PATAGONIA STA CAMBIANDO L’INDUSTRIA DEL SURF

Una linea completa di mute certificate Fair Trade e un tour europeo per incoraggiare le persone a riparare e riutilizzare i propri capi

Amsterdam (Paesi Bassi)- Nel 2018, Patagonia ha fatto un passo importante per portare un cambiamento nell’industria del surf, realizzando la sua linea di mute Fair Trade Certified™. Investendo nella certificazione Fair Trade per la più grande fabbrica di mute al mondo, la SHEICO, Patagonia ha così incentivato le altre aziende ad unirsi alla causa e a sostenere i collaboratori che lavorano alla realizzazione dei prodotti.

Questo sviluppo ha seguito il lancio, nell’autunno 2016, della prima muta al mondo senza neoprene firmata Patagonia e creata con gomma naturale Yulex®, proveniente da fonti certificate Forest Stewardship Council® da Rainforest Alliance.

Le mute Patagonia sono state riformulate in modo da essere non  solo le più ecologiche del pianeta, ma anche quelle che vantano maggiore responsabilità sociale. Lavorando con il produttore SHEICO e con il partner per la fornitura di gomma naturale Yulex, Patagonia realizza ora mute intere da surf esclusivamente con questo materiale innovativo, senza neoprene, più leggere, più comode e con una migliore vestibilità. A questo si aggiunge l’utilizzo di tessuti esterni tinti in massa e di colla a base acquea per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale.

La produzione delle prime mute da surf Fair Trade Certified™ consente inoltre alle persone che lavorano alla realizzazione dei prodotti di essere trattate con il rispetto che meritano. Per ciascuna muta fabbricata, i lavoratori ricevono un premio che può essere utilizzato come investimento sociale per la collettività o per migliorare il loro standard di vita. La certificazione garantisce anche che la fabbrica sia conforme agli standard di Fair Trade USA in materia di condizioni di lavoro sicure. Già nella primavera 2017 l’intera linea di short da mare e bikini Patagonia era Fair Trade Certified™: attualmente, infatti, l’azienda vanta il maggior numero di articoli con questa certificazione rispetto a qualsiasi altro marchio.

Poiché SHEICO realizza la maggior parte delle mute da surf presenti sul mercato, aiutarla a diventare Fair Trade eleva il profilo della certificazione in tutto il settore del surf e consente anche agli altri marchi di aderire con facilità, qualora lo volessero.

Dave Rastovich, surfer e attivista globale di Patagonia, afferma: “Le aziende delle quali ci avvaliamo non sono solo piene di macchinari, sono anche piene di persone con famiglie, storie e un futuro che è stato trascurato dal settore per troppo tempo. Il commercio equo estende un senso di valore, riconoscimento e rispetto nei confronti di quei membri di una famiglia che sono spesso spinti ai margini”.

Belinda Baggs, surfer e attivista globale di Patagonia, aggiunge: “I surfisti sono collegati alla natura attraverso un legame speciale e, se verranno sensibilizzati su argomenti di cui non si è mai parlato nel mondo del surf, credo che pretenderanno sempre più un cambiamento nei prodotti che utilizzano. Ad esempio, conosciamo le conseguenze dell’inquinamento creato dalla produzione di neoprene. Ora che sono disponibili alternative ad alte prestazioni come lo Yulex, vedo un movimento che cresce e che richiede nuovi materiali e migliori metodi di produzione”.

Oltre a realizzare mute di alta qualità progettate per durare nel tempo, per l’estate 2019 Patagonia è presente in diverse località iconiche del surf con il suo Worn Wear Tour.
Ideata nel 2013, la campagna Worn Wear è stata creata per incoraggiare le persone a prendersi cura dei propri capi, aggiustandoli per fare in modo che durino il più a lungo possibile. Riparare l’attrezzatura e utilizzarla per molte stagioni, anziché ricomprarne di nuova ogni anno, è uno dei gesti più importanti che possiamo fare per ridurre l’impatto ambientale complessivo e proteggere il nostro pianeta.
A Hossegor, Lahinch e altri spot europei, sarà possibile far riparare gratuitamente dal team Worn Wear le proprie mute e attrezzature, di qualsiasi marchio esse siano.

Scopri le date del tour europeo qui.

PHOTO CREDIT: Al Mackinnon  Patch Wilson

Regione Liguria: al via la Campagna di monitoraggio su plastica in mare nel Santaurio dei Cetacei

Università di Siena e fondazione Cima nell’ambito del progetto Plastic Busters Mpas

 

GENOVA- È partita in questi giorni la campagna di monitoraggio in mare varata da Università di Siena e Fondazione CIMA che, nell’ambito del progetto Plastic Busters MPAs (di cui l’Università di Siena è coordinatore scientifico), ha l’obiettivo di raccogliere i dati sulla presenza di plastica e sulla vita animale nell’area del Santuario per la protezione dei mammiferi marini Pelagos.

La raccolta di dati consentirà di mettere in relazione la presenza di rifiuti in mare, in particolare plastiche e microplastiche, con le specie marine, per capire quanto i primi possano accumularsi nei diversi passaggi della catena alimentare e quali possano essere gli effetti sulla salute dell’ecosistema.

La presenza delle macroplastiche viene rilevata per via diretta conteggiando e catalogando i rifiuti in plastica, osservati a intervalli regolari lungo la rotta percorsa nell’arco della giornata di campionamento. Le microplastiche sono invece raccolte da una speciale rete.
Ai dati sulla distribuzione e diffusione, la quantità e il tipo di plastiche presenti nelle acque del Santuario sono associate le informazioni sulla presenza degli animali che lo abitano.

Una prima parte della ricerca mira a confrontare gli hotspot di plastica, le aree dove sono più concentrate, con gli hotspot dei cetacei, così da capire se le aree di maggiore concentrazione della plastiche si sovrappongano con le aree di alimentazione dei grandi predatori marini. I ricercatori vogliono stabilire quale sia l’impatto della plastica su questi animali e, in particolare, stimare quanta plastica finisca negli organismi marini.

Lo studio si concentra su alcune specie definite sentinella, con un ruolo particolare nella catena alimentare e che quindi funzionano da indicatore dell’impatto della plastica. Si tratta di tre specie di cetacei (balenottera comune, capodoglio e stenella striata), le meduse e i pesci lanterna. La balenottera comune, in particolare, è il più grande cetaceo del Mediterraneo e per nutrirsi di krill filtra grandi quantità di acqua attraverso i fanoni, ingerendo accidentalmente anche le plastiche. I pesci lanterna, invece, sono prede di moltissime altre specie, e consentono di avere una visione più completa del potenziale impatto delle microplastiche in mare.

“Le politiche ambientali regionali sono perfettamente allineate alle finalità del progetto – spiega l’assessore regionale all’ambiente Giacomo Giampedrone – Il primo e prioritario obiettivo della pianificazione regionale è infatti quello di ridurre alla fonte la produzione di rifiuti e l’aumento della raccolta differenziata. Questo primo passo concreto è straordinariamente importante perché riduce la quantità di plastica nell’ambiente e la avvia al riciclo: i dati sulla raccolta differenziata sono in crescita costante dal nostro insediamento e ci confermano che la strada scelta è quella corretta. Nel 2018, ad esempio, il tasso di riciclaggio e recupero della plastica arriva a livelli anche del 75%.

Il programma di prevenzione contenuto nel Piano regionale rifiuti prevede, oltre a questo, numerose azioni che mirano alla riduzione dell’utilizzo della plastica”.“Sul fronte del marine litter –prosegue -, la dispersione dei rifiuti in ambiente marino, Regione Liguria è particolarmente attenta al contrasto del fenomeno: abbiamo da poco promosso, come capofila, uno specifico progetto europeo Life + che si occupa proprio di questo, denominato “Smile”, che mira proprio alla riduzione dei rifiuti marini, alla messa in atto di azioni efficaci di recupero e alla sensibilizzazione di cittadini e turisti. Tra l’altro, questo progetto è stato inserito tra le buone pratiche a livello nazionale dal ministero dell’Ambiente”.

“La salvaguardia degli ecosistemi è uno dei nostri obiettivi più importanti. L’ambiente marino è una risorsa fondamentale del nostro pianeta, ma l’inquinamento dovuto alle attività umane ne sta mettendo a rischio il delicato equilibrio – commenta Luca Ferraris, presidente di Fondazione CIMA – I rifiuti plastici possono avere conseguenze sulla salute umana oltre a quella degli ecosistemi. Approfondire la conoscenza del modo con cui gli inquinanti entrano nella catena alimentare e con quali effetti, è dunque un passo fondamentale per la tutela del benessere non solo degli animali marini, ma anche della popolazione umana”.

Inquinamento navale: nuova classifica di NABU evidenzia la mancanza di impegno ambientale dell’industria crocieristica

A un mese dalla classifica stilata da Cittadini per l’Aria sui traghetti giunge quella dell’associazione tedesca Nabu che si concentra sulle navi da crociera

 

Pubblicata oggi l’annuale classifica redatta dall’associazione tedesca NABU sull’industria crocieristica che, purtroppo, conferma il trend già osservato in passato: solo una piccolissima parte degli armatori sta investendo per ridurre l’impatto sull’ambiente del florido business delle crociere. Nel suo complesso, continua a fare affidamento su combustibili pesanti ed estremamente inquinanti.

Dopo la classifica pubblicata a luglio da Cittadini per l’Aria su i traghetti che fanno scalo nei porti italiani, NABU fa il punto sull’impegno per l’ambiente dell’industria delle crociere, con una conclusione: praticamente tutte le navi sono alimentate con carburanti fossili che producono emissioni climalteranti e inquinanti mentre pochissime utilizzano sistemi di abbattimento dei fumi.

Solo due navi utilizzano le vele, rappresentando tuttavia una vera rarità per le navi da crociera. Altre due invece,la Costa Smeralda (gruppo Carnival) e Aida Nova (gruppo AIDA) hanno ridotto sensibilmente il loro impatto ambientale utilizzando il GNL[1] ma, osserva NABU nel proprio comunicato, questo carburante “è un combustibile fossile a tutti gli effetti e il suo processo di estrazione danneggia fortemente l’ambiente oltre a rilasciare metano in atmosfera, un gas che ha un potente effetto serra”.

Da quest’anno NABU, oltre alla classifica relativa alle emissioni inquinanti, ha valutato navi e armatori anche sulla base dell’adozione di misure di stampo climatico come i sistemi di approvvigionamento energetico a bordo mediante il collegamento alle banchine o l’accumulo di energia con l’utilizzo di batterie.

I giganti del settore come MSC e Royal Caribbean, armatori con navi che trasportano anche oltre 5.000 passeggeri, restano purtroppo in fondo alla classifica, dimostrando come ci sia ancora molto da fare per “ripulire” il settore delle navi da crociera.

I problemi legati all’impatto sulle città di porto dall’industria delle crociere e all’inquinamento prodotto dalle grandi navi rappresentano ormai un tema di rilevanza internazionale che Cittadini per l’aria segue da anni con la campagna “Facciamo respirare il Mediterraneo” chiedendol’istituzione di un’area a basse emissioni (ECA) nel Mar Mediterraneo. L’Italia si è unita al sostegno a ECA lo scorso maggio con altre nazioni europee, tra le quali Francia e Spagna.

E proprio dal nostro Paese, da Venezia, giunge il sostegno alla campagna “Facciamo respirare il Mediterraneo” da parte del Direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Alberto Barbera, in risposta all’appello dell’associazione veneziana “We Are Here Venice”, impegnata per la conservazione e la valorizzazione di Venezia come città viva, nonché a salvaguardia della sua laguna.

“Considerando il caso specifico di Venezia, attualmente al centro del dibattito circa il futuro della crocieristica, l’appoggio del Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera – per  il mondo mediatico che rappresenta – è particolarmente prezioso. Un supporto significativo per “segnalare l’urgenza di politiche utili a combattere l’inquinamento, i danni ambientali e il rischio costante che le grandi navi da crociera portano a Venezia, e ovunque nel mondo” aggiunge Jane Da Mosto, co-fondatrice dell’associazione veneziana.

“Gli armatori  non possono ignorare la crisi ambientale che viviamo” sottolinea la Presidente di Cittadini per l’aria, Anna Gerometta. “Serve usare fin da subito carburanti più puliti, adottare tecnologie per l’abbattimento delle emissioni inquinanti e per la riduzione dell’impatto climatico”. Perché, come dichiarato dal CEO di NABU, Leif Miller: “Il fatto che l’industria delle crociere non sposi la protezione del clima è uno schiaffo ai nostri giovani”.

Porto di Brindisi-Colmata: Progetto di qualità con una “Via” non chiara

Brindisi. Quando si procede a una pianificazione portuale e di progettazione di opere marittime, si va incontro a molte valutazioni e pareri: in alcuni porti favorevoli e in altri porti con valutazioni negative.

A Brindisi tutto questo va in scena in modo (in)consueto e qualsiasi opera marittima diviene di difficile realizzazione, sia essa banchina, piazzale, pontile, stazione marittima o altro, mettendo in campo, ed in concorrenza tutte le possibili “valutazioni” siano queste ambientali e/o sociali, quasi a concorrere in una partita senza fine. Ci stiamo riferendo ai “lavori per il completamento dell’infrastrutturazione portuale mediante banchinamento e realizzazione della retrostante colmata tra il pontile petrolchimico e Costa Morena Est”.

Giusto per capire le cinquantuno pagine scritte dalla Commissione VIA, senza tifare pro o contro colmata, occorre far comprendere al cittadino che abita in un qualsiasi rione della sua città, che lotta per il diritto ad avere integrato e vivibile il suo quartiere prima e poi il porto; far comprendere al cittadino di Genova che con la caduta del ponte Morandi viene soddisfatto in tutte le sue desiderate, mentre per i “terremotati” dovranno aspettare altri “contratti” politici giallo-verde, verde-azzurro, azzurro-rosso , nero-azzurro, come in un campionato di calcio.

Progetti di opere marittime di antica nomina e di pianificazione difficile (oggi si parla d’intelligenze artificiali e di viaggi su Marte) che seguono un iter stressante, giusto per bloccare uno sviluppo a favore di un altro? Non è campanilismo, ma giusta attenzione per un porto che è stato “grande” e si spera che lo sia ancora. Si gioca sulla democrazia di un popolo, sulla dignità del lavoro, sulla solidarietà fra regioni, giusto per mantenere un talk-show giornalistico e creare consensi.

Per questo abbiamo formulato alcune domande al Segretario generale dell’AdSP MAM, Dott. Tito Vespasiani.

Domande.
1- Che cosa significa una valutazione negativa connessa a lacune conoscitive da parte della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente?

“ Non risulta sia stata messa in discussione la qualità tecnica della progettazione – afferma Tito Vespasiani – ; e come ho già detto per altre testate nazionali, la progettazione è stata redatta da studi di ingegneria di alto profilo e affidatari, in altri porti, di importanti incarichi di pianificazione portuale e di progettazione di opere marittime di grande rilevanza a livello nazionale. La valutazione negativa è strettamente connessa alla evidenziata lacuna conoscitiva, in merito all’aggiornamento delle caratterizzazioni dei sedimenti interessati dall’ipotizzato intervento di conferimento in cassa di colmata.”

Parole che lasciano intravedere una disequazione amministrativa applicata allo sviluppo della portualità italiana da parte della Commissione. Infatti, è vero che la Commissione non fa politica, ma si arroga il diritto/dovere di considerare una “caratterizzazione” di un sito aggiornato oppure no (lo sappiamo che hanno scadenza triennale); come dire che i ghiacciai si scioglieranno domani visto che l’inizio è avvenuto “ere” addietro. Al Governo italiano interessa solo lo sviluppo di quattro porti: Genova e Trieste (le due mani verso il Nord Europa) con i due porti del Sud, Gioia Tauro e Taranto (i due piedi per il Nord Africa) e per mitigare la fine di Evergreen e dell’Ilva, oggi ArcelorMittal.

2- In merito ai “pareri” di enti preposti che cosa si può dire ?

“E’ importante sottolineare il parere dell’Autorità di Bacino, ci ricorda il Segretario AdSP,  quando afferma che – “Solo in caso di motivata impossibilità di individuare altro sito per l’ubicazione della cassa di colmata, l’intervento di primo stralcio potrebbe risultare compatibile con le previsioni e prescrizioni; e per quanto riguarda il secondo stralcio (dragaggi) non si rilevano motivi ostativi.”

Altri pareri sono stati espressi a garanzia di una “salute” ambientale, paesaggistica, faunistica, trasportistica, navigabilità, sicurezza marittima e sostenibilità sociale e che comunque sono state superate dalle integrazioni chieste dalla Commissione all’AdSP. Come dire evitiamo l’uso del mare per il processo del trasporto marittimo, per la balneazione, per le reti energetiche, per la pesca, per il turismo nautico, perche è invaso dalla plastica, senza comprendere che tale problema è di chi produce la plastica e di chi la usa.

Ricordiamo che alle dichiarazioni negative espresse dall’assessore Borri e dal Sindaco sul progetto della cassa di colmata dell’AdSP, hanno  risposto i consiglieri esprimendo sostegno agli operatori portuali ed all’utenza tutta. Il Consiglio comunale della Città di Brindisi, riconoscendo l’importanza di uno sviluppo sostenibile della città e del suo porto, si è dichiarato favorevole alla colmata tra il pontile del petrolchimico e Costa Morena Est, sui dragaggi e gli accosti a Sant’Apollinare, prevedendo anche un museo del mare. Chi è contrario può anche “declinare” il mandato.

3- Non comprendendo il “danno” ambientale tale da rendere inutili le opere marittime ancora non in cantiere per il porto di Brindisi, che senso ha caratterizzare un sito acqueo – portuale per un progetto ancora non esecutivo?

Al riguardo, l’Autorità di Sistema Portuale ha dato ampiamente riscontro durante il procedimento di VIA in questione (imputato oramai quasi due anni fa) evidenziando come le dette nuove caratterizzazioni avrebbero certamente trovato luogo in fase di progettazione esecutiva ovvero ai fini del dragaggio ex art. 5 bis della Legge 84/94 stante la necessità di realizzare prima la cassa di colmata similmente, tra l’altro, a diversi altri procedimenti già occorsi negli altri porti.” Ed ancora – afferma Tito Vespasiani – poiché ai sensi dell’art. 10 bis della L. 241/90, il Ministero dell’Ambiente dovrà prossimamente notificare il preavviso di rigetto, assegnando un termine per eventuali osservazioni, in questa fase l‘Autorità presenterà le proprie controdeduzioni per un riavvio della valutazione, alla produzione della caratterizzazione aggiornata.”

Si rileva che, purtroppo in Italia, assistiamo a due valutazioni politico-amministrative opposte in tema di portualità; vedasi, Napoli, Livorno, Ancona e altri. Per la cronaca, si ricorda che nel 2014 sul porto di Taranto è stato dato parere favorevole alla colmata con caratterizzazioni del sito eseguite nel 2009. Per Brindisi si richiede l’aggiornamento! L’Autorità ha avviato da tempo – e di propria iniziativa – il percorso tecnico-amministrativo finalizzato all’aggiornamento delle caratterizzazioni del sito interessato, dando debita comunicazione al competente MATTM.

Nel chiudere l’intervista, il Segretario generale AdSP, Tito Vespasiani, ripetendo alcune sue affermazioni già date alla stampa, ricorda che “ l’Autorità ha anche avviato un parallelo procedimento finalizzato ad anticipare o a “scorporare “ l’escavo necessario per realizzare i pontili di Sant’ Apollinare dal progetto cassa di colmata, e ciò attraverso una stipula di accordo, in corso di formalizzazione, con la società Sogesid, specializzata nelle bonifiche ambientali e controllata dal Ministero dell’Ambiente, al fine di studiare e progettare innovativi interventi di movimentazione e di conferimento dei sedimenti interessati dalla realizzazione dei pontili, e ciò al fine di creare le condizioni per una possibile rapida cantierizzazione di tale progetto strategico per il porto e la città.”

Sicuramente sono procedure che riservano molta attenzione con puntuali specifici interventi, sperando in una benevola accoglienza delle integrazioni, se si vuole realizzare effettivamente tale progetto strategico per il porto di Brindisi.

Dire no è lo sport di moda  a livello nazionale! Che senso ha dire si a un porto che non esiste, senza una vera programmazione economico-marittima che possa fronteggiare la transizione merceologica energetica del post-industriale? Brindisi, con la sua città e con il suo porto, è stanca di subire trasversalità per non modificare lo status attuale asservito ad altre strategie politiche.

Quanti altri anni la portualità brindisina e\o salentina è disposta ad aspettare uno speranzoso sviluppo del porto di Brindisi? Tra banchine non completamente operative, tra stazioni marittime non adeguate ed ancora da realizzare, tra air-draft dell’Enac antistorico con l’evoluzione tecnologica delle navi, tra riduzione dei flussi merceologici energetici e non, tra varie sofferenze delle linee ro-ro e ro-pax, di quale porto si sta parlando? Quello della Città o quello degli operatori portuali tutti.

Abele Carruezzo

© Riproduzione riservata

Ambiente: Scoccimarro, pronto protocollo intesa progetto “aMare Fvg”

Trieste- Presto anche nel golfo di Trieste pescatori, diportisti e sommozzatori durante le loro attività potranno raccogliere i rifiuti rinvenuti in mare o sui fondali marini, trasportarli a terra e conferirli in apposite aree attrezzate.

Si tratterà di un importante passo avanti per la salvaguardia dell’habitat marino che diventerà operativo non appena sarà siglato il protocollo d’intesa del progetto “aMare Fvg” di cui la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile, Fabio Soccimarro, ha appena approvato la bozza.

Il progetto ha lo scopo di favorire la gestione dei rifiuti che vengono raccolti accidentalmente in mare durante le attività di pesca e occasionalmente da diportisti e associazioni di volontariato nell’ambito di specifiche iniziative di pulizia degli specchi d’acqua e dei fondali e contempla anche la possibilità di utilizzare dei seabin, cestini di raccolta dei rifiuti opportunamente segnalati, che galleggiano in acqua di superficie.

L’area di interesse del progetto pilota è il golfo di Trieste e avverrà attraverso la stipula del protocollo tra i soggetti partecipanti, ovvero Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Capitaneria di Porto di Trieste, Arpa Fvg, Comune di Trieste, AcegasApsAmga SpA, HestAmbiente Srl, associazioni ambientaliste riconosciute, associazioni di immersione, società di pesca, società nautiche e marine.

“Fino ad ora l’iniziativa virtuosa era affidata ai singoli, ma con questo progetto intendiamo ampliare a 360 gradi l’educazione civica e ambientale e desideriamo anche provvedere a azioni incentivanti e a certificazioni premianti per chi si occupa di evitare che pericolose plastiche uccidano pesci e compromettano la qualità del pescato” spiega Scoccimarro.

In aree attrezzate saranno dislocati cassonetti per la raccolta dei rifiuti, identificati con il logo “aMare Fvg”; l’ubicazione delle aree di conferimento dei rifiuti raccolti dai sommozzatori sarà individuata di volta in volta con il gestore del servizio in funzione degli specchi d’acqua oggetto di pulizia e i rifiuti raccolti saranno classificati come rifiuti urbani non differenziati.

Le società di pesca, nautiche e le marine che aderiranno al progetto dovranno comunicare la matricola identificativa delle imbarcazioni che effettueranno la raccolta e saranno identificate dal logo.

La raccolta e il trasporto dei rifiuti sarà a carico di AcegasApsAmga SpA con cadenza almeno mensile per le società nautiche e quindicinale per i pescatori, mentre il loro trattamento avverrà nell’impianto di HestAmbiente Srl.

Stime mondiali indicano che ogni minuto viene immesso in mare un camion di rifiuti e il fenomeno risulta essere in aumento anche nel Mare Adriatico, come rilevato annualmente nei campionamenti stagionali effettuati da ARPA FVG.

L’Agenzia effettua due campionamenti annuali, in marzo e in novembre, su dieci spiagge del litorale regionale. Nel 2018 sono stati raccolti 1045 oggetti per km2, con una media di 16,6 oggetti ogni 1000 abitanti, quantità di rifiuti superiore a quella del 2017, quando sono stati raccolti 740 oggetti per km2, con una media di 11,2 oggetti ogni 1000 abitanti.

Dal 2015 a oggi Arpa Fvg ha raccolto 41.500 oggetti di cui il 77% è costituito da plastica. Il restante 23% è costituito da oggetti in vetro o ceramica, rifiuti sanitari, carta e cartone, legno, metallo, tessuti e gomma.

Arpa, che monitora solo lo 0,8% di costa del Friuli Venezia Giulia, ogni anno raccoglie 200-250 kg di rifiuti spiaggiati. Si stima quindi che il cosiddetto “marine litter”, lungo tutto il litorale regionale, sia pari a 6,5 tonnellate, equivalenti a circa 3 camion all’anno.

La plastica presente nei rifiuti marini raccolti sulle spiagge del Friuli Venezia Giulia è composta per il 50% da imballaggi, dei quali 56% imballaggi industriali e 37% imballaggi alimentari, per il 21% da polistirolo, in particolare cassette e loro frammenti, per il 16% da frammenti di plastica, e per il restante 11% da rifiuti derivanti dall’attività di pesca come reti, boe, corde e lenze.

Significativi sono anche i dati forniti dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale che effettua la pulizia dello specchio acqueo di propria competenza su un’area pari a circa 13.700.000 mq: da tale attività si raccolgono annualmente più di 11 tonnellate di rifiuti indifferenziati, oltre a quelli biodegradabili, ingombranti, di imballaggio, plastica ed emulsioni. ARC/EP

Regione Sicilia-DISSESTO IDROGEOLOGICO: Prime operazioni per il dragaggio del “Mazaro”

Il ricordo della paura per l’esondazione del fiume Mazaro, nell’ottobre del 2018, è ancora vivo tra gli abitanti di Mazara del Vallo, nel Trapanese. Come il timore che una situazione simile possa ripetersi. Ecco perchè il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha voluto seguire personalmente la vicenda, coordinando le riunioni tecniche e sollecitando l’individuazione degli interventi utili a una risoluzione del problema.

Proprio in questi giorni sono state avviate le prime indispensabili operazioni, per una maggiore protezione dei luoghi e per la sicurezza dei residenti, con una attività coordinata di pianificazione. Il Tavolo tecnico – voluto dal governatore, nella qualità di responsabile della Struttura contro il dissesto idrogeologico e coordinato da Maurizio Croce, soggetto attuatore dell’ufficio – ha affidato alla Biosurvery, società di spin-off dell’Università di Palermo, il compito di effettuare un “rilievo multibeam topobatimetrico e un minimo di dieci prelievi con carotaggio dei sedimenti fino a un metro di profondità”.

«Abbiamo mantenuto – spiega il presidente Musumeci – l’impegno preso con gli abitanti del luogo e i primi controlli e le analisi dei fondali in vista del dragaggio del fiume ne sono la conferma. Un’opera strategica per il territorio che è stata già appaltata e che partirà dopo la verifica dei requisiti dell’aggiudicatario».

Le indagini rientrano nell’attuazione del progetto di escavazione e consolidamento del fiume Mazaro e, più esattamente, nei lavori di dragaggio dei fondali del bacino portuale e del retrostante Porto canale. Nel corso di una riunione con i rappresentanti dell’impresa appaltatrice la Ecol 2000, sono state anche esaminate le condizioni attuali del corso d’acqua. L’obiettivo è quello del pieno recupero ambientale dell’area, dopo gli eccezionali eventi meteo dello scorso autunno che hanno causato ingenti danni ai piccoli natanti ormeggiati e inflitto un duro colpo alla flotta di pescherecci e al turismo da diporto.

Il progetto è finanziato con l’Accordo di programma, per un importo di due milioni di euro. I test forniranno indicazioni utili all’intervento vero e proprio che partirà a settembre. La fase operativa prevede, oltre alla pulizia dei fondali – per scongiurare nuovi fenomeni di straripamento – analisi di caratterizzazione sul materiale dragato e operazioni di smaltimento.

AdSP MAM: In ordine alla valutazione negativa da parte della commissione VIA nazionale sulla cassa di colmata

Riteniamo doveroso precisare quanto segue

Non risulta sia stata messa in discussione la qualità tecnica della progettazione, peraltro redatta da studi di ingegneria di alto profilo e affidatari, in altri porti, di importanti incarichi di pianificazione portuale e di  progettazione di opere marittime di grande rilevanza   a livello nazionale.

La valutazione negativa è strettamente connessa alla evidenziata lacuna conoscitiva, in merito all’aggiornamento delle caratterizzazione dei sedimenti interessati dall’ipotizzato intervento di conferimento in cassa di colmata.

Al riguardo si precisa che sul tema l’Autorità di Sistema Portuale ha dato ampiamente riscontro durante il procedimento di VIA in questione (imputato oramai quasi due anni fa) evidenziando come le dette nuove caratterizzazioni avrebbero certamente trovato luogo in fase di progettazione esecutiva ovvero ai fini del dragaggio ex art. 5 bis della Legge 84/94 stante la necessità di realizzare prima la cassa di colmata similmente, tra l’altro, a diversi altri procedimenti già occorsi negli altri porti.

E ciò per la semplice ragione di non vanificare le nuove caratterizzazioni che presumibilmente sarebbero diventate nuovamente “vecchie” al compimento delle opere di contenimento della cassa (Le caratterizzazioni hanno validità, infatti, di soli tre anni). Nonostante questa oggettiva puntualizzazione, cui peraltro non è seguito alcun riscontro da parte della Commissione VIA,  l’Autorità ha avviato da tempo – e di propria iniziativa – il percorso tecnico-amministrativo finalizzato a all’aggiornamento delle caratterizzazioni del sito interessato, dando debita comunicazione al competente MATTM,sia pure con analisi a campione con l’intento cioè di ottenere prima analisi di conferma o meno dei risultati conseguiti nel 2009.

Trattandosi di aree rientranti nel sito di interesse nazionale (SIN), tale procedimento risulta articolato e presuppone, prima di avviare la campagna di campionamento e analisi , l’approvazione del piano medesimo da parte del Ministero dell’ambiente .

Poichè soltanto di recente è pervenuta la formale approvazione del piano di indagine, l’Autorità, nelle more dell’esecuzione dell’intervento, che dovrà essere preceduto peraltro anche da preventivo nuovo monitoraggio circa la presenza di ordigni bellici, ha chiesto alla Commissione VIA e al Ministero Ambiente la possibilità di sospendere l’esame progettuale, in attesa dell’aggiornamento della caratterizzazione medesima .

Poiché ai sensi dell’art. 10 bis della L. 241/90, il Ministero dell’ambiente dovrà prossimamente notificare il preavviso di rigetto, assegnando un termine per eventuali osservazioni, in questa fase l ‘Autorità presenterà le proprie controdeduzioni per un riavvio della valutazione, alla produzione della caratterizzazione aggiornata.

Non hanno certamente giovato all’iter procedimentale le continue esternazioni sulla stampa di critiche e dubbi sulla idoneità del sito e sulla scarsa qualità del progetto.

Ad ogni modo, consapevoli delle difficoltà connesse all’approvazione della iniziativa, l’Autorità ha anche avviato un parallelo procedimento finalizzato ad anticipare o a “scorporare “ l’escavo necessario per realizzare i pontili di Sant’ Apollinare dal progetto cassa di colmata, e ciò attraverso una la stipula di accordo in corso di formalizzazione con la società Sogesid, specializzata nelle bonifiche ambientali e controllata dal Ministero dell’ambiente, al fine di studiare e progettare innovativi interventi di movimentazione e di conferimento dei sedimenti interessati dalla realizzazione dei pontili, e ciò al fine di creare le condizioni per una possibile rapida cantierizzazione di tale progetto strategico per il porto e la città.

Il Segretario generale

Dott. Tito Vespasiani

“Pesce fuor d’acqua”. Un racconto di mare e di plastica della fotografa Carla De Gioannis con il velista oceanico Gaetano Mura approda all’Acquario di Cala Gonone: dal 10 al 18 agosto

Il corpo del velista oceanico Gaetano Mura trasformato in pesce, un pesce avvolto e coperto dalla plastica. Questa la nuova condizione della fauna marina in una serie di ritratti firmati da Carla de Gioannis, fotografa e compagna del navigatore, anche lei atleta, a 51 anni ha vinto il titolo mondiale di nuoto nella categoria master, e profondamente amante del mare.

“Pesce fuor d’acqua” è il titolo di questo progetto fotografico di Carla de Gioannis e Gaetano Mura. Sportivi, compagni di vita e di avventure marine. Le sempre più precarie condizioni del mar Mediterraneo e degli Oceani hanno ispirato la coppia: “La plastica e la micro plastica satura i nostri mari più rapidamente di qualsiasi altra forma di inquinamento” sostengono i due sportivi.

Dopo Cagliari ed Alghero la mostra approda, con il gratuito patrocinio del Comune di Dorgali, in una sede naturale per questi eventi: all’Acquario di Cala Gonone. Fedele alla sua mission “Conoscere è il primo passo per poter proteggere”, l’Acquario è da sempre impegnato in un’opera di divulgazione in difesa dell’ambiente: dal consumo responsabile delle risorse alla salvaguardia della biodiversità, dalla lotta a tutte le forme di inquinamento al riciclo e riutilizzo dei materiali.

Quest’anno l’Acquario ha incentrato la sua proposta didattica rivolta alle scuole proprio sull’inquinamento da plastica in mare, coinvolgendo gli oltre 4.000 alunni che visitano la struttura ogni anno con un laboratorio di riciclo, “Il riciclaquario”, che, attraverso il recupero di rifiuti in plastica, ha permesso ai ragazzi di creare piccole opere d’arte.

La mostra, allestita all’interno del percorso espositivo dell’Acquario, sarà visitabile dal 10 al 18 agosto dalle 10:00 alle 18:00. Il martedì e il sabato è prevista l’apertura notturna, dalle 21:00 alle 23:00.
“Tutta la plastica necessaria per il nostro progetto è stata recuperate in mare e tra le scogliere.

Questa è stato tristemente la parte più semplice e rapida del nostro lavoro. abbiamo viaggiato per la Sardegna, la nostra isola, alla ricerca di luoghi ancora relativamente poco coinvolti da questo fenomeno dilagante. Proprio questi luoghi straordinari possono essere un forte simbolo di speranza e d’ispirazione per sensibilizzare tutti partendo dai piccoli gesti personali per poi dilagare su scale più grandi”.

Il lavoro è solo all’inizio: “Ci siamo appassionati al nostro progetto tanto da intravederne un work in progress  che partendo dalle coste della nostra isola possa proseguire in altri luoghi del pianeta coinvolgendo  persone  come il pesce rosso che nella persona di Martina Ardizzoni si è prestata per alcuni scatti”.

Nuovo primato per Energy Observer, prima nave a idrogeno e rinnovabili a raggiungere il Circolo Polare Artico

Energy Observer è la prima nave al mondo alimentata da energia rinnovabile e idrogeno a raggiungere il circolo polare artico. 2.400 miglia per navigare da San Pietroburgo a Spitsbergen, una destinazione iconica per molte ragioni.

Quest’isola nell’arcipelago norvegese delle Svalbard è profondamente influenzata dal clima, un fenomeno che verrà trattato approfonditamente da Energy Observer durante la sua Odyssey for the Future.

L’imbarcazione ha lasciato Tromso il 2 agosto scorso approfittando delle condizioni meteo favorevoli. Gli ingegneri hanno lavorato alacremente per ottimizzare le vele rigide Oceanwings® prima della partenza in modo che la traversata verso Spitsbergen potesse procedere nel modo più agevole possibile. Si tratta del viaggio più lungo effettuato da Energy Observer dalla sua partenza nel 2017.
Un meteo non sempre favorevole ha messo alla prova equipaggio ed imbarcazione, con venti fino a 40 nodi che hanno reso più complesse le procedure in uscita dal golfo di Finlandia.

Un vero laboratorio galleggiante, Energy Observer è alimentato da mix di energia solare, eolica e idroelettrica.
Parte del fotovoltaico presente a bordo è stato fornito dalla torinese Solbian  il cui metodo di incapsulamento brevettato fa sì che i pannelli siano al contempo resistenti, leggeri e adattabili a superfici curve. Se un pannello solare standard pesa fino a 20 kg per 300 W, quelli che equipaggiano Energy Observer, a pari potenza pesano solo 4 kg, un quinto dei moduli tradizionali.

Si tratta di pannelli della serie SP, basati su silicio monocristallino le cui celle raggiungono il record di conversione del 24% di luce solare in elettricità. Durante il refit invernale 2018, 27m2 di pannelli solari aggiuntivi, tutti prodotti dall’azienda torinese, hanno arricchito ulteriormente l’imbarcazione.

Plastica, Costa: “Mi complimento con il Consiglio di Stato per decisione che riattiva ordinanza plastic free su spiagge pugliesi

Ministero Ambiente e tecnici a disposizione di amministrazioni locali per blindare ordinanze da impugnabilità”

“Mi complimento con il Consiglio di Stato per questa decisione di oggi che evidenzia nelle motivazioni la legittimità dell’ordinanza plastic free della Regione Puglia”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato la decisione del giudice del Consiglio di Stato che ha accolto l’istanza cautelare della Regione che di fatto sospende il provvedimento del Tar Puglia che aveva precedentemente congelato l’ordinanza spiagge plastic free.

“Colgo l’occasione per ribadire che il mio ministero ed i suoi tecnici sono a completa disposizione delle amministrazioni locali per supportarle nel percorso di eliminazione della plastica monouso dai loro territori attraverso delle ordinanze plastic free. Insieme troveremo le soluzioni migliori che garantiscano gli enti locali da impugnabilità e ricorsi amministrativi”.

IL NAUTILUS Anno 14 N°2

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato alla portualità con un focus sulle identità marinare e sul futuro dei lavori portuali, la figura dello skipper e il trattamento dell’acqua di zavorra. Poi una riflessione sul concetto di “Porto come mondo” (prendendo come esempio il porto di Brindisi, tra tutela, valorizzazione ed innovazione). E ancora, approfondimenti sul motto lanciato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti: #IOSONOMARE, per valorizzare tutte le attività svolte sul mare.
poseidone danese

© 2019 il nautilus. All Rights Reserved. Performed by SC Lab