutto di uno studio, che si costruisce su un’analisi attenta del passato della città di Brindisi”.

Salvatore Carruezzo


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Intervista esclusiva al presidente Ugo Patroni Griffi sul Sistema dell’Autorità Portuale/Adriatico Meridionale

1. Presidente, è noto che il sistema portuale dell’Adriatico meridionale è strategico per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia e non solo; ritiene che non si può più attendere la decretazione delle Zes per i porti di Bari e Brindisi?

“Tutti gli studi confermano la stretta relazione tra porto e retroporto, nel senso che la crescita del secondo è funzione della crescita del primo. A ciò si aggiunga la carenza, nel meridione, di infrastrutture retroportuali adeguate (interporti, distripark, etc). Le Zes possono consentire di catalizzare gli investimenti privati necessari tanto allo sviluppo delle imprese retroportuali, quanto alla realizzazione delle infrastrutture logistiche ancora mancanti. Inoltre possono assecondare gli interventi pubblici di ristrutturazione industriale necessari al passaggio dalla Red economy alla blue economy. Quindi si, non si può più attendere oltre e bisogna sia che le Zes siano istituite sia che la loro istituzione sia accompagnata dagli strumenti idonei a farne effettivamente il fulcro dello sviluppo del meridione (kit localizzativi, semplificazioni, zone doganali intercluse, azioni di promozione internazionale da parte del governo e della regione)”.


2. I Comuni di Bari e di Brindisi, di quali strumenti amministrativi dovranno dotarsi per affrontare il consolidamento delle Zes, vista la grande opportunità logistico – marittima che si offre anche in rapporto alla “Via della Seta” e al Corridoio 8?

“Dovranno adottare da subito il citato kit localizzativo. Un pacchetto di misure incentivanti (fiscalità locale e semplificazioni). Accelerare gli interventi pubblici sulle infrastrutture (penso alla campionare di Bari), rimuovere gli ostacoli agli investimenti (ad esempio sarebbe utile avviare il processo di riqualificazione delle aree Sin in Sir), appoggiare gli interventi della Adsp volti al completamento delle infrastrutture portuali, facendo comprendere alle popolazioni l’utilità per la collettività di porti efficienti e dotati dei servizi necessari (bunkeraggio, lng, piazzali e banchine adeguate alla crescita del naviglio, dragaggi etc) ad accogliere il traffico e soprattutto il traffico in crescita (come quello dei rotabili)”.

3. A che punto è la richiesta di concessione al porto di Brindisi (per la vastità di aree incluse nella Zes) di una Zona Doganale Interclusa?

“L’ottimo rapporto con il consorzio Asi ha permesso di candidare al finanziamento regionale lo studio di fattibilità della Zdi a Brindisi. Devo ringraziare l’onorevole D’Attis, il consigliere Bozzetti e l’Assessore Borraccino che hanno messo questo tema, trasversale e non di parte, sull’agenda politica. L’area da intercludere non è enorme (max 50 ettari) secondo le dimensioni ottimali che saranno tracciate dallo studio di fattibilità ovvero indicate dai privati (penso ai referenti delle associazioni mondiali zone franche che hanno chiesto di visitare a Brindisi e che potrebbero fornire suggerimenti sulla dimensione ottimale della Zdi)”.

4. Il traffico ro-ro e ro-pax mantiene un sostanziale incremento e mi riferisco al flusso con la Grecia e Albania; forse meritano una maggiore attenzione nel coinvolgere più compagnie e più tratte anche verso il Montenegro e perché non verso la Turchia?

“La Turchia rappresenta un mercato per noi interessantissimo. Tanto è vero che saremo ad Istanbul a novembre per partecipare, con l’interporto di Bologna, al Logitrans. In quella occasione presenteremo anche la piattaforma intermodale di Brindisi. Ciò precisato, vanno rimossi tutti i limiti allo sviluppo dei collegamenti (contingentamento dei permessi in primis) e gli elementi distorsivi, specie di natura fiscale”.

5. Il porto di Brindisi può essere un valido sito per il bunker di Gnl, (per le tratte nord/sud dell’Adriatico) a garanzia di una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Ritiene si possa effettivamente realizzare?

“Brindisi è ideale, per un impianto a basso impatto ambientale (small scale) e che potrebbe servire sia al rifornimento delle navi che dell’autotrazione. Tale impiano potrebbe attrarre nuovo traffico, contribuire a ridurre le emissioni, inserirsi sulla costituenda rete nazionale dell’Lng, contribuire alla riconversione industriale della città e al suo passaggio alla Blue economy. Io penso che si possa e si debba realizzare. Ove la collettività brindisina condivida i vantaggi. Che a me sono evidenti, ma ritengono debbano essere adeguatamente comunicati ed illustrati dalle istituzioni brindisine”.

6. Presidente, per il Sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, il nuovo sviluppo turistico della città passa per una maggiore presenza delle crociere, vista anche la presenza del vicino aeroporto; sappiamo della richiesta di utilizzo di banchina dalla MSC: per Lei quali possono essere le linee strategiche in questo settore, mi riferisco a stazione marittima – terminal crociere nel porto interno o dove, a medio e lungo termine?

“Brindisi ha una posizione ottimale e la vicinanza all’aeroporto costituisce un asset strategico formidabile. È l’unico porto al mondo, almeno come porto industriale e commerciale, ad avere al proprio interno un aeroporto. Ci consente di sviluppare pacchetti fly&cruise che oggi rappresentano circa il 22% del mercato della crocieristica in molti paesi. Potrebbe poi svolgere la funzione di home port per i nuovi itinerari conseguenti alla stabilizzazione di alcuni paesi Mena o che si affacciano sul Mar Nero. Questo traffico ha però bisogno di infrastrutture adeguate, anche in considerazione del gigantismo che connatura il mercato crocieristico e all’utilizzo da parte delle navi di nuova costruzione di carburanti alternativi (come l’Lng). Questo traffico non può essere ospitato nel porto interno per insufficienza del bacino di evoluzione (il porto interno va benissimo per il segmento delle Luxury CRUISES e per i mega yacht). Vanno dunque realizzati al più presto accosti adeguati (utilizzando magari la banchina oggi in uso alle Nazioni Unite che permetterebbe una inedita integrazione porto/aeroporto o portando a termine il progetto dei nuovi accosti). Le stazioni marittime sono l’ultimo dei problemi. La croceristica ha necessità di strutture leggere, di dimensioni contenute”.


7. Sempre in tema di crociere, Monopoli a sud (con una viabilità rinnovata) e Manfredonia a nord, quali potenzialità si stanno evidenziando per rendere competitivo l’intero sistema portuale dell’Adriatico Meridionale?

“Si stanno ben posizionando nel segmento small Luxury Cruises. Molto interessante per le ricadute economiche sulle città scalate, per la capacità di spesa dei croceristi e perché spesso queste navi sostano di notte (overnight)”.

8. Un’ultima domanda: come procede la pianificazione nel rendere più smart i porti del sistema?

“Investendo massicciamente in innovazione tecnologica e offrendo i nostri porti come Innovation hub e test field alle imprese”.

Salvatore Carruezzo

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Aeroporto di Brindisi: Air-Draft a 50 metri

Brindisi-Iniziati i lavori di adeguamento infrastruttura di volo della pista 13/31 dell’aeroporto di Brindisi, che porterà effetti positivi anche sul porto, anche con l’innalzamento del cono d’atterraggio e che consentirà a navi più grandi di entrare liberamente nel porto.

Il presidente di Aeroporti di Puglia, Tiziano Onesti:”L’investimento che di cui, oggi, poniamo la prima pietra è un investimento importante perchè allungheremo la pista di 200 metri circa, e questo servirà a togliere quelle interferenze che possono esserci con il porto. In più, ovviamente, ci interessa l’aspetto commerciale di questo sviluppo dell’aeroporto e del porto insieme; perchè sappiamo che il porto di Brindisi accoglie molte navi da crociera e noi vogliamo fare in modo che lo scalo del Salento, Brindisi aeroporto ed il porto di Brindisi, che è uno dei porti più belli al mondo, ci possa essere quella sinergia commerciale forte per far decollare tutto l’indotto e l’economia che vi è intorno”.

Marco Franchini, direttore generale di Aeroporti di Puglia interviene:”Illustreremo oggi i lavori di adeguamento delle infrastrutture di volo della pista più importante, denominata 13-31, per un importo di circa 12 milioni di euro, un lavoro che interesserà, successivamente, la seconda pista definita minore, per altri 10 milioni di euro. Quindi completati i piazzali di sosta per il parcheggio degli aeromobili, completate le infrastrutture di volo, realizzata un’area di parcheggio aeromobili per l’aviazione generale, perchè teniamo molto all’intermodalità tra Aviazione Generale, cruiser e navi, il totale di 52 milioni significa un’attenzione per questa città, per questa comunità e per tutta l’area, che spero venga ripagata con la stessa attenzione; preservando quelle che sono le caratteristiche infrastrutturali e quelle che sono le opere di riqualificazione ambientali, quelle che sono quelle attenzioni anche sinergiche, magari con l’ONU, che non fa parte dell’area prospiciente il mare, come un’opportunità unica in Europa, che ha un porto all’interno dell’aeroporto. Quindi è un’occasione dove andiamo a migliorare tutti gli standard di sicurezza operativi, perchè l’innalzamento del gradiente per l’atterraggio permetterà il passaggio di navi fino a 50 metri di altezza”.

Il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi:”Queste sono infrastrutture importanti, abbiamo un grande aeroporto, un grande porto, che è la storia e la cultura di Brindisi, e soprattutto vi è un unicum, come è stato detto, cioè porto ed aeroporto strettamente ed intimamente connessi, veramente un porto che ha all’interno un aeroporto ed un aeropotro che ha all’interno un porto, ecco su questo noi dobbiamo lavorare. E’ molto importante che oggi vengono elencate queste opere che sono sostanziose, servono 52 milioni di euro che verranno investiti nello scalo aeroportuale di Brindisi. Ed è importante che si faccia questo innalzamento del cono di atterraggio, proprio perchè permette di fare entrare nel porto di Brindisi navi sempre più grandi e quindi migliorare il traffico passeggeri.

La città di Brindisi ha bisogno di un nuovo modello di sviluppo, puntiamo molto sul traffico crocieristico, abbiamo visto gli ultimi dati, con 90.000 presenze nell’ultimo anno, e un’altro dato particolarmente importante che oltre 8.000 persone si sono imbarcate, sulle navi da crociera, direttamente dalla nostra città. Stiamo lavorando sul progetto di collegamento e potenziamento dello scalo aeroportuale con il collegamento ferroviario diretto, c’è una delibera CIPE fine febbraio che stanzia 60 milioni di euro, e ce ne è una del progetto Shuttle che ne stanzia 40 milioni, ecco noi stiamo lavorando, insieme alla Regione, per fare una proposta al Governo che possa integrare questi due progetti e mettere insieme le fonti di finanziamento in maniera tale da avere un unico progetto e che possa consentire anche effettivamente all’aeroporto di Brindisi di diventare, veramente poi, in maniera chiara e completa, l’aeroporto del Salento”.

Alessio Quaranta, direttore generale ENAC:”Qui in Puglia abbiamo messo in piedi tanti progetti che nel tempo hanno visto realizzazioni evidenti che poi abbiamo esportato altrove. La Puglia insieme con la società Aeroporti di Puglia è il primo concessionario italiano che ha avuto il riconoscimento di rete aeroportuale da parte del Ministero dei Trasporti. Mi piace citare l’ultimo progetto che stiamo facendo insieme, che è quello della conversione dei mezzi aeroportuali ad idrogeno, che tuttora è un progetto sperimentale, in faqse di sviluppo, in cui noi poniamo grande interesse e grandi aspettative. Ancora una volta usiamo la Puglia come laboratorio.

La vocazione degli scali in Italia, ahimè, non è decisa dal gestore portuale, ma è decisa dal gruppo governativo dove il piano degli aeroporti ha dato indicazioni al livello nazionale, quale è la vocazione del singolo scalo per regione, dando anche una chiave di lettura abbastanza puntuale alla Puglia, dove ha previsto lo sviluppo degli aeroporti di Brindisi e di Bari, prevalentemente rivolti al traffico passeggeri e merci, e dare a Grottaglie una vocazione prevalentemente di infrastruttura legata a quello che è lo sviluppo in termini di novità, che si affacciano al trasporto aereo. Non si esclude che in un futuro si possano operare voli civili in ogni scalo della regione”.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Ugo Patroni Griffi:”Credo che sia una giornata epica, quando mi sono insediato come presidente, il primo problema del porto di Brindisi era il cono d’atterraggio come interferenza tra porto ed aeroporto. Oggi tutti i porti fanno concorrenza per essere homeport, la qualifica di homeport determina ricchezza, perchè quando si è homeport il crocierista non scala solo nel posto per poche ore, ma utilizza il porto per imbarcarsi e sbarcare, significa che sta in quel posto qualche ora in più, generalmente qualche giorno in più, e il dato statistico è che quando si è homeport il crocierista sosta 1.2 giorni in quel porto. Quindi crea un turismo, crea ricchezza collettiva.

Per essere homeport bisogna anche sviluppare pacchetti che assecondano la natura di un porto, oltre che l’infrastruttura. Un tipo di pacchetto da sviluppare è il “Fly and Cruise”, che coinvolga porto, aeroporto, Agenzia delle Dogane e le città per cui il turista arriva con l’aereo e poi si imbarca. A Brindisi c’è un progetto che è pronto per essere realizzato che è quello di Punta delle Terrare, gli accosti di Santa Apollinare, che permetterebbe, anche, di restituire alla città una zona archeologica, ma oltre quello c’è un progetto incredibile, che si può realizzare solo a Brindisi, cioè quello di fare attraccare le navi nell’aeroporto, utilizzando la banchina attualmente in uso alle Nazioni Unite, che ben volentieri riqualificheremmo a nostre spese così da permettere al crocierista di non lasciare mai l’area di security”.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano:”Questo è un settore nel quale, evidentemente, per una serie di ragioni che sono storiche, ma anche contingenti, abbiamo messo insieme il più alto tasso di competenze ed esperienze e devo dire che la gran parte del successo del nostro turismo sta nel fatto che questi aeroporti funzionano a dovere se vengono integrati, come noi stiamo facendo con la ferrovia per quanto riguarda Brindisi, con i porti, con le strade, le autostrade. La locazione di Brindisi è strategica e consente a quattro provincie, addirittura, di utilizzare l’aeroporto ed anche la provincia di Bari, in situazioni particolari di necessità, può convergere tranquillamente sull’aeroporto di Brindisi con tempi di percorrenza e qualità stradale accettabili che ovviamente può essere molto migliorata.

Stiamo investendo 300 milioni di euro sull’elettrificazione delle ferrovie del Sud-Est. Stiamo rinnovando tutto il parco treni, che consentiranno di collegare l’aeroporto di Bari, che è già collegato e l’aeroporto di Brindisi lo sarà a breve. Ci auguriamo che la Puglia sia protagonista nel nuovo sistema di trasporto. Questa rete aeroportuale, che oggi viene potenziata, in uno dei suoi due pilastri fondamentali, viene ovviamente potenziata per migliorare la connessione col porto”.

Salvatore Carruezzo

 

 


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Brindisi: il futuro waterfront di Via del Mare

Brindisi-Oggi nella sala riunioni dell’AdSP del Mare Adriatico Meridionale, si è svolta la premiazione del concorso di idee “Light tales. Via Del Mare 2.0”, finalizzato a rendere via Del Mare, a Brindisi, maggiormente attrattiva, tramite installazioni luminose e pannelli luminosi artistici, con particolare riferimento alla sua barriera metallica di separazione dell’ambito portuale ad accesso riservato da quello urbano a libero accesso pubblico, pedonale e veicolare.

Una commissione tecnica costituita da Francesco Di Leverano, dirigente dell’AdSP, Gaetano Padula, dirigente del Comune di Brindisi e da Annalisa Di Roma, docente presso il Politecnico di Bari, ha valutato i 10 elaborati pervenuti, individuando i tre vincitori. Al primo classificato sarà attribuito un premio di 10.000 €, al secondo classificato un premio di 5.000€, mentre al terzo classificato un premio di 2.500 €.


Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Ugo Patroni Griffi, ci spiega come la città ed il porto devono dialogare:”All’enunciazione città-porto si deve dare una risposta fattuale, si parla di collaborazione porto-città o città-porto, come è in realtà è Brindisi, però poi non possono rimanere enunciazioni di principio; la città ed il porto devono dialogare, tenendo conto che il minimo comune denominatore è la creazione di valore: cioè fare delle cose, che una volta realizzate accrescano il valore complessivo del porto della sua città o la città del suo porto. Tra le cose che abbiamo pensato di fare, vi è quella di riqualificare la recinzione doganale, potendo diventare uno strumento su cui impalcare un progetto di waterfront”.

Il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi interviene:”La riqualificazione del water-front di via del Mare è stato un percorso lungo, anche accidentato, dalle polemiche sulla recinzione, quindi proprio perchè c’è anche tanto amore da parte dei cittadini, che vogliono giustamente, riqualificato uno dei punti più belli e suggestivi, che maggiormente appartiene alla cultura e alla tradizione della città. L’idea di poterla migliorare e renderla più fruibile, attraverso un concorso di idee sostanzialmente con dei professionisti, con l’arte contemporanea, può essere, sicuramente, un elemento di maggiore attrattività, originalità e fruibilità del waterfront”.

Il capitano di Vascello, della Capitaneria di Porto di Brindisi, Giovanni Canu commenta:”Mi sembra una bellissima occasione dove la cittadinanza e le autorità collaborano insieme per migliorare quello che è il territorio, in particolare il porto che è il cuore pulsante della città”.

Antonella Amico della RTI “Amico”(di Antonella Amico, Andrea Calderali, Antonio De Castro, Carlotta Passaro), vincitore del conconcorso ci spiega la loro idea:”La proposta nasce da una doppia visione di quello che è il percorso, una visione legata all’impatto di chi transita attraverso l’utilizzo dell’auto e di chi lo percorre a piedi e quindi si scala secondo queste due diverse possibilità. Nasce, poi, da un gruppo composto da persone di Brindisi e non, e quindi ha anche una doppia scala di riferimento. L’idea è stata quella, secondo questa doppia scala, di disegnare sulla recinzione la storia di Brindisi attraverso un -filo luminoso- interrompendosi, con una certa cadenza, per raffigurare una parte della storia di Brindisi, partendo dai romani fino allo sbarco degli albanesi. Quindi le installazioni saranno visibili, in maniera importante, quando si transita con l’auto e che sono connesse tra loro attraverso il filo luminoso e viene riscalato, invece per il pedone, attraverso la descrizione dell’installazione luminosa mediante dei pannelli retroilluminati, che raccontano quello che viene rappresentato. Ad avvalorare questa descrizione, ci sarà anche un’altro elemento, quello del tentativo di rompere quella che è la recinzione, attraverso l’inserimento di un’illuminazione bassa di colore blu che possa portare il mare all’interno della città. Quindi una raffigurazione di elementi luminosi blu che proiettano sul pavimento del percorso pedonale questa banda che fa entrare il mare nella città. Il mare come elemento fondante di tutta la storia di Brindisi”.

Salvatore Carruezzo

 


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Intervista esclusiva al sindaco di Brindisi Riccardo Rossi sul futuro del porto

Sindaco Rossi, cito una frase del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, prof. Ugo Patroni Griffi: “Io farò quello che la città mi chiederà di fare”; quindi come rappresentante dell’amministrazione di questa città, quali sono le problematiche che affliggono questo porto e le possibili soluzioni, insomma cosa si può chiedere all’AdSPMAM?

“Concordo con quello che ha detto il prof. Ugo Patroni GRiffi, con il quale abbiamo avuto già un incontro preliminare, lo scorso venerdì, in cui ci sono stati evidenziati problemi, criticità e possibili soluzioni per migliorare l’efficienza del sistema portuale in termini di dragaggi, banchine, in termini di miglioramento, ad esempio, della parte di accoglienza della area extra-Schengen, che oggi risulta particolarmente critica, al fine ovviamente di far si che questo porto, il nostro porto, possa incrementare sia il traffico turistico, crocieristico, i collegamenti classici come con la Grecia e l’Albania, il traffico Ro-Ro e contemperando con quello che esiste, ovviamente, del traffico industriale. Sono state proposte varie soluzioni e adesso noi ne faremo una valutazione, che non può essere una valutazione, diciamo tra virgolette, ideologica ma dobbiamo comprendere bene come, da un punto di vista tecnico, quali, dal punto di vista tecnico, possono essere le migliori soluzioni che si integrano in una visione anche di città.

Per questo il primo punto di partenza, che a me sembra fondamentale, è arrivare a ridefinire i piani strategici, città di Brindisi e Autorità di Sistema si accingono a riscrivere il Piano Regolatore, il Piano Urbanistico, e questa fase deve vedere una stretta sinergia tra tutti e due i soggetti, quindi sappiamo che, nella ridefinizione delle linee guida l’Autorità Portuale ha già un dialogo con il Politecnico di Bari e noi abbiamo proposto che questo -gruppo- sia integrato dal professor Dino Borri, che è il nostro assessore all’Urbanistica, in maniera tale, che anche l’idea, la visione della città di Brindisi sia contemperata all’interno di questo piano. Quindi da lì deve nascere una un’idea ed una visione. Abbiamo da sviluppare il porto interno che per la città di Brindisi è importante, soprattutto in funzione dei traffici dei crocieristi, la nautica da diporto, crociere di grandi dimensioni e di piccole dimensioni, perchè esistono anche bacini di mercato differenti.

Abbiamo, poi, da valutare tutte le opzioni relative alla questione dei dragaggi, per rendere il porto, un possibile attracco di navi sempre più grandi e abbiamo, anche, la questione dei terminal passeggeri e terminal crocieristici. Sono molteplici le questioni -sul tappeto- e adesso, io penso, noi siamo appena arrivati, abbiamo preso, diciamo, le situazioni principali, le loro proposte e adesso le valuteremo anche noi, tecnicamente, e ci esprimeremo”. In altre reltà portuali c’è, da parte di tutti gli attori protagonisti e non protagonisti, una disponibilità alla crescita sia turistica che culturale che, purtroppo, non percepisco nella nostra realtà. “Il porto, per noi, deve rappresentare questo, non c’è una fase di passaggio, sappiamo che gran parte degli intrioti del porto vengono, ad esempio, dalla movimentazione del carbone, movimentazione che si è drasticamente ridotta in questi anni e io dico, dal punto di vista ambientale e della salute, anche fortunatamente, e che nei prossimi anni arriverà a zero”.

Quindi bisognerebbe trovare un’aspetto economico immediato.

“Quindi bisogna programmare la nuova vita del porto ed anche la nuova vita della città, su questo io ritengo che bisogna fortemente puntare sul turismo, sulla cultura, sulla capacità attrattiva della citta di Brindisi, e in questo il porto gioca un ruolo importante, tant’è che, sempre con l’Autorità Portuale e con il professor Patroni Griffi, stiamo pensando di candidare il Capannone Montecatini in un prossimo bando che uscirà, da parte della Regione Puglia, come elemento attrattore, si sta pensando ad un luogo dedicato all’arte contemporanea”.

Quindi non come una possibile stazione marittima?

“Come stazione marittima, vediamo, il Capannone è molto grande ed io penso che possa avere più funzioni, dopodichè vedremo. Però anche la possibilità di relizzare una stazione marittima nel porto medio, insomma le possibilità sono molte e bisogna integrare tutte queste idee, queste visioni, perchè arrivano anche richieste contrastanti da parte dei vari soggetti della città , associazioni, movimenti, gruppi d’interesse, operatori portuali etc.. Non c’è, in questo momento, un quadro unico, dobbiamo, come molto spesso succede, far sì che le soluzioni siano condivise anche perchè non sono soluzioni che rappresenteranno risultati nell’immediato ma saranno decisive, probabilmente, nei prossimi almeno vent’anni della città, per cui è bene approfondire ed è bene che queste soluzioni siano le più condivise possibili”

Il 22 ottobre ci sarà un evento storico con Enac, ci sarà il primo passo verso l’innalzamento del cono d’atterraggio che passerà da 36 a 50 metri.

“Questo è un altro passo importante, il 22 siamo stati tutti invitati alla posa della prima pietra di questi lavori che verranno fatti sulla pista dell’areoporto di Brindisi, che consentirà un’innalzamento del cono di atterraggio. Questo significa maggiore capacità di transito delle navi, maggiore facilità di accesso al porto di Brindisi e minore attesa. Renderà più semplice le operazioni portuali, anche questo è un elemento positivo ed importante”.

Ci sono 5 milioni per la bonifica di Punta delle Terrare.

“Il porto è sito di interesse nazionale per le bonifiche, allori qua ci sono due partite: capire quali fondi ci sono, anche perchè movimentare dei dragaggi di sedimenti del porto di Brindisi è particolarmente complicato, dal punto di vista dei permessi, dal punto di vista del deposito di questi sedimenti e quendi questo può bloccare lo sviluppo di un porto. Ci sono dei meccanismi molto complessi”.

“Aggiungo inoltre che c’è da integrare, ovviamente, le attività del porto con una retroportualità e con lo sviluppo delle zone economiche speciali, le ZES. Brindisi ha la ZES più estesa della Puglia, va raccordata con le attività del porto, con le attività della città e va, anche, fatta una battaglia politica, sappiamo che si sta aprendo, dopo la Via Appia, dopo la Valigia delle Indie una nuova via verso Oriente che è quella della Via della Seta, che riguarderà il futuro. Questa volta un porto come Brindisi, che storicamente è stato sempre il porto tra Oriente ed Occidente , venga tagliato fuori per i porti di Trieste o di Genova, dove a Trieste, addirittura, ci sono leggi speciali che consentono di fare cose che in altri porti non sono permesse. E’ evidente che questi sono fattori che distorcono, fortemente, la capacità e la concorrenza tra porti.

Non si pò fare una gara di cento metri e il porto di Trieste ne fa ottanta e il porto di Brindisi ne deve fare centoventi e poi metterli in competizione. Questo non è possibile. Però tutto ciò riguarda anche scelte politiche di Governo nazionale, ed è bene che il Governo nazionale faccia sentire una voce anche per il Sud, per cui la Via della Seta, a mio avviso, deve riguardare anche, se non soprattutto, i porti del Meridione, che sono quelli che per primi si interfacciano con l’Oriente. Quindi anche questo è un punto del dibattito che dovremmo avanzare non solo con l’Autorità Portuale, che è abbastanza convinta, anzi fortemente convinta di ciò, ma dobbiamo farlo proprio col Governo nazionale”.

Salvatore Carruezzo

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Intervento esclusivo di Teo Titi (OPS) sulle reali e concrete necessità del porto di Brindisi

Abbiamo chiesto al presidente dell’associazione OPS (Operatori Portuali Salentini), quali sono le problematice e le possibili soluzioni che affliggono il porto di Brindisi e cosa si può chiedere all’amministrazione della città e all’AdSP MAM (Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale) affinchè, concretamente, agiscano sul territorio per sviluppare un piano strategico per il turismo e l’economia che potrebbe derivarne.

“Il turismo del porto è evidentemente legato all’arrivo di navi da crociera. E gli sforzi sono diretti in quella direzione.
Le crociere arrivano e mantengono lo scalo negli anni se esistono e permangono diversi fattori, in primis:

1. attrattività turistica del territorio e dello scalo
2. infrastrutture portuali adeguate (stazione marittima crociere etc)
3. economicità dello scalo

1. Per il territorio è inutile soffermarsi, ma per lo scalo (brindisi) il lavoro deve essere svolto dal territorio e inteso come un progetto comune tra amministrazioni enti e associazioni. È un percorso che parte sopratutto da un cambio di mentalità e di approccio verso il turismo che significa investimenti di quattrini e vera attenzione continua sui dettagli, sulla fruibilità e attrattività dei beni esistenti, sul decoro, sulla pulizia, sulle segnaletiche, sugli eventi culturali, su musei dedicati ai bambini etc.

2. Per le infrastrutture Portuali dovrà pensarci l’Autorità di Sistema Portuale, ma il percorso dovrà passare prima da una scelta pianificata degli spazi Portuali, che dovranno finalmente essere dedicati ognuno ad una funzione specifica e quindi attrezzati in tal senso, il che si traduce nella destinazione funzionale delle banchine. È una istanza che fu già fatta all’ex presidente Haralambides che all’inizio sembrava ben disposto ma alla fine si convinse del contrario, sostenendo che fosse limitante assegnare una funzione ad ogni banchina.

Per il porto interno è stato fatto l’errore, sempre sotto la presidenza Haralambides, di aver investito tanti milioni di euro per consolidare canale Pigonati (condannandolo a rimanere delle stesse dimensioni) invece di approfittare di quelle risorse per utilizzarle per allargarlo come propose il commissario Amm. Lolli. Io lanciai l’allarme facendo anche una raccolta di firme ma è rimasto inascoltato. Questo ormai è un dato di fatto e non si può tornare indietro quindi bisognerà guardare avanti non piangere sul latte versato e che si ragioni pensando a soluzioni diverse.

È di tutta evidenza che il porto interno è l’ideale per le crociere e quindi la stazione marittima Crociere che bisognerà
creare non potrà che essere lì. E personalmente non credo che esistano molte soluzioni: la prima è quella di una riqualificazione della storica stazione marittima per farla ritornare alle sue originali funzioni, ma oggi è sede dell’Autorità Portuale e probabilmente servirebbero molti soldi e tempo perché questo avvenga.

La seconda è il famoso -capannone Montecatini- oggi misteriosamente rimasto all’esterno della cinta portuale e in quel caso le navi dovranno ormeggiare in quel sito. Finalmente da qualche mese è stato aperto il passaggio all’interno del seno di Levante quindi i croceristi non avrebbero difficoltà a raggiungere la città. Ogni altra soluzione di banchine al di fuori del porto interno si scontra con la problematica oggettiva del limite di altezza delle navi dovuto al cono di atterraggio.

3. Le navi da crociera del futuro saranno alimentate a gas e avere la possibilità di rifornire le navi di gas o di altri combustibili alternativi dalla banchina è un’altra infrastruttura che bisognerà studiare e pianificare se vorremo essere un porto all’avanguardia.
Purtroppo a Brindisi quando si parla di gas sembra si parli del diavolo, ma bisognerà pensare in grande e mettere da parte fantasmi del passato e guardare i progetti senza preconcetti e con spirito costruttivo. Il porto però non vive si sole crociere quindi è importante che si tutelino anche i traffici esistenti e si investa su quelli in via di sviluppo.

L’ente portuale dovrà svolgere il suo ruolo per rendere attraente e competitivo lo scalo di Brindisi e garantirne la fruibilità ad una vastità di compagnie. La governance su due porti in competizione fra loro in questo traffico non sarà facile attuarla ma se gestita con buon senso e buona fede sarà una grande opportunità per dimostrare che il sistema tanto voluto può diventare un’opportunità. Il rischio, altrimenti, è che si avverino i timori di soccombere alla logica per me illogica di favorire i porti, definiti strategici da una politica miope e interessata.

Brindisi non lo è sulla carta scritta dall’Europa ma lo è nei fatti e certamente potrà svolgere il ruolo che le spetta grazie all’aiuto del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Prof. Patroni Griffi che ha già illustrato ai soci della OPS (Operatori Portuali Salentini) le sue intenzioni che vanno in questo senso.

Infine bisognerà pianificare le funzioni di Costa Morena est, che da anni è diventata un deposito per i tubi della Tap, anche questo un nostro annuncio rilevatosi veritiero. Tap ha trovato nell’ex commissario Valente la disponibilità a fornire per pochi euro una infrastruttura costruita con soldi pubblici, non certo per diventare deposito ed essere controllata dalla security portuale, anch’essa pagata dai traffici portuali.

Si spera che si possa rientrare a breve nella disponibilità di quegli spazi per adibirli ad un traffico che possa sfruttare le aree e la nuova ferrovia che collega il porto. I soci di Ops, ossia il cluster portuale, chiedono di essere coinvolti nei processi decisionali per evitare che accada quello che è accaduto in passato, anche recente, che le scelte rimangano scollegate dalle reali necessità”.

Teo Titi, Presidente OPS, per il Nautilus

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IL NAUTILUS Anno 14 N°1

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato ai porti con un focus sulla Via della Seta e sulla via Traiana, il concetto dello IoT-Internet of Things, il contratto di ormeggio e il nuovo concetto di New-Port. Poi una riflessione sul principio di passaggio inoffensivo(riprendendo vicende come quella dell'Aquarius, Open Arms e Sea Watch 3). E ancora, approfondimenti sul potere amministrativo delle AdSP, Mare 2.0 e sulla navigazione delle navi e non delle merci.
poseidone danese

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