Regione Sicilia-INFRASTRUTTURE: Riposto, altre risorse per completare il porto

La Giunta regionale siciliana ha approvato lo stanziamento di ben 603mila euro finalizzati al completamento del primo bacino del porto di Riposto. Il provvedimento, promosso dall’assessorato regionale alle Infrastrutture, arriva a completamento dell’intervento da un milione di euro, varato dal Governo Musumeci nel 2018, per mettere in sicurezza l’approdo e avviare lavori attesi da anni.

«Attraverso il recupero di alcune economie rimaste inutilizzate nel tempo – illustra l’assessore regionale Marco Falcone – diamo ancor più ampio respiro al rilancio infrastrutturale del porto dell’Etna. Al milione di euro assegnato nel 2018, con cui abbiamo messo mano a una storica incompiuta come il Primo bacino, si aggiungono altre somme per implementare i servizi delle banchine, realizzare una moderna illuminazione e completare la messa in sicurezza del porto ripostese».

Dopo la riunione di giunta, l’assessore Falcone ha fatto il punto sulla tabella di marcia dei lavori incontrando il sindaco di Riposto, Enzo Caragliano. «Subito dopo Ferragosto – aggiunge l’esponente del Governo Musumeci – il cantiere entrerà nel vivo e partirà la rimozione delle opere divelte dalle mareggiate. I lavori procederanno senza intoppi affinché, entro pochi mesi, la città di Riposto possa riabbracciare, dopo lunghi anni d’attesa, il proprio porto. L’infrastruttura – conclude Falcone – sarà il naturale punto di riferimento dello sviluppo turistico della zona jonico-etnea».

L’IMPEGNO CONCRETO PER LA SALVAGUARDIA AMBIENTALE DEI NOSTRI MARI

A un anno dalla nomina di Paolo Bordogna, il neo Presidente racconta tutte le attività intraprese

La passione per il mare, il rispetto per l’uomo e per l’ambiente, sono parte fondamentale della cultura marinara che da oltre cinquant’anni il Centro Velico Caprera propone alle nuove generazioni di velisti.

Un’attenzione, quella verso l’ambiente e la sua salvaguardia, che è parte del DNA del CVC fin dalle sue origini. Le basi logistiche sull’isola di Caprera, realizzate a partire dalla fine degli anni 60, sono state pensate in una pionieristica dimensione ecosostenibile, diventando un esempio virtuoso e attualissimo di intervento a bassissimo impatto ambientale: le strutture sono, infatti, perfettamente integrate ed armonizzate nella vegetazione autoctona.

Questa attitudine all’eco-compatibilità, che da sempre accompagna il Centro Velico Caprera, oggi definisce in maniera significativa e con obiettivi a medio e lungo periodo la mission della scuola, consentendole di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel panorama velico italiano riguardo alla salvaguardia del Mediterraneo. È un percorso di consapevolezza e impegno presentato due anni fa in occasione del cinquantenario del CVC, che quest’anno ha già visto la concreta realizzazione di alcuni progetti per volontà del neo Presidente Paolo Bordogna.

“La nostra mission come scuola di vela è quella di formare marinai, educarli alla conoscenza e al rispetto per il mare. Prenderci cura in modo attivo del meraviglioso arcipelago che ci ospita è la naturale evoluzione di questo pensiero e lo stiamo facendo anticipando le direttive europee sull’abolizione delle plastiche monouso e proponendo il corso Navigazione e Ambiente. Inoltre, quest’anno approfitteremo del palcoscenico internazionale dell’Esa Cup, per farci capofila di un importante progetto ambientale che presenteremo per l’occasione il prossimo mese di ottobre”, ha commentato Paolo Bordogna, Presidente del Centro Velico Caprera.

A proposito di plastic free, il Centro Velico Caprera sta finendo di attuare il progetto che prevede la totale eliminazione dei contenitori e degli articoli di plastica monouso all’interno delle basi, per sostituirli con materiali durevoli e riciclabili. Inoltre, dall’inizio della stagione velica è diventato realtà anche il corso “Navigazione ed Ambiente”.

Realizzato in collaborazione con l’Ente Parco Nazionale di La Maddalena e il Parco Nazionale di Tavolara, questo corso itinerante prevede la presenza a bordo di un biologo che, alle lezioni di navigazione e tecnica velica tenute dal Capo Barca, affianca quelle scientifiche con l’obiettivo di consentire all’intero equipaggio in navigazione di poter partecipare attivamente al monitoraggio dell’ambiente marino, registrando eventuali minacce per l’ecosistema.

La diffusione di conoscenza per sviluppare una cultura etica nei confronti dell’ambiente è un tema fondamentale per il Centro Velico Caprera: con questa visione ha introdotto nei propri corsi lezioni specifiche sull’ambiente e sullo stato di salute del mare volte a sensibilizzare i propri allievi (circa 3000 ogni anno), oltre all’intera comunità di ex-allievi e sostenitori che nei decenni sono rimasti profondamente legati alla scuola.

“Ancora una volta è il volontariato a essere l’eccezionale motore che fornisce energia e propulsione a questa incredibile macchina che è il Centro Velico Caprera. Siamo un caso sicuramente unico in Italia: siamo, infatti, una realtà senza fini di lucro che riesce a essere leader indiscussa della formazione velica, testimone della cultura e delle tradizioni marinare, promotrice della salvaguardia dei nostri mari. Ogni nostro progetto è un passo significativo e concreto, che sostanzia gli impegni presi. Certi risultati si ottengono solo quando alla testa si aggiunge il cuore: in questo il risultato dell’opera dei volontari è ineguagliabile e insostituibile” conclude Bordogna.

Con oltre trent’anni di esperienza nell’ambito della consulenza e del management, Paolo Bordogna ha lavorato in Boston Consulting Group e Bain & Company come responsabile per le practice dei servizi finanziari per l’area EMEA. Dal 2019 è membro del consiglio di amministrazione di Ubi Banca. Bordogna è istruttore di cabinato per il Centro Velico Caprera dal 2007 e membro del Comitato esecutivo della Scuola dal 2013; nel 2018 è stato nominato Presidente. Inoltre, è consulente di Persico Marine, il cantiere che costruisce gli Imoca 60, gli AC75 (Coppa America), iVolvo one design 65 (Volvo Ocean Race), i TP52 e i grandi Performance Cruiser, e collabora attivamente al progetto Vendee Globe 2020 di Giancarlo Pedote.

#IoSonoMare “Un mare di controlli” – Telerilevamento aereo lungo il litorale Domizio e monitoraggio delle acque marine

Sottosegretario all’Ambiente Micillo “Impiegate le eccellenze dello Stato per risolvere le criticità del territorio”

Come annunciato dopo lo scorso sopralluogo del 24 giugno, il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo è  tornato ieri e oggi  sul litorale Domizio, con il supporto di mezzi ed uomini delle Capitanerie di Porto/Guardia Costiera e ARPAC, per proseguire il monitoraggio e gli approfondimenti sulle reali condizioni delle acque di balneazione, in ascolto delle numerose segnalazioni pervenute dai cittadini.

Una due giorni dal titolo “Un mare di controlli”, incardinata nella campagna di sensibilizzazione del Ministero #IoSonoMare, che si è svolta ieri con il telerilevamento aereo lungo il litorale tra Napoli e Caserta e oggi con il monitoraggio delle acque di balneazione. Due momenti distinti e complementari, uno più tecnico e non convenzionale dedicato alle Istituzioni e uno informativo rivolto ai cittadini, per conoscere e far conoscere lo stato delle acque costiere e i controlli che le istituzioni svolgono su di esse.

La prima giornata, per la sua valenza altamente innovativa e dimostrativa, ha visto la presenza delle Istituzioni, con  l’Ammiraglio Pietro Vella, Comandante della Direzione Marittima della Campania, la Senatrice Vilma Moronese, Presidente della Commissione Ambiente al Senato, la Dott.ssa Maria Antonietta Troncone, Procuratore Santa Maria Capua Vetere, l’Ing. Fabrizio Curcio, Presidente dell’Unità di coordinamento del “Piano di azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti” e il prof. Massimiliano Lega, Capo della Segreteria del Sottosegretario. Partiti dall’Aeroporto di Capodichino, il sottosegretario e tutti i presenti hanno sorvolato la costa fino a Caserta a bordo di un ATR42 in dotazione alla Guardia Costiera, munito di sensori multispettrali, in grado di monitorare i nostri mari e vedere criticità che l’occhio umano non può percepire. Un punto di vista dall’alto, in un concetto di monitoraggio gerarchico, per capire i rapporti di causa-effetto che creano i fenomeni di inquinamento del territorio.

Un tipo di tecnologia che potrà essere utilizzata anche per altri tipi di criticità della Terra dei Fuochi e le cui potenzialità di prevenzione e contrasto degli illeciti ambientali sono state illustrate alle Istituzioni in un lungo briefing che si è tenuto a termine del volo.

“La nostra priorità è garantire ai cittadini più controlli e sicurezza, con il massimo impegno dello Stato e l’utilizzo condiviso delle eccellenze tecniche” ha dichiarato il sottosegretario. “Grazie al protocollo d’Intesa interministeriale per la Terra dei Fuochi firmato a novembre e alla costante e preziosa collaborazione con il Ministero della Difesa, il nostro territorio sarà monitorato da aerei, droni e satelliti, messi a disposizione  dall’Aeronautica in aggiunta a quanto già fornito dall’Esercito”.

Un monitoraggio del territorio non convenzionale, che si è svolto in parallelo con quello convenzionale in mare, che è continuato anche oggi permettendo al sottosegretario e al suo staff di assistere ai rilievi sull’Helios dell’Arpa Campania.

“Ringrazio la Guardia Costiera di Napoli e Arpac che hanno reso possibile seguire queste operazioni”  continua Micillo. “Lo Stato effettua costantemente controlli sulle acque, per monitorare la salute dei nostri mari e studiare soluzioni a fronte di eventuali anomalie. Ma per aumentare l’efficacia di queste azioni è necessario coltivare il dialogo con il Territorio e il coinvolgere la cittadinanza. Oggi ho voluto seguire personalmente i rilievi e abbiamo previsto un momento informativo peri cittadini, per garantire una corretta informazione ed educazione ambientale su quanto si fa per il mare e su come avvengono i monitoraggi”.

Brindisi: Lunedì presentazione del concorso CorePla

Lunedì 22 luglio alle 10.30, presso la sala Giunta di Palazzo di città, si svolgerà una conferenza stampa per presentare l’evento “Keep plastica e salva il mare” prevista dal protocollo sottoscritto da Regione Puglia, Ager e CorePla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica).

Attraverso un roadshow di edutainment itinerante dal 22 luglio al 18 agosto 2019, i cittadini dei sei comuni di Molfetta, Barletta, Manfredonia, Brindisi, Castellaneta Marina e Santa Cesarea Terme saranno coinvolti in una competizione, che avrà come tema principale la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica.

Il comune che dal 22 luglio al 18 agosto avrà aumentato percentualmente la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica vincerà un parco giochi in plastica riciclata.

Goletta Verde 2019 presenta i risultati del monitoraggio in Puglia

Cariche batteriche elevate per 5 campionamenti su 29 tra foci di fiumi e canali

Focus regionale sulla depurazione:

Sono ancora 3 gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo. Il 23% dei depuratori presenta criticità mentre il 24% è soggetto a scarichi anomali. Procedono gli interventi per migliorare il comparto depurativo e sono numerose le iniziative messe in campo dalla Regione per incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura

Su http://www.legambiente.it/golettaverde è possibile visualizzare la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi

Cinque campionamenti su ventinove eseguiti lungo le coste pugliesi risultano fuori dai limiti di legge e di questi tre sono “fortemente inquinati”. Nel mirino ci sono sempre canali e foci che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati come nel caso dello sboccodellavasca di Boccadoro a Trani (Bat), la foce del canale in contrada Posticeddu sul litorale Apani, a Brindisi, e il canale di scarico di Marina di Leuca a Castrignano del Capo.

È questo in sintesi l’esito del monitoraggio svolto lungo le coste pugliesi dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, presentato questa mattina in conferenza stampa a Bari da Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia e Mattia Lolli, Portavoce Goletta Verde, alla presenza di Vito Colucci, Direttore Generale Autorità Idrica Pugliese, Vito Bruno, Direttore Generale Arpa Puglia e del Contrammiraglio Giuseppe Meli, Direttore marittimo della Puglia e della Basilicata ionica.

Un viaggio realizzato anche grazie al sostegno dei partner principali CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati e Novamont; dei partner sostenitori Assovetro – Endless Ocean, Ricrea, Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio e con il contributo di Pramerica SGR (Pramerica Sicav Social 4 Future). Media partner del tour è La Nuova Ecologia.

“È ora di dire basta ad ogni forma di alibi – dichiara Mattia Lolli portavoce della Goletta Verde – e di intervenire in maniera decisa per porre fine a queste emergenze che causano danni all’economia, al turismo e soprattutto all’ambiente, a partire dalla gestione delle acque reflue e al miglioramento del nostro sistema depurativo. Non va dimenticato che sono già quattro le procedure di infrazione comminate all’Italia dall’Ue con un nuovo deferimento alla Corte di Giustizia arrivato pochi mesi fa.

Soldi che avremmo potuto spendere per progetti innovativi a tutela del mare. L’obiettivo del nostro viaggio è mantenere alta l’attenzione contro la mala depurazione, le trivellazioni di petrolio, il cemento illegale e il marine litter. Crediamo siano questi i veri nemici del mare da fermare ad ogni costo, purtroppo ci sembra che l’attenzione del Governo, e spesso anche della amministrazioni locali, sia diretta su tutt’altro”.

“Il risultato del monitoraggio di Goletta Verde è positivo nel suo complesso – afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – anche se permangono criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Rispetto alla scorso anno non cambia di molto la situazione sul fronte della depurazione: restano tre gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo e salgono a quarantaquattro quelli soggetti a scarichi anomali.

Il 23% dei depuratori pugliesi continua a non essere conforme alla direttiva europea sulla depurazione mentre procedono gli interventi di potenziamento/adeguamento, compresi quelli per il contenimento delle emissioni odorigene. Viste le numerose iniziative finalizzate ad affinare le acque reflue depurate, chiediamo alla Regione Puglia di lavorare per puntare al massimo riutilizzo di queste in agricoltura”.

Il dettaglio delle analisi di Goletta Verde

Il monitoraggio di Legambiente (i prelievi sono stati eseguiti dalla squadra di tecnici tra il 22 e il 25 giugno scorso) prende prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni non dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge che rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano in mare.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

In provincia di Foggia sono stati monitorati tre punti e tutti sono risultati entro i limiti di legge: a Peschici, in Baia Monte Pucci presso spiaggia libera La Calenella; a Cagnano Varano, in località Foce Varano presso Lido del Sole e a Manfredonia presso spiaggia Castello.

Dei sei punti campionati nella provincia Bat, l’unico risultato fortemente inquinato è lo sbocco della vasca di Boccadoro, a Trani. Risultano invece entro il limiti di legge i prelievi effettuati a Trani, presso il molo a destra sulla spiaggia Matinelle; a Margherita di Savoia, nella Riserva Naturale della Salina, alla foce del torrente Carmosina e sulla spiaggia presso il lungomare Cristoforo Colombo; a Bisceglie, in località Salsello sulla spiaggia del lungomare incrocio Mauro Dell’Olio e a Barletta, presso la spiaggia libera della litoranea di Ponente.

Nella provincia di Bari, tutti e quattro punti campionati risultano entro i limiti di legge: a Molfetta, Torre Calderina, a Monopoli, spiaggia Cala Porto Rosso, a Polignano a Mare, spiaggia Lama Monachile e a Bari spiaggia sinistra Lama Balice.

Su cinque punti monitorati in provincia di Brindisi, tre sono risultati entro i limiti, a Ostuni, in località Torre San Leonardo spiaggia del Pilone; a Fasano, spiaggia lido Savelletri; e a Brindisi, in località Giancola, sulla spiaggia della Provincia. È risultata inquinata la foce del Canale Reale di Torre Guaceto a Carovigno e fortemente inquinata quella del canale contrada Posticeddu sul Litorale Apani di Brindisi.

Sono stati sei i punti campionati in provincia di Lecce, di cui solo uno è risultato fortemente inquinato: canale di scarico in località Marina di Leuca a Castrignano del Capo. Sono entro il limiti di legge, invece, i campionamenti effettuati a: Porto Cesareo, in località Torre Lapillo, sulla spiaggia libera; a Nardò, Santa Caterina/Santa Maria, presso punta dell’Aspide; a Gallipoli, Porto Gaio, presso lo scarico del depuratore; a Otranto, Baia di Otranto, sulla spiaggia di Madonna dell’Altomare; e a Vernole, presso la Riserva Naturale Le Cesine-Vernole.

Infine, sono cinque i punti monitorati in provincia di Taranto. L’unico risultato inquinato è a Palagiano, presso la spiaggia Pino di Lenne, sulla foce del fiume Lenne. Entro i limiti di legge i punti campionati a Manduria, alla foce del torrente Borraco; a Maruggio, Campomarino di Maruggio, presso la spiaggia della Commenda; a Taranto, presso la spiaggia limitrofa alla foce del fiume Ostone; e a Pulsano, presso la spiaggia libera Montedarena.

Permangono, poi, le criticità sulla cartellonistica informativa rivolta ai cittadini che, nonostante sia obbligatoria per ormai da anni per i Comuni, non viene ancora rispettata. Indicazioni che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare e i dati delle ultime analisi. Nei ventinove punti monitorati, solo in un caso ovvero ad Otranto, presso Baia di Otranto, sulla spiaggia di Madonna dell’Altomare i tecnici di Goletta Verde hanno segnalato la presenza di questo cartello. Mentre in due casi, alla foce del Torrente Carmosina e alla foce del Canale Reale, nei punti non campionati dalle autorità competenti, non era presente il cartello di divieto di balneazione come previsto dalla legge.

Focus regionale sulla depurazione

Sono 185 gli impianti di depurazione a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 181 gestiti da Acquedotto Pugliese e 4 gestiti direttamente dai comuni (Biccari, Lesina Marina, Sannicandro Garganico-Torre Mileto e Volturara Appula).

La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella nostra regione. Questo comporta che solo il 7% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali, il 75% è costituito da lame e altri corsi d’acqua effimeri/episodici o dal suolo (attraverso trincee drenanti) e il 16% recapita a mare. In ragione di tali peculiarità territoriali, per la metà dei depuratori, il Piano di Tutela delle Acque in corso di aggiornamento prescrive che il trattamento sia spinto fino a rendere possibile il riutilizzo delle acque reflue.

Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo sono 3 (Lesina Marina, Manduria Vecchio e Casamassima Vecchio, quest’ultimo di prossima dismissione)

Dal monitoraggio effettuato dall’Arpa Puglia nel 2018 (2.433 controlli) emerge che sono 43 gli impianti di depurazione che nel 2018 hanno presentato una non conformità alla Direttiva comunitaria (91/271) sul trattamento delle acque reflue urbane. Di questi: 11 avevano lavori in corso tali da rendere plausibile un decremento dell’efficienza depurativa (Bari Ovest, Bitonto, Corato, Molfetta, Santeramo in Colle, Andria, Bisceglie, Cerignola, Lucera A, Galatone e Faggiano).

Dei restanti 32: su 10 sono stati già programmati interventi di adeguamento/potenziamento e gli stessi risultano in corso di progettazione (Gioia del Colle, Mola di Bari, San Ferdinando di Puglia, Ascoli Satriano 1 e 2, Mattinata, Monte Sant’Angelo , San Severo, Volturino, San Cesario di Lecce); su 2 è prevista la dismissione (Casamassima Vecchio, Manduria Vecchio); per i restanti 20 (Apricena, Biccari, Cagnano Varano, Carapelle, Carpino, Castelluccio dei Sauri, Deliceto, Monte Sant’Angelo A, Ordona, Orsara di Puglia, Peschici, Rignano Garganico, San Marco la Catola, San Paolo di Civitate, Sant’Agata di Puglia, Serracapriola, Stornarella, Vico del Gargano e Copertino, Trani) si provvederà con la manutenzione straordinaria in attesa di definire la copertura finanziaria per gli interventi di adeguamento e/o potenziamento. Nel caso di Ordona e Trani, i fuori limite sono riconducili ad una fase di avvio all’esercizio di nuove opere realizzate nell’ambito di interventi conclusi a fine 2017.

Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia).

Sono 44 gli impianti di depurazione soggetti a scarichi anomali: gli impianti maggiormente interessati dal fenomeno sono Carovigno (8 segnalazioni), Andria (7 segnalazioni), San Ferdinando e Cerignola (6 segnalazioni), Oria (5 segnalazioni), Gioia del Colle, Barletta, Bitonto e San Severo (4 segnalazioni).

Nel settore depurazione, l’attuale programmazione prevede 196 interventi infrastrutturali volti al miglioramento complessivo del comparto depurativo tra adeguamento, potenziamento della capacità di trattamento, abbattimento delle emissioni odorigene e rifunzionalizzazione dei recapiti finali. Di questi, 42 risultano ultimati, 23 in esecuzione e 131 in fase di progettazione.

L’incremento della copertura del servizio di fognatura e depurazione e il contestuale miglioramento dell’efficienza dei depuratori sta comportando un progressivo incremento della produzione dei fanghi di depurazione, che ha subito un forte trend di crescita tra il 2012 (circa 192.000 tonnellate di fango tal quale prodotto) e il 2018 (circa 218.200 tonnellate di fango tal quale prodotto).

Nel 2018, i quantitativi di fango di depurazione prodotti sono stati così conferiti: il 16% direttamente in agricoltura, il 47% in impianti di compostaggio fuori Regione, il 5% in impianti di compostaggio all’interno del territorio pugliese e il 32% in discarica. In base alle ultime stime, a regime, la produzione di fanghi dovrebbe attestarsi su un valore di circa 380.000 tonnellate/anno. La progressiva riduzione delle superfici disponibili al riutilizzo in agricoltura e la ridotta disponibilità degli impianti di compostaggio regionali ad accettare il fango prodotto dai depuratori, ha indotto Acquedotto Pugliese (dal 2014 in poi) a portare il fango fuori Regione e in discarica.

Nel Piano Regionale per la gestione dei rifiuti urbani, la Regione Puglia ha adottato una strategia volta a ridurre la produzione, sostenere il recupero (in particolare il riuso agronomico) e ridurre lo smaltimento in discarica dei fanghi di depurazione, entro i limiti previsti dalle recenti indicazioni dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. In linea con il primo dei suddetti obiettivi, nell’ambito della programmazione in essere, è stato approvato un intervento di manutenzione straordinaria per la fornitura di 60 stazioni di disidratazione meccanica, attraverso il quale il Gestore ha stimato di poter ottenere una riduzione fino al 30% del fango da conferire al recapito finale.

Negli ultimi anni, la Regione Puglia ha messo in campo numerose iniziative finalizzate ad incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, finanziando n.32 interventi sugli impianti di: Carovigno, San Pancrazio Salentino, Acquaviva, Cassano delle Murge,  Fasano, Sammichele di Bari,  Gioia del Colle, Barletta, Castellaneta, Castellana Grotte, Santa Cesarea Terme, Trani, Bisceglie, Pulsano, Faggiano, Conversano, Corato, Tricase, Zapponeta, Corsano, Ugento, San Donaci, Gravina di Puglia, Martina Franca, Molfetta, Ruvo-Terlizzi, Palagiano, Massafra, Sternatia-Zollino, Manfredonia, Margherita di Savoia e Taurisano.

In Puglia, nel 2018, sono n. 9 impianti (Acquaviva delle Fonti, Casarano, Corsano, Gallipoli, Ostuni, Fasano, Noci, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli) che restituiscono un refluo idoneo al riutilizzo. Nello specifico, è stata riutilizzata l’acqua affinata presso gli impianti di Corsano (volume riutilizzato 2018 168.005 mc/anno), Gallipoli (volume riutilizzato 2018 104.757 mc/anno), Ostuni (volume riutilizzato 2018 36.366 mc/anno), e Fasano. Il Lago Milecchia viene alimentato con le acque affinate a Noci), mentre il sistema integrato di affinamento e riuso di Acquaviva delle Fonti è partito a maggio 2017. A S. Pancrazio Salentino e a Trinitapoli, l’acqua, seppur affinata, non viene ancora distribuita in attesa dell’esecuzione dei lavori sulla rete irrigua, di competenza dei Consorzi di bonifica.

Dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione n. 2014/2059 ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/CEE), 21 risultano conformi e sono in corso le procedure per l’esclusione dall’infrazione. Per i restanti 6, che ad oggi non sono ancora conformi o perché sottodimensionati o per superamento dei limiti allo scarico (Andria, Ascoli Satriano, Bari, Castrignano del Capo, San Severo e Volturino), sono previsti ovvero sono in corso interventi di adeguamento/potenziamento che consentiranno di conseguire la conformità alla direttiva 91/271/CEE secondo la seguente scansione temporale: Andria e Bari nel 2020; Castrignano del Capo nel 2021; Volturino nel 2022; Ascoli Satriano e San Severo nel 2023.

Con riferimento alla precedente procedura n.2004/2034, i n. 3 agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue sono Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Allo stato attuale si prevede che le criticità relative agli agglomerati di Casamassima e Porto Cesareo, per una quota parte del carico generato, saranno risolte entro il 2019, mentre per l’agglomerato di Taviano, a seguito del dissequestro delle aree di cantiere intervenuto in data 27.06.2018, sono corso le attività per il completamento della rete fognaria.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli oli esausti. Ecco perché anche quest’anno il CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Goletta Verde e di Goletta dei Laghi di Legambiente.

Da oltre 35 anni il Consorzio è il punto di riferimento italiano per la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. Nel 2018, in Puglia, il Consorzio ha proceduto alla raccolta di 8.560 tonnellate di olio minerale usato. L’olio – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che, se smaltito indiscriminatamente, può determinare gravi effetti inquinanti.

Altresì, se gestito e rigenerato secondo la prassi corretta, diviene una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti; un esempio corretto di economia circolare. Negli anni di attività il CONOU ha raccolto 6 milioni di tonnellate di olio usato, avviandone a rigenerazione 5,3 milioni e consentendo la produzione di 3 milioni di tonnellate di olio rigenerato e un risparmio sulle importazioni di petrolio di circa 3 miliardi di euro, ponendo così l’Italia in vetta al settore a livello europeo.

“La nostra è una missione precisa: salvaguardare l’ambiente da un inquinante pericoloso, ottimizzandone la gestione e i costi relativi in una ottica di massimo riutilizzo” – ha spiegato il presidente del CONOU, Paolo Tomasi. “Il nostro operato in difesa dell’ambiente, del mare e dei laghi in particolare, oltre ad evitare una potenziale dispersione di un rifiuto pericoloso, lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.

Risultati delle analisi di Goletta Verde in Puglia (Pdf 483 Kb)

Segnala l’avvistamento di mammiferi marini all’Istituto Idrografico della Marina

Un contributo utile per il monitoraggio dei mammiferi nel Mediterraneo che si può realizzare con un semplice click, compilando la scheda di avvistamento. Ogni dato è importante…

L’Istituto Idrografico della Marina ricorda a chi va per mare che è possibile segnalare l’avvistamento di cetacei, compilando la Scheda di avvistamento dei mammiferi marini. I dati raccolti saranno condivisi con gli enti scientifici per la tutela degli animali.

Questo importante contributo al monitoraggio dei mammiferi nel Mediterraneo può essere realizzato con un click, compilando la scheda di avvistamento. Ogni dato è importante, la specie, il luogo di avvistamento o la presenza di cetacei in branco piuttosto che di un esemplare isolato.
Se non si hanno tutte le informazioni richieste nella scheda non importa, può essere compilata anche in parte.

L’Istituto Idrografico della Marina unirà queste informazioni con quelle raccolte durante le attività di ricerca oceanografica di campagna e le registrerà in un database condiviso con gli altri enti scientifici nazionali e internazionali che si occupano di tutela dell’ambiente marino.

Studiare i mammiferi marini è, infatti, funzionale per la tutela dell’ambiente: “il delfino è un amico geniale per tutti e aiuta il genere umano”, diceva Plutarco (I secolo d.C.).

Il tuo contributo conta…

http://www.marina.difesa.it/noi-siamo-la-marina/organizzazione/comandi-basi-enti/scientifici/idrografico/Pagine/home.aspx

Nuovo sequestro di conchiglie, posidonia ed esemplari di Pinna Nobilis al porto di Olbia

Tre esemplari di Pinna Nobilis, conchiglie e frammenti di posidonia. È quanto rinvenuto ieri sera, intorno alle 21 al porto di Olbia – Isola Bianca, dalla Security dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna. Nel corso dei controlli di routine sui mezzi in imbarco, gli agenti in servizio hanno fermato e segnalato alle autorità competenti una famiglia di turisti tedeschi in partenza per Livorno.

In particolare, nel corso dell’ispezione del mezzo al seguito, sono state rinvenute tre esemplari di nacchere di mare, una scatola con delle conchiglie e diversi esemplari di Egagropili, ossia agglomerati di posidonia essiccata dalla forma sferica. Quello di ieri è il secondo rinvenimento nel porto di Olbia. Un fenomeno che, già dallo scorso anno, con i sequestri di decine di chili di sassi, sabbia, conchiglie e specie protette come la Pinna Nobilis, ha assunto dimensioni preoccupanti.

“Di fronte ad episodi simili – spiega Massimo Deiana, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna – non posso che rinnovare la massima preoccupazione per le dimensioni che il fenomeno sta assumendo anno dopo anno. Nel caso di ieri, si tratta di turisti stranieri con scarso senso civico e probabilmente non correttamente informati. Da anni la professionalità e la sensibilità degli agenti al servizio della Security portuale rappresentano l’argine ultimo contro la razzia ai danni del nostro ecosistema, ma non basta.

Ritengo sia improrogabile un’azione congiunta di tutte le Istituzioni, degli operatori turistici e del settore trasporti. Occorre fare maggiore informazione già prima dell’arrivo in Sardegna e questo sarà uno degli obiettivi della nota che, nei prossimi giorni, recapiterò agli armatori e alla Regione Sardegna, affinché la corretta prevenzione prevalga sulla repressione e sul pesante danno ambientale che la nostra Isola continua a subire”.

Mare, sei anni di TartaLife a tutela di Caretta caretta

Pescatori, turisti e studenti formati per proteggere la tartaruga del Mediterraneo

Roma – La plastica presente nel mar Mediterraneo, ma anche le normali attività di pesca, rappresentano da sempre un grave rischio per le tartarughe marine, in particolare per lo stato di conservazione della specie Caretta caretta.

Partito sei anni fa, si chiuderà a fine settembre Il Progetto TartaLife (LIFE12 NAT/IT/000937), coordinato dal CNR-IRBIM di Ancona in collaborazione con altri 7 partner. Un programma che ha coinvolto 15 regioni italiane che si affacciano sul mare, dando importanti risultati nella riduzione della mortalità della specie.

Obiettivo principe di TartaLife, arrivare a una diminuzione della mortalità di Caretta caretta causata dalle attività di pesca professionale, sia attraverso la riduzione del bycatch effettuato con alcuni attrezzi della pesca professionale (palangari, reti a strascico e reti da posta), che tramite la diffusione di soluzioni tecniche innovative in grado di limitare le catture accidentali e le interazioni delle tartarughe con gli attrezzi.

Ma il progetto è riuscito anche a ridurre la mortalità post-cattura attraverso la formazione dei pescatori sulle buone prassi da seguire a bordo dei pescherecci in caso di cattura accidentale, e il rafforzamento dei centri per il recupero e il primo soccorso delle tartarughe marine.

Numerosi, in questi anni, i seminari rivolti ai pescatori, le attività informative per turisti e studenti, gli eventi dedicati al mondo delle tartarughe marine (come l’annuale “Tartaday”), tutti sopportati anche da una comunicazione online e sui social network.

Per approfondimenti sul progetto TartaLife visitare la pagina  https://www.minambiente.it/pagina/progetti-del-mese

VIDEO DOLCENERA E GREENPEACE INSIEME PER DIFENDERE IL MARE DALLA PLASTICA

ROMA– Viene lanciato oggi il video del nuovo singolo di Dolcenera “Amaremare”, un inno in difesa del mare, che vede la collaborazione di Greenpeace per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela del più grande ecosistema del Pianeta, il mare, da una delle minacce ambientali più gravi dei nostri tempi: l’inquinamento da plastica. L’organizzazione ambientalista ha fornito immagini per realizzare il videoclip della canzone, raccolte nel Mar Tirreno centrale durante la spedizione di ricerca e documentazione MAYDAY SOS Plastica, conclusasi lo scorso 8 giugno.

«Siamo molto contenti della collaborazione con Dolcenera, il singolo “Amaremare” evidenzia come tutti possano prendersi cura del mare, evitando che l’uso smodato e crescente di plastica usa e getta continui a produrre un impatto ambientale sempre più devastante», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia. «Ci auguriamo che “Amaremare” riesca a sensibilizzare tante persone; lo stesso obiettivo che si pone l’iniziativa di Greenpeace Plastic Radar di cui Dolcenera è testimonial», conclude.

Proprio nei giorni scorsi Greenpeace ha rilanciato Plastic Radar, il servizio per segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie di mari, laghi e fiumi italiani. È possibile partecipare all’iniziativa utilizzando la più comune applicazione di messaggistica istantanea, Whatsapp, inviando una foto del rifiuto in plastica, completo di posizione geografica al numero di Greenpeace +39 342 3711267. Greenpeace invita inoltre tutti i partecipanti a raccogliere i rifiuti, differenziarli e depositarli negli appositi contenitori una volta effettuata la segnalazione. I dati sulle segnalazioni ricevute sono disponibili in forma aggregata – nell’arco di 24-48 ore – sul sito plasticradar.greenpeace.it

 

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=kbVB9unQuC8

Progetto #PlasticFreeGC “Proteggiamo il mare dalla plastica, proteggiamo la nostra vita”

Sensibilizzare i cittadini a una maggiore responsabilità e attenzione alle questioni ambientali, promuovere e stimolare comportamenti attivi e virtuosi finalizzati al rispetto e alla conservazione dell’habitat marino, attraverso iniziative di educazione ambientale.

Questi in sintesi gli obiettivi del progetto #PlasticFreeGC – promosso dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto Guardia Costiera su mandato del Ministero dell’Ambiente della tutela del Territorio e del Mare e presentato ieri, 9 luglio, a Fiumicino, presso la Base Navale della Capitaneria di porto di Roma, alla presenza del Ministro Sergio Costa e dell’Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino

Il progetto #PlasticFreeGC è partito nel 2019, proseguirà per tutto l’arco dell’anno sarà rivolto ad alimentare una nuova cultura della sostenibilità, soprattutto tra le nuove generazioni, con particolare riferimento alla tematica “Plastic Free”.

All’evento, erano presenti anche il sottosegretario di Stato all’Ambiente on. Salvatore Micillo, con delega alla tutela dell’ambiente marino, e il Segretario generale del Ministero, prefetto Silvana Riccio.

Le attività del progetto saranno realizzate principalmente attraverso l’utilizzo dell’hashtag #PlasticFreeGC, che costituisce lo slogan identificativo della campagna di comunicazione ed educazione ambientale in materia di lotta alla dispersione delle microplastiche nell’habitat marino.

Durante l’incontro è stato mostrato, in anteprima nazionale, uno spot televisivo realizzato dalla Guardia Costiera e dalla RAI, con l’obiettivo di sensibilizzare il grande pubblico sull’importanza della lotta alla dispersione delle microplastiche in mare e sulle conseguenze dannose che la plastica produce per le nostre coste, i nostri mari, la nostra salute.

Nel corso della conferenza è stata presentata anche una nuova applicazione, utilizzabile su tutti i supporti multimediali, pensata per favorire iniziative concrete e mirate – mediante un piano di attività d’informazione -  ad una maggiore responsabilità e attenzione per la salvaguardia del mare.

Durante l’incontro sono state illustrate le attività promosse dai Comandi territoriali della Guardia costiera lungo gli 8.000 km di coste del Paese per incentivare le buone pratiche da adottare in mare e sulla spiaggia a tutela dell’ambiente.

Nell’occasione è stata lanciata, inoltre, l’operazione “reti fantasma”, attività mirata al recupero delle reti da pesca abbandonate volontariamente (talvolta accidentalmente) sul fondo del mare, in aree di particolare pregio ambientale, che incidono sul processo di cambiamento dei fenomeni naturali e che rappresentano anche un rischio per la sopravvivenza della flora marina e per la sicurezza dei subacquei.

La giornata si è conclusa con il recupero di una rete abbondonata sul fondale ad opera dei nuclei subacquei della Guardia Costiera.

Il progetto è stato inserito all’interno della campagna nazionale di sensibilizzazione #IoSonoMare promossa dal sottosegretario Salvatore Micillo, con il Ministero dell’Ambiente e ISPRA-SNPA, per accendere i riflettori sui temi del mare e su quanto lo Stato fa per tutelarlo, divulgando i risultati del monitoraggio marino che il Ministero dell’Ambiente svolge costantemente da anni in attuazione della Direttiva europea ‘Strategia Marina’.

IL NAUTILUS Anno 14 N°2

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato alla portualità con un focus sulle identità marinare e sul futuro dei lavori portuali, la figura dello skipper e il trattamento dell’acqua di zavorra. Poi una riflessione sul concetto di “Porto come mondo” (prendendo come esempio il porto di Brindisi, tra tutela, valorizzazione ed innovazione). E ancora, approfondimenti sul motto lanciato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti: #IOSONOMARE, per valorizzare tutte le attività svolte sul mare.
poseidone danese

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