Il “Piano Verde” della Signora Ursula Von Der Leyen grava sullo shipping

Bruxelles. La Commissione Ue inizia, con un certo piglio, la fase propositiva del programma “Green Deal” focalizzando quote e tasse da imporre al settore dei trasporti marittimi, non certo l’unico responsabile dell’inquinamento ambientale e del cambiamento climatico del nostro Pianeta. La Commissione ha pubblicato, l’altro giorno, la propria visione sul Green Deal europeo. Una serie di nuove iniziative politiche – proposte legislative – con i tempi di realizzazione.

Entro marzo 2020, la Commissione proporrà la prima legge europea sul clima contenente l’obiettivo di zero emissioni nette per il 2050, detta di “neutralità climatica”. Per l’inizio dell’estate 2020, saranno proposte le revisioni circa la riduzione dei gas a effetto serra – quote -  per il 2030 ad almeno il 50% e verso il 55%. Per il settore dei trasporti le quote da sopportare saranno pesanti: entro il 2050 è necessaria una riduzione del 90% delle emissioni, con l’impegno da parte della Commissione a mettere a punto una strategia per una mobilità sostenibile e agile (smart) per affrontare tutte le fonti di emissioni di gas.

La Signora von der Leyen ha detto che una parte sostanziale del 75% delle merci trasportate oggi su strada dovrebbe spostarsi sulla ferrovia e sule vie navigabili interne; è intenzione della Commissione proporre una nuova direttiva sul trasporto combinato, volta a sostenere il trasporto marittimo a corto raggio. Oltre alle quote per le emissioni, la Commissione cercherà di fissare i prezzi per i trasporti; i sussidi per i combustibili fossili dovranno essere eliminati e le nuove esenzioni fiscali, compresi i combustibili per uso marittimo, saranno attentamente controllate nella revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia, al fine di colmare eventuali evasioni.

La Commissione proporrà inoltre l’inclusione della spedizione delle merci e/o persone nel sistema di scambio di quote di emissioni dell’Ue (ETS). Emissions Trading System – Sistema europeo di scambio di quote di emissioni- è uno strumento adottato dall’Unione europea, in attuazione del Protocollo di Kyoto, per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra nei settori energivori; sostanzialmente fissa un prezzo per la CO2 e scambiarla al fine di ridurre le emissioni; ridurre ancora le quote del sistema ETS dell’UE di scambio assegnate gratuitamente alle Compagnie aeree.

Tutto questo dovrà essere coordinato con azioni a livello globale, in particolare presso l’Organizzazione per l’Aviazione Civile Internazionale (ICAO) e l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO).Tale sistema è il fulcro su cui si basa la politica dell’Ue per contrastare i cambiamenti climatici riducendo le emissioni di gas serra; una specie di mercato mondiale della CO2 e che si va estendendo velocemente. Sui carburanti alternativi, la Commissione frena e propone di rivedere la direttiva sulle infrastrutture idonee a erogare detti carburanti (vedasi stazioni a Lng).

Ancora una volta, la burocrazia di un’Europa ostacola uno sviluppo infrastrutturale; una Commissione che propone e non fa e non aiuta, lontana dai bisogni di un processo del trasporto marittimo con caratteristiche globali; soprattutto ritarda e si crea un’“Europa” con due velocità: il North range marittimo, già servito da stazioni di Lng e quello Mediterraneo,ancora in fase progettuale. Forse si scelgono strategie per favorire un carburante rispetto a un altro? Si vuole, entro il 2021, rivedere anche il regolamento TEN-T per accelerare lo spiegamento di navi a zero o a basse emissioni; saranno presi provvedimenti sul trasporto marittimo per limitare l’attracco nei porti europei a navi più inquinanti e obbligare l’utilizzo dell’elettricità lungo le banchine portuali.

Il piano a “zero” emissioni riguarderà anche l’inquinamento per l’aria, l’acqua e il suolo, rivedendo gli standard di qualità, allineandoli all’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Il tutto si configura con una filosofia praticata dalla Commissione: il prezzo del trasporto deve contenere l’impatto che ha sull’ambiente e sulla salute. Quello che è certo per la Commissione aver computato un Piano d’investimenti ampio e forse poco sostenibile per molti Stati in difficoltà finanziarie/economiche e soprattutto occupazionali.

 

Abele Carruezzo

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AL PORTO DI VENEZIA LA PRESIDENZA DEL NAPA

E’ avvenuto oggi il passaggio di consegne dal Porto di Trieste al Porto di Venezia della presidenza di turno dell’Associazione NAPA (North Adriatic Ports Association) che, oltre allo scalo giuliano e veneto, annovera fra i suoi membri anche il Porto di Ravenna, il Porto sloveno di Capodistria e il Porto croato di Rijeka.

Per i prossimi sei mesi sarà quindi lo scalo lagunare a coordinare le attività dell’organizzazione. Le linee guida del mandato del Porto di Venezia verteranno principalmente sul rafforzamento della collaborazione internazionale, con particolare riferimento alla necessaria attività di lobbing da svolgere in sede europea.

A tal proposito, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale Pino Musolino dichiara: “I 5 porti dell’Alto Adriatico movimentano un totale di oltre 100 milioni di tonnellate di merci. Dobbiamo essere in grado di far valere la nostra rilevanza in sede europea, nell’ottica della imminente revisione delle reti Transeuropee di Trasporto TEN-T e nella conseguente allocazione delle risorse previste dalla direttiva CEF2.

Una collaborazione da rilanciare per uscire dalla logica dei campanili e valorizzare la complementarietà dei porti alto adriatici garantendo all’intero sistema quelle occasioni logistiche e infrastrutturali da pretendere a Bruxelles. I corridoi essenziali della rete TEN-T ma anche la revisione delle Autostrade del Mare, tema fondamentale per lo sviluppo dei traffici intra-mediterranei, deve vederci in prima fila nel dibattito europeo”.

Ue: ricapitalizzare la Banca Nord/LB è giusto

Bruxelles. La Commissione europea da il via libera alla ricapitalizzazione della banca tedesca Nord /LB. La stessa Commissione, nell’ultima seduta, ha riscontrato che i piani di ricapitalizzazione della Germania per rafforzare il patrimonio economico della Norddeutsche Landesbank  Girozentrale (Nord / LB), non sono configurabili come “aiuti di Stato”. La misura emanata dal Governo tedesco si riferisce a un investimento diretto di 2,8 miliardi di euro (3,1 miliardi di USD) per realizzare i necessari cambiamenti strutturali  e ridimensionamenti della banca al fine di poter continuare adoperare sul mercato.

Il caso. La banca Nord /LB è di  proprietà di due Stati federali tedeschi e diverse Casse di Risparmio regionali sono di proprietà pubblica. All’inizio del 2019, a seguito della vendita sul mercato di un portafoglio di crediti deteriorati, la banca ha registrato perdite in una delle sue linee di business, proprio quella del finanziamento delle navi. Il bilancio della banca ammonta a circa 150 miliardi di euro; i suoi crediti deteriorati ammontano al 2,7% del totale attivo e sono concentrati nella linea di business del trasporto marittimo, che la banca ora intende abbandonare.

Il piano. Il piano di ricapitalizzazione della Germania mira a mantenere la Nord /LB come una banca stabile e redditizia di proprietà pubblica, al fine di sostenere il futuro consolidamento nel settore bancario tedesco.  La Commissaria responsabile della politica europea alla concorrenza, e vice presidente esecutivo, Margrethe Vestager, ha detto che lo Sato tedesco sta investendo alle stesse modalità e condizioni che un proprietario privato avrebbe accettato, in linea cone le norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato. Intanto, la Banca Centrale Europea ha approvato il piano tedesco, lo scorso 29 novembre 2019.  In base al piano di ricapitalizzazione, i due Länder tedeschi, Bassa Sassonia e Sassonia Anhalt, e il sistema di protezione istituzionale del settore tedesco delle Casse di Risparmio (DSGV) stanno pianificando di investire un importo complessivo di circa 2,8 miliardi di euro  nella banca alla fine del 2019.

La Commissione. In particolare, la Commissione Ue ha riscontrato che le misure previste sono attuate a condizioni di mercato: significa che lo Stato riceve una remunerazione in linea con quanto un operatore privato accetterebbe nelle stesse circostanze. Il Land della Bassa Sassonia prevede di fornire garanzie patrimoniali che dovrebbero tradursi in una riduzione di capitale di 0,8 miliardi di euro per la banca, in cambio della corrispondente remunerazione. Pertanto, le misure non comportano aiuti di Stato ai sensi delle norme dell’Ue.

Così, il management della Banca, ringrazia la Commissione Ue, e tira un respiro di sollievo procedendo nella strategia per rafforzare il capitale della banca e realizzare la fase di riallineamento della stessa sul mercato. La Germania chiede l’Ue risponde!

 

Abele Carruezzo

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Workshop cluster regionale ER.I.C a Bruxelles

Si terrà mercoledì 18 dicembre il workshop “The future of rail transport for European regions: challenges and perspectives beyon 2020″ presso la sede della Regione Emilia Romagna a Bruxelles

ER.I.C., Emilia Romagna Intermodal Cluster, di cui Interporto Bologna fa parte e che riunisce 8 delle principali piattaforme di trasporto e logistic provider, è nato per promuovere la crescita delle piattaforme logistiche a livello nazionale ed internazionale seguendo le strategie di sviluppo regionali del settore.

In tale contesto, ER.I.C. ha organizzato per mercoledì 18 dicembre il workshop “The future of rail transport for European regions: challenges and perspectives beyon 2020″, che si terrà presso la sede della Regione Emilia Romagna di Bruxelles, in 21 Rue Montoyer.

Riunendo le istituzioni europee, le reti, gli esperti di logistica e le parti interessate, il workshop mira a promuovere un dibattito sulle politiche e gli strumenti per rafforzare il trasporto merci su rotaia nel contesto del nuovo periodo di programmazione 2021-2027 e per presentare il cluster intermodale della Regione Emilia Romagna.

In particolare, verranno discusse le modalità per sostenere ulteriormente lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto merci lungo i corridoi TEN-T, le principali linee di innovazione tecnologica necessaria per i nodi ferroviari della rete, nonché il modo in cui accompagnare le iniziative di internazionalizzazione e di riqualificazione e formazione.

Il programma dell’evento
https://www.interporto.it/data/upload/eric-programme-bruxelles-finale.pdf

Kitack Lim rieletto Segretario Generale IMO fino al 2023

Londra. Mr. Kitack Lim,Segretario Generale dell’IMO, rimarrà al suo posto; il Consiglio approva il suo rinnovo e lo rielegge. Ciò significa che Kitack Lim servirà l’IMO per i prossimi quattro anni, fino al 2023. In particolare, il rinnovo della sua nomina è stata approvata dall’Assemblea dell’IMO il 4 dicembre, rendendo operativo il secondo mandato di Kitack Lim al servizio dell’IMO.

Il cittadino sudcoreano sarà responsabile di diverse questioni marittime, come il limite globale dello zolfo e i continui sforzi per ridurre le emissioni marittime. Kitack Lim fu nominato per la prima volta a Segretario Generale dell’Organizzazione nel giugno 2015, dalla 114a sessione del Consiglio IMO ed è l’ottavo Segretario Generale eletto dalla fondazione.

Mr. Lim ha iniziato a partecipare alle riunioni dell’IMO come componente della delegazione della Repubblica di Corea nel 1986 ed è stato impegnato in attività per promuovere la sicurezza marittima attraverso un’attuazione efficace delle convenzioni dell’IMO nel suo paese e in altri Stati membri dell’IMO nella regione asiatica. Buon lavoro per i prossimi quattro anni.

Abele Carruezzo

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Donne di Mare

Londra. La 31a sessione, terminata lo scorso 4 dicembre, segna un punto a favore del genere femminile in campo marittimo. L’IMO si è impegnata a continuare nel solco della campagna di sensibilizzazione riguardo al tema marittimo mondiale sviluppato durante l’anno 2019, in particolare su “gender equality”.

La campagna 2019 – I Am On Board with gender equality (Sono a bordo con l’uguaglianza di genere) –  si è ispirata al tema della Giornata mondiale del mare (Empowering Women in the Maritime Community). In quest’ultima sessione, l’IMO ha adottato una risoluzione che impegna i Governi a continuare su tale tema al fine di realizzare un ambiente di lavoro privo di barriere per le donne nel settore marittimo.

La risoluzione invita i Governi, le Amministrazioni Marittime e l’industria dello shipping mondiale a impegnarsi per realizzare un ambiente di lavoro privo di barriere per le donne, aumentando la presenza delle donne nel settore marittimo e consentendo alle donne di partecipare pienamente e in sicurezza senza ostacoli alle attività della comunità marittima, compresa la navigazione marittima e attività di costruzione navale. Inoltre, le varie Amministrazioni Marittime dovrebbero trovare il modo di superare le barriere nell’intero settore marittimo, prestando grande attenzione al reclutamento, alla promozione, alla formazione, allo sviluppo di capacità e alla cooperazione tecnica.

La creazione di un ambiente senza barriere per le donne contribuirà a facilitare il raggiungimento dell’Obiettivo globale di Sviluppo Sostenibile (OSS, Sustainable Development Goal SDG 5) sulla parità di genere. L’IMO propone anche che l’industria crei un ambiente libero, dopo un anno di azioni per la campagna “responsabilizzare le donne nella comunità marittima”. Il lavoro verso la parità di genere, compresa la promozione di un ambiente sicuro per le donne nel settore marittimo, rimane incompleto e dovrebbe continuare per il 2020 e oltre.

La risoluzione, inoltre, incoraggia a condividere le migliori pratiche per raggiungere la parità di genere; raccogliere, consolidare e analizzare i dati relativi alla partecipazione delle donne al settore marittimo al fine di stabilire una base probatoria per il futuro; individuare le lacune e informare le politiche volte a rimuovere gli ostacoli e ad aumentare la partecipazione femminile nel settore; incoraggiare, infine, il dialogo aperto e un più ampio impegno tra gli Stati membri e le delegazioni degli osservatori, per raggiungere gli obiettivi di parità di genere.

Abele Carruezzo

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Gothenburg: il porto svedese apre alla sostenibilità

Con una dichiarazione sottoscritta qualche giorno fa, il Porto di Goteborg, insieme ad altri dieci porti scandinavi, ha accettato di cooperare, scambiare informazioni e condividere strategie sostenibili riguardanti l’ambiente e il clima. Mettendo al centro gli accordi di Parigi, i porti del Nord Europa si preparano ad innovare e a realizzare nuovi modelli d’impresa portuale, collegando i nodi del commercio globale e dell’economia mondiale attraverso l’intermodale.

Al via, dunque, nei prossimi mesi, un tavolo di lavoro con il quale discutere, cooperare e condividere Best Practices riguardo tematiche ambientali. Con particolare attenzione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile connessi a: consumo energetico e fonti energetiche alternative; tecnologie per la riduzione dell’inquinamento, in particolare per le emissioni nell’aria e nell’acqua.

Particolare attenzione verrà data alle operazioni di terminal container, alla sosta delle navi in porto, ma anche in quelle in navigazione nelle acque territoriali. Infine, perseguire obiettivi di tutela della biodiversità e prevenzione delle specie invasive. Inoltre, i Porti si impegneranno a condividere conoscenze e approfondimenti su: soluzioni innovative per migliorare l’ecosistema,  collegando sempre di più scienza, industria e start-up.

“Nessuno può risolvere da solo le sfide climatiche, la cooperazione e il consenso tra i porti e gli altri attori devono proseguire. Più lavoriamo insieme e scambiamo esperienze, più diventeremo forti e migliori collettivamente”, ha dichiarato Edvard Molitor, Direttore Ambientale presso l’Autorità Portuale di Goteborg. Oltre al Porto svedese, vi sono altri  porti “green” aderenti all’iniziativa, come: Stoccolma, Helsingborg, Malmö/ Copenhagen, Aarhus, Esbjerg, Oslo, Helsinki, Torshavn and Faxaports in Islanda.

Per aumentare l’impatto del programma, la rete delle autorità portuali chiede ai governi di adottare politiche globali – o, per lo meno, internazionali – per la determinazione della riduzione di CO2, e di fornire sostegno al finanziamento di progetti pilota e di Ricerca e Sviluppo. La sfida riguarda ormai tutti. Le organizzazioni delle autorità portuali invitano l’industria marittima, e gli altri porti, ad aderire all’impegno di rispettare l’accordo di Parigi e di lavorare insieme su azioni che producano risultati misurabili.

 

Elide Lomartire

De Micheli ha partecipato al Consiglio dei Ministri dei Trasporti Ue

MIT- La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha partecipato ieri a Bruxelles al Consiglio Europeo dei Ministri dei Trasporti.

La ministra ha riassunto l’esito dei lavori in un video nel quale, tra l’altro, dichiara di aver incontrato la nuova Commissaria, segnalandole il rischio delle iniziative del Tirolo sul trasporto merci al Brennero e la necessità che la Commissione prenda una posizione precisa in merito.

Anticipato anche alla Commissaria l’invio nei prossimi giorni della proposta di gara sulla continuità territoriale aerea in Sardegna.

Per vedere il video della ministra De Micheli clicca qui

Come riportato sulla pagina ufficiale, il Consiglio “Trasporti, telecomunicazioni e energia” (Trasporti) ha convenuto la sua posizione (orientamento generale) sulla proposta di riforma dei diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario. Le norme aggiornate rafforzeranno i diritti dei passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta, garantiranno un’applicazione più uniforme delle norme stesse, miglioreranno la fornitura di informazioni e promuoveranno l’uso di biglietti cumulativi.

Il Consiglio ha anche raggiunto un accordo in merito a un orientamento generale su una proposta volta a semplificare le misure di rilascio delle autorizzazioni per facilitare il completamento della rete transeuropea di trasporto (TEN-T).

Per ulteriori approfondimenti

COP 21 Napoli, verso l’accordo tra gli Stati per la riduzione dell’inquinamento nel bacino del Mediterraneo

Napoli – Riduzione dei rifiuti marini, economia blu, tutela della biodiversità e delle aree marine protette, contenimento dei cambiamenti climatici, sono solo alcune della tematiche al centro dei negoziati in corso in queste ore a Napoli, nelle sale del Castel dell’Ovo, tra le delegazioni di 21 Stati del Mediterraneo (Albania, Algeria, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Monaco, Montenegro, Marocco. Slovenia, Spagna, Siria, Tunisia, Turchia ed Unione Europea) e l’Unione Europea.

La crescente intesa ha indotto le Parti contraenti la Convenzione di Barcellona, e i suoi protocolli, ad incontrarsi a Napoli per riesaminare i progressi e adottare misure urgenti per proteggere gli ecosistemi mediterranei assediati. Discussioni e trattative sui piani regionali per prevenire e ridurre l’inquinamento del Mediterraneo, linee guida ai sensi dei protocolli Offshore, LBS e Dumping della Convenzione di Barcellona e un’ambiziosa tabella di marcia per la possibile designazione dell’area del Mar Mediterraneo come area di controllo delle emissioni di ossidi di zolfo, in linea con i termini della Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi.

Rappresentando solo l’1% della superficie oceanica del mondo, il Mediterraneo ospita fino al 18% delle specie marine conosciute al mondo e presenta una delle più alte concentrazioni di rifiuti marini composta principalmente da materie plastiche: oltre 100.000 articoli in microplastica / km2 e fino a 64 milioni di particelle / km2 di rifiuti galleggianti.

SRM ed il Politecnico di Torino presentano, al Parlamento Europeo a Bruxelles, IL RAPPORTO ANNUALE SULL’ENERGIA NEL MEDITERRANEO

Un progetto di ricerca pluriennale frutto dell’unione di competenze ingegneristiche ed economiche che offre un’analisi dinamica, capace di monitorare i cambiamenti nell’uso delle fonti energetiche con un approccio globale, osservando gli impatti e la sostenibilità ambientale e finanziaria dei vari progetti. Uno strumento efficace a disposizione di operatori e policy makers con focus sul Mediterraneo.

Alcuni highlights della ricerca

La domanda mondiale di energia elettrica è ancora in prevalenza soddisfatta dalle fonti fossili: petrolio 34,2%, carbone 27,6% e gas 23,4%. I consumi sono concentrati su 3 aree: Cina, Stati Uniti, UE28. Esse rappresentano il 50% circa del totale (Cina 22% del totale, Stati Uniti 15%, UE28 12,2%).

L’area del Mediterraneo e della regione MENA (Middle East & North Africa) incide per il 20% sulla produzione mondiale di fonti fossili; detiene quasi la metà delle riserve mondiali di petrolio ed oltre il 42% di quelle di gas naturale. Rappresenta, in termini di produzione, il 37% del petrolio mondiale e il 22% di gas naturale.

Il gas naturale è una delle principali commodity per i sistemi energetici mondiali e le infrastrutture per il suo trasporto stanno assumendo rilievo crescente. La quota di questo combustibile sul totale prodotto a livello globale è passata in circa 45 anni dal 16% al 22%; mentre dal lato della domanda il gas naturale pesa per il 23,4%.

L’Italia è ancora dipendente dall’estero per le importazioni di combustibili fossili: 78,6%. Il nostro Paese sta lavorando per sviluppare efficienza e risparmio energetico e fonti rinnovabili, la cui quota sulla produzione lorda elettrica è passata dal 17% del 2007 al 34%.

La filiera dell’energia elettrica italiana, dalla produzione alla manifattura conta 30 miliardi di euro di Valore Aggiunto, produce 177 miliardi di fatturato. Vanta 23.500 imprese attive per circa 215.000 addetti.

I porti italiani hanno un ruolo strategico come gate di accesso energetico gestiscono 184 milioni di tonnellate di rinfuse liquide ed il Mezzogiorno concentra il 45% del traffico energetico del Paese.

Bruxelles- È stato presentato oggi presso il Parlamento europeo, il primo “MED & Italian Energy Report”, Rapporto annuale sul settore dell’energia in Italia e nel Mediterraneo. La ricerca è frutto della collaborazione strutturale nata tra SRM (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’Energy Security Lab@Energy Center del Politecnico di Torino.

L’evento è organizzato in collaborazione con la struttura European Regulatory and Public Affairs della Direzione Affari Istituzionali di Intesa Sanpaolo e con il patrocinio delle europarlamentari Tiziana Beghin e Patrizia Toia.

Allo studio hanno collaborato il Joint Research Center della Commissione Europea (per le analisi sulle infrastrutture di gas naturale e della sicurezza degli approvvigionamenti) e la Fondazione Matching Energies.

Il Rapporto è parte di un più ampio progetto di ricerca che hanno messo in campo SRM ed il Politecnico di Torino denominato ENEMED. L’intenzione è fornire dati, statistiche, modelli economici ed analisi che possano essere utili indicazioni per definire strategie da parte dei policy makers a tutti i livelli. L’iniziativa vuole monitorare l’evoluzione dei cambiamenti energetici che si stanno realizzando a livello mondiale e quali impatti avranno su Europa e Paesi del Mediterraneo. Attenzione particolare sarà data alle fonti rinnovabili, alle infrastrutture portuali (gate di accesso per i flussi energetici), alle nuove tecnologie, alle fonti emergenti (GNL, idrogeno…).

I risultati dei dati e della analisi sono stati illustrati da Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM e da Ettore Bompard, Professore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino.

Keynote Speaker del meeting, il Ministro degli Affari Europei Vincenzo Amendola.

Discussant dell’evento rappresentanti di key player del mondo energetico: Simone Mori Head of Europe and Euro-Mediterranean Affairs dell’Enel, Marco Zigon Presidente di GETRA, Roberto Vigotti Segretario Generale di Res4Africa Foundation e Emmanuel Tuchscherer,  Direttore European Affairs di ENGIE.

Le conclusioni sono state effettuate da Francesco Profumo, Presidente della Compagnia di San Paolo e dell’ACRI.

Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM, afferma che: La collaborazione tra SRM e il Politecnico di Torino avvia un progetto di ricerca pluriennale che mette insieme capacità di analisi ingegneristiche con quelle economiche e finanziarie. Vogliamo offrire uno strumento di analisi dinamico, capace di monitorare i cambiamenti nell’uso delle fonti energetiche con un approccio globale, osservando gli impatti e la sostenibilità ambientale e finanziaria dei vari progetti. Siamo in un momento in cui le dinamiche energetiche stanno modificando gli assetti economici e politici mondiali. L’Europa ha obiettivi molto ambiziosi e il nostro Paese può essere protagonista nel Mediterraneo. Cambiamenti climatici, riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili, introduzione di nuove tecnologie come l’idrogeno ed il GNL, forte sviluppo delle rinnovabili, sono solo alcuni degli argomenti che affrontiamo. Oggi qui al Parlamento Europeo presentiamo il nostro Rapporto con l’ambizione di poter dare un contributo serio e documentato agli operatori ed ai policy makers italiani ed europei.

Ettore Bompard, Direttore scientifico dell’Energy Security Lab dell’Enegy Center del Politecnico di Torino: Il dialogo energetico tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo è, in una visione prospettica, in evoluzione; da una situazione in cui i paesi del Nord Africa esportano risorse fossili verso la sponda nord, con consumi energetici pro-capite dell’ordine della metà, a una situazione in cui questi paesi producono energia elettrica da fonti rinnovabili, la utilizzano per incrementare i loro consumi e la esportano verso la sponda nord, nel contesto della transizione energetica. ENEMED si propone di dare un contributo di visione e di analisi a questa evoluzione, che ha implicazioni energetiche, economico-finanziarie, geopolitiche e tecnologiche di rilievo, per l’area e globalmente.

Sintesi del Rapporto

Presentazione di Massimo Deandreis

Presentazione di Ettore Bompard

Programma

IL NAUTILUS Anno 14 N°3

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato allo shipping con un focus sul soccorso in mare e sulla Brexit, il ruolo del porto di Salerno e la "Barletta marinara". Poi un approfondimento sui fari di Brindisi ed uno sul trasporto ad emissioni zero con Emma. E ancora, approfondimenti sulle crociere e sulla sicurezza nei nostri porti.
poseidone danese

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