Gli ultimi dati: micro-plastiche nelle acque più remote del pianeta

ALICANTE – Il programma scientifico della Volvo Ocean Race ha trovato alti livelli di plastica in aree dell’Antartico dove non erano mai stati condotti test prima d’ora.
I dati sono stati resi noti nell’ambito del Volvo Ocean Race Ocean Summit, dove esperti si sono dati appuntamento per esaminare i problemi e le possibili soluzioni sul team dell’inquinamento da plastica, e che si svolge durante lo stopover di Newport, negli USA.

I campioni raccolti mostrano nell’area di Point Nemo la presenza di particelle di micro-plastica fra le 9 e le 26 particelle per metro cubo d’acqua. Man mano che le barche si sono avvicinate a Capo Horn, alla punta meriodnale del Sudamerica, questi valori sono saliti fino a 57 particelle per metro.
Un livello pari a 45 è stato invece registrato a una distanza di 452 chilometri da Auckland, in Nuova Zelanda e da dove è partita la settima tappa della regata, mentre sono state solo 12 le particelle rilevate a 1000 chilometri dalla località brasiliana di Itajaí, dove si è conclusa la tapp. Il divario nelle misurazioni può essere spiegato dalla presenza di correnti oceaniche che trasportano le microplastiche anche per lunghe distanze.

Il livello maggiore finora riscontrato è di 357 particelle per metro cubo nel Mar Cinese Meridionale, a est di Taiwan, dove si trova una delle più grandi concentrazioni di rifiuti degli oceani.
Il dottor Sören Gutekunst dell’Istituto per le Ricerche Marine GEOMAR di Kiel, fondato da Future Ocean, ha analizzato i dati preliminari in laboratorio e ha dichiarato: “Si tratta dei primi dati che la comunità scientifica ha potuto analizzare e che provengono da una parte abbastanza inaccessibile del pianeta. Sfortunatamente mostrano quanto lontano e quanto in maniera grave le micro-plastiche sono ormai diffuse in oceano, raggiungendo quelle che finora molti consideravano come zone non coinvolte da problema, con acque incontaminate.”

I campioni sono stati raccolti durante la settima tappa, la più lunga del giro del mondo con le sue 7.600 miglia, da Auckland a Itajaí dai team di Turn the Tide on Plastic e AkzoNobel. Le barche sono in grado di registrare anche altri dati fra cui la temperatura dell’acqua, il contenuto di CO2, la salinità e le alche che possono dare un’indicazione dell’acidificazione degli oceani.
Anne-Cecile Turner, a capo del Programma Sostenibilità della Volvo Ocean Race, ha aggiunto: “Quest’informazione è estremamente utile perché aiuta a far capire meglio come la plastica si degradi negli anni e come venga trasportata dalle correnti oceaniche anche in luoghi remoti. E’ anche un monito della pressante necessità di far fronte all’inquinamento da plastica da parte dei governi, delle aziende e degli individui che hanno tutti un ruolo nella risoluzione del problema.”

Point Nemo è così lontano da qualsiasi terra abitata che spesso gli essere umani più vicini sono gli astronauti della Stazione Spaziale Internaionale, che viaggia in orbita a una distanza massima dalla terra di 258 miglia (416 chilometri), mentre la terra più vicina è a 1.670 miglia (2,700 chilometri).
Jeremy Pochman, Co-fondatore e Direttore Strategico di 11th Hour Racing, uno dei partner del Sustainability Programme della Volvo Ocean Race ha dicharato: “Abbiamo considerato gli oceani come una risorsa inesauribile per troppo tempo. I dati che sono stati raccolti dalle barche mostrano che le microplastiche hanno ormai raggiunto anche le aree più remote del pianeta. Un chiaro segno che tutti gli oceani sono sotto una pressione fortissima. Questi dati, che sono disponibili a tutti i ricercatori e al pubblico, mettono in lice i pericoli dell’uso di plastica monouso. Uno dei punti su cui ci si deve impegnare per trovare soluzioni per un’economia circolare.”

Le informazioni che vengono dal Programma Scientifico della Volvo Ocean Race, che riunisce un consorzio scientifico d’eccellenza , ha come scopo una migliore comprensione del clima e degli oceani. Le micro-plastiche sono spesso visibili a occhio nudo e possono richiedere migliaia di anni per degradare. Raccogliendo dati sui loro livelli, si possono aiutare gli scienziati a meglio comprendere la portata del problema dell’inquinamento da plastica e del suo impatto sulla vita marina.

Stuart Templar, direttore per la sostenibilità di Volvo Car Group, ha detto che: “Volvo Car è orgogliosa di essere al fianco di questo innovativo progetto scientifico di ricerca sull’inquinamento marino globale. Questi ultimi dati mostrano che l’impatto dell’uomo ha raggiunto le zone più remote dei nostri oceani. Il tempo dell’inazione è finito.”

Il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race è finanziato da Volvo Cars, che dona €100 dai primi 3.000 esemplari venduti della nuova Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race edition.
Il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race si svolge in collaborazione con 11th Hour Racing, la Mirpuri Foundatione altri partner principali come Volvo, AkzoNobel, Bluewater, Stena Recycling e Ocean Family Foundation.

Salone Nautico Genova: 98% di conferme e 57 new entry

GENOVA – A quattro mesi dall’apertura dell’edizione numero 58 del Salone Nautico internazionale di Genova (20-25 settembre), il 98% degli espositori ha già confermato la propria presenza. Lo ha annunciato la presidente di Ucina Confindustria Nautica Carla Demaria presentando oggi alla stampa la rassegna. “Si tratta di una incredibile anticipazione” ha affermato Demaria annunciando inoltre che il 64% degli espositori ha chiesto un aumento di spazi sia a terra sia in acqua e che hanno fatto domanda di partecipare al salone 57 nuovi espositori, di cui 38 dall’estero.

“Questo aumento della massa critica – ha spiegato la presidente di Ucina – ci ha permesso di organizzare meglio il salone, che da rassegna generalista diventa multispecialistico. Se prima era un contenuto unico, ora si trasforma in un contenitore di quattro saloni specializzati dedicati ad altrettanti sotto comparti distinti: l’accessoristica, la vela, il fuoribordo, i motoryacht e superyacht”. “Da 58 anni, il salone nautico di Genova è la casa della nautica del nostro paese” ha affermato Demaria mostrando l’immagine della campagna di comunicazione del salone: una porta aperta sul mare con la scritta “Benvenuti a Casa”.Per l’edizione 2018 gli organizzatori si attendono di superare i già ottimi risultati raggiunti l’anno scorso in cui i visitatori avevano sfiorato quota 150mila con 32 paesi rappresentati e quasi 900 marchi presenti. La tabella di marcia della programmazione del Salone, ha precisato il direttore commerciale Alessandro Campagna, è in anticipo di 42 giorni rispetto all’edizione passata.

Come l’anno scorso l’accessoristica e la componentistica sarà ospitata al piano superiore del padiglione B, con un aumento del 22% degli spazi occupati. Per quanto riguarda il fuoribordo, l’aumento delle richieste è del 18% con “un buon equilibrio – ha sottolineato Campagna – tra spazi a terra e spazi in acqua”. La vela, il primo settore che ha fatto pensare agli organizzatori di intraprendere la strada della specializzazione in questa nuova edizione, si registra una tendenza verso barche più grandi: dai 55 ai 60-65 piedi.

La lunghezza media è in aumento anche per i superyacht e di conseguenza, ha spiegato Campagna, aumenta anche il coefficiente di riempimento delle banchine. Confermato quest’anno anche l’appoggio delle istituzioni, in particolare l’Ice e il Ministero dello sviluppo economico che rinnoverà, secondo quanto ha anticipato Carla Demaria, il contributo di circa un milione di euro tra sostegno al Salone e finanziamenti per l’internazionalizzazione. “Contiamo con la nostra attività – ha affermato a margine della presentazione, Ferdinando Pastore dirigente di Ice Agenzia – di investire un budget pubblico significativo per mantenere alta l’attenzione a livello internazionale e di portare sempre maggiori buyers, anche in termini di qualità”.

IL PROGETTO UN MARE DI SORRISI GIUNGE AL 17° WEEKEND CLINIC A BORDO DI NAVE CAVOUR

CATANIA – Sono stati cinque i sorrisi donati al termine del 17° weekend clinic nell’ambito del progetto “Un Mare di Sorrisi” a bordo della portaerei Cavour ormeggiata nel porto di Catania.I medici volontari della Fondazione Operation Smile Italia Onlus, con il supporto del personale del servizio sanitario della Marina Militare, hanno eseguito interventi chirurgici su cinque pazienti di età compresa tra 1 e 15 anni, nati con labiopalatoschisi. Gabriele, Sabrina, Marco, Rohit e Diamond sono stati dimessi ieri e stanno bene.Presente a bordo anche una rappresentanza del corpo infermieristico della Croce Rossa che dal 2013, data di inizio del progetto, collabora attivamente con i volontari della Fondazione.

Il weekend clinic ha avuto inizio venerdì con una conferenza stampa di apertura alla presenza di numerose autorità locali tra le quali: On. Avv. Ruggero Razza, Ass. alla Salute della Regione Sicilia, Prof. Antonio Biondi, Delegato del Magnifico Rettore dell’Università di Catania, Dott. Antonio Lazzara, Direttore Sanitario dell’Ospedale Vittorio Emanuele, Dott. Massimo Buscema, Presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Catania, Dott. Luigi Corsaro, Presidente della Croce Rossa Italiana Sicilia. È intervenuta, inoltre, Agata Patrizia Saccone, Presidente di Taomoda e sostenitrice della Fondazione.

“Con la Marina è in atto un connubio indissolubile nato nel 2010 con l’Operazione White Crane in risposta al terremoto che ha colpito Haiti e proseguito nel 2013 con il progetto Un Mare di Sorrisi. Da allora a bordo del Cavour sono stati operati circa 300 bambini garantendo loro cure chirurgiche sicure e di qualità” ha dichiarato Domenico Scopelliti, Vicepresidente Scientifico della Fondazione Operation Smile Italia Onlus.

“Quando la portaerei Cavour non è impegnata nelle operazioni, oppure, come in questo caso, approfittando della sosta in un altro porto nell’ambito dell’esercitazione Mare Aperto, queste attività costituiscono parte dell’impiego complementare della nave rispetto a quelli che sono i compiti prettamente militari” ha commentato il capitano di vascello medico Andrea Tamburelli Lanzara, Capo Servizio Sanitario della Squadra Navale.

MUSOLINO NOMINATO PRESIDENTE DELLA DIVISIONE EUROPEA DEL GLOBAL INSTITUTE OF LOGISTICS

VENEZIA – Il Global Institute of Logistics (GIL), organizzazione internazionale impegnata nell’identificazione e nella promozione di nuovi standard di eccellenza in ambito portuale, ha nominato oggi Pino Musolino Presidente della divisione europea dell’Istituto.

Il GIL si compone di due anime: da una parte, un prestigioso think tank, che coinvolge gli specialisti più affermati della comunità portuale e logistica mondiale e che opera da collegamento tra il mondo accademico e il mondo dell’impresa; dall’altra, l’organizzazione vera e propria, aperta solo a membri selezionati, “best in class” nel mondo dei traffici navali, del commercio internazionale e della portualità e individuati sulla base delle competenze e dei risultati d’eccezione.

“E’ un grande onore essere invitato a presiedere la divisione europea del Global Institute of Logistics – dichiara Pino Musolino, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale –. Questo ruolo consentirà all’Ente che rappresento di condividere, apprendere e confrontare le migliori pratiche provenienti dai più importanti porti e dai maggiori attori della logistica del mondo”.

“Sono particolarmente entusiasta – aggiunge Musolino – di poter portare il mio contributo attivo alle future attività di ricerca dell’Ente, a partire dalla prossima ricerca dell’Istituto che sarà dedicata allo sviluppo porto-centrico del commercio. Da molto tempo sostengo la visione secondo cui è la produzione ad alimentare il commercio che, a sua volta, sostiene e rafforza la logistica. Ritengo infatti che una strategia di sviluppo portuale orientata all’ipertrofia infrastrutturale fine a se stessa, oltre a non essere sostenibile dal punto di vista ambientale, non produca nemmeno risultati soddisfacenti in termini economici poiché non innesca un automatico aumento dei traffici”.

“L’esperienza dello scalo veneziano, anche in virtù della rilevanza manifatturiera nazionale – l’Italia è la seconda forza manifatturiera d’Europa –, dimostra che l’essenza multi-purpose del porto, ovvero l’intermediazione di container ma anche di altri settori come le rinfuse, è elemento centrale; dall’importazione di materie prime e dall’esportazione di prodotti ad alto valore aggiunto come i project cargo emerge come, anche in un’ottica porto-centrica, sia possibile realizzare un connubio virtuoso tra produzione, manifattura, portualità e logistica. Proprio in una fase in cui la sfida più pressante per i porti europei guarda alla Cina e alla necessità di individuare strategie condivise per armonizzare i rapporti e i traffici con questo fondamentale partner, credo che riportare a Venezia delle produzioni manifatturiere di qualità consentirebbe al nostro scalo di ritrovare un ruolo centrale nel mercato globale e di divenire una piattaforma primaria per gli scambi tra l’Estremo Oriente (ma non solo) e l’intero tessuto produttivo che sta alle spalle dei nostri porti e copre un’area che travalica i confini regionali”.

Il CEO del GIL Kieran Ring dichiara: “Siamo entusiasti di poter accogliere Pino Musolino come nuovo Presidente europeo. Riteniamo che questa nomina permetterà un avanzamento del lavoro dell’Istituto in Europa e ci consentirà di approfondire enormemente la conoscenza sul lavoro dei porti dell’Europa Meridionale nella loro costante opera di ribilanciamento del traffico cargo rispetto alle rotte più battute del Nord Europa. Il lavoro di ricerca dell’Istituto potrà beneficiare della visione del Presidente Musolino sul futuro dello scalo portuale veneziano, consentendoci di delineare un rilancio dei porti europei attraverso un’opera di ripensamento del ruolo del commercio”.

“L’esperienza – aggiunge Ring – ci insegna che l’evoluzione portuale degli ultimi anni è stata caratterizzata da uno scollamento tra il concetto di commercio e il tema dell’infrastrutturazione. Ne consegue che, quando si parla di porti, si finisce per essere negativamente ossessionati dalla stazza e dal carico delle navi. Oggi più che mai abbiamo bisogno di Venezia perché non credo esista, a livello mondiale, un porto più qualificato per moderare questo processo”.

Port Network Authority of the Southern Adriatic Sea West Adriatic Coast

Port Network Authority of the Southern Adriatic Sea West Adriatic Coast

In occasione della visita istituzionale dell’AdSPMAM a Shanghai, è stata preparata una brochure che prevede gia la produzione delle zes.

“Ti puoi fidare, c’è un’Italia di cui ti puoi fidare, noi avremo le ZES, venite, non siamo più quelli di prima, siamo diversi, c’è un’occasione in cui vi accogliamo, non dovete girare perdendovi nelle giungle delle burocrazie italiane, perchè su questo tavolo c’è la Regione e c’è il Ministero con un suo delegato”.
Prof. Ugo Patroni Griffi, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico meridionale

 

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Uiltrasporti su sciopero marittimi: “Le istituzioni agiscano dell’interesse generale”

ROMA – “Lo sciopero di oggi, che ha unito i lavoratori marittimi e quelli dei porti, segna una svolta importante, ed è una prima iniziativa di mobilitazione contro l’immobilismo del Ministero dei Trasporti e la compiacenza delle Autorità competenti”. E’ il commento del Segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, sullo sciopero nazionale in corso, dei porti e dei marittimi italiani, che sta registrando punte altissime di adesione.

“Le regole esistenti devono essere applicate – spiega Tarlazzi – affinché l’autoproduzione non sia autogestita dagli armatori e non diventi sinonimo di sfruttamento e di pericolosissimo abbassamento dei livelli di sicurezza sul lavoro del personale marittimo imbarcato. Né tanto meno essa deve significare lo squilibrio degli organici dei porti,  che finirebbe con l’incidere  sui conti pubblici, per un maggior utilizzo della indennità di mancato avviamento dei lavoratori portuali”.

“Su questo chiediamo l’intervento immediato delle istituzioni – conclude il Segretario della Uiltrasporti – e contemporaneamente chiediamo l’intervento immediato sugli incidenti sempre più frequenti nei porti, con l’emanazione urgente degli aggiornamenti ai decreti 271 e 272, pronti ormai da molto tempo. Chiediamo, infine, che le autorità competenti svolgano ed interpretino il proprio ruolo nell’interesse generale della portualità e delle attività marittime, coerentemente ai dettami del nostro ordinamento”.

IL CONTRIBUTO DI FUNZIONAMENTO DELL’AUTORITA’ DI REGOLAZIONE DEI TRASPORTI (ART)

BRINDISI – Il modello di finanziamento dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) si incentra su una contribuzione sia pubblica – proveniente dal Fondo per gli interventi strutturali di politica economica – che privata.

Quest’ultima, secondo quanto statuito dalla lettera B) dell’articolo 37, comma 6, del D.L. n. 201/2011, consiste in un vero e proprio “contributo versato dai gestori delle infrastrutture e dei servizi regolati, in misura non superiore all’uno per mille del fatturato derivante dall’esercizio delle attività svolte percepito nell’ultimo esercizio”. L’entità di tale contributo è correlata alle esigenze operative dell’ART e corrisponde al fabbisogno complessivo della medesima Autorità, risultante dai bilanci preventivi e dai rendiconti della gestione soggetti al controllo della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

Sulla base di ciò l’ART ha adottato negli ultimi anni molteplici delibere determinative del contributo di funzionamento a carico delle imprese della logistica e dei trasporti; d’altro canto quest’ultime, ritenendo che il suddetto articolo 37 prevedesse un contributo “insufficientemente determinato nei suoi aspetti essenziali”, hanno più volte impugnato le suddette delibere dinanzi al TAR Piemonte. Il Tribunale amministrativo, ritenendo così di dover approfondire ulteriormente la questione, ha inteso porre questione di legittimità costituzionale del suddetto articolo 37.

Si è quindi registrato l’intervento della Consulta che, avvalendosi di un articolato ed interessante ragionamento, ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale.”Non vi è alcun dubbio – così esordiscono i giudici costituzionali – che il suddetto contributo previsto dall’articolo 37, comma 6, lettera B), del D.L. n. 201/2011 costituisca una prestazione patrimoniale e si conformi all’ articolo 23 della Costituzione secondo cui “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.

Quest’ultima norma è governata dal principio della riserva di legge cosiddetta relativa secondo cui spetta alla fonte legislativa primaria determinare gli aspetti essenziali di una imposta patrimoniale mentre, per quel che concerne i restanti aspetti accessori, complementari e/o quantitativi, può operare una norma di rango inferiore.Le norme che prevedono prestazioni patrimoniali – come, nel caso di specie, l’articolo 37, comma 6, lettera B), del D.L. n. 201/11 – possono quindi soffrire di una qualche forma di indeterminatezza a patto, però, che quest’ultima non colpisca gli elementi essenziali dell’imposta stessa. Tale indeterminatezza, così sottolineano, tra l’altro, i giudici della Consulta, può essere ritenuta persino necessaria quando ci si trova al cospetto di settori – come quegli affidati ai poteri regolatori delle Autorità amministrative indipendenti (l’ART è una di esse)- caratterizzati da un alto grado di complessità tecnica.

Si tenga presente, a tal proposito, l’iter procedimentale seguito dall’ART per l’adozione delle delibere determinative dei contributi che si snoda sia attraverso una consultazione degli operatori privati che mediante l’approvazione della delibera stessa da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).In sostanza bisogna escludere che l’articolo 37, comma 6, lettera B), del D.L. n. 201/2011, abbia in qualche modo violato l’articolo 23 della Costituzione, avendo difatti provveduto a stabilire il limite massimo dell’aliquota impositiva nonchè ad individuare la platea destinataria del contributo stesso (i cosiddetti “gestori delle infrastrutture e dei servizi regolati dall’ART”).

Così come rilevato dal Consiglio di Stato e dalla Corte Costituzionale, i gestori delle infrastrutture e dei servizi regolati sono soltanto “coloro che svolgono attività nei confronti delle quali l’ART abbia concretamente esercitato le proprie funzioni regolatorie istituzionali”.Proprio su quest’ultimo punto il TAR Piemonte ha recentemente statuito che “affinchè la delibera determinativa dei contributi possa essere applicata a determinate imprese, occorre che l’ART, nel momento in cui adotta la delibera medesima, abbia già provveduto a regolare effettivamente, con atti suoi propri e nell’ambito delle competenze riconosciutegli, l’attività svolta dalle stesse imprese” (v. sentenza n. 513 del 02.05.2018).

L’anteriorità dell’attività regolatoria dell’ART rispetto all’emissione della delibera risponde ad una logica di certezza e prevedibilità degli obblighi da parte di tutte quelle imprese destinatarie del contributo di funzionamento. “Pertanto – così conclude il TAR Piemonte – l’adozione del provvedimento regolatorio dell’ART deve perfezionarsi esclusivamente prima che venga emessa la delibera determinativa del contributo”.

 

Stefano Carbonara

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Meeting al Propeller Port of Venice su NordEst e “via della seta”

VENEZIA – “Porti e Imprese  del Golfo di Venezia nella One Belt One Road : Quali opportunità per il nordest? “ Questo il tema dibattuto dall’International Propeller Club Port of Venice  al centro congressi della   Venezia Terminal Passeggeri presenti i rappresentanti dei Club di Ravenna, Mantova, Monfalcone e Trieste. Autorevoli i relatori  introdotti dal presidente del Sodalizio cav. Massimo Bernardo che ha ricordato come  prioritario ad ogni accordo economico/ commerciale tra i 68 Paesi aderenti al Belt and Road Initiative (BRI) , cioè alla “via della seta”,  dovrebbe essere il dialogo culturale, armonizzazioni legislative, ecc. ecc.

“ Mi chiedo infatti – ha esordito Bernardo –  se uno dei grandi quesiti della “One Belt one Road”  a cui dovremmo necessariamente tutti  dover rispondere non sia quello che riguarda l’indispensabile dialogo tra culture diverse, queste sono sì  collegate nella stessa “cintura” – la belt – da esclusivi  interessi economico-finanziari , oggi troppo  spesso gestiti a livello ragionieristico  – ma ancora  lontano nella “ road” – cioè in quella  stessa virtuale  “strada” che unirà l’est e l’ovest del mondo  -  da quell’osmosi culturale che sta alla base  della  vera crescita economica   per raggiungere  l’unico vero comune obiettivo,  stavolta,  rappresentato dal maggiore benessere e, non solo, economico ma  soprattutto sociale, per tutti “ – L’iniziativa BRI o Via della Seta e’ una strategia aperta e in continua evoluzione – ha affermato Riccardo Fuochi presidente dell’Associazione Italia-Hong Kong e del Propeller Port of Milan –  In aggiunta ai 6 corridoi proposti da Xijinping nel 2013, si stanno realizzando nuove iniziative anche in Paesi geograficamente collocati al di fuori della “via della seta” .Investimenti in Africa, Sud America , Australia evidenziano la globalità dell’iniziativa. Secondo l’Asian Development Bank, 45 Paesi asiatici dovrebbero investire 26,000 miliardi di dollari entro il 2030 per la realizzazione di infrastrutture soprattutto nel settore energetico e logistico.

C’è’ quindi spazio per le aziende Italiane in ogni settore. Industria, commercio, logistica , costruzioni, turismo, servizi professionali.L’Italia e’ tra i soci fondatori dell’AIIB , dotata di un capitale finanziario di oltre 100 miliardi di usd. . L’AIIB non e’ una banca cinese e quindi può essere un punto di riferimento per le imprese italiane che operano nelle aree geografiche di riferimento della banca.

In questo contesto i porti del Nord Est , al centro di una delle più importanti zone manifatturiere italiane possono diventare i terminali di riferimento della Nuova Via della Seta . E’ stata poi la volta di Alessandro Panaro Responsabile dell’Ufficio Maritime and Mediterranean Economy – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – il quale ha tra l’altro affermato : “Con i ritmi elevati di traffico che sta segnando il Canale di Suez (+11% nel 2017 sul 2016), l’aumento del traffico navale (+24% dal 2012 al 2016) e il ritrovato slancio di alcuni Paesi dell’Area Mena (Middle East e North Africa) il Mediterraneo sta ritrovando una nuova e più incisiva centralità in ambito marittimo mondiale. La Cina sta quindi insistendo con importanti investimenti in terminal e porti nell’area MED e questo deve lasciar riflettere su come e in che misura possiamo intercettare navi commerciali e intensificare le relazioni con il Dragone così da poter cogliere le grandi opportunità che scaturiranno per i nostri sistemi portuali.

Occorrerà però mostrare alla Cina che il nostro sistema logistico e marittimo è efficiente, solido e forte e soprattutto coeso senza individualismi, campanilismi e senza debolezze.” Da parte sua il presidente di Confindustria Venezia- Rovigo Vincenzo Marinese rispondendo alla domanda del presidente del club su quali fossero le strategie degli industriali veneti rispetto al B.R.I.  ha testualmente  affermato “Il nostro non è un problema di soldi né di mercato  né di tessuto industriale che qui è forte .Oggi ci è stato rappresentato uno scenario  e sta soltanto a noi coglierlo .Vogliamo metterci a fianco del territorio  e dare il nostro contributo”. Ha poi concluso il suo intervento focalizzando l’imprescindibile complementarietà tra i porti di Venezia e quello di Trieste sottolineando l’esigenza  di realizzare quanto prima  un piano industriale che preveda zone franche, zone economiche speciali con incentivi fiscali, la ricollocazione del manifatturiero e la valorizzazione dell’export”.

Da parte sua il segretario generale dell’Autorità Portuale di Sistema dell’Adriatico Nord orientale Mario Sommariva ha focalizzato il suo breve intervento sull’esigenza di una più stretta collaborazione tra i porti di Venezia e Trieste investendo sullo sviluppo infrastrutturale e della logistica mentre   il presidente dell’Autorità Portuale di Sistema dell’Adriatico settentrionale Pino Musolino ha ricordato come tra opportunità e criticità della “via della seta”  non si debba assumere “atteggiamenti remissivi” rispondendo pedissequamente alle richieste cinesi ma rispondere con chiare regole europee, attrezzando i nostri porti, anche rafforzando la collaborazione all’interno del N.A.P.A. ,  con infrastrutture e strutture  adeguate a ricevere   nuove linee marittime anche per navi di grandi dimensioni . Non solo full container  ma anche  per impiantistica e general cargo , traffici questi che vedono il porto di Venezia tra i più quotati scali adriatici.

PORTI: Sindacati, firmato protocollo di cooperazione transnazionale per lavoratori Eurokai

ROMA – “Con la firma del protocollo di ieri inizia un percorso sindacale di cooperazione transnazionale per obiettivi comuni, entro l’ambito della Sezione Lavoratori Portuali dell’ETF, riferiti agli addetti del più grande operatore di terminal container di proprietà europea, Eurokai ed azionista della Contship Italia”.

E’ quanto fanno sapere FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTRASPORTI, al termine di due giorni di riunione congiunta con il sindacato tedesco Ver.di e la Segretaria ETF Lidia Spera, che ha visto una larga presenza di dirigenti sindacali, rappresentanti dei consigli d’impresa e delegati dei lavoratori di tutte le società terminalistiche portuali del gruppo operanti in Italia e in Germania.

“Gli obiettivi comuni – sottolineano i sindacati – sono la salvaguardia dei livelli di occupazione e le buone condizioni di lavoro, il coordinamento delle azioni volte a affrontare con processi negoziati l’automazione e la digitalizzazione, in particolare attraverso la contrattazione collettiva, ed infine, dandosi sostegno reciproco, l’opposizione sul piano sindacale e politico ad ogni iniziativa di autoproduzione (self-handling) al di fuori delle regole”.

A Brindisi Mare d’Inchiostro

BRINDISI – Il progetto “MARE d’Inchiostro nasce con lo scopo di voler diffondere la cultura del mare e la letteratura inerente le tematiche del mare. Finanziato dalla Regione Puglia nell’ambiro del “Patto per la Puglia- FSC 2014/2020, è frutto della ventennale esperienza della “Vedetta sul Mediterraneo”che a Giovinazzo ha restaurato un bene demaniale marittimo, l’ex stazione di Vedetta della Marina, facendola diventare una bibliomedioteca del mare.

Il professor Nicolò Carnimeo Presidente della “VEDETTA”, ha proposto al nostro Istituto, considerate le nostre specificità di partecipare al progetto, che vede come partner anche il Dipartimento Jonico in “Sistemi giuridici ed Economici del Mediterraneo: SOCIETA’,AMBIENTE,CULTURE” dell’Università di Bari, nella persona del Direttore Bruno Notarnicola; naturalmente l’invito non poteva che essere accolto entusiasticamente, considerato che si tratta di un festival della letteratura, che ha l’obiettivo di coinvolgere gli studenti di tre province, Bari, Brindisi e Taranto.

Il progetto è triennale e si propone di promuovere e riscoprire i valori legati al mare e all’identità marinara attraverso la multidisciplinarità e la contaminazione delle arti.Di fatti il progetto artistico prevede un doppio canale di sviluppo: raccontare il mare attraverso le immagini e le parole. Oltre all’IISS”CARNARO”, sono al momento tre le scuole brindisine aderenti al progetto: Le scuola secondarie di primo grado “VIRGILIO” e “Sant’ELIA”; il liceo Artistico-Musicale “SIMONE-DURANO”.

Classi di tutte le scuole interessate parteciperanno agli incontri programmati, il primo di questi si terrà Gioved’ 10 Maggio nell’Aula di Carteggio marittimo dell’Istituto” CARNARO”, in zona Casale a Brindisi, e vedrà la partecipazione di illustri ospiti amanti del mare e della scrittura.

In tale circostanza lo scrittore Simone Perotti ci parlerà del suo romanzo “RAIS”, una storia affascinante di pirati, di mare di amori, di avventura nel mediterraneo del XVI secolo. Hanno mostrato un grande interesse nei confronti di tale progetto sia la Lega Navale, sezione di Brindisi, che il Circolo della vela di Brindisi, l’Avvisatore marittimo ed altri “amici” della cultura del mare presto si uniranno alla rete che si sta costituendo su Brindisi.. Simone Perotti, dialogherà  con altri due illustri ospiti, Nicolò Carnimeo, professore universitario, scrittore e appassionato di mare e Bepi Costantino, console onorario del Costa Rica. La dirigente scolastica Clara Bianco è molto soddisfatta del l’opportunità che il progetto offre agli studenti che vi troveranno un ulteriore ragione per alimentare la  loro passione verso gli studi prescelti.

IL NAUTILUS Anno 13 N°1

In questo nuovo numero de Il Nautilus vi proponiamo uno speciale sul porto di Trieste con gli ultimi dati e provvedimenti che riguardano le recenti attività dell’Autorità di sistema. Si parla anche dei porti di Civitavecchia, Ancona, Venezia, Napoli, La Spezia, Genova, Cagliari e Porto Torres. Ma si parla anche dei risultati della manifestazione NauticSud che si è svolta a Napoli e di come vengono smaltiti i rifiuti prodotti dalle navi secondo le ultime direttive internazionali.
poseidone danese

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