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Unità da diporto: prestazioni di locazione e noleggio

ROMA – Le prestazioni di locazione e noleggio di unità da diporto rese nei confronti di non soggetti d’imposta è soggetto ad una particolare disciplina ai fini I.V.A.La prassi con C.M. n. 43/2011 ha fornito spiegazioni in ordine al regime di non imponibilità delle operazioni relative al settore della nautica da diporto, con particolare riferimento alla materia I.V.A.

Quindi in relazione alla richiesta se sia applicabile il regime di non imponibilità alle prestazioni di locazione e noleggio di unità da diporto nonché alle altre prestazioni rientranti nelle attività commerciali di cui all’art. 2 del Codice della Nautica da Diporto, (approvato con decreto legislativo n. 171 del 18 luglio 2005) ove rese nei confronti di non soggetti d’imposta, l’Agenzia fornisce i seguenti chiarimenti.Il regime di non imponibilità ad I.V.A. di cui all’art. 8-bis, 1° comma, del D.P.R. n. 633, relativamente alle prestazioni di locazione e noleggio delle unità da diporto trova applicazione non in termini oggettivi, ma in dipendenza di precisi requisiti soggettivi che devono connotare anche l’attività svolta dal soggetto che prende a noleggio e locazione l’unità da diporto.

In particolare la disciplina di non imponibilità risulta applicabile, relativamente ai canoni pagati per il noleggio e locazione, solo se l’imbarcazione è utilizzata direttamente nell’esercizio di attività commerciali. A tal proposito la Circolare richiama la recente sentenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea del 22 dicembre 2010, causa C-116/10 che ha avuto ad oggetto l’art. 15 della Direttiva 77/388/CEE (c.d. sesta direttiva IVA), ora trasfuso nell’articolo 148 della Direttiva 2006/112/CE, recepito nella normativa interna dell’ordinamento italiano dall’art. 8-bis del D.P.R. n. 633.

Infatti nella citata sentenza la Corte di Giustizia CE ha affermato che, affinché una locazione di navi adibite alla navigazione d’alto mare e al trasporto a pagamento di passeggeri o usate nell’esercizio di attività commerciali, industriali e della pesca possa essere esentata a mente dell’art. 15, punto 5, della sesta direttiva, è necessario che il locatario della nave interessata utilizzi la medesima per esercitare un’attività economica.

Secondo la Corte di Giustizia, se una nave viene data in locazione a persone che l’utilizzano esclusivamente a fini di diporto e non a scopo di lucro, al di fuori di qualsiasi attività economica, la prestazione di locazione non soddisfa le condizioni esplicite di esenzione dall’I.V.A. richieste dall’art. 15, punto 5, della sesta direttiva. Tale interpretazione è coerente con la ratio delle esenzioni previste all’art. 15 della sesta direttiva, che, riferendosi ad operazioni all’esportazione, ad operazioni equiparate e ai trasporti internazionali, è finalizzata ad osservare il principio dell’imposizione dei beni o dei servizi interessati nel luogo di destinazione dei medesimi.

In buona sostanza, secondo la Corte di Giustizia l’art. 15, punto 5, della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che l’esenzione dall’I.V.A. prevista da tale disposizione non si applica alle prestazioni di servizi consistenti nel mettere una nave a disposizione di persone fisiche a fini di diporto, dietro pagamento di un corrispettivo.Pertanto sulla scorta dei principi affermati dalla Corte di Giustizia Europea, i canoni relativi alle prestazioni di noleggio e locazione effettuate nei confronti di soggetti privati, se territorialmente rilevanti, sono soggetti ad imposta, con l’applicazione dell’aliquota ordinaria.

Ad analoga conclusione deve pervenirsi nell’ipotesi in cui vengano rese ad un privato altre prestazioni, anche se definite commerciali ai sensi della normativa sulla nautica da diporto.

 

Cosimo Salvatore CORSA

UCINA Assomarinas Assonat: Marina resort sentenza Corte Costituzionale

NAPOLI – UCINA Confindustria Nautica, ASSOMARINAS, ASSONAT: la Regione Campania affonda la nautica. Totale sconcerto delle Associazioni della nautica e della portualità turistica per l’iniziativa unilaterale della Regione Campania, che ottiene dalla Corte Costituzionale l’annullamento dell’IVA al 10% sugli ormeggi a breve nei Marina resort.

La norma, varata dal Governo nel 2014 per rilanciare la nautica, e confermata nell’ultima Legge finanziaria 2016, potrebbe trovare applicazione solo nelle Regioni che hanno adottato una propria legislazione Liguria, Friuli, ed Emilia Romagna.

Con sentenza 21.2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 32 comma 1 del DL 133/2014, nella parte in cui equipara i cosiddetti Marina resort alle strutture recettive all’aria aperta ai fini dell’applicazione dell’IVA al 10%. L’eccezione di costituzionalità è stata presentata dalla Regione Campania, la quale ha eccepito che lo Stato nel decidere tale equiparazione avrebbe violato il principio della “leale collaborazione” con le Regioni che hanno competenza in materia di turismo.

“E’ incomprensibile che, mentre un settore trainante del Made in Italy che a fatica sta uscendo da una crisi quinquennale che ne ha dimezzato il fatturato, si anteponga una questione di palazzo al futuro delle aziende e dei lavoratori”, commenta Carla Demaria, presidente di UCINA Confindustria Nautica – “lo Stato ha dettato una semplice norma quadro, come dimostrato dalle Regioni che sulla materia hanno legiferato in dettaglio”.

Anche secondo Assomarinas e Assonat “si tratta di una vera e propria beffa alla luce della stessa sentenza della Corte, nella quale si riconosce che, attenendo la questione anche alla materia tributaria (di competenza statale), di per sé l’intervento del legislatore nazionale non sarebbe illegittimo” – commentano i presidenti Roberto Perocchio e Luciano Serra – “ma lo sarebbe divenuto non avendo ottenuto la previa intesa con la Conferenza delle Regioni per il decreto attuativo”.

Ora a seguito della pronuncia, l’IVA al 10% potrebbe essere applicata solo nelle Regioni che hanno emanato una disciplina specifica – Friuli, Liguria ed Emilia Romagna – mentre per le altre, compresa la Campania che non ha ritenuto di attivarsi in tal senso, si creerà un trattamento penalizzante.

UCINA, Assomarinas e Assonat chiedono un appuntamento urgente ai Ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dei Trasporti, Graziano Delrio.

UCINA al Master del Sole 24 Ore Business School

ROMA – Il Sole 24 ORE Business School ha organizzato l’International Master Luxury Management, un corso volto a supportare sia i neo laureati sia i professionisti che hanno bisogno di aggiornare le competenze esistenti o sviluppare nuove aree di competenza, nel settore dei beni di lusso, moda e lifestile.

Fra le più importanti aree dell’eccellenza italiana quest’anno è stata messa in risalto la nautica. L’Ing. Stefano Pagani, responsabile dell’Ufficio Studi di UCINA Confindustria Nautica nonché rappresentante tecnico presso l’Associazione europea EBI (European Boating Industry), chiamato a intervenire, ha testimoniato come questo settore produttivo, di cui il nostro paese detiene la leadership a livello globale, ricopre un ruolo di rilievo in termini economici, occupazionali e nell’affermazione del made in Italy nel mondo.

Diversi i temi approfonditi dall’Ing. Pagani per spiegare la forza e l’importanza del settore nautico. In primis ha illustrato la composizione e l’andamento dell’industria a esso riferita, in Europa e soprattutto in Italia, focalizzando poi l’attenzione sulle grandi navi da diporto, i così detti superyacht.

Quindi ha messo in risalto la competitività dell’industria italiana, intesa come filiera produttiva, dove ogni azienda che vi partecipa è di per sé in grado di esprimere qualità superiore, attraverso prodotti e componenti che spesso vengono scelti anche dai più qualificati cantieri nautici competitor internazionali. Infine, il rappresentante di UCINA Confindustria Nautica ha vagliato l’andamento del mercato mondiale, con l’analisi delle problematiche e dei vantaggi derivati dalla sempre maggiore internazionalizzazione delle produzioni, concludendo l’intervento con una coinvolgente sessione interattiva realizzata per valutare opportunità di lavoro nel settore.

Il Master, svolto in lingua inglese, è rivolto alle seguenti aree: Marketing, Comunicazione ed Eventi, Gestione del marchio, Merchandising, Operazioni retail, E-commerce e interessa i settori della Moda,  del Design, Orologi e gioielli, Profumi & Cosmetici, Auto, Hotellerie, Food & Wine e, appunto, la Nautica.

UCINA: in Toscana prima manifestazione nazionale dei comandanti di unità da diporto

GROSSETO – Il lavoro deve marciare avanti alla burocrazia, fino a oggi i lavoratori marittimi sono stati inascoltati e ogni giorno perdiamo quattro o cinque comandanti che decidono di andare a lavorare all’estero. E’ un grave danno per il turismo nautico e l’intero sistema della nautica.

Grande successo per la prima manifestazione dei comandanti di yacht da diporto, svoltasi a Monte Argentario (GR), alla presenza di oltre 300 lavoratori del mare. Hanno aderito UCINA Confindustria Nautica e l’associata Italian Yacht Masters, insieme a tutte le altre sigle di riferimento, Collegio Capitani, Amadi Associazione Marittimi Argentario, Lavoratori Del Mare, Lmtc, A.Ma.Re Gaeta.

La richieste al Ministro Graziano Delrio e alla struttura del Ministero dei Trasporti sono unanimemente condivise:
· allineamento dei mesi di navigazione necessari ai fini del rinnovo dei Certificati professionali a quanto avviene in Gran Bretagna, quindi per un periodo non superiore ai 12 mesi nei cinque anni di validità del certificato stesso;
· validità della navigazione su tutte le unità, anche quelle a uso privato, ai fini del rinnovo dei Certificati Mercantili, purché svolta nella “Funzione” del certificato posseduto o in quella immediatamente inferiore nel grado, similmente a quanto fanno inglesi e francesi;
. proroga temporale di almeno 18 mesi dal 1 gennaio 2017 per assolvere ai corsi di aggiornamento conformi alla convenzione internazionale STCW, richiesti ai fini del rinnovo dei titoli professionali;
· non separazione carriere Diporto e Mercantile, perché il marittimo deve poter lavorare sempre laddove c’è lavoro;· revisione D.M. 121/2005 per rendere allineata ai Paesi concorrenti la carriera nel settore Diporto;
· gestione unitaria e coordinata del rilascio/rinnovo dei titoli professionali da parte delle Capitanerie;
· rinnovo per cinque anni, cioè a naturale scadenza, di tutti i certificati IMO STCW rinnovati o rilasciati prima del 31-12-2016, che oggi in attesa dell’entrata in vigore della nuova normativa, vengono rilasciati solo per un anno.

Più in generale, quella che nasce dal mondo del lavoro in mare è una richiesta di considerazione e ascolto, mentre, come ricordato dalle recentissime interrogazioni parlamentari presentate dagli onorevoli Tiziano Arlotti e Mario Tullo, si è assistito al prevalere di restrittive e autolesionistiche visioni burocratiche rispetto alla tutela di chi lavora sotto la bandiera italiana, a tutto beneficio dei titoli professionali esteri e segnatamente inglesi.

“Siamo e saremo vicini ai marittimi con tutte le nostre iniziative e la nostra rappresentanza istituzionale, come le recenti iniziative parlamentari hanno dimostrato, commenta la presidente di UCINA Confindustria Nautica, Carla Demaria. “Che ci voglia più attenzione al mare e alla sua economia è un fatto e la circostanza che si parli di scindere il Ministero dei Trasporti dal Comando Generale delle Capitanerie – con il quale la Direzione del Trasporto marittimo ha competenze condivise – e trasferirlo in altra sede non si pone in questa direzione”.

“Chiediamo solo di poter continuare a lavorare e l’assenza delle istituzioni in questo senso è stata fino ad oggi assordante”, ricorda Dario Savino, vice presidente di Italian Yacht Master. La manifestazione dei comandanti ha mostrato una grande unità di intenti e abbiamo condiviso di continuare a procedere tutti insieme, vogliamo essere ascoltati dal Ministro perché abbiamo bisogno di scelte politiche e non burocratiche”.

ASPETTI FISCALI DELLA COMPRAVENDITA DELLE UNITA’ DA DIPORTO

ROMA – La compravendita di unità diporto esplica effetti anche sul piano fiscale in particolare ai fini dell’Imposta sul Valore Aggiunto.In base alla normativa vigente ricorre il presupposto soggettivo per l’applicazione dell’IVA se il venditore (persona fisica o giuridica) opera nell’esercizio di impresa e svolga cioè un’attività di carattere commerciale in via abituale ancorché non esclusiva. Sulle cessioni fatte da privati non si calcola l’IVA poiché manca il presupposto soggettivo da parte del cedente.

Quindi la normativa IVA si applica in maniera differenziata in funzione delle condizioni di carattere soggettivo del venditore che può essere una società, ente o imprenditore commerciale oppure un privato o ente non commerciale che non svolge attività economica. In particolare è considerato soggetto d’imposta ai fini IVA ed è pertanto obbligato all’applicazione di tutte le disposizioni relative all’Imposta sul Valore Aggiunto vigenti per il territorio nazionale, ed in particolare modo all’emissione e registrazione delle fatture, il venditore residente in Italia che agisce nell’esercizio di un’impresa (ad esempio costruzioni o commercio di navi e imbarcazioni da diporto).

Mentre alla vendita del privato (o ente non commerciale), soggetto residente, l’IVA non si applica sulle operazioni da lui effettuate sempre per mancanza del presupposto soggettivo.Se l’acquirente acquista il bene da un soggetto IVA nell’esercizio di impresa, ricorrendone i presupposti (unità da diporto acquistate o come beni oggetto di commercio o come beni strumentali) nell’attività propria dell’impresa, porterà in detrazione l’IVA applicata in fattura dai fornitori.

Sono considerati beni strumentali solo le unità da diporto senza le quali l’attività d’impresa non può essere esercitata, quelle cioè indispensabili all’espletamento dell’oggetto sociale e delle finalità aziendali.A titolo esemplificativo è ammessa la detrazione dell’IVA sull’acquisto di unità da diporto da parte degli imprenditori che commercializzano le stesse, le utilizzano per la formazione e l’addestramento in maniera professionale della navigazione e per attività connesse. E’ inoltre consentita la detrazione dell’imposta in caso di noleggio o di locazione delle unità da diporto.

E’ escluso la detrazione in caso di utilizzo personale.Quindi l’utilizzo delle unità da diporto da parte di imprenditori che non usano le unità da diporto nell’attività della propria impresa bensì per uso personale nonché l’utilizzo di questi beni nell’esercizio di arti e professioni non consente la detrazione dell’IVA.Gli acquisti dei componenti e ricambi, le prestazioni di impiego, custodia, manutenzione e riparazione delle unità da diporto soggiacciono allo stesso regime di indetraibilità dell’IVA.

Le operazioni effettuate da parte di una società di noleggio di imbarcazioni da diporto nei confronti dei soci e/o dei familiari o affini o a soggetti in qualche modo riconducibili al “soggetto imprenditore” pongono rilevanti questioni interpretative in relazione all’applicazione della disciplina IVA, con particolare riferimento al regime di non imponibilità previsto dall’articolo 8 bis del D.P.R. n. 633/72 per le cessioni di imbarcazioni e per le cessioni di beni e prestazioni di servizi relativi al loro utilizzo.

Con specifico riferimento alle unità da diporto si rammenta che, ai sensi dell’art. 4, comma 5, terzo periodo, lett. a), del D.P.R. n. 633, non costituisce comunque attività commerciale la gestione di unità da diporto, da parte di società o enti, qualora la partecipazione ad essi consenta, gratuitamente o verso un corrispettivo inferiore al valore normale, il godimento, personale, o familiare del mezzo da diporto ai soci o partecipanti, anche indirettamente, alle suddette condizioni.

In relazione alle operazioni rese dalla società nei confronti di soci o di soggetti riconducibili al soggetto imprenditore, ad un valore non inferiore a quello di mercato, occorre preliminarmente verificare se le stesse possano essere ricondotte nello schema della attività commerciale e non configurino, invece, la destinazione del bene a fini privati. A tal fine, secondo la C.M. n. 43/2011, è necessario analizzare la realtà aziendale attentamente, caso per caso, in particolare quando il destinatario finale effettivo della prestazione non sia un’impresa; ove si riscontri che la forma societaria si riduce di fatto ad uno strumento per acquistare senza IVA beni destinati esclusivamente ad essere messi a disposizione dei soci persone fisiche o dei loro familiari etc., si deve ritenere che non sia configurabile l’esercizio di una attività economica.

A tale proposito occorre rilevare che ai sensi dell’articolo 9 della direttiva IVA 112/2006 l’attività economica si caratterizza per essere diretta al conseguimento di introiti con carattere di stabilità e non può pertanto ravvisarsi il carattere commerciale nel caso in cui l’attività sia rivolta esclusivamente a permettere al socio (o a soggetti riconducibili ai soci) l’uso personale di determinati beni anche se a valore di mercato.
Ai fini dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, anche se i servizi sono forniti ai soci a fronte di un corrispettivo pari a quello mediamente praticato sul mercato va, in particolare, valutato il ricorso al diritto alla detrazione quando l’IVA detraibile (pagata sull’acquisto dell’imbarcazione) risulti di gran lunga superiore a quella addebitata al socio.In materia di compravendite intracomunitarie si applicano norme analoghe in relazione al presupposto soggettivo.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Le forme di compravendita delle Unità da Diporto

BRINDISI – Le forme di compravendita delle unità da diporto sono legate alle categorie costituenti beni mobili registrati (navi e imbarcazioni da diporto) e quella delle unità da diporto costituenti semplici beni mobili (natanti).La distinzione comporta differenti obblighi e rilevanti conseguenze relativamente al regime fiscale ma anche civilistico attinente il passaggio di proprietà.

Come per tutti i beni mobili registrati anche il trasferimento delle navi e imbarcazioni da diporto comporta la stipula di un regolare atto di compravendita, redatto mediante rogito notarile, seguito da un necessario formale atto di iscrizione nei pubblici registri.

Sono previste inoltre modalità alternative e semplificate per siglare il passaggio di proprietà ovvero il trasferimento dell’unità da diporto da cedente a cessionario che può anche avvenire mediante autentica dell’atto di compravendita presso gli uffici comunali, anziché presso un notaio; resta comunque ferma la necessità della successiva iscrizione nei pubblici registri.

Entro il termine massimo di sei mesi dall’assegnazione del numero di immatricolazione provvisoria devono essere effettuati il rogito notarile o l’autentica comunale, come pure l’iscrizione definitiva nei pubblici registri.Come avviene per gli altri beni iscritti la trascrizione nei registri di atti relativi alla proprietà e di altri atti e domande per i quali occorre la trascrizione, iscrizione o cancellazione di ipoteche ed il rilascio di estratti dai registri sono soggetti al pagamento di un diritto amministrativo.

In caso di trasferimento di proprietà di semplici beni mobili (non registrati) come i natanti questi non necessitano di particolarità formalità, quindi non è richiesto alcun atto scritto di compravendita.

Il semplice possesso costituisce un titolo idoneo al trasferimento di proprietà.Pur tuttavia è in ogni caso necessario che l’acquirente sia in possesso della documentazione fiscale attestante l’acquisto e quindi il titolo del possesso (fattura, bolletta doganale o atto registrato) documenti dai quali risultino, oltre all’adempimento degli obblighi fiscali e doganali, anche le generalità, l’indirizzo e il codice fiscale dell’interessato nonché la descrizione tecnica dell’unità oggetto di compravendita.L’iscrizione del natante a iscrizione nel registro delle imbarcazioni comporta l’applicazione di tutte le disposizioni della disciplina previste per queste ultime.

In caso di leasing (locazione finanziaria) dell’unità da diporto la società di leasing diviene proprietà del bene.Nel leasing finanziario, l’utilizzatore indica al concedente un bene di cui desidera acquisire il godimento. Il concedente acquista allora la proprietà del bene ma ne concede immediatamente il godimento, per un determinato periodo di tempo, all’utilizzatore, il quale si obbliga a versare un canone periodico.

Stipulando un contratto di leasing, le imprese possono acquisire la disponibilità di un bene strumentale senza versare i capitali necessari per comprarlo, senza esporsi al rischio della perdita di valore del bene per rapida obsolescenza, e riservandosi il diritto, alla scadenza del termine stabilito, di poterne acquistare definitivamente la proprietà oppure di restituirlo.Anche per il leasing finanziario, alla scadenza del termine pattuito l’utilizzatore può rinnovare il contratto o restituire il bene o acquistare la proprietà del bene pagando un corrispettivo.

In caso di riscatto del bene (unità da diporto) sarà necessario procedere alle formalità previste per il passaggio di proprietà dell’unità stessa.La documentazione comprovante la stipula del  contratto di leasing e quindi del bene oggetto del godimento deve essere tenuta a bordo in originale o copia conforme sino a che non sia avvenuta la restituzione dell’unità da diporto ovvero il suo riscatto.E’ utile evidenziare che in caso di compravendita di una unità da diporto, che si realizzi a mezzo di scrittura privata con firme autenticate da parte di una società di leasing, l’autentica di firma del rappresentante legale della società di leasing sarà attestata a cura del notaio unitamente ai poteri dei sottoscrittori.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Società non operative o di comodo intestazione unità da diporto

ROMA – L’intestazione di una unità da diporto a società non operative o di comodo comporta un particolare trattamento ai fini fiscali sia per quanto concerne l’imposizione diretta sui redditi sia relativamente all’I.V.A.

La disciplina della società di comodo è contenuta nell’art. 30, della Legge 23 dicembre 1994, n. 724 recante “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” –  in G.U. n. 304 del 30 dicembre 1994 – S.O. n. 174, come modificato dal D.L. n. 223/2006 e dal D.L. n. 138/2011, ed è finalizzata a disincentivare il ricorso all’utilizzo dello schermo societario per la mera detenzione di beni.

La norma prevede che le società per  azioni,  in accomandita  per  azioni,  a  responsabilità   limitata,   in   nome collettivo e in accomandita semplice, nonché le società e gli  enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, si considerano non operative e dunque “di comodo” se l’ammontare  complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi,  esclusi quelli straordinari, risultanti dal conto economico è inferiore al 6% del valore delle immobilizzazioni rappresentate da beni immobili e dalle navi destinate all’esercizio di attività commerciali o della pesca o ad operazioni di salvataggio o di assistenza in mare, ovvero alla demolizione, escluse le unità da diporto di cui alla Legge 11 febbraio 1971, n. 50 (ora sostituita dal Nuovo Codice della nautica da diporto approvato con D.Lgs. 18 luglio 2005, n. 171), anche se in locazione finanziaria.

Quindi la mancanza di operatività determinata dai coefficienti indicati nell’art. 30, comma 1, lett. b) della Legge n. 724/1994 e s.m.i. comporta l’attribuzione su base presuntiva di un reddito minimo, per cui si presume che il reddito del periodo di imposta non sia inferiore alla percentuale del 4,75% del valore dei beni posseduti nell’esercizio e quindi del valore delle immobilizzazioni rappresentate da beni immobili e dalle  navi destinate all’esercizio di attività commerciali anche se in locazione finanziaria. Il reddito minimo, determinato in via presuntiva, è inoltre assoggettato da un’aliquota IRES maggiorata, nella misura del 38%.

Tale novità è stata introdotta dall’art 2 del D.L. n. 138/2011 e prevede l’incremento di tassazione di 10,5 punti percentuali (dal 27,5% al 38%) per le società considerate non operative. La maggiorazione dell’aliquota trova applicazione ogni qualvolta la società rientri tra quelle considerate non operative dal citato art. 30 della Legge n. 724 del 1994. La società considerata non operativa è assoggettata a delle conseguenze rilevanti ai fini delle Imposte sui Redditi, dell’IRAP e dell’I.V.A.

Quindi se una società che è stata costituita per esercitare l’attività di noleggio di unità da diporto che acquisti o prenda in locazione finanziaria delle unità del valore di Euro 10.000,00 si considera non operativa se nell’esercizio di riferimento consegua ricavi inferiori al 6% ovvero Euro 600,00, pertanto il reddito presunto è pari a Euro 475,00.

L’art. 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, del D.L. n. 138/2011, convertito, con modificazioni, nella Legge n. 148/2011 ha introdotto le società in perdita sistematica. Le nuove disposizioni prevedono che le c.d. società di comodo di cui all’art. 30 della Legge n. 724/1994, si possono idealmente ripartire in due categorie: le “società non operative”, ossia le società che non superano il test di operatività previsto dal comma 1 del citato art. 30, e le “società in perdita sistematica” che, come meglio precisato in seguito, presentano tre periodi d’imposta in perdita ai sensi del citato comma 36-decies dell’articolo 2 (C.M. 11/06/2012 n. 23/E).

Sono considerate società in perdita sistematica, ai sensi del citato comma 36-decies dell’art. 2, i soggetti che presentano una situazione di perdita fiscale risultante dalle relative dichiarazioni dei redditi per 3 periodi d’imposta consecutivi ovvero, sempre per lo stesso periodo di osservazione, presentino indifferentemente 2 dichiarazioni dei redditi in perdita fiscale ed una terza con un reddito imponibile inferiore a quello minimo presunto ai sensi del medesimo art. 30 della Legge n. 724/1994.

Agli effetti dell’I.V.A. il possesso e la gestione di una unità da diporto ad iniziativa di un società non operativa non si considera attività commerciale se la partecipazione alla stessa consenta ai soci il godimento personale o familiare dell’unità medesima in maniera gratuita o per un corrispettivo inferiore al valore normale. In mancanza del presupposto soggettivo l’I.V.A. pagata per l’acquisto dell’unità da diporto al fornitore del bene è indetraibile.

Pertanto la qualificazione di società di comodo per le società e gli enti non operativi, comporta pesanti limitazioni al rimborso e alla compensazione dei crediti IVA, infatti l’eccedenza di credito risultante dalla dichiarazione presentata ai  fini  dell’imposta  sul valore aggiunto non  è  ammessa  al  rimborso  né   può costituire oggetto di  compensazione  ai  sensi  dell’articolo  17  del  D. Lgs.  9  luglio  1997,  n.  241,  o  di  cessione   ai   sensi dell’articolo 5, comma 4-ter, del D. L. 14 marzo 1988, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla Legge 13 maggio  1988,  n.  154. In particolare, alle società di comodo è precluso il rimborso, la compensazione orizzontale e la cessione dei crediti IVA originatisi nel periodo d’imposta.

Qualora per tre periodi di imposta consecutivi la società o l’ente non operativo non effettui operazioni rilevanti ai fini  dell’imposta sul valore aggiunto il credito così accumulato diviene definitivamente inutilizzabile, essendo altresì esclusa la possibilità di compensazione verticale.

Presentando un’istanza di interpello disapplicativo, ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, D.P.R. n. 600/1973,  si raggiunge lo scopo di chiedere la disapplicazione di una norma antielusiva prevista per le società non operative ed in perdita sistematica che, in linea di principio, trova applicazione in riferimento alla fattispecie prospettata, limitando deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta.

A tal fine, il contribuente deve provare che nella situazione concreta non possono realizzarsi gli effetti elusivi che la norma intende evitare, consentendo di dimostrare che per determinate operazioni non sussistono gli elementi di elusività contrastati da specifiche norme dell’ordinamento tributario, delle quali si chiede pertanto la disapplicazione.Infatti solo in questo modo è possibile evitare le conseguenti penalizzazioni  in termini di maggiore onerosità fiscale e di limitazione al rimborso e alla compensazione dei crediti IVA.

L’istanza va presentata preventivamente, ossia prima della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto dell’interpello.L’interpello è presentato al Direttore regionale per il tramite della Direzione provinciale competente in relazione al domicilio fiscale dell’istante, mediante plico raccomandato con avviso di ricevimento.

 

Cosimo Salvatore Corsa

Il Canone Speciale RAI dovuto dalle Unità da Diporto

ROMA – L’art. 17 del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214 (in S.O. n. 276 – G.U. 27/12/2011), ha introdotto una norma a carattere antielusivo finalizzata ad evitare il mancato pagamento del canone RAI, stabilendo che le imprese e le società, ai sensi di quanto previsto dal D.P.R. 22  dicembre 1986, n.  917, nella relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il  numero  di abbonamento speciale alla radio o alla televisione la categoria  di appartenenza ai fini dell’applicazione della tariffa  di abbonamento radiotelevisivo speciale, nonché  gli  altri  elementi che saranno eventualmente indicati nel provvedimento di approvazione del  modello per  la  dichiarazione  dei  redditi, ai fini  della  verifica  del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale.

Va subito precisato che le imbarcazioni da diporto, secondo quanto disposto dall’art. 17, comma 8, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449 non sono più tenute al versamento del canone ordinario RAI fatta eccezione per i casi in cui le imbarcazioni da diporto siano intestate a società; in quest’ultimo caso è dovuto il canone di abbonamento “speciale”. Il canone di abbonamento “speciale” è dovuto da coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dall’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto.

La fonte normativa di riferimento è rappresentata dal R.D.L. 21 febbraio 1938 n. 246 e dal D.L.Lt. 21 dicembre 1944, n. 458.Chi detenga più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in sedi diverse dovrà stipulare un canone per ciascuna di esse poiché il canone speciale ha validità limitata all’indirizzo per cui è stipulato, indicato nel libretto di iscrizione.

In caso di cessione degli apparecchi o di cessione o cessazione dell’attività, deve essere data disdetta del canone alla RAI inviando alla sede regionale RAI competente per territorio, comunicazione di disdetta del canone speciale, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, specificando la destinazione dell’apparecchio, poiché il canone speciale è strettamente personale.

Per le navi di lusso è dovuto il canone “speciale” di cui alla categoria B, per le imbarcazioni da diporto intestate a società è dovuto il canone di cui alla categoria D, per le navi da pesca è dovuto il canone speciale di cui alla categoria E se si dispone di un solo apparecchio TV, alla categoria D se si dispongono più apparecchi.

In base alle FAQ pubblicate sul sito della RAI il canone è un’imposta che viene comunemente definita abbonamento (Sentenze Corte Costituzionale n. 284 del 26/06/2002 e n. 81 dell’8/6/1963 – Sentenza Corte di Cassazione del 03/08/1993 n. 8549). L’abbonamento si rinnova tacitamente e l’utente, salvo che abbia dato tempestiva comunicazione di disdetta, è obbligato al pagamento del canone ogni anno nei termini stabiliti dalla legge.

Ai fini fiscali va precisato che l’I.V.A. è compresa nel canone speciale: ai fini dell’eventuale recupero dell’imposta, i titolari di canone speciale sono autorizzati a considerare fattura la ricevuta del versamento effettuato solo tramite il bollettino prestampato e il modulo SBF della domiciliazione bancaria, inviati dalla RAI – Radiotelevisione Italiana. Inoltre, qualora sussistano i presupposti fiscali, la restante parte del canone speciale può essere dedotto dal reddito d’impresa ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917.

I termini di scadenza per il pagamento del canone sono i seguenti:
Il 31 gennaio (pagamento annuale);
Il 31 gennaio ed il 31 luglio (pagamento semestrale);
Il 31 gennaio, il 30 aprile, il 31 luglio ed il 31 ottobre (pagamento trimestrale).

Qualora la scadenza del termine per il pagamento del canone cada di sabato o di giorno festivo, il pagamento stesso è considerato tempestivo se effettuato il primo giorno lavorativo successivo.

Cosimo Salvatore CORSA

Il nuovo redditometro e i mezzi per la navigazione da diporto

ROMA – Il Decreto Ministeriale 24 dicembre 2012 (Mef) ha individuato  il  contenuto  induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva  sulla  base  del quale, può essere fondata la determinazione sintetica  del  reddito  complessivo delle persone fisiche (art. 38, 5° comma, D.P.R. 29 settembre 1973, n.  600).

Per elemento indicativo  di capacità contributiva si intende la spesa sostenuta dal contribuente per  l’acquisizione  di  servizi  e  di  beni  e  per   il   relativo mantenimento. L’elenco degli elementi di cui al periodo precedente è indicato nella  tabella  A  che  fa  parte  integrante del citato decreto.

L’art. 22 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto rilevanti modifiche alla disciplina dell’accertamento sintetico, caratterizzata da significative innovazioni di carattere procedurale, che garantiscono più attuali modalità di riscontro della sperequazione tra la capacità di spesa dimostrata dai contribuenti ed il reddito dichiarato e, conseguentemente, una maggiore incisività dell’azione di controllo.

Come si è detto la tabella A, allegata al D.M. 24 dicembre 2012, reca una serie di macrocategorie di spesa, elementi  indicativi  di capacità contributiva, tra queste quella relativa ai Trasporti costituisce una macrocategoria significativa in quanto le spese connesse al mantenimento dei mezzi di trasporto di cui il contribuente risulta aver avuto la disponibilità nel corso dell’anno, sia che li abbia detenuti in proprietà, sia in forza di un contratto di leasing o di noleggio, concorre alla individuazione di un numero significativo di spese connesse ai diversi aspetti della vita quotidiana, compresa l’acquisizione di beni durevoli, in relazione alla tipologia di nucleo familiare e all’area territoriale di appartenenza.

E’ utile precisare che l’art. 22 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto rilevanti modifiche alla disciplina dell’accertamento sintetico, caratterizzata da significative innovazioni di carattere procedurale, che garantiscono più attuali modalità di riscontro della sperequazione tra la capacità di spesa dimostrata dai contribuenti ed il reddito dichiarato e, conseguentemente, una maggiore incisività dell’azione di controllo.Con il nuovo redditometro ai fini della determinazione sintetica del reddito delle persone fisiche si presume che quanto viene speso nel periodo d’imposta sia stato finanziato con redditi posseduti nel periodo medesimo.

Le fonti normative sono appunto rappresentate dall’art. 22 del D.L. n. 78 del 2010, dal D.M. 24 dicembre 2012 e dalla C.M. n. 24/E del 31 luglio 2013 emanata dall’Agenzia delle Entrate che ha reso note le indicazioni operative per l’applicazione del “nuovo” accertamento sintetico, con decorrenza per i periodi di imposta a partire dal 2009.  Passando all’esame del caso che ci occupa il nuovo redditometro elenca i natanti, le imbarcazioni e le navi da diporto tra i mezzi di trasporto per i quali le spese connesse al mantenimento dei mezzi per la navigazione da diporto sono elementi indicativi di capacità contributiva.

Il Codice della Nautica da Diporto li definisce quali mezzi utilizzati da persone fisiche per la navigazione in acque marittime o interne a scopi sportivi o ricreativi e senza fini di lucro (C.M. 24/E del 31 luglio 2013). Per le finalità dell’accertamento sintetico, quindi, le imbarcazioni rilevano innanzitutto per le spese connesse al loro mantenimento ad uso privato, ma anche come manifestazione di capacità di spesa in caso di noleggio o locazione da parte di una persona fisica.

Il Codice, come abbiamo già visto in precedenza, distingue i mezzi per la navigazione da diporto, in base alla lunghezza, in natanti (fino a 10 metri), imbarcazioni (da 10 a 24 metri) e navi (oltre 24 metri). Anche per le unità da diporto è prevista l’obbligatorietà dell’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, regolata dalle stesse norme che riguardano la circolazione di veicoli su strada. Da tale obbligo sono escluse solo le unità a remi o a vela non dotate di motore ausiliario. In assenza di spese puntualmente individuate, per tutte le unità da diporto che risultano nella disponibilità del contribuente in proprietà o in leasing la spesa relativa a carburante, olio, pezzi di ricambio e manutenzione, è calcolata, in base alla lunghezza e alla tipologia (a motore o a vela), applicando i parametri contenuti nella Tabella A. La spesa è rapportata alla quota e ai mesi di possesso da parte del contribuente.

Alle spese così determinate vengono aggiunte le spese puntualmente individuabili, relative alle assicurazioni obbligatorie RC e alle altre assicurazioni (incendio e furto, etc) riferite alle unità da diporto e riconducibili al contribuente. Anche per le unità da diporto possedute in leasing sono indicati i canoni pagati nell’anno, comunicati dagli operatori del settore, relativi ai contratti nei quali il contribuente risulta essere “cliente” ovvero “beneficiario”.

Anche in questo caso, qualora nel corso dell’anno, in relazione a contratti di leasing, siano state pagate somme a titolo di maxirata o riscatto, queste non figurano tra le spese “correnti” (come i canoni) ma tra le spese per “investimenti”, analogamente alle spese per l’acquisto di unità da diporto in proprietà. Relativamente ai contratti di noleggio di unità da diporto va precisato che, in ragione della loro peculiare disciplina, le spese relative ai c.d. “charter nautici” sono ricomprese tra le spese per viaggi e vacanze (voce “Alberghi, pensioni e viaggi organizzati” della sezione “Altri beni e servizi”). Qualora siano registrate spese per “posti barca” queste sono evidenziate nella voce “Altro” della sezione “Trasporti”.

E’ utile infine precisare che per il calcolo dello scostamento tra il reddito complessivo accertabile e quello dichiarato la selezione delle posizioni che presentano un significativo scostamento è fondata su situazioni e fatti certi, nonché su informazioni relative ai beni di cui l’Amministrazione possiede i dati relativi alle specifiche caratteristiche. Le “spese ISTAT”, riferite alle frequenti spese correnti che normalmente si sostengono, sono utilizzate esclusivamente ai fini della ricostruzione del reddito, ad integrazione dei dati e valori certi. Lo scostamento che legittima il ricorso all’accertamento sintetico va determinato sulla base del reddito complessivo dichiarato. Il vigente sesto comma dell’art.  38 del D.P.R. n. 600/73, infatti, stabilisce che “La determinazione sintetica del reddito complessivo di cui ai precedenti commi è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato”.

Pertanto, se il reddito dichiarato è pari a 100 si può procedere all’accertamento qualora il reddito accertabile sia pari almeno a 121 (100+20% = 120), come già chiarito dall’Agenzia nell’ambito del “Telefisco 2012”.

 

Cosimo Salvatore Corsa

Sicurezza della Navigazione da Diporto: la Capitaneria di Manfredonia sale in cattedra

MANFREDONIA – Si è svolta con grande partecipazione d’un attento e qualificato pubblico, nella serata di mercoledì 2 dicembre 2015, presso il L.U.C. di Manfredonia, un’interessantissima ed attesa conferenza sulla Sicurezza della Navigazione da diporto.

L’incontro rappresentava la conclusione di un ciclo di lezioni sulle principali nozioni di nautica da diporto, intitolata “PILLOLE DI MARE”, che si sono tenute in nove appuntamenti serali dal 28 novembre al 2 dicembre in collaborazione con il Laboratorio Urbano Culturale di Manfredonia presso la sua sede al Lungomare Nazario Sauro (vecchio mercato ittico). Organizzatore e relatore Il Capitano di Lungo Corso Matteo RICCARDI e correlatori il Prof. Giovanni FANTETTI e l’Ing. Salvatore GUGLIELMI.

Protagonisti assoluti sono stati gli uomini della Capitaneria di Porto di Manfredonia, guidati dal nuovo Comandante, il Capitano di Fregata Nicola LATINISTA, il quale entusiasta dell’iniziativa, ha illustrato dettagliatamente l’operato delle Capitanerie di Porto e Guardia Costiera, istituzione importantissima in una storica e significativa comunità marinara, quale  quella del Golfo di Manfredonia e della costa Garganica, mettendo in evidenza l’elevata capacità professionale ed umana che contraddistingue questo corpo specializzato della Marina Militare, impegnato recentemente soprattutto nella sicurezza della navigazione, salvaguardia della vita umana in mare e nella tutela dell’ambiente marino, oltre che in diverse altre funzioni giuridiche ed operative di supporto e collaborazione con diversi ministeri.

Per continuare ad approfondire le argomentazioni il Comandante ha dispiegato per la serata alcuni dei suoi principali collaboratori, il Comandante in II^ Capitano di Fregata Ivan SAVARESE, il capo servizio operativo Capitano di Corvetta Luigi SPALLUTO, che ha illustrato i risvolti teorici e pratici della normativa vigente nel campo della sicurezza della navigazione da diporto, dalle misure tecniche ai controlli in mare, supportato dal Sottotenente di Vascello Simone PORCHETTA, ed inoltre il Maresciallo Luogotenente Filippo CLEMENTE, che ha illustrato praticamente le caratteristiche tecniche delle varie attrezzature di sicurezza e come utilizzarle. Preziosa collaborazione nella fase organizzativa anche quella del Tenente di Vascello Antonio BISANTI.

Patrocinio gratuito dell’ASSONAUTICA provinciale della CAPITANATA, e del Collegio Nazionale Capitani di lungo corso e di macchina.La manifestazione ha visto la partecipazione interessata della Prof.ssa Paola Guida, Preside dell’Istituto Tecnico Tecnologico “Rotundi-Fermi” che comprende anche l’ex Istituto Tecnico Nautico di Manfredonia, Il Presidente Lega Navale Foggia, Avv. Antonio Tulino, Il Presidente Circolo Nautico Adventure Club, Gianfranco Calderisi, ed una nutrita rappresentanza di soci della Lega Navale Manfredonia, ANMI Manfredonia, ed altri sodalizi nautici, professionisti ed operatori marittimi, come pure la Polizia Municipale.

Al termine il Cap.L.C. Matteo Riccardi ha ricordato che il ciclo di lezioni è nato da una sua idea e del M5S di Manfredonia, per incentivare tutti coloro che hanno intenzione di praticare o che già praticano la nautica in questa bellissima cittadina baciata dal mare.

Concludendo l’Ing. Salvatore GUGLIELMI, delegato Assonautica Provinciale Camera di Commercio di Foggia, ha sottolineato che questo impegno culturale gratuito, ha rappresentato, un primo numero zero, e che vista la partecipazione ed il gradimento, recepirà eventuali suggerimenti migliorativi, e si riproporrà in un prossimo futuro, speriamo anche con una cadenza regolare.

IL NAUTILUS Anno 12 N°2

BRINDISI - Lo speciale di questo nuovo numero de Il Nautilus è dedicato al porto di Trieste che, tra cambiamenti già effettuati e progetti con finanziamenti in arrivo, sta mutando la sua fisionomia e crescendo come scalo in Adriatico. Accanto a queste novità sullo scalo ci sono anche quelle che riguardano i porti di Livorno, Porto Torres, Savona, Cagliari, Ancona e Bari. In questo numero troverete anche un’intera pagina dedicata alla fiscalità legata al mondo del diportismo con gli aggiornamenti sulle ultime modifiche alle leggi.
poseidone danese

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