Ordinanza della Direzione Marittima di Venezia sulla sicurezza della navigazione e portuale

Venezia-Era prevedibile! Così, nell’attesa di risultanze tecniche certe riconducibili all’inchiesta sulla passeggeri MSC Opera, al fine di mitigare il ripetersi di altra criticità occorsa, si è reso necessario adottare misure addizionali di sicurezza della navigazione. La Direzione Marittima di Venezia – Guardia Costiera – ha emanato la nuova ordinanza che introduce e rende cogenti ulteriori misure di sicurezza della navigazione  per il transito delle unità navali (comprese le grandi navi) nei canali lagunari marittimi dalla Bocca di Porto di Lido fino al bacino di evoluzione della Marittima.

Ora non si vuole commentare l’Ordinanza che si riporta a fondo articolo, ma riteniamo che alcune misure erano già inserite, secondo Solas, nei vari protocolli di “atterraggio” e di manovre di avvicinamento in un porto. Mi riferisco alle dovute operazioni di verifica della sala macchine (Engine Control Room) su tutti gli elementi che consentono il cd “moto vario”; verifica di funzionamento della timoneria principale e ausiliaria, test di approntamento e verifica dello “stand by” ed altro. Il dubbio: tutto ciò era fatto o per abitudine, stress, si riteneva fatto, tanto non può succedere?

Senza offesa per nessuno e seguendo il motto che chi sta a bordo naviga e chi sta a terra giudica, so benissimo che certi incidenti si verificano e capitano. Ho sempre insegnato che l’errore  ultimo, causa di un incidente, è frutto di una catena di errori precedenti considerati banali e superabili dal team di bordo. E oggi, con un’automazione navale spinta presente a bordo di queste navi, e un’informatica che potrebbe incepparsi per qualsiasi input, dove sta il Comandante, il Capitano e non voglio dire il “conduttore”, termine che non condivido per niente.

Così si resa obbligatoria un’ordinanza. Le unità navali in transito su Venezia dovranno garantire costante presidio di personale di bordo del locale timoneria di emergenza, in contatto con la plancia e sala macchine; adottare una procedura di arresto d’emergenza della sola propulsione considerando gli  spazi di manovra limitati; garantire verifiche e test ed esercitazioni, in atterraggio verso il porto di Venezia, e comunque entro le 48ore che precedono l’ingrasso in laguna, e comunicare alla Capitaneria di Porto di Venezia.

Altre novità riguardano i limiti di velocità: 8 (otto) nodi dalle Bocche di Porto fino al Forte di Sant’Andrea; 5 (cinque) nodi per la navigazione dal Forte di Sant’Andrea fino al bacino di evoluzione della Stazione Marittima.  L’intervallo minimo – ai fini della pianificazione degli accosti – tra un transito e il successivo è fissato in: 1 (una) ora e 30 (trenta) minuti, per le unità destinate a lasciare gli ormeggi VTP 117 e VTP 123; – 1 (una) ora per tutti gli altri casi.

E’ previsto il terzo rimorchiatore in base alla stazza della nave, impiegando  cavi tipo dynema, con tiro certificato non inferiore a 250 tonn.;   e sottoporre i cavi di rimorchio impiegati dalla flotta, nonché tutti gli apprestamenti tecnici di bordo utilizzati per il servizio di rimorchio, a certificazione di collaudo , con cadenza almeno bimestrale.  Non vi è dubbio che tutto questo comporterà maggiori costi per le compagnie di cruising e tempi dilatati nelle operazioni portuali.

Abele Carruezzo

 

Ordinanza


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Lo Shipping mondiale condanna l’attacco alle due petroliere nel Golfo di Oman

Londra-Ancora una volta navi mercantili pagano per una strategia politica scellerata fra Paesi che si vogliono contendere il potere marittimo su una zona di mare importante per i traffici petrolchimici.  La petroliera Aframax norvegese, la Front Altair, costruita nel 2016 e la chemical tanker giapponese, la Kokuka Courageous, costruita nel 2010 di 27.000 dwt, sono state attaccate la scorsa settimana in navigazione nel Golfo di Oman costringendo gli equipaggi di entrambe le navi a evacuare.

La petroliera norvegese di proprietà della società Frontline, battente bandiera delle isole Marshall, trasportava un carico di etanolo dal Qatar a Taiwan e la Kokuka Courageous, della società giapponese Kokuka Sangyo, battente bandiera di Panama, trasportava metanolo da Singapore all’Arabia Saudita. Tutte le organizzazioni dello shipping mondiale hanno condannato gli attacchi alle due petroliere, esprimendo preoccupazione per l’impatto economico globale di una minaccia per il traffico marittimo nelle Stretto di Hormuz.

Un attacco particolare perché si rende non sicura la navigazione delle due navi con mine magnetiche e incendi puntuali rischiando lo scoppio e deflagrazione degli scafi; in più si costringe l’equipaggio a evacuare, abbandonando le navi. Parlando alla 101a  sessione del Comitato per la Sicurezza Marittima (MSC) presso il quartier generale dell’IMO a Londra, il Segretario generale Mr. Kitack Lim ha detto: “Questi presunti attacchi, uniti con gli altri del mese scorso negli Emirati Uniti, preoccupano  molto: l’IMO ha sviluppato il regolamento del Codice ISPS, la Convenzione e vari protocolli per prevenire e rispondere agli attacchi illegali verso navi mercantili.”

“Tali minacce alle navi e ai loro equipaggi – ha rilevato Mr. Lim – sono intollerabili e l’invito forte è rivolto agli Stati membri a raddoppiare gli sforzi per trovare una soluzione duratura per garantire la sicurezza della navigazione internazionale in tutti i mari e la protezione dell’ambiente marino.”  Anche l’Intertanko, nella persona del suo presidente, Mr. Paolo d’Amico, ha deplorato l’attacco e si è dichiarato preoccupato per gli equipaggi delle navi che giornalmente attraversano lo stretto di Hormuz.

L’Autorità Marittima norvegese ha innalzato il livello di sicurezza ISPS/MarSec portandolo al secondo livello (su tre) per tutte le sue navi (bandiera norvegese) che transitano per quei mari, consigliando alle navi di navigare su rotte consigliate, tracciate e monitorate, dichiarando la propria presenza.  Ancora Paolo d’Amico ha sottolineato  il rischio per il commercio di petrolio e per l’economia in generale, visto che il 30% del greggio mondiale passa attraverso lo Stretto. Se queste acque stanno diventando insicure, la fornitura dell’intero mondo occidentale potrebbe essere a rischio.

L’International Chamber of Shipping (ICS) ha definito la situazione “intollerabile”. “Si attendono ulteriori chiarimenti e informazioni sui fatti realmente accaduti – ha dichiarato Mr. Guy Platten, Segretario generale dell’ICS -  poiché lo Stretto di Hormuz è cruciale per l’economia mondiale, e qualsiasi tentativo deliberato di minacciare il traffico in queste acque deve essere condannato nei termini più forti”. Intanto sul fronte politico, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha accusato l’Iran per l’attacco alle due petroliere, perché non avrebbe gradito la visita del primo ministro giapponese a Teheran.

Anche gli Usa e il Regno Unito indicano l’Iran come il colpevole dell’accaduto. La Marina Militare degli Stati Uniti ha diffuso un video registrato da aerei americani: una barca di pattuglia iraniana si avvicina alla nave Kokuka Courageous per rimuovere una mina inesplosa. Accuse che gli iraniani hanno respinto al mittente con forza.  Sul fronte sociale, l’equipaggio norvegese si trova a Dubai, dopo due giorni trascorsi in Iran, mentre l’altra nave attaccata, giapponese, è ancorata in rada davanti alla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti.

 

Abele Carruezzo


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Nuova diga di Vado Ligure: dai test risultati positivi

Sono state effettuate nei giorni scorsi presso i laboratori dell’Istituto di Idraulica di Padova le prime prove di stabilità della nuova diga, in progettazione per proteggere il bacino portuale di Vado Ligure


Le speciali vasche del laboratorio consentono di effettuare test su un modello in scala 1:50, per verificare il comportamento della struttura rispetto alle sollecitazioni derivanti da onde crescenti, corrispondenti ad eventi meteo marini che statisticamente ricorrono in periodi variabili dai 10 anni ai 500 (situazione di onda estrema).

Le prove hanno dato risultati molto favorevoli: la struttura ha retto ottimamente alle crescenti sollecitazioni, permettendo di compiere un’importante passo avanti nella definizione del progetto e di superare uno degli adempimenti espressamente richiesti dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel voto di approvazione.

MARIO MATTIOLI, PRESIDENTE CONFITARMA ALL’ASSEMBLEA DI FEDERAGENTI: TROPPI DECALOGHI E POCA UNITARIETÀ

Roma-Il 14 giugno, a Portonovo, Mario Mattioli, presidente di Confitarma, è intervenuto all’Assemblea Generale di Federagenti, incentrata sull’esigenza di “sbloccare” il comparto marittimo-portuale con azioni che incidano sulla burocrazia.

Mario Mattioli nel commentare il “Decalogo per lo Sbloccamare”, presentato da Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti, ha affermati che “Certamente vi sono molti punti condivisibili ma, di fatto esistono tanti decaloghi fatti negli anni in tema di sburocratizzazione, a cominciare dalla grande mole di documentazione in materia prodotta da Confitarma”.

“Il problema è a monte – ha sottolineato il Presidente di Confitarma – cioè il cluster marittimo italiano non è ancora riuscito ad esprimere una effettiva compattezza di intenti: ogni componente elabora proposte, tutte in gran parte condivisibili ma spesso caratterizzate da un individualismo che inevitabilmente tende a svalutare l’interesse comune.

“In questo delicato momento per il nostro Paese e in particolare per il nostro settore, è quindi importante essere uniti e solidali. In quest’ottica, come Presidente della Federazione del Mare  – ha aggiunto Mario Mattioli – sarei più che felice di poter accogliere in quella sede tutti coloro che sono disponibili a condividere gli obiettivi per formulare finalmente proposte che veramente possano restituire forza al cluster marittimo italiano”.

“Occorre una vera e concreta volontà a lavorare insieme per un obiettivo comune, prima di chiedere alla politica di essere efficace come regolatore”.

Il fronte del Mar Nero si complica

Kerch-La Russia si sta impegnando sempre più a complicare la navigazione da e per il Mar d’Azov. Fino ad oggi, la Russia ha vietato a 156 navi il transito dal Mar Nero per i porti dell’Ucraina. Fonti di agenzie ucraine affermano che la Russia sta sconvolgendo la navigazione e il commercio internazionale nelle acque del Mar Nero e del Mar d’Azov; costruisce ponti, condotte e cavi senza consultare le Autorità ucraine.

Già con la costruzione del ponte sullo stretto di Kerch, a bassa campata, la Russia ha notevolmente compromesso il commercio di flussi merceologici e trasporti marittimi, limitandone il transito alle grandi navi che non possono raggiungere i grandi porti ucraini di Mariupol e di Berdjans’k. Il Mar d’Azov è una sezione settentrionale del Mar Nero, collegata al corpo d’acqua principale dallo Stretto di Kerch. Anticamente veniva chiamato “lago Meotiano” o mare Meotiano, poiché le coste erano abitate dai Meoti.

Sul Mar Nero, invece si affacciano molti Stati;  fra questi  l’Armenia, Azerbaigian, Grecia e Moldavia, che nel 1992 hanno dato vita all’Organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero (BSEC,  Black Sea Economic Cooperation) con sede a Istanbul. L’importanza strategia del Mar d’Azov è vitale sia per la Russia e sia per l’Ucraina. L’annessione di Crimea da parte della Russia nel 2014 è stata una vera e propria espansione territoriale, con la comunità internazionale che continua a non riconoscere.

Mosca considera la Crimea parte del territorio della Federazione, importante per confermare la presenza militare russa nel Mar Nero, quasi una vera continuità di terra/mare della Russia. A conferma di ciò è stato realizzato un ponte che collega le due rive dello Stretto di Kerch e per collegare la Crimea alla madrepatria russa. Di contro, l’Ucraina difende i propri confini e in questi ultimi due anni ha accelerato le pratiche con Bruxelles per realizzare una più solida partnership con la Ue fino all’ingrasso nel Patto Atlantico.

Una possibilità che sta preoccupando la Russia anche da un punto di vista economico; se infatti l’Ucraina considera la presenza militare russa uno strumento di Mosca per stravolgere il commercio marittimo con i porti di Mariupol e di Berdjans’k, anche la Russia ha un interesse grande nell’aver il pieno controllo delle rotte mercantili che collegano i suoi porti del Mar Nero. Lo Stretto di Kerch rappresenta il canale principale per l’esportazione di grano del Mar Nero, ma anche per petrolio, minerali e anche legname.

Dall’aprile 2018, la Russia ha fermato ed ispezionato illegalmente circa 150 navi nel Mar Nero, nel Mar d’Azov e nello Stretto di Kerch, a poche miglia dai porti ucraini. Le Autorità ucraine hanno deferito la Russia al Tribunale dell’Aia, per violazioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Law of the Sea). Le sedute del Tribunale sono in corso proprio in questi giorni; si attendono risoluzioni sulla controversia. La Federazione russa si è sempre difesa sostenendo che la Crimea sia diventata indipendente e che sia stata annessa dalla Russia.

Di fatto, però, le navi mercantili che salpano da Mariupol vengono bloccate per “controlli” da ispettori russi; controlli che rallentano il traffico commerciale ucraino, costringendo molti operatori portuali ad abbandonare lo scalo di Mariupol. Intanto, l’Autorità ucraina dei porti marittimi, la notizia è di oggi, investirà circa un miliardo di UHA (1Ukrajinska Hryvnja grivna UHA = 0,0335 Euro) nello sviluppo dei porti del Mar d’Azov nei prossimi due anni.

Sono progetti che riguardano le infrastrutture nei porti di Mariupol e di Berdjans’k per la ricostruzione di quattro accosti su banchine nuove; costruire un nuovo terminal per il grano ed operare i dovuti dragaggi in entrambi i porti. Sarà proposta, da questo fine giugno, una riduzione del 20% del costo della consegna delle merci su rotaia, per agevolare l’intermodalità e  rendere la logistica marittima più accessibile e conveniente sia per spedizionieri e sia compagnie di navigazione.

Abele Carruezzo

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Dai progetti europei Nectemus e Circumvectio il futuro dei servizi portuali

L’obiettivo è il salto di qualità dei servizi portuali, sia per i passeggeri che per gli operatori della logistica. A due anni di distanza dall’avvio dei primi tavoli di partenariato, i progetti europei Circumvectio e Nectemus (Interreg Italia – Francia Marittimo) giungono al termine con l’evento finale che si è tenuto giovedì 13 giugno all’Elba.

Un lungo periodo che ha visto l’AdSP del Mare di Sardegna, in supporto alla Regione, ed insieme ad altri partner (Provincia di Livorno, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Regione Liguria, Ufficio dei Trasporti della Corsica, Città Metropolitana di Toulon Provence Méditerranée, Comune di Porto-Vecchio, Università di Pisa e Genova), partecipare attivamente ad analisi sullo stato di fatto, incontri con operatori e proposte di soluzione alle criticità che, a differenza delle principali realtà portuali nord europee, interessano ancora oggi le connessioni tra territori, la sostenibilità delle attività portuali ed i servizi essenziali ai passeggeri.

Per quanto riguarda Circumvectio, da un’analisi dei sistemi informatici messi a disposizione degli operatori logistici per la gestione di tutte quelle pratiche necessarie alla circolazione delle merci, sono numerosi i gap emersi che potrebbero essere colmati con la creazione di un’unica piattaforma informatica per i flussi documentali e fisici delle merci. Da qui la proposta della Cross-boarding Area Management Platform (CAMP) che integra un network di software esistenti per renderli interoperabili e meglio fruibili da parte degli attori della catena logistica.

Un vero e proprio pannello informatico semplificato, quello proposto, studiato sulla base di esigenze reali degli operatori che hanno partecipato alle interviste condotte dalle due università di Genova e Pisa, sul quale verrà impostato l’intero percorso fisico e burocratico della merce, dalla semplice individuazione del percorso di spedizione (strada, mare o ferrovia), fino al caricamento e all’invio in formato digitale (con riduzione di tempi e sprechi) di tutte le pratiche (polizze di carico, fatture, certificati di origine, documenti per il controllo sanitario, dichiarazioni doganali e tracciabilità).

Sul versante passeggeri, gli studi condotti dai partner hanno evidenziato non poche carenze rispetto ai regolamenti e alle direttive europee sui servizi all’utenza. Nei 18 porti del partenariato analizzati, solo in 6 esistono cartelli a messaggio variabile; 5 dispongono di App per info pratiche; 12 sono in linea con l’UE per le avvisi all’utenza; 16 offrono un servizio per persone con disabilità e info in tempo reale sulle navi; appena 8 propongono indicazioni su collegamenti alternativi. Criticità che, nel caso Sardegna, si accentuano soprattutto negli scali di nuova acquisizione e su quelli non ancora strutturati con una stazione marittima (Porto Torres, Oristano, Santa Teresa e Portovesme).

Un modello d’esempio di innovazione e superamento del gap è quello inserito nell’avviso di sollecitazione al mercato per la proposta di Project Financing sulla gestione della Stazione Marittima di Olbia (presentato e pubblicato lunedì 10 giugno), per la quale, proprio nel capitolato relativo ai servizi all’utenza, sono state introdotte specifiche proposte migliorative in piena ottemperanza delle normative europee e della centralità del passeggero nella programmazione e fornitura delle facilities.

Innovazione, questa, che ha ricevuto particolare apprezzamento dai partner coinvolti, quale esempio concreto di applicabilità dei percorsi virtuosi emersi dagli studi che hanno alimentato il progetto. “I due progetti europei appena giunti a conclusione – dice Massimo Deiana, Presidente dell’AdSP del Mare di Sardegna – costituiscono una base importante di analisi e soluzioni per apportare tutte le migliorie necessarie nella gestione della logistica, delle operazioni portuali e, soprattutto, dei servizi all’utenza.

I dati emersi ci spingono ad accelerare su quei percorsi di allineamento ai principali scali europei, in parte già avviati con l’iniziativa pilota di finanza di progetto per la gestione della Stazione Marittima di Olbia che, sono certo, introdurrà servizi di alto livello che saranno da esempio per tutte le altre realtà portuali italiane”.

Cagliari: insediato al Mit il tavolo istituzionale sul porto

Al centro dell’attenzione la situazione delle attività di transhipment portuale

Si è insediato al Mit il tavolo istituzionale per affrontare la situazione delle attività di transhipment nel porto di Cagliari.

Al tavolo, presieduto dal Capo di Gabinetto del Mit, hanno preso parte il Prefetto di Cagliari, gli assessori al Lavoro e ai Trasporti della Regione Sardegna in rappresentanza del Presidente Solinas, il Presidente e il Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna e il Presidente di Cict, oltre al Direttore Generale per la Vigilanza sulle autorità portuali, le infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Ministero.

Nella riunione si è preso atto della situazione particolarmente delicata in cui versa il settore del transhipment nel porto di Cagliari. Tutti gli interlocutori hanno riconfermato l’intenzione di trovare delle soluzioni che garantiscano, nell’immediato, il mantenimento di livelli di traffico accettabili e, conseguentemente, i livelli di occupazione, all’interno delle prospettive del contesto più generale dell’ambito portuale.

Il tavolo, allargato come richiesto dalle istituzioni regionali, è stato riconvocato per la prossima settimana.

Inaugurazione scultura Molo Pagliari e Mostra Terminal 1

Il 18 giugno sarà un giorno importante per la città della Spezia che nel 2006 fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per la straordinaria dimostrazione di solidarietà ed aiuto alla popolazione ebraica da parte della nostra comunità, che accolse ed assistette i profughi ebrei scampati ai lager nazisti che intendevano raggiungere, via mare, la Terra Promessa.

L’Autorità di Sistema Orientale del Mar Ligure Orientale ed il Comune della Spezia, oggi rappresentati in conferenza stampa dalla Presidente Carla Roncallo e dal Sindaco Pierluigi Peracchini hanno deciso di onorare la storia attraverso due eventi, il primo dei quali prenderà il via alle ore 16,30 al Molo Pagliari con l’inaugurazione del progetto vincitore del concorso di idee per un monumento commemorativo ed un percorso didattico/espositivo a “stazioni”, composto da dieci teche, da realizzarsi sul Molo Pagliari dal titolo “La Spezia, Porta di Sion”.

I vincitori sono stati Jacopo Maugeri, Alessandro Tognetti, Studio M2B PROGETTI – Paolo Maloni e Ivano Barcellone; la scultura in marmo è stata ideata dal maestro Walter Tacchini, esponente della cosiddetta Arte Sociale, nome conosciuto a livello internazionale, insegnante presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Sia il monumento sia il percorso saranno visitabili gratuitamente dal pubblico non appena ultimati i lavori di realizzazione della nuova marina, ormai in avanzato corso di esecuzione.

Contestualmente, a seguito dell’accoglimento da parte del Comune della Spezia della richiesta proveniente dall’AdSP (e ad essa da Israele) di intitolare alla Memoria la piazza alla radice del Pagliari dove verrà posizionato il monumento e di dedicare il percorso espositivo a Yehuda Arazi e Ada Sereni, che predisposero e diressero con grande impegno l’intera operazione nel 1946, avverrà lo scoprimento delle due targhe. Protagonisti di questo ulteriore evento saranno i nipoti di Arazi e Sereni, ossia Orli Bach e Haim Confino, arrivati da Tel Aviv per l’occasione

Inoltre, entrambi gli enti, a seguito della proposta di Orli Bach, nipote del comandante Yehuda Arazi, oltre che membro della commissione giudicatrice del concorso di cui faceva parte per il comune anche l’Assessore Annamaria Sorrentino, hanno deciso a suo tempo di accogliere l’idea di realizzare anche alla Spezia la mostra “Dalla Terraferma alla Terra Promessa: Aliya Bet dall’Italia a Israele, 1945-1948”, già esposta a Roma nel 2018 per iniziativa della Fondazione Museo della Shoah. Mostra che, per gentile concessione del Museo Eretz Israel di Tel Aviv, è stato possibile trasferire nella nostra città grazie anche al sostegno di Fondazione Carispezia, rappresentata oggi in conferenza stampa da Cinzia Sani, Consigliere di Indirizzo.

La mostra sarà inaugurata sempre il 18 giugno alle 18,30, presente anche il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, e rimarrà aperta fino al 18 settembre (Orari: tutti i giorni escluso il lunedì dalle ore 10 alle ore 18. Ingresso libero) dando modo così agli studenti, ai turisti ed ai numerosi crocieristi di passaggio di visitarla.

E’ stata coinvolta anche l’Ambasciata d’Israele in Italia, che ha fornito il suo patrocinio. La Vice Ambasciatrice, Mrs. Ofra Farhi, verrà alla Spezia per partecipare ad entrambi gli eventi. Arriveranno da varie parti d’Italia e da Israele anche numerosi discendenti di coloro che lasciarono La Spezia per la Palestina.

La mostra al Terminal 1, curata da Rachel Bonfil e Fiammetta Martegani, curatrici del Museo Eretz Israel di Tel Aviv ed anch’esse presenti assieme ad Ami Katz, CEO del museo, racconta attraverso settanta fotografie, la storia dei profughi sopravvissuti alla Shoah che, dopo aver attraversato l’Europa tra il 1945 e il 1948, partirono dall’Italia per la Terra Promessa, il nascente Stato d’Israele.

Con il termine Aliya si intende il movimento di ritorno (letteralmente “salita”) del popolo ebraico verso la Terra Promessa, mentre Bet indica l’iniziale della parola ebraica “bilti-legali”, ovvero “illegale”, come le 34 navi che partirono illegalmente dalle coste italiane, tra cui La Spezia, portando in salvo in Israele oltre 21.000 sopravvissuti alla Shoah.

La storia raccontata dalla mostra inizia alla fine della seconda guerra mondiale e termina nel 1948, ovvero con la fondazione dello Stato di Israele, e non è soltanto una storia israeliana o del popolo ebraico, è anche la storia di tutti gli italiani che nel corso di quegli anni hanno accolto e ospitato i profughi nel territorio italiano, “Porta di Sion” ultimo porto di salvezza prima di raggiungere la tanto agognata meta nell’allora mandato britannico.

Un capitolo della mostra è dedicato anche ai due artefici di questa incredibile impresa: Ada Ascarelli Sereni e Yehuda Arazi, e un’intera sezione della mostra è dedicata alle vicende spezzine.

La comunità Ebraica spezzina e quella ligure, rappresentata oggi da Alberto Funaro, è stata coinvolta fin dal primo momento. Il rabbino capo di Genova, Giuseppe Momigliano, ha fatto parte anche della commissione giudicatrice del concorso “La Spezia Porta di Sion” assieme allo scrittore Marco Ferrari e al designer Moreno Ferrari.

Entrambe le inaugurazioni saranno documentate dal regista Daniele Tommaso che realizzerà un filmato per l’Istituto Luce, filmando i luoghi della memoria, realizzando interviste con i discendenti dei protagonisti dei sopravvissuti alla Shoah.

Al terminal APM di vado Ligure arrivate tre mega Ship to shore

È attraccata nel bacino portuale di Vado Ligure la nave che sbarcherà nei prossimi giorni tre gru “di banchina” (STS – Ship to shore) che andranno a operare nel terminal container di APM Terminals


Le tre STS vanno ad ampliare il parco gru del nuovo terminal composto da un’altra shiptoshore, consegnata dalla cinese ZPMC a inizio 2019 e alle quattro gru “di piazzale” (ARMG- Automated rail mounted gantry). Le complesse fasi dello sbarco delle gru dureranno un paio di settimane e saranno seguite da una serie di test.

I numeri delle STS sono imponenti: ogni gru è infatti alta oltre 90 metri, pesa circa 1.800 tonnellate e ha uno “sbraccio” in grado di manovrare fino a 23 file di container in senso orizzontale. La portata è di 65 tonnellate in configurazione “twin lift” e 100 in configurazione “sotto gancio”. Si tratta di equipaggiamenti di ultima generazione, tecnologicamente avanzati, che rispondono ai più elevati standard di mercato.

Le sue dimensioni, unite a quelle dei fondali del terminal (da -16 a -23 metri di profondità) e a banchine di ben 4,5 metri sopra il livello del mare, consentiranno di operare a Vado Ligure navi di ultima generazione (ULCS – Ultra large container ships).

Presentata la piattaforma CluCS ai potenziali utenti del network regionale

Il 12 giugno si è tenuto l’evento di presentazione della piattaforma CluCS, sviluppata nell’ambito del progetto Clusters2.0

Mercoledì 12 giugno dalle 11.00 alle 13.00 presso la sala riunioni della Palazzina Doganale Consorzio IB Innovation ha presentato la piattaforma CluCS (Cluster Community System) ai potenziali utenti del network della regione Emila-Romagna. All’evento sono intervenuti anche DBA Lab, l’IT provider che sta creando la piattaforma, e Bluegreen, il responsabile dell’elaborazione del business model.

La piattaforma, sviluppata nel progetto Clusters 2.0 (www.clusters20.eu) finanziato dal programma europeo Horizon 2020, permette di mettere in rete diverse piattaforme logistiche ed intermodali attraverso un software che consente una gestione efficiente e coordinata delle attività della supply chain. Il progetto prevede che la piattaforma venga inizialmente testata nelle connessioni ferroviarie e su strada tra l’Interporto di Bologna e altri nodi logistici della regione Emilia Romagna, per poi essere esteso all’area di Trieste formando il cosiddetto Cluster.

L’evento ha permesso di avere un confronto costruttivo con i potenziali utilizzatori della piattaforma per capire cosa ne pensano, come può essere migliorata e applicata sul mercato. Il feedback è stato positivo e i soggetti coinvolti si sono resi disponibili a collaborare per i futuri sviluppi della piattaforma.

IL NAUTILUS Anno 14 N°1

In questo numero de Il Nautilus lo speciale è dedicato ai porti con un focus sulla Via della Seta e sulla via Traiana, il concetto dello IoT-Internet of Things, il contratto di ormeggio e il nuovo concetto di New-Port. Poi una riflessione sul principio di passaggio inoffensivo(riprendendo vicende come quella dell'Aquarius, Open Arms e Sea Watch 3). E ancora, approfondimenti sul potere amministrativo delle AdSP, Mare 2.0 e sulla navigazione delle navi e non delle merci.
poseidone danese

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