Navi veleni: Costa, fare luce su morte misteriosa De Grazia

“Indaghi la commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti”

Roma– “L’approfondimento giornalistico di Fanpage.it che, a ventiquattro anni dalla morte misteriosa del capitano Natale De Grazia che indagava sulle ‘navi dei veleni’, ripercorre le tappe dell’inchiesta del pool di Reggio Calabria attraverso le fonti dirette del capitano e i suoi più stretti collaboratori, apre nuovi scenari che meritano di essere esaminati analiticamente.

Auspico che la commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ne tenga conto e indaghi con i suoi strumenti. Il Paese non può lasciare che questo crimine non abbia verità e giustizia. E’ un dovere dello Stato fare luce”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Apre Vado Gateway, cambia la logistica del Nord Italia

Inaugurato oggi il nuovo terminal container di Vado Ligure di APM Terminals un’infrastruttura moderna ed unica in Italia nel suo genere per servizi e tecnologie,  dal “piazzale automatizzato” al sistema di “appuntamenti” per i camion

Vado Ligure (Savona) – È stato inaugurato oggi con una cerimonia alla presenza di tutti i dipendenti e di varie autorità nazionali e locali Vado Gateway, il nuovo terminal container di APM Terminals.

Si tratta della più importante infrastruttura portuale realizzata in Italia da decenni a questa parte, che va a completare un investimento complessivo di circa 450 milioni di euro, di cui 180 milioni da parte di APM Terminals, 43 dei quali in project financing. Il committente dell’opera è l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, che ora ne affiderà la gestione proprio ad APM Terminals per i prossimi 50 anni.

All’inaugurazione hanno partecipato e sono intervenuti il sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sen. Salvatore Margiotta, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, l’Ammiraglio Nicola Carlone, Comandante Capitaneria di Porto Direzione Marittima della Liguria, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini, il sindaco di Vado Ligure Monica Giuliano, il Chief Executive Officer di APM Terminals Morten H. Engelstoft, l’amministratore delegato di APM Terminals Vado Ligure Spa Paolo Cornetto e l’on. Franco Vazio.

I PROTAGONISTI

La Holding a capo di APM Terminals Vado Ligure Spa, la società italiana che gestisce Vado Gateway, è composta da APM Terminals col 50,1%, insieme ai cinesi Cosco Shipping Ports col 40% e Qingdao Port International, con il 9,9%.

APM Terminals è una multinazionale con sede centrale all’Aia, in Olanda, attiva nella gestione di terminal container. Fondata nel 2001 come divisione separata e indipendente dal gruppo danese AP Moller-Maersk, marchio globale leader nei trasporti e nella logistica, APM Terminals è oggi tra le principali società terminalistiche al mondo, con una rete di 74 terminals operativi, distribuiti in 58 Paesi, al servizio di oltre 60 compagnie di navigazione. Oltre a Vado Gateway, la società ha altri nuovi progetti di terminal in fase di sviluppo nel mondo, dove attualmente conta circa 22 mila dipendenti.

CARATTERISTICHE E DOTAZIONI

Vado Gateway è un terminal semi-automatizzato e va a potenziare in modo significativo la competitività del sistema portuale ligure ed italiano.  Inizialmente potrà operare su una prima parte di banchina di 450 metri, ma già dal luglio 2020 si potranno sfruttare tutti i 700 metri che la compongono.

Con fondali a filo banchina di 17.25 metri e un’altezza di ben 4.5 metri sopra il livello del mare, Vado Gateway potrà accogliere ed operare senza limitazioni anche le “grandi navi” di ultima generazione (ULCS – Ultra large container ships).

Vado Gateway conta inoltre su una serie di dotazioni all’avanguardia ed in particolare su una flotta di gru che operano grazie alle più moderne tecnologie.

Il piazzale (“yard”) per il deposito e la movimentazione dei container è il primo in Italia ad essere completamente automatizzato: le gru “di piazzale” ARMG (Automatic Rail Mounted Gantry cranes), opereranno infatti in modo autonomo e saranno supervisionate “in remoto” da operatori altamente specializzati. Questo consentirà di garantire anche i più elevati standard di sicurezza nel settore, dal momento che nessuna persona potrà essere fisicamente presente in quest’area specifica durante la movimentazione. L’accesso al piazzale sarà possibile soltanto per attività di manutenzione durante il fermo delle gru.

I container che sbarcheranno a Vado Gateway saranno immediatamente registrati da una videocamera dinamica installata sulle gru “di banchina” (STS, ship-to-shore), mezzi con operatore a bordo che inviano le informazioni al sistema operativo del terminal (TOS – Terminal Operating System). Il TOS, molto avanzato e completamente integrato con tutte le altre apparecchiature, consente di rintracciare in qualsiasi momento la posizione di ogni singolo container.

La movimentazione dei container dalla banchina alle aree di scambio interne, da qui al piazzale e quindi alle aree di scambio con il trasporto stradale (exchange grid) avverrà infine attraverso l’impiego delle gru “a cavaliere” (straddle carriers), mezzi ad alimentazione ibrida con operatore a bordo, che ricevono istruzioni direttamente dal TOS.

Vado Gateway disporrà infine di uno dei sistemi di accesso per i camion tra i più tecnologici d’Italia. L’arrivo al terminal avviene infatti grazie alla presenza di 14 corsie reversibili ad alto contenuto di automazione, necessario per la gestione dei flussi attraverso un sistema di “appuntamenti” denominato Truck appointment system. Gli autotrasportatori che arrivano al cancello di accesso avranno precedentemente prenotato il loro arrivo e ricevuto conferma attraverso un’interfaccia web collegata ai sistemi informatici. Una volta arrivati in porto, attraverseranno un lettore ottico in grado di riconoscere il trasportatore grazie alla targa del mezzo ed al numero del contenitore.

IL MERCATO DI RIFERIMENTO

Vado Gateway collegherà i mercati di Nord Italia, Svizzera, Germania e Francia nord-orientale con il resto del mondo e si inquadra come uno dei terminali marittimi della “Nuova Via della Seta”.

Il nuovo terminal si è già assicurato il supporto di due nuove importanti linee marittime di Maersk. A partire dal febbraio 2020 infatti le navi del servizio ME2, che collega il Mediterraneo con il Medio Oriente e l’India, e del servizio MMX, che collega il Mediterraneo col Canada, faranno scalo a Vado Gateway.

APM Terminals Vado Ligure Spa controlla anche l’attiguo Reefer Terminal di Vado Ligure, il più grande hub per la logistica della frutta nel Mediterraneo. Il sistema portuale Vado Gateway-Reefer Terminal favorirà sinergie di servizi, traffici e clienti a livello internazionale.

La capacità di Vado Gateway a regime sarà di circa 900 mila TEUs all’anno, che uniti ai 250 mila teus del Reefer Terminal faranno di Vado un porto in grado di superare il milione di TEUs complessivi l’anno.

OCCUPAZIONE

Significativo l’impatto occupazionale: tra poco più di un mese, finiti gli ultimi corsi, i dipendenti saranno circa 390 fra Vado Gateway (240) e Reefer Terminal (150).

A fine 2020, quando il completamento del Terminal sarà pienamente realizzato, gli occupati di Vado Gateway saliranno a circa 300.

Un numero elevato di lavoratori che operano a Vado Gateway è stato assunto grazie a programmi di formazione e riqualificazione specifici per disoccupati, andando così a dare nuove opportunità in un territorio, quello del savonese, che nel recente passato è stato pesantemente colpito dalla crisi industriale e che ha assistito alla chiusura o al ridimensionamento di diverse grandi aziende.

AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ

Di grande rilievo l’ambizione sull’intermodalità: l’obiettivo dichiarato di APM Terminals infatti è di movimentare via ferrovia il 40% dei contenitori. Inizialmente saranno 5 i treni settimanali che da Vado raggiungeranno vari snodi intermodali nel Nord e Nord Est del Paese, fra cui Milano e Padova, ma il loro numero è destinato a salire progressivamente.

CRONOLOGIA ESSENZIALE DEL “PROGETTO VADO”

2005 – Il terminal è previsto nel Piano Regolatore Portuale di Vado Ligure. Pubblicazione del bando europeo di interesse  2007 –  Pubblicazione bando europeo di project financing  2008 – Costituzione della società APM Terminals Vado Ligure Spa. Aggiudicazione del bando di costruzione e gestione e firma della convenzione 2009 – Approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale  2011 – Approvazione progetto definitivo. Firma “Patto di Legalità” con la Prefettura di Savona e l’Autorità Portuale  2012– (luglio) inizio lavori civili 2015 – Avvio studio di variante progettuale. Ingresso APM Terminals, che acquisisce Reefer Terminal Spa 2016 – (novembre) ingresso dei soci cinesi Cosco Shipping Ports e Quingdao Ports International in APM Terminals Vado Ligure Spa 2017 – Approvazione del Progetto di variante da parte della Conferenza dei servizi LE PAROLE DEI PROTAGONISTI

Paolo Cornetto, amministratore delegato di APM Terminals Vado Ligure Spa, non nasconde la propria soddisfazione: “Siamo orgogliosi di avere portato a termine questa fase ‘di progetto’, e poter finalmente cominciare ad operare il nuovo terminal. È stata una lunga attesa, abbiamo dovuto affrontare molte difficoltà, ma sono grato ai miei colleghi ed alla mia azienda per avere sempre continuato a crederci. Ora dovremo essere bravi e garantire ai clienti un servizio di eccellenza. Ci sono ancora molte partite aperte sulle infrastrutture esterne che devono essere portate a termine. Mi auguro che non si esaurisca la grande determinazione di tutte le istituzioni che ci ha consentito di arrivare a questo giorno: Vado Gateway dovrà poter contare su infrastrutture efficienti per poter esprimere tutto il suo potenziale nei prossimi anni”.

Morten H. Engelstoft, chief executive officer di APM Terminals aggiunge: “Rafforzare la nostra presenza a Vado Ligure conferma il nostro forte impegno nella regione e l’importanza del ruolo che ricopre nello scacchiere logistico europeo. Vado Gateway è una parte importante della strategia globale di AP Moller-Maersk di diventare un’azienda logistica sempre più integrata, che mette in connessione e semplifica il commercio globale per aiutare i nostri clienti a crescere e svilupparsi”.

Secondo il sindaco di Vado Ligure, Monica Giuliano “L’inaugurazione del nuovo terminal rappresenta per il nostro territorio la nascita di un nuovo modello di sviluppo economico che ha quale fondamento il mare. Abbiamo superato una fase di decrescita e desertificazione industriale grazie all’impegno delle istituzioni locali e degli operatori coinvolti. Ora l’auspicio è che il nuovo cammino possa rigenerare territori e occupazione premettendo il perseguimento di un binomio indissolubile tra benessere sociale e sviluppo produttivo”.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini commenta così: “L’inaugurazione di Vado Gateway è l’occasione per ringraziare tutti quanti hanno collaborato per dare concretezza a questo ambizioso progetto, a cominciare dallo staff di APM Terminals e dell’Autorità Portuale. Grazie ad un lavoro lungo 15 anni oggi il porto di Vado Ligure può vantare il terminal container più avanzato per tecnologia nel Mediterraneo.  A pochi giorni dall’apertura del rinnovato terminal crociere di Savona, è una soddisfazione particolare testimoniare il grande rafforzamento degli scali di ponente, che contribuiscono in modo determinante a migliorare l’efficienza e la capacità del sistema portuale ligure e nazionale. In vista dell’apertura commerciale e della piena operatività del terminal siamo tutti impegnati ad assicurare l’integrazione del Vado Gateway con la rete di trasporto autostradale e ferroviaria nazionale. Questa è la sfida chiave perché i nostri porti e i nostri operatori possano mettere a frutto tutto il loro potenziale al servizio dell’economia del nostro Paese e dell’Europa”

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, aggiunge: “La giornata di oggi simboleggia la Liguria che non si arrende e che, nonostante le difficoltà, continua a guardare al futuro. La piattaforma di Vado darà lavoro da subito a 390 persone, di cui oltre 70 formate con il progetto “Blue economy” di Regione Liguria, a dimostrazione di come la formazione mirata e specifica in linea con le esigenze delle aziende e del mercato dia risultati concreti e aiuti i nostri giovani a trovare occupazione. La nostra regione, con i suoi porti, è già la principale piattaforma logistica del Mediterraneo: il taglio del nastro della nuova piattaforma di Vado Ligure potenzia la nostra capacità di movimentazione e conferma il settore marittimo come quello più strategico e nodale per il sistema Liguria”.

Salvatore Margiotta senatore e sottosegretario al Mit, conclude: “La scelta del Project financing compiuta nel 2005 si è rivelata efficace, e sia pur con tempi italiani un po’ troppo lunghi, la struttura è diventata realtà. Ad APM va riconosciuta determinazione e pazienza. Mi piace sottolineare che – caso raro – il contributo pubblico si è ridotto da 300 a 270 milioni. Non si poteva inoltre immaginare un terminal senza una forte componente ferroviaria, e per questo l’atto di Concessione del 2008 impone l’uso della Modalità ferroviaria per il 40% del volume movimentato. L’RTI che lo gestisce – Serfer e Trenitalia Cargo – se ne farà carico assicurando un servizio all’altezza della sfida.  Per quanto riguarda il trasporto su gomma, resta ancora da realizzare il casello autostradale di Bossarino; autostrade dei fiori sta completando la progettazione definitiva con l’obiettivo di arrivare entro la fine 2020 all’appalto dell’opera.  Il Governo farà la Sua parte di stimolo, di controllo e vigilanza affinché l’obiettivo sia colto nel più breve tempo possibile”.

Con Effetto farfalla 2000 studenti sono andati a lezione di ambiente

Sui banchi per imparare a non inquinare e tutelare la natura

Sono stati oltre 2000 gli studenti sardi andati a lezione di ambiente con il progetto “Effetto farfalla – Tante piccole azioni per grandi cambiamenti” promosso dalla Regione Sardegna – Assessorato Ambiente e coordinato dal Parco di Porto Conte di Alghero. Bambini ed adolescenti  che hanno studiato  le maggiori tematiche legate al deterioramento dello stato ambientale  del Pianeta.

Il progetto è durato sei mesi: “Da giugno a dicembre 2019 sono state realizzate sul campo diverse iniziative. La fase finale è stata riservata al mondo della scuola. E’ stata una occasione importante – sottolinea Mariano Mariani, direttore del Parco di Porto Conte e dell’Area Marina Protetta di Capo Caccia – per affrontare con gli studenti alcuni temi centrali sulla tutela del nostro Pianeta: cause ed effetti dei cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, inquinamento dell’ambiente marino costiero, impatto delle macro e delle micro plastiche, funzionamento della catena alimentare e consumi consapevoli indispensabili per la tutela della nostra salute”.

Il Progetto ha visto impegnati cinquanta educatori ambientali provenienti dai CEAS della Sardegna (Centri di Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità). Gli studenti hanno frequentato laboratori formativi, partecipato ad escursioni didattiche sul campo e svolto attività di osservazione, raccolta ed elaborazione dati. L’azione a favore delle scuole è stata l’ultima prevista dal progetto Effetto farfalla che durante i mesi estivi ha coinvolto migliaia di residenti e turisti.

I cinquanta educatori ambientali dei CEAS della Sardegna hanno fatto “lezione” in spiaggia, spesso con attività ludiche e coinvolgenti, per sensibilizzare le persone contro il furto della sabbia e l’abbandono dei rifiuti. Sono state poi decine le iniziative di educazione ambientale organizzate con esperti di diverse discipline scientifiche indirizzate a far conoscere la complessità e la fragilità dell’ecosistema marino e la responsabilità dell’uomo nella sua salvaguardia.

Effetto farfalla non finisce qui, ma continuerà con l’azione quotidiana dei CEAS nel promuovere le azioni di educazione ambientale e nel sostenere le iniziative promosse da enti pubblici, associazioni ed imprese impegnate nella difesa del mare e dei suoi abitanti.

“Nel ringraziare tutti  i CEAS protagonisti del progetto Effetto farfalla: Asinara, Baratz, Cala Gonone, Capo Carbonara, Casa delle Dame, Ingurtosu, Laguna di Nora, Laguna di Santa Gilla, Monte Minerva, Narbolia, Naturalia, Porto Conte, Platamona, Santa Lucia, Sinis e Tavolara – ha concluso il direttore del Parco di Porto Conte –l’auspicio è quello  che l’Assessorato Difesa Ambiente della Regione Sardegna possa assicurare continuità al progetto  anche nel 2020”.

Arriva a Cagliari il “SAVE TOUR” per Sostenibilità, Azione, Viaggio, Esperienza

• Il SAVE Discovery Truck prevede percorsi interattivi e laboratori multimediali per educare i giovani all’uso consapevole delle risorse finanziarie e ambientali

• Il tour coinvolgerà oltre 10.000 studenti, attraversando l’Italia in un viaggio di quasi 2.000 km e facendo tappa in 21 città dal nord alle isole

• L’iniziativa è promossa da Museo del Risparmio di Torino, BEI Institute e Scania, con il patrocinio della Regione Sardegna, in collaborazione con il MIUR e con il supporto di Intesa Sanpaolo

Cagliari– Da oggi e fino al 12 dicembre il SAVE Discovery Truck sarà a Cagliari. Il veicolo Scania di ultimissima generazione è allestito come un vero e proprio laboratorio interattivo e itinerante, dove i giovani ospiti saranno guidati da tutor in tre percorsi tematici e giochi interattivi studiati per un primo approccio alle tematiche finanziarie, alla sostenibilità e all’economia circolare, con l’obiettivo di favorire l’acquisizione di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini di oggi e di domani.

L’innovativo “museo su ruote” sosterà da oggi al 12 dicembre in calata via Roma del porto di Cagliari, ospite dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna. Gli studenti delle scuole primarie e secondarie che vorranno salire a bordo potranno approfondire il tema della scarsità delle risorse, siano esse naturali o finanziarie, e riflettere sull’importanza di impegnarsi nella lotta contro gli sprechi. Percorsi e laboratori sono curati dal Museo del Risparmio di Torino e frutto di una condivisione con BEI Institute (Gruppo Banca europea per gli investimenti) e con Scania stessa.

Poiché la strada verso un futuro sostenibile è da percorrere tutti insieme, gli studenti non saranno i soli ad essere coinvolti: nelle ore pomeridiane il Discovery Truck aprirà i suoi laboratori e giochi anche alle famiglie perché l’educazione alla sostenibilità può essere appresa a scuola, ma richiede di essere messa in pratica ogni giorno a casa, modificando il nostro stile di vita.  L’iniziativa si svolge nell’ambito della seconda edizione di “S.A.V.E. Sostenibilità, Azione, Viaggio, Esperienza” (www.savetour.it), il progetto itinerante rivolto alle scuole primarie e secondarie, realizzato da Museo del Risparmio, BEI Institute e Scania, con la collaborazione di Intesa Sanpaolo.

Inaugurato il 28 ottobre a Torino, dove il SAVE Discovery Truck è stato ospitato per un giorno in Piazza San Carlo, il tour attraverserà l’Italia in un viaggio di 2.000 km, fermandosi tre giorni in ciascuna delle 21 tappe previste in sei regioni (Piemonte, Liguria, Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania) dal nord alle isole.  La sostenibilità e le sue implicazioni sul sistema sociale ed economico stanno conquistando ogni giorno di più l’attenzione di giovani e giovanissimi, desiderosi di vivere in un futuro caratterizzato da benessere sociale e ambientale: per questo motivo, dopo il successo della prima edizione che ha visto il coinvolgimento lo scorso anno di oltre 10.000 studenti in otto regioni, quest’anno il progetto vedrà una partecipazione ancora maggiore, anche grazie a un protocollo di intesa sottoscritto con il MIUR, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Alle classi che prenderanno parte al progetto e ai cittadini che si aggiudicheranno il titolo di “Campione del Riciclo”, dimostrando di conoscere le regole della raccolta differenziata, verrà fatto un dono speciale: un albero di cacao. L’arbusto andrà ad arricchire la già presente “Foresta SAVE”, una piantagione in Camerun che dimostra come consapevolezza e progettualità possano avere un’influenza positiva sull’ambiente, sul futuro e sul benessere di tutta la società. I 250 alberi di cacao non solo compenseranno le emissioni di 13.750 kg di CO2, ma costituiranno anche una fonte di reddito per gli agricoltori che potranno commerciare in circuiti locali i frutti e i prodotti derivati dalla loro trasformazione.

Chi pianta e riceve in custodia un albero potrà seguire la storia del contadino che se ne prende cura, saprà esattamente dove il suo albero è stato piantato, potrà personalizzarlo dandogli un nome e affidandogli un messaggio, quantificare la CO2 catturata e attraverso alcune foto potrà monitorarne la crescita, ma anche consultare in tempo reale il meteo locale, conoscere i proprietari degli alberi vicini, accedere al diario dell’albero per restare aggiornato su quanto avviene nella foresta. Una scelta in linea con i messaggi promossi dal progetto e che afferma ancora una volta l’impegno concreto dei partner promotori contro il cambiamento climatico. “S.A.V.E. riprende il suo viaggio con ancora più passione ed energia – spiega Giovanna Paladino, Direttrice del Museo del Risparmio – Nella prima edizione abbiamo coinvolto 10.000 studenti italiani e quest’anno vogliamo superare l’obiettivo.

Forti anche dell’attenzione per il progetto espressa da istituzioni e comunità locali. Il percorso che stiamo affrontando è tutt’altro che semplice dal punto di vista logistico-organizzativo, ma noi confidiamo nel sostegno delle regioni e delle città dove faremo tappa. La scuola, grazie alla collaborazione con il MIUR, sta aderendo con entusiasmo all’iniziativa condividendo con noi l’attenzione alla corretta gestione delle risorse scarse. La decisione di risparmiare significa essere in grado di proiettarsi nel futuro con l’ottimismo di chi ha progetti da realizzare: ecco il messaggio”.

“Siamo lieti di essere al fianco di questa iniziativa così innovativa, che coinvolge i giovani e le loro famiglie – ha sottolineato Pierluigi Monceri, Direttore Regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo – In particolare in Sardegna, dove il tasso di disoccupazione giovanile e la percentuale di NEET (giovani non occupati e non in istruzione e formazione) sono più elevati della media nazionale (rispettivamente 36% e 27%), i nostri giovani si trovano oggi a dover fronteggiare situazioni e soluzioni finanziarie più complesse di quelle vissute alla stessa età dai loro genitori. In Sardegna, oltre 5.000 giovani under 18 sono nostri clienti: a loro spieghiamo che acquisire l’abitudine al risparmio è importante fin da ragazzi, perché si tratta di un atto di libertà, che permette di realizzare i propri progetti e allo stesso tempo di contribuire allo sviluppo economico della comunità.”

I PROMOTORI

MUSEO DEL RISPARMIO Il Museo del Risparmio è un’iniziativa di edutainment unica nel suo genere. Nasce nel 2012 a Torino per diffondere l’alfabetizzazione finanziaria attraverso materiali audiovisivi e interattivi, come filmati, interviste, animazioni teatrali, videogiochi, in grado di soddisfare la curiosità e il bisogno di approfondimento dei visitatori. La sua offerta educativa si basa sulla contaminazione dell’economia con la letteratura, il cinema e il teatro per stimolare curiosità e apprendimento presso un pubblico diversificato di adulti, adolescenti e bambini.

Sono oltre 12.000 i visitatori che ogni anno visitano il Museo scegliendo tra l’ampia offerta di percorsi guidati, laboratori didattici o eventi di sensibilizzazione sull’educazione finanziaria. Numerose sono anche le attività extra-museali organizzate in Italia e all’estero: convegni, conferenze, presentazioni di libri, mostre temporanee, che nel 2018 hanno coinvolto oltre 10.000 persone. Il Museo è un progetto interamente finanziato da Intesa Sanpaolo.

BEI INSTITUTE BEI Institute è parte di BEI Group, Banca Europea per gli Investimenti e Fondo Europeo per gli Investimenti. In linea con l’operato della BEI, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi dell’Unione supportando con borse di studio e sponsorship, progetti d’investimento nel settore dell’educazione e della ricerca, soprattutto nel campo dell’economia applicata.

I progetti selezionati concorrono all’integrazione europea, allo sviluppo equilibrato e alla coesione economica e sociale dell’Unione, attraverso un’economia innovativa basata sulla conoscenza. BEI Institute è fortemente impegnato nella riduzione dell’impatto ambientale, favorisce e incoraggia l’azione sociale, etica e ambientale positiva delle imprese.

SCANIA ITALIA Parte della multinazionale Scania, leader mondiale nella fornitura di soluzioni di trasporto, Scania Italia offre soluzioni all’avanguardia orientate a un trasporto sostenibile, con l’obiettivo di ridurre al minimo consumi ed emissioni e contrastare l’inquinamento atmosferico. Consapevole della propria responsabilità sociale opera secondo alcuni valori fondamentali, tra cui l’integrità, sostenibilità, eliminazione degli sprechi.

Offrendo soluzioni su misura che consentano agli operatori di aumentare l’efficienza e le prestazioni, riducendo al tempo stesso l’impatto sull’ambiente, Scania svolge un ruolo importante nell’ecosistema raggiungendo la leadership nel settore del trasporto sostenibile nel presente e, al contempo, ponendo le basi per fare del mondo un luogo più sostenibile nel futuro.

Ports of Genoa-Performance e politiche ambientali certificate

L’AdSP del Mar Ligure Occidentale ha superato positivamente la verifica sul sistema di gestione integrato qualità e ambiente UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015.

SGS Italia S.p.a., l’organismo di certificazione responsabile della valutazione, ha evidenziato il forte impegno sia nella pianificazione e realizzazione di opere e servizi orientati al pieno soddisfacimento delle esigenze degli utenti del nodo portuale, sia nel miglioramento continuo delle prestazioni ambientali delle attività portuali.

In sintesi, la certificazione ISO 9001 garantisce l’efficienza e trasparenza delle procedure e processi aziendali, mentre la certificazione ISO 14001 attesta la responsabilità assunta dall’Autorità Portuale nella protezione dell’ambiente e nella riduzione del rischio di violazione delle normative ambientali.

Molto apprezzate dai valutatori sono state le imponenti attività di digitalizzazione che si stanno espandendo su tutti gli ambiti compreso quello ambientale e che garantiscono semplificazione, maggiore efficienza e maggiore controllo del rispetto e dell’aggiornamento normativo. Il progetto di mappatura dei processi aziendali è stato considerato una rara eccellenza.

Per Ports of Genoa, affrontare un percorso di certificazione significa aderire a uno standard riconosciuto e decidere che le azioni documentate secondo lo standard saranno sottoposte a verifica di terze parti.
Questa decisione è volontaria ed è la prova tangibile degli obiettivi di eccellenza perseguiti dall’AdSP del Mar Ligure Occidentale.

Dichiarazione Politica Qualità 2019

Dichiarazione Politica Ambientale 2019

REGIONE MARCHE: VIA LIBERA IN CONSIGLIO AL PIANO DI GESTIONE INTEGRATA DELLE ZONE COSTIERE

SCIAPICHETTI: “Giusto equilibrio tra difesa dell’ambiente e attività turistico commerciali

“Il Piano è un grande atto, frutto della concertazione con sindaci, associazioni, operatori e cittadini dopo decine e decine di incontri – afferma l’assessore all’Ambiente, Angelo Sciapichetti esprimendo soddisfazione per il via libera in Consiglio regionale al Piano di gestione integrata delle zone costiere – Si è arrivati alla stesura di un lavoro complesso e lungo. Il piano riesce a trovare il giusto equilibrio tra difesa dell’ambiente e attività turistico commerciali che si svolgono lungo la costa.

Davvero un grande lavoro”. Il piano prevede una serie di interventi a tutela dell’ambiente e a salvaguardia della costa da fenomeni erosivi, garantisce la funzionalità delle attività esistenti e incentiva le strutture per puntare sul turismo sostenibile di qualità. La costa marchigiana è di 176 chilometri, il piano prevede investimenti per 288 milioni per la realizzazione in dieci anni di 37 nuovi interventi strutturali e altri di natura sperimentale.

Livorno: “I racconti del mare. La cura del territorio come primo passo per rispettare l’ambiente”

Il Centro Interuniversitario di Biologia Marina organizza una giornata per parlare della qualità della vita e dell’ambiente. Presenti all’evento il Sindaco e gli assessori Bonciani, Cepparello e Lenzi

 

Livorno – “I racconti del mare. La cura del territorio come primo passo per rispettare l’ambiente” è il titolo dell’evento promosso dal CIBM – Centro Interuniversitario di Biologia Marina con il patrocinio del Comune di Livorno, che si terrà al centro conferenze dei Bagni Pancaldi a Livorno mercoledì 11 dicembre dalle ore 9 alle ore 16,30.

La giornata, che è stata presentato questa mattina, giovedì 5 dicembre, a Palazzo Comunale, ha l’obiettivo di coinvolgere i cittadini su temi d’importanza centrale per la qualità della vita e dell’ambiente. “Il Cibm è uno dei fiori all’occhiello della realtà livornese – ha affermato il sindaco Salvetti nel corso della conferenza stampa – è un centro di eccellenza che merita di raggiungere una grande visibilità, con il sostegno costante dell’Amministrazione Comunale”.

L’evento sarà suddiviso in due sessioni: quella mattutina, plenaria, alla quale parteciperano il Sindaco, l’assessora all’innovazione e università Barbara Bonciani, l’assessora all’ambiente Giovanna Cepparello, l’assessore alla cultura Simone Lenzi, il presidente del Cibm Carlo Pretti, Anna Maria De Biasi responsabile ambiente e coordinamento Cibm, che farà da moderatore, ed i ricercatori del Centro; quella pomeridiana dedicata agli addetti ai lavori ed agli studenti degli istituti superiori.

“Il Cibm si presta ad una collaborazione diretta con la cittadinanza – ha aggiunto l’assessora Bonciani – ed ha già un rapporto importante con i giovani attraverso l’alteranza scuola-lavoro ed i tirocini. Inoltre il legame del Cibm con la città si rafforzerà con il Centro Accoglienza Visitatori Meloria, nella struttura dei Bagnetti, che tra circa un anno dovrebbe essere aperto”.

COP21: l’Area a controllo delle emissioni nel Mediterraneo ottiene il sostegno di tutti gli stati litorali

Le associazioni del progetto europeo “Facciamo respirare il Mediterraneo” accolgono con favore la decisione degli stati del bacino del Mediterraneo di adottare una tabella di marcia per giungere a dichiarare il Mar Mediterraneo un’Area ECA, ma criticano i tempi e la portata ridotta al solo zolfo

Napoli-Alla 21a conferenza delle parti della Convenzione di Barcellona (COP21) tenutasi a a Napoli e chiusasi oggi, i Paesi del Mediterraneo hanno definito una “road-map” per la designazione del Mar Mediterraneo come area di controllo delle emissioni (ECA) per le emissioni di zolfo. Le associazioni che da anni collaborano nel progetto “Facciamo respirare il Mediterraneo” fra le quali l’italiana Cittadini per l’aria, NABU (DE), Birdlife Malta (MT), France Nature Environment (FR), Ornithologiki (GR), Ecologistas en accion (S) e Zero (P) accolgono con favore la decisione presa durante la conferenza. Tuttavia, le associazioni chiedono di accelerare la tabella di marcia indicata ed includere nell’Area anche le emissioni di ossido di azoto.

Tre diversi rapporti hanno elaborato l’analisi costi-benefici, evidenziando significativi benefici socioeconomici di un’ECA Mediterranea (MedECA). Non sono quindi necessari ulteriori studi, come richiesto invece dal testo della dichiarazione congiunta adottata a Napoli, perché di fatto questo equivale ad un inutile rinvio dell’intero processo. Inoltre, l’accordo prevede la presentazione del progetto di SECA all’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) alla riunione MEPC78 nel 2022, ben due anni dopo rispetto a quanto inizialmente previsto dalla Francia. La concreta implementazione dell’area di controllo delle emissioni di zolfo (SECA) non si avrebbe quindi prima del marzo 2024. Nella decisione non si menziona neppure una data di designazione dell’area a controllo delle emissioni di ossidi di azoto (NECA).

Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria, associazione in rappresentanza di tutte le Ong ambientaliste a Napoli: “Se consideriamo l’impatto altamente cancerogeno dello zolfo sulla salute umana questo è un importante passo avanti per l’ambiente Mediterraneo. Ci dispiace profondamente, però, che non sia stato possibile raggiungere un consenso su una tempistica molto più stringente e su un ambito molto più ambizioso che coprisse la riduzione degli ossidi di azoto (Nox). Questo avrebbe garantito alle città portuali del Mediterraneo una migliore qualità dell’aria molto più presto mentre gli armatori avrebbero potuto mettere in campo una pianificazione industriale più strategica e di lungo respiro. Decisioni miopi comportano un piccolo vantaggio per pochi contro un grande danno per molti”.

Sönke Diesener, esperto di trasporti marittimi di NABU: “Accogliamo con favore l’ampio impegno di tutti gli stati litorali per creare un’area a controllo delle emissioni di zolfo nel Mar Mediterraneo. Questo è un grande successo per la protezione dell’ambiente e della salute umana. Sfortunatamente, alcuni attori sono riusciti a ritardare inutilmente il processo e a restringere il campo di applicazione solo alle emissioni di zolfo, che è già lento rispetto ai piani iniziali. Date le analisi costi benefici prodotte dai ricercatori, i decisori politici non dovrebbero perdere un solo giorno per ridurre l’inquinamento atmosferico delle navi nella regione. ”

La decisione dei paesi del Mediterraneo giunge solo pochi giorni dopo che il Parlamento europeo ha inserito la ECA Mediterranea nella sua agenda con una risoluzione presentata alla Commissione UE, approvata a stragrande maggioranza, con la quale si chiede di fare il possibile per sostenere la rapida designazione del Mar Mediterraneo come area di controllo delle emissioni di SOx e NOx; un passo fondamentale verso la riduzione delle emissioni marittime in Europa.

Il ministro Costa alla Cop 21: verso la firma della carta di Napoli

Napoli– “Andiamo verso la firma della Carta di Napoli, l’Italia chiede di avere coraggio e di tracciare date certe, con contenuti operativi”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a margine dei lavori di Cop 21 in corso nel capoluogo campano.

“Questo è il taglio che vogliamo dare con la presidenza italiana – ha aggiunto Costa – Il primo obiettivo al quale teniamo molto è la tutela della biodiversità, perché non va dimenticato che il Mediterraneo pur essendo uno dei mari più piccoli al mondo possiede l’8 per cento della biodiversità. È una concentrazione di ricchezza fantastica in un mare su cui si affacciano oltre 500 milioni di cittadini”.

Il Ministro ha poi affermato che occorre lavorare per “un abbassamento con una road map precisa dell’emissione di zolfo in atmosfera delle imbarcazioni di grande tonnellaggio. Tutto ciò vorrà dire uno sforzo da parte degli armatori non solo italiani ma anche stranieri”.

“Tutti stanno cominciando a capire – ha concluso Costa – che valorizzazione del mare e tutela ambientale devono viaggiare di pari passo”.

GREENPEACE LANCIA OPERAZIONE “MARE CALDO” PER MISURARE GLI IMPATTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI SUI NOSTRI MARI

NAPOLI- Per monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici sul nostro mare, Greenpeace lancia oggi Operazione “Mare Caldo” da Napoli, dove si svolge la Cop21, la Conferenza delle Parti della Convenzione di Barcellona, che riunisce i governi dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Secondo il rapporto “Mare Caldo”, pubblicato oggi, gli oceani del pianeta svolgono un ruolo cruciale contro i cambiamenti climatici, assorbendo calore e CO2 dall’atmosfera. Si stima che gli oceani abbiano assorbito circa il 90 per cento del calore dovuto al riscaldamento globale, ma ne stanno anche soffrendo le conseguenze. Il riscaldamento del mare, l’acidificazione e la perdita di ossigeno stanno iniziando ad avere gravissimi impatti sulla biodiversità marina e non solo. Lo scioglimento dei ghiacci e l’aumento del livello del mare minacciano la vita di migliaia di persone.

“Per capire cosa sta succedendo abbiamo installato insieme all’Università di Genova una stazione pilota per la misurazione delle temperature del mare vicino alla costa dell’Isola d’Elba” dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia. “Il mare è uno dei nostri migliori alleati contro i cambiamenti clamatici, ma affinché possa continuare a esserlo dobbiamo mantenerlo in salute. Per salvare i mari del Pianeta è necessario da un lato prendere subito alla COP 25 sul clima di Madrid l’impegno di tagliare le emissioni, dall’altro studiarne i cambiamenti per tutelare le aree più sensibili. La comunità scientifica è concorde nel dire che per salvare gli oceani dobbiamo riuscire a tutelarne almeno il 30 per cento entro il 2030 con una rete di Santuari marini, a partire dal Mediterraneo.”.

L’Elba è un importante limite biogeografico per le specie termofile dove gli impatti dei cambiamenti climatici potrebbero essere particolarmente evidenti. Tramite sensori posti fino a 40 metri il progetto sarà in grado di registrare le temperature del mare in continuo a diverse profondità per due anni evidenziando variazioni stagionali, eventuali onde di calore e fenomeni anomali, con l’obiettivo di correlare i dati raccolti a eventuali alterazioni nelle biocenosi costiere e metterli a confronto con una rete di osservazione mediterranea, che nella zona manca di una stazione di riferimento.

“E’ ormai evidente che le specie che vivono nei nostri mari stanno subendo gli effetti dei cambiamenti climatici, sempre più colpite da morie improvvise, epidemie o scalzate da specie termofile che arrivano da mari più caldi. Per capire cosa sta succedendo sono necessari studi che considerino lunghe serie temporali e grandi scale spaziali. Per questo abbiamo deciso di sviluppare questo progetto insieme a Greenpeace, con la speranza che i dati raccolti possano servire a sviluppare misure di gestione e tutela” dichiara Monica Montefalcone, responsabile del progetto “Mare Caldo” per il DiSTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita) dell’Università di Genova.

Nel Mediterraneo, bacino semi-chiuso e fortemente impattato dalle attività umane, le conseguenze dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti. Si stima che in Italia le temperature superficiali siano aumentate di circa 2 gradi negli ultimi 50 anni, e che l’innalzamento medio annuo del livello del mare sia stato di circa 2,4 millimetri negli ultimi 20 anni.

“La minaccia dei cambiamenti climatici aggrava la crisi di un ecosistema già duramente colpito dalle attività antropiche, dalle trivelle, dalla pesca eccessiva e dall’inquinamento. I governi del Mediterraneo riuniti oggi a Napoli, a partire dall’Italia, devono mettere in atto subito misure concrete di tutela per aiutare questo fragile ecosistema a reagire a un cambiamento che è già in atto” conclude Monti.

Da anni Greenpeace spinge per la creazione di una rete di Santuari marini in acque internazionali, ma ad oggi nel Mediterraneo c’è solo il Santuario dei Cetacei, un’area compresa tra Francia, Principato di Monaco e Italia, rimasta purtroppo protetta solo sulla carta, priva di efficaci misure di tutela. Proprio in quest’area di particolare valore ecologico Greenpeace ha deciso di sviluppare l’Operazione“Mare Caldo”, per misurare gli impatti dei cambiamenti climatici in mare.

NOTA

Il progetto “Mare Caldo” di Greenpeace e DiSTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita) dell’Università di Genova, è stato sviluppato in collaborazione con Elbatech, il centrodiving il Careno e il Comune di Marciana (Livorno).

La stazione di monitoraggio è stata registrata sulla piattaforma T-Mednet (http://www.t-mednet.org/), e condividerà i propri dati con il network Mediterraneo, che in Italia vede come partner altri tre siti di rilevamento a Ischia, Portofino e Otranto.

RAPPORTO “MARE CALDO”: http://bit.ly/MareCaldo

RAPPORTO INTERNAZIONALE “IN HOT WATER” (in inglese): https://storage.googleapis.com/planet4-international-stateless/2019/11/018c3eae-30×30-ocean-climate-report-greenpeace-2019.pdf

IL NAUTILUS Anno 14 N°3

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