Scritto da Abele Carruezzo
Internazionale, News
mercoledì, febbraio 22nd, 2012

La compagnia di traghetti Comarit/Comanav, a seguito della drastica riduzione di finanziamenti da parte del Marocco, ha bloccato le quattro navi che collegano la Spagna e Francia con il Marocco. In tutto sono 11 le navi bloccate in Spagna,in Francia ed in Marocco.
Così, nel porto di Algeciras, oltre 100 marittimi marocchini, imbarcati sulle quattro navi della Comarit/Comanav, si trovano ad affrontare problemi di carenze alimentari, necessari per vivere; scarsità di carburante e senza soldi.
L’ITF (International Transport Workers ‘Federation), in collaborazione con l’Union Marocaine du Travail (UMT), sta cercando di aiutare i quattro equipaggi bloccati in Algeciras, e che si trovano al limite delle loro possibilità come da una nota dell’Apostolatus Maris.
Durante le ispezioni operate sulle quattro navi, (Ibn Battuta, Al Mansour, El Boughaz e Banasa, tutte battenti bandiera marocchina) i marinai lamentano la paga di cinque mesi, poiché si stanno creando problemi seri per le loro famiglie; il sindacato ha ottenuto un minimo di carburante ed acqua per esigenze di bordo dell’equipaggio per altri cinque giorni.
L’ITF e UMT si appellano alla Compagnia per saldare tutto il dovuto a tutti i suoi equipaggi, e per tramite l’Autorità Marittima il Governo marocchino e il Ministero dei Trasporti ad intervenire per assicurare la risoluzione di tutti gli obblighi economici.
Abele Carruezzo
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Scritto da Abele Carruezzo
Internazionale, News
mercoledì, febbraio 22nd, 2012

La Somalia, un paese con 3.300 km. di costa non protetti, sta subendo la massiccia presenza di pescherecci europei ed asiatici che con tecnologie industriali stanno saccheggiando le ricche risorse ittiche della regione; flotte pescherecce, vere e proprie navi-officina.
Non potendo pescare in Mediterraneo per over-sforzo di pesca, stanno dominando una delle zone di pesca più ricche rimaste al mondo. Questo è quanto si legge nel Report pubblicato ieri dal Global Policy Forum; il rapporto, scritto da Suzanne Dershowitz e James Paul, anticipa la conferenza internazionale sulla Somalia che si terrà domani 23 febbraio a Londra.
Con parole chiare i pescherecci stranieri vengono definiti “criminali” perché praticano una pesca illegale e non regolamentata. La conferenza sarà ospitata favorevolmente dal Primo Ministro britannico David Cameron, nonostante i vari insuccessi della politica internazionale verso la Somalia operati dall’Unione Africana e dalle Nazioni Unite.
Saranno presenti 40 governi di Stato insieme ai rappresentanti delle nazioni Unite, l’Unione Africana, l’Unione Europea, la banca Mondiale, l’Inter-Governamental Authority per lo sviluppo, l’Organizzazione della Conferenza Islamica e la Lega degli Stati Arabi. La Gran Bretagna ha inoltre invitato i rappresentanti delle Istituzioni federali transitorie della Somalia, così come i presidenti di Somaliland, Puntland, Galmudug e Ahlu Sunnah wal Jamaah.
La situazione è complessa dopo circa 20 anni di “non democrazia” e negazioni dei diritti umani; è giunto il momento di rendere alla Somalia una aspettativa civile verso l’autodeterminazione del proprio popolo per cui è necessario un “cambiamento” radicale da parte della politica internazionale e soprattutto da parte dei leader politici della Somalia stessa. Il rapporto sottolinea la connessione tra le battaglie al largo delle coste somale con le crisi on-shore del Paese sotto la presenza continua di forze armate straniere.
Oggi sono diversi interessi che muovono una certa presenza di forze straniere a prevalere sulla Somalia: riserve minerarie di ferro, stagno, uranio, rame ed altri metalli; depositi di gas naturale e circa 5-10 miliardi di barili di riserve di petrolio greggio (al valore di circa 500 milioni di dollari); materie prime che portano gli USA, aziende australiane, canadesi e cinesi ad interessarsi alla Somalia e non certo per aiutare queste popolazioni.
Dopo anni di impiego delle flotte navali di alcune delle maggiori potenze, e nonostante i loro sofisticati sistemi elettronici di sorveglianza aerea, non sono riusciti a debellare il fenomeno “pirateria”; anzi in quest’ultimi anni sono aumentati gli attacchi a navi mercantili; e comunque negativa è stata la loro azione anche nei confronti della pesca illegale e i cosiddetti dumping tossici.
Anzi, nel report si legge che la pesca illegale e il dumping tossico provocano la pirateria al punto che ha portato alcune famiglie somale ad approvare la pirateria come una forma legittima di difesa nazionale. Tutti si aspettano, da questa conferenza internazionale, una migliore risposta alla crisi della Somalia, soprattutto fermare l’escalation della violenza in atto in quella regione. Basta studiare il fenomeno con approcci “olistici”; oggi occorre fare ha garantito David Cameron, non più descrizione del fenomeno.
Abele Carruezzo
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Scritto da Francesca Cuomo
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lunedì, febbraio 20th, 2012

Ammettendo l’esistenza di discrepanze tra la versione di due militari italiani del Battaglione San Marco e quella delle autorità indiane, l’ammiraglio Pasquale Guerra, alla guida della Forza da Sbarco dal 6 febbraio scorso, spiega anche il grande supporto che i militari stanno dando alle famiglie.
“Poche ore fa – spiega Guerra – abbiamo appreso che il giudice ha disposto un fermo di tre giorni: speriamo che in questo arco di tempo si possa fare chiarezza. Siamo fiduciosi che la dinamica sarà chiarita al più presto”. Il Battaglione intanto sta coordinando le operazioni di comunicazione tra la Farnesina, che sta gestendo l’emergenza, e le famiglie dei militari pugliesi.
“Confido che in questi giorni – continua Guerra – sia chiarito ogni dubbio che non riguarda solo la dinamica dell’incidente ma anche alcuni dettagli che riteniamo assolutamente significativi”. Discrepanze che infatti riguardano la posizione delle imbarcazioni, in acque internazionali, ma anche l’orario e la presenza di un identificativo sul peschereccio.
I militari sono stati raggiunti da un gruppo misto inviato dai ministeri di Difesa, Giustizia ed Esteri e si trovano nella foresteria di un commissariato locale.
Francesca Cuomo
Foto: Simone Rella
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Scritto da Abele Carruezzo
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lunedì, febbraio 20th, 2012

Massimiliano Latorre, 44 Anni, di Taranto, e Salvatore Girone, di Bari, entrambi di forza alla Caserma “Carlotto” del Battaglione San Marco di Brindisi, guidata dal contrammiraglio Pasquale Guerra, rimangono a “disposizione” della Polizia di Stato indiana per ulteriori interrogatori; rimangono accusati di omicidio dalle autorità di Kochi per la morte di due pescatori.
Sapevamo tutti delle gesta dei marò del battaglione San Marco, ma l’ubiquità contemporanea in due luoghi ancora non era stata raggiunta: due attentati in due luoghi diversi per le Autorità indiane sono stati compiuti dagli italiani imbarcati sulla nave Lexie. Ad oggi dopo giorni dall’accaduto, qualcosa delle accuse non regge.
Gli uomini del Battaglione San Marco non c’entrano con la morte dei due pescatori indiani; ma il giudice della Corte indiana continua a ritenerli responsabili ed ha disposto la prigione con sequestro dei passaporti. Il “caso” ormai è scritto fra gli incidenti diplomatici più gravi che l’Italia sta subendo, dopo il “fuoco amico” dell’omicidio di Nicola Calipari e il caso Battisti in Brasile; ma erano diversi i luoghi e le circostanze.
Il fatto: era il pomeriggio di mercoledì, 15 febbraio 2012; la petroliera “Enrica Lexie” della compagnia napoletana Fratelli D’Amato,Umberto Vitelli comandante, stava navigando a 30 miglia dalla costa del Kerala, Stato dell’ India sud-occidentale. A bordo vigilavano 6 marò del San Marco (Marina Militare Italiana), imbarcati con il compito di sventare eventuali arrembaggi dei pirati; la petroliera italiana stava navigando in acque internazionali. Due episodi avvengono in queste acque confermati dal CCS (Commercial Crime Service), organismo internazionale che vigila sui crimini commerciali ed in particolare sulla pirateria.
Il primo incidente si verifica alle 16.00 ora locale e vede coinvolti gli uomini del San Marco; un’imbarcazione si avvicina con fare aggressivo (puntando la prua diritta sulla petroliera), senza dubbio ostile, tipico arrembaggio dei pirati ed i marò ingaggiano i soliti richiami, lanciando segnali luminosi e sparando in aria tre raffiche di mitra e riuscendo a mettere in fuga i pirati che “pescatori” sicuramente non erano!
Il secondo incidente si verifica alle 21.50, (sei ore dopo), a cinque miglia più a nord, sempre in acque internazionali. In questa area di mare stava navigando il peschereccio indiano, a bordo del quale si è verificata la morte di due marinai, e la compresenza di due barchini pirati che stavano effettuando l’attacco ad una petroliera, non sicuramente a quella italiana.
Questo avveniva alle 21.50 come dai resoconti del CCS. A questo punto non si comprende l’atteggiamento della guardia costiera indiana; in base a quale convenzione internazionale esplica il suo “potere” marittimo in acque internazionali; poi ritiene di mettere agli arresti i due militari italiani (incidente diplomatico grave!).
Il nostro ministro Giulio Terzi di Sant’Agata sta conducendo una mediazione troppo conciliante, anche per non compromettere la visita istituzionale in India gia programmata per marzo prossimo; mentre per AK Antony, ministro della Difesa indiana, l’incidente è serio, sfortunato e complesso e si aspettano le due indagini in corso quella della Polizia locale e quella della Guardia Costiera.
Una riflessione è d’obbligo: ci troviamo di fronte ad una legge dello Stato Italiano, che per esigenze delle Nazioni Unite in materia di lotta alla pirateria, permette l’imbarco di militari su navi battenti bandiera italiana; quindi i marò del San Marco sono a tutti gli effetti una “organizzazione dello Stato” e quindi protetti dall’immunità nei confronti di stati stranieri, secondo norme del diritto internazionale, e sotto la giurisdizione esclusiva dello Stato Italiano.
Abele Carruezzo
Foto: Simone Rella
© Riproduzione riservata
Scritto da Abele Carruezzo
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sabato, febbraio 18th, 2012

Compagnie di navigazione aerea smettono di volare per lo stato di difficoltà finanziario in cui versano. La settimana scorsa, la compagnia aerea spagnola Spanair ha cessato l’attività di trasporto aereo a causa della mancanza di fondi, ed ha cancellato 220 voli senza nessun pre-avviso ai passeggeri; anche la compagnia di bandiera ungherese, la Malev, ha sospeso la vendita di biglietti.
Così il mercato del flying europeo si allarga per l’alto numero di compagnie aeree in forte crisi di default. Anche la Airlines ceca, la compagnia aerea polacca LOT e la serba JAT Airways sono sull’orlo del fallimento; compagnie aeree europee che sono state colpite più duramente dalle sfide globali del settore del trasporto aereo negli ultimi tre anni.
La maggior parte di loro, per poter far fronte alla crisi, sono impegnate a mantenere contatti con le imprese più forti, cercando un partenariato strategico. Anche se il “mercato” non perdona: solo grandi aziende potranno affrontare la crisi in atto, mentre le piccole lasceranno il mercato.
Una delle aziende forti, che sta irrompendo sulla scena europea è la compagnia di bandiera turca, la Turkish Airlines che sta valutando circa 14 proposte di acquisto o di partenariato. Scartando l’ipotesi partnership con la compagnia spagnola Spanair, perché poco conveniente, la compagnia di bandiera turca sta valutando ora l’acquisto della compagnia polacca LOT; entro la fine di questo mese si discuteranno le condizioni più favorevoli.
Abele Carruezzo
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Scritto da Redazione
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sabato, febbraio 11th, 2012

È una squadra di sei militari del reggimento San Marco, imbarcata ieri sul Jolly Arancione della compagnia genovese Messina nel porto di Muscat nell’Oman, ad avere difeso la nave da un attacco di pirati.
La nave era diretta a Genova. «Il barchino – ha dichiarato il comandante Armando Cervetto, responsabile della flotta Messina – si è avvicinato fino a un miglio e mezzo -, un miglio alla nave poi si è allontanato. Non c’è stato scontro a fuoco». I pirati probabilmente hanno rinunciato all’attacco avendo visto i militari.
«Non abbiamo la certezza – precisa Repetto – che fossero pirati, in quella zona sono numerosi anche i contrabbandieri. Comunque, non hanno tentato l’abbordaggio». La compagnia Messina imbarca squadre armate della Marina Militare italiana a bordo delle navi che percorrono rotte minacciate dai pirati da circa un mese e mezzo.
Foto: Simone Rella
Scritto da Abele Carruezzo
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venerdì, febbraio 10th, 2012

Per il Segretario generale dell’IMO (International Maritime Organization), le navi da crociera, le più grandi del mondo, del tipo della Concordia, sono le navi più sicure.
La “Costa Concordia” della Carnival Corp è la quarta nave del mondo per grandezza; la “Oasis of the Seas” e la nave “Allure of the Seas” ognuna con 5400 passeggeri, della Royal Caribbean Cruise, sono le più grandi; mentre la “Norwegian Epic” con 4200 passeggeri è la terza.
A seguito del drammatico incaglio, naufragio ed incaglio forzato al largo della costa italiana (Isola del Giglio), di tre settimane addietro, il settore marittimo tutto è stato continuamente messo sotto i riflettori ombrosi dei mainstream media: dalla nazionalità dell’equipaggio alle procedure della formazione e della certificazione delle professionalità; al comportamento “bizzarro” del Comandante prima e dopo l’incidente, alle dimensioni sempre più grandi di navi da crociera e la capacità di evacuare passeggeri ed equipaggio in modo efficiente e sicuro.
Ma per il Segretario generale dell’IMO, Koji Sekimizu tutto questo non risponde al vero. Sekimizu, parlando in occasione dell’apertura della Sottocommissione che studia il trasporto di merci rinfuse liquide e gas (BLG), il 30 gennaio 2012, ha detto che l’ IMO è l’ente diritto internazionale preposto per affrontare la “sicurezza” di tutte le navi e delle navi passeggeri in particolare; e che comunque, sarà d’obbligo per l’IMO proporre un’accurata analisi della sicurezza dopo l’incidente Costa Concordia. Egli ha proposto-incluso un ordine del giorno esclusivo IMO, “Sicurezza per navi passeggeri”, al Comitato della sicurezza marittima che si riunirà per la sua 90a sessione del 16-25 maggio 2012.
Questa sarà l’occasione, per i membri dell’IMO che fanno parte del Comitato della sicurezza marittima (MSC), per esaminare le eventuali questioni connesse a partire dai materiali impiegati per la costruzione di navi sino alle tecnologie più avanzate per migliorare la sicurezza in mare.
Poiché la sicurezza delle navi passeggeri è di grande interesse per la comunità internazionale nel suo insieme, il Segretario generale Sekimizu ha inoltre esortato tutti gli Stati membri dell’IMO a farsi garanti delle normative vigenti di sicurezza nazionali e di concludere l’iter di approvazione di tutte le procedure in corso, ivi comprese quelle relative alle garanzie di sicurezza a bordo di tutte le navi, comprese quelle passeggeri.
Abele Carruezzo
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Scritto da Abele Carruezzo
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sabato, gennaio 28th, 2012

Dopo Genova, il Boot di Duesseldorf è il secondo salone europeo della nautica. E le “onde” della “manovra Monti” si sono fatti sentire, al punto che il direttore generale dell’Associazione dei diportisti tedeschi, Steffen Huebich, ha lanciato pubblicamente l’allarme sulla negatività della nuova tassa sul turismo nautico in Italia.
“Le tasse per le nostre imbarcazioni già le paghiamo nel nostro Paese, e quella che entrerà in vigore in Italia è sbagliata per lo sviluppo del turismo nautico e di charter e per il danno incalcolabile a tutta l’economia italiana”, ha dichiarato Huebich intervenendo alla conferenza stampa organizzata in collaborazione con Assomarinas.
L’invito è stato chiaro ed ordinato: evitare le coste italiane da parte di armatori che dirigeranno i loro attracchi verso la Croazia e Grecia in Adriatico e Corsica e Francia nel Tirreno. Lo avevamo scritto che al nostro Presidente Monti non piace il mare!
Già Assomarinas, con il suo presidente Perocchio, aveva ricordato che una tale norma contrasta con le direttive europee sulla libera circolazione dei mezzi nautici in acque comunitarie, e al salone tedesco ha annunciato di aver dato mandato ai legali di Assomarinas per una segnalazione al Commissario europeo ed avviare ricorso alla Corte di Giustizia europea.
Roberto Perocchio continua ed informa i giornalisti intervenuti al salone tedesco che anche un migliaio di imbarcazioni del “Russian Yacht Club” hanno deciso di cambiare rotta, evitando i porti italiani, nonostante l’accordo scritto lo scorso anno tra Assomarinas e Yacht Club Mosca.
Il Senatore Grillo, presidente della VIII Commissione Lavori pubblici del Senato, si è fatto garante per una modifica sostanziale della “nuova tassa”, confidando nella disponibilità dimostrata dal Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera. Già nel decreto sulle liberalizzazioni c’è una norma che ristabilisce un minimo di equilibrio e che esclude dalla tassazione le barche straniere; in più la Commissione con il decreto del 24 gennaio, finalmente è stato abolito l’obbligo della “bandiera” italiana sulle navi da diporto battenti bandiera extra UE.
Era un non senso, visto che negli altri paesi europei viene ammessa la permanenza in acque territoriali senza l’obbligo di cambiare bandiera (diritto alla navigazione); diverso è la fiscalità per dazi doganali e Iva. Il settore della nautica da diporto, in italia, è sicuramente volano di sviluppo sia per l’economia e l’occupazione di un territorio che vanta tanti chilometri di costa accoglienti per un serio turismo nautico.
Abele Carruezzo
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Scritto da Redazione
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martedì, gennaio 24th, 2012

“Avevamo già esternato il problema lo scorso anno in sedi istituzionali. Ci sarà un approvvigionamento che favorirà i mercati spot con grande incidenza di costo, margini in calo nei prossimi mesi su tutta l’industria del nostro settore”, dichiara FederPetroli in una nota.
“L’embargo iraniano rappresenterà un grande problema per la situazione petrolifera italiana, l’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia) ha prospettato una situazione che non condividiamo, FederPetroli Italia aveva già esternato lo scorso anno, in sedi istituzionali, l’apprensione a quello che si sta verificando oggi con l’Iran” – a margine della decisione presa dai 27 paesi dell’Unione Europea, il Presidente della FederPetroli Italia – Marsiglia commenta in una nota dopo la riunione con alcune aziende del settore.
Continua Marsiglia – “L’Iran come già da tempo detto, oltre ad essere un importante fornitore non solo per il nostro paese, è un produttore di greggio di elevata qualità per la produzione di prodotti derivanti dalla raffinazione, usati in grandi quantità da alcune raffinerie italiane.
Siamo preoccupati per la corsa alla diversificazione degli approvvigionamenti che ci sarà, non siamo il solo paese che acquista greggio iraniano e, in questo momento, potrebbero essere privilegiati paesi con rapporti di cooperazione con la Repubblica Iraniana non a favore dell’embargo, mi riferisco ai paesi asiatici, già importatori da qualche tempo, in larga misura del greggio iraniano.
Saranno favoriti per forza di cose i mercati spot di prodotto, questo comporterà il calo dei margini su tutta l’industria del settore petrolifero. L’adeguamento degli impianti per altri tipi di greggi similari, la scelta di nu! ovi fornitori e le variabili temporali, comporteranno dei problemi non da poco.
Se la situazione resterà stabile è inevitabile l’aumento del greggio sui mercati nei prossimi mesi. Per adesso attendiamo maggiori notizie sulla situazione dello Stretto di Hormuz per poter definire e interagire su operazioni decisive di politiche di approvvigionamento”.
Scritto da Abele Carruezzo
Internazionale, News
venerdì, gennaio 20th, 2012

“Torna d’attualità la proposta delle liberalizzazioni”. Sembra un titolo di questi giorni, ma è del periodo 2000/2004, quando l’allora Commissario europeo Monti si augurava di evidenziare la razionalità economica che deriva dalla concorrenza. Certo che un mercato libero porta più concorrenza, ammesso però che tutti partano con le stesse opportunità e non come su una corsa a staffetta irregolare.
Quando nacquero le corporazioni di tutti gli ambiti sociali, produttivi e dei servizi, per i flussi materiali ed immateriali, ben presto si comprese la diversità fra gli “artigiani” ed i “professionisti”. Al punto che già nel 1856 Alexis de Tocqueville evidenziava la nascita di un potere immenso che avrebbe sfaldato lo stato sociale delle nazioni; cioè l’eccesso di accentramento decisionale di un mercato impoverisce la vita sociale.
Ed allora, se le liberalizzazioni hanno l’obiettivo di salvaguardare il cittadino, una regione, un territorio, un litorale marittimo, ben vengano; ma se saranno mirate, dopo una industrializzazione forzata, a pagare i “capitani dell’industria” che hanno devastato un territorio, non si riuscirà a garantire il bene comune.
Così, il nuovo decreto del Governo Monti, se approvato, consentirà all’Italia, ed in particolare alla Regione Puglia, lungo i suoi 800 chilometri di costa, di esercitare l’”inchino”, riducendo il limite entro cui ricercare idrocarburi dalle 12 miglia alle 5 miglia nautiche. Si praticherà tra virgolette una sovrapposizione di autorità (concessione) su acque territoriali di una nazione che ha firmato tutte le convenzioni internazionali sulla sicurezza e la salvaguardia dei mari.
La Petroceltic tra il Gargano e le Isole Tremiti; la Northern Petroleum sulla costa barese da Monopoli a Ostuni; l’Eni su tutta la provincia costiera di Brindisi; e la Northern Petroleum Spectrum lungo tutta la penisola salentina ionica ed adriatica. Non si comprende quali siano state le motivazioni che hanno spinto il governo a proporre una simile riduzione, dalle 12 alle 5 miglia, se tutto il mondo, scientifico e non (meeting Kioto, Sud Africa di recente, incidente nel Golfo del Messico) sono per un aumento della zona da escludere allo sfruttamento delle risorse marine.
Infatti, all’articolo 22 della bozza del decreto governativo, testualmente, si legge: “l’attività di prospezione di idrocarburi è libera nel territorio nazionale e nelle zone del mare territoriale”; mare territoriale è la zona interessata dallo Stato fino a 12 miglia dalla costa. Ricordiamo che il D. L. vo 128 del 2010 a firma dell’allora Ministro Prestigiacomo la ricerca la estendeva almeno alle 12 miglia, anche se vi erano zone tra le 5 miglia e senza vincoli ambientali.
Mentre con il governo Monti, l’unica ristrettezza è amministrativa: se la ricerca risulterà negativa, la concessione alla Ditta verrà ritirata. Salvo a cambiare ditta, visto che la prima non è stata “brava” a trovare idrocarburi. Come pure, non si comprendono i vantaggi che un territorio come quello pugliese possa perseguire. Visto che non si comprende un “inchino” di una nave da crociera, e si parla di nuove rotte, per quale motivo dovremmo comprendere quello di una piattaforma per le trivellazioni petrolifere?
Certo, tutti confidiamo nella ricerca scientifica di nuove fonti energetiche, ma tutti siamo per una autodeterminazione della ricerca scientifica e non per svendere un territorio. Non basta gridare “No alle trivelle sotto costa”, ma sapere chi ha firmato le autorizzazioni, in modo da comprendere quanto la “politica” serve il bene comune di un territorio.
Abele Carruezzo
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