peyrani

Decreto Fiscale 2017: Accise liti pendenti. Sanatoria con sconto del 20%

BRINDISI – Coloro che hanno in corso liti pendenti in materia di accise possono aderire ad una sorta di “rottamazione” che è stata introdotta dall’art. 5-bis del Decreto Legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante “disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”, in corso di conversione.

Si prevede il pagamento, all’Agenzia delle Dogane, dell’ottanta percento (80%) dell’imposta dovuta con esclusione delle somme dovute a titolo di sanzioni e interessi.Tale adesione è rivolta a contestazioni avvenute prima dell’anno 2010 e per le quali è in corso un contenzioso ed è finalizzata a ridurre le liti pendenti che hanno per oggetto ricorsi in materia di accise attualmente impugnate nei diversi gradi di giudizio.

Infatti l’art. 5-bis, recante “definizione delle controversie in materia di accise e di IVA”, prevede che l’Agenzia delle Dogane è autorizzata a definire con transazioni, entro il 30 settembre 2017, le liti fiscali pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Legge n. 193/2016 in esame, aventi ad oggetto il recupero dell’accisa su prodotti energetici, alcol e bevande alcoliche. Le imposte oggetto del contenzioso devono riferirsi a fatti verificatisi anteriormente al 1° aprile 2010.

Il soggetto passivo può estinguere la pretesa tributaria pagando, entro sessanta giorni dalla transazione, almeno il venti per cento dell’accisa e della relativa imposta sul valore aggiunto in contestazione. Sono esclusi interessi, indennità di mora e sanzioni. Il pagamento può essere effettuato in un massimo di sette rate annuali.

In tal caso il tasso degli interessi legali è maggiorato di due punti. Resta fermo il recupero delle imposte nei confronti del responsabile del reato. I giudizi in corso sono sospesi, a richiesta del soggetto obbligato. Il pagamento di quanto previsto determina l’estinzione delle liti fiscali pendenti a tale titolo, in ogni stato e grado di giudizio.

Tale nuova disciplina si applica solo se il procedimento penale, eventualmente instauratosi, non abbia riconosciuto il dolo o la colpa grave per gli stessi fatti.

 

Cosimo Salvatore CORSA

Marittimi italiani in difficoltà sulle certificazioni

ROMA – Ancora “mare agitato” per i marittimi italiani. L’unica certezza che hanno è l’aver confermato lo sciopero nazionale per il prossimo 15 novembre con manifestazione a Roma. I marittimi sono agitati per come superare l’imposizione degli adeguamenti sulle certificazioni; come pure per le abilitazioni dell’aggiornamento professionale per gli ufficiali di coperta e di macchina, dovuti alla Convenzione di Manila 2010, relativa alle disposizioni della STCW/78, in scadenza il prossimo 31 dicembre 2016.

Non si discute l’adesione dell’Italia alla Convenzione internazionale, ma il ritardo e a volte la confusione dell’iter amministrativo con cui si sono emanati i decreti attuativi relativi al recepimento delle direttive internazionali. Iter amministrativo che ha generato degli step burocratici mettendo in difficoltà i marittimi a aggiornare i propri certificati.

Anche se l’ultima circolare ministeriale ha rimandato la procedura di adeguamento a dopo il 15 gennaio 2017 e non oltre il primo trimestre dell’anno , (questa vale solo per i marittimi che effettuano traffico nazionale e voluta per favorire l’adeguamento dei certificati ai marittimi impiegati su traffico internazionale), sicuramente si creerà ulteriore ingorgo amministrativo.

Infatti, per un aggiornamento della professione per comandanti e direttori di macchina occorreranno 300 alle 570 ore di formazione, circa un mese e mezzo e due; dovrà sbarcare e pagarsi questa formazione, anche se in un’altra Convenzione internazionale  – ILO – la formazione dei marittimi è a carico degli armatori! Ancora una volta occorre una disciplina intenta a chiarire il “come,cosa  e chi” di tali corsi di formazione professionale per ufficiali di coperta e di macchina, tenendo presente che stiamo parlando di ufficiali che stanno navigando e l’Amministrazione dimostra di non conoscere.

Intanto sul web e sui social sta correndo una petizione pubblica da firmare: “marittimi vessati dalle leggi vigenti in materia di certificazioni IMO” per far sentire la propria voce e le  rivendicazioni, visto che Sindacati e  Associazioni di categoria stanno dimostrando  di non saper nuotare in questo mare.

Abele Carruezzo

© Riproduzione riservata

PATENTI: UCINA RISOLVE IL PROBLEMA DEL VISUS

ROMA – Il decreto n. 182/2016, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, modifica i requisiti visivi per il conseguimento o la convalida della patente nautica, previsti dal Regolamento di attuazione del Codice della nautica da diporto (Allegato I, paragrafo 3, del decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 29 luglio 2008, n. 146).

“Abbiamo impiegato alcuni anni, e non certo per mancanza di volontà, ma finalmente abbiamo ottenuto anche questo risultato che giunge in occasione di un Salone ricchissimo di soddisfazioni”, ha commentato la presidente di UCINA Confindustria Nautica, Carla Demaria.
“Era incredibile che ai richiedenti la patente nautica fossero richiesti standard visivi nettamente superiori a quelli necessari per guidare l’auto e analoghi a quelli richiesti ai piloti aeronautici. Una dimostrazione plastica di come una particolare forma di miopia, quella burocratica, può bloccare lo sviluppo di un settore e del suo importante indotto economico. Il mercato nautico italiano sta ripartendo e riparte anche dalla soluzione di questo problema”, ha concluso Demaria.

Il precedente decreto è stato completamente sostituito. Per il conseguimento o la convalida delle patenti nautiche, l’interessato deve possedere un campo visivo normale, una sensibilità cromatica sufficiente a distinguere rapidamente e con sicurezza i colori fondamentali (rosso, verde, blu), un’acuità visiva crepuscolare di almeno 1/10. La necessaria acutezza visiva può essere raggiunta con occhiali o lenti a contatto di qualsiasi valore diottrico.

Dragaggi nei porti italiani: normativa completata

ROMA – Dopo le modifiche già apportate con l’entrata in vigore del Collegato ambientale, finalmente si completa la normativa riguardante i dragaggi nei porti italiani. Il Parlamento a dicembre dello scorso anno aveva approvato la nuova normativa per le operazioni di dragaggio nelle aree portuali e marino – costiere italiani.

Il 6 settembre 2016 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale; ne da notizia il Sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, che afferma: “Si conclude il lavoro portato avanti dal Ministero dell’Ambiente per superare le difficoltà che sono state riscontrate in questi anni nella realizzazione delle opere di dragaggio. Si tratta di un pacchetto di interventi, due regolamenti e una modifica normativa, che definiscono, finalmente, un quadro regolamentare chiaro, certezza e semplificazione delle procedure”.

Il decreto si pone l’obiettivo di disciplinare le operazioni di dragaggio nelle aree portuali all’interno dei Siti di Interesse Nazionale (SIN) ; mentre uno dei due regolamenti tratta le modalità d’immersione in mare dei materiali da escavo dei fondali marini.  Il secondo regolamento, in attuazione dell’art. 109 del D. Leg.vo 152/2006, disciplina la procedura per l’approvazione dei progetti di dragaggio al di fuori delle aree SIN, le modalità e i criteri per la gestione del materiale dragato, tra cui  anche l’immersione in mare dei materiali di escavo dei fondali marini. Già l’articolo 48, legge n.27 del 24/03/2012, (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), era intervenuto sulla 84/94, introducendo un nuovo art. 5 bis e abrogando i commi da 11 bis a 11 sexies dell’art. 5. In questo modo veniva delineata una più completa disciplina in materia di sedimenti e relative operazioni di dragaggio, dentro e fuori dai siti di bonifica di interesse nazionale, escludendo che questi materiali fossero dei “rifiuti”.

Infatti, per l’art. 5bis, i sedimenti circolano accompagnati da un documento “contenente le indicazioni di cui all’art.193”; mentre ove si trattasse di rifiuti, verrebbero accompagnati dal formulario/o scheda SISTRI. Per quanto riguarda il collegamento tra “progetto di dragaggio” (comprensivo anche del progetto relativo alle casse di colmata, strutture di contenimento) e “interventi di bonifica”, viene confermata la procedura di approvazione, in base alla quale, entro trenta giorni dal ricevimento del progetto, il MIT, con proprio decreto, lo approva sotto il profilo tecnico-economico e lo trasmette al Ministero dell’Ambiente, che dopo parere commissione VIA, lo approva definitivamente.

Qualora per esigenze diverse dalla bonifica, come quelle per garantire la sicurezza della navigazione, si rendesse necessario il dragaggio di aree portuali e marino – costiere poste all’interno dei SIN, i materiali, a seconda delle caratteristiche, potranno avere tre diverse destinazioni: immissione o refluimento dei corpi idrici dai quali provengono, rinascimento degli arenili, formazione dei terreni costieri e migliorando i fondali (capping – copertura); impiego a terra; refluimento all’interno di casse di colmata, vasche di raccolta o strutture di contenimento  impermeabilizzate.

Il Sottosegretario Velo, inoltre,  aggiunge: “che i due provvedimenti si aggiungono alle modifiche contenute nel Collegato Ambientale, in vigore da febbraio 2016, con cui sono stati semplificati i criteri di costruzione delle casse di colmata e delle vasche di raccolta e in cui si prevede che la tutela delle acque e del suolo avvenga attraverso le migliori tecnologie disponibili”.

Ed ancora sono state definite le linee guida per consentire la deperimetrazione automatica delle aree a mare da SIN a siti di Interesse Regionale (SIR), dichiara la Velo e nel concludere il suo comunicato afferma: “Si tratta di un percorso di riforma atteso da anni che va nella direzione della semplificazione normativa e che favorisce l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili per l’esecuzione degli interventi, a dimostrazione che sviluppo economico e sostenibilità ambientale possono e, anzi, devono coesistere. Un lavoro portato avanti dal Ministero dell’Ambiente di concerto con altre amministrazioni dello Stato e mondo scientifico, anche in vista  della riforma del sistema portuale italiano portata avanti dal Governo”.

 

Abele Carruezzo

© Riproduzione riservata

CINTIOLI & ASSOCIATI: al Consiglio di Stato sentenza su antitrust per trasporto marittimo

ROMA – Il Prof. Fabio Cintioli vince al Consiglio di Stato per Alilauro S.p.A, Alicost S.p.A., Alilauro Gruson S.p.A., Servizi Marittimi Liberi Giuffré & Lauro s.r.l. contro l’AGCM.

Lo Studio Cintioli & Associati, boutique legale altamente specializzata nell’ambito del diritto amministrativo, della concorrenza e mercati regolamentati, ha ottenuto davanti al Consiglio di Stato una nuova importante pronuncia in materia antitrust nel settore dei servizi di trasporto marittimo.

Più nel dettaglio il Prof. Fabio Cintioli, Socio fondatore dello Studio Cintioli & Associati, ha assistito con successo Alicost S.p.A., Alilauro Gruson S.p.A., Servizi Marittimi Liberi Giuffré & Lauro s.r.l., Alilauro S.p.A. sia nel primo grado di giudizio, sia nell’appello dinanzi al Consiglio di Stato nel contenzioso conseguente al provvedimento sanzionatorio che l’AGCM aveva assunto  nei confronti dei principali armatori privati campani accusati di non aver rispettato gli impegni assunti ai sensi dell’art. 14-ter legge n. 287/1990 in occasione di una precedente istruttoria e di aver realizzato un’intesa anticoncorrenziale nel mercato del trasporto marittimo passeggeri nei golfi di Napoli e di Salerno (oltre che con le Isole Eolie e Pontine).

Il Consiglio di Stato, con l’odierna sentenza n. 3773/2016, ha infatti accertato definitivamente che non vi è stata alcuna violazione degli impegni, né alcuna intesa anticoncorrenziale tra i vettori, confermando l’annullamento del provvedimento sanzionatorio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato già disposto in primo grado dal Tar Lazio.

In particolare, il Consiglio di Stato ha definitivamente accertato che gli impegni assunti dagli armatori nei confronti dell’AGCM “non possono considerarsi formalmente o sostanzialmente inadempiuti” e che il provvedimento sanzionatorio, nella parte in cui ha accusato i vettori di aver realizzato un’intesa anticoncorrenziale, è illegittimo in quanto viziato da “eccesso di potere sotto i profili della incompletezza dell’istruttoria e della contraddittorietà e incoerenza della motivazione”.

La presente vicenda correda i casi antitrust che hanno interessato in questi anni il settore del trasporto marittimo, nei quali lo Studio Cintioli & Associati ha assistito vittoriosamente le diverse compagnie di navigazione coinvolte.

L’odierno successo ottenuto dinanzi al Consiglio di Stato si unisce infatti agli importanti risultati ottenuti nella vicenda  relativa al presunto cartello “traghetti Sardegna”, con la vittoria ottenuta al fianco delle compagnie Grandi Navi Veloci S.p.A., Marinvest s.r.l. e Snav S.p.A., nonché nel procedimento antitrust sul trasporto marittimo di passeggeri e mezzi pesanti sullo Stretto di Messina, in cui lo Studio ha assistito la società Caronte & Tourist S.p.A. ottenendo la chiusura dell’istruttoria con l’accertamento dell’insussistenza di alcuna infrazione.

CONCLUSO IL CONVEGNO SUPPLY CHAIN 4.0 DI ASSOLOGISTICA CULTURA e FORMAZIONE

MILANO – Si è svolto a Milano, promosso ed organizzato da Assologistica Cultura e Formazione, di fronte ad un folto uditorio in sala, il Convegno “SUPPLY CHAIN 4.0: SOGNO …E SON DESTO”, in cui per la prima volta si sono affrontati pubblicamente sfide e cambiamenti principali che lo sviluppo industriale 4.0 sta determinando nel sistema complessivo della logistica ed in particolare nelle supply chains in Italia e nel mondo.

Come ha sottolineato Pietro Pedone, che ha moderato i lavori, Consulente Senior Expert di Assologistica Cultura e Formazione, è necessario prendere atto che l’era del digitale non riguarda l’avvenire ma è già nel pieno della sua evoluzione, che segna la quarta rivoluzione industriale, dopo quelle delle macchine tessili, delle catene di montaggio, e più recentemente dell’elettronica e dei robot.

I cambiamenti “epocali” che la tecnologia digitale permette già oggi di realizzare (come la smaterializzazione del cartaceo in digitale e la materializzazione in 3D dei prodotti presso i luoghi di destinazione) rivoluzionano la supply chain. Cambiano ruoli e funzioni e sono necessari nuovi modelli di business e nuove discipline: il mondo del lavoro cambia profondamente e completamente. C’è l’esigenza di una completa interconnettività e fare Sistema è diventato indispensabile.

L’analisi del prof. Alessandro Perego, Ordinario presso il Politecnico di Milano e Direttore Osservatori Digital Innovation, si è soffermata sulla convergenza dei due fenomeni che hanno dato vita al paradigma della Supply Chain 4.0, che finalmente mette a terra molti modelli di supply chain management di cui per anni si è parlato solo astrattamente. Essi sono la supply chain con la sua crescente incertezza – caratterizzante i contesti di domanda e offerta, che richiedono un approccio strategico agile, orientato ad aumentare visibilità, capacità di gestione del rischio, integrazione – e la disponibilità pervasiva ed a costi accessibili di un insieme di tecnologie che abilitano i modelli cosiddetti di Industria 4.0: cloud, IoT, advanced robotics, big data, additive manufacturing, etc.

Ha proseguito Giuseppe Luscia, Project Manager di GS1 Italy, che si è concentrato sui flussi informativi e sulla necessità di utilizzare standard di comunicazione diffusi, giungendo alla descrizione di un caso reale in cui si evidenzia il forte potere di integrazione garantito dall’applicazione degli standard GS1 in un caso di logistica intermodale.

Teresa Alvaro, Direttore della Direzione centrale Tecnologie per l’Innovazione dell’Agenzia delle Dogane, ha evidenziato che oggi la dogana ha come interlocutori imprese che puntano sul rinnovamento digitale della propria filiera e sulla sincronizzazione della supply chain con i ritmi imposti dal mercato globale. Da qui il nuovo ruolo dell’Agenzia come driver di crescita, indirizzando la sua attività di ente regolatore alla creazione di valore nella catena logistica.

In questa direzione vanno le innovazioni già introdotte – sdoganamento in mare e in volo, fast corridor, sportello unico, emanifest – che, a costo zero, hanno anticipato le innovazioni non ancora ricomprese nei piani di sviluppo della dogana elettronica transeuropea. Guardando all’intera catena logistica multimodale, per ottenere la completa tracciabilità delle merci e rispondere alle istanze di trasparenza e di adeguata informazione al cittadino/consumatore, l’Agenzia sta lavorando nel campo “l’Internet delle cose” per trasformare gli adempimenti doganali in passaggi informativi da assumere direttamente dalla filiera produttiva e distributiva delle merci.

Angelo Aulicino, Sales And Operations Manager dell’Interporto Bologna, ha affrontato il tema del manifesto del Physical Internet, pubblicato nel 2012 e di fatto divenuto il facilitatore della realizzazione di un sistema innovativo per movimentare, immagazzinare, produrre e fornire le merci. Grazie alle potenzialità offerte dalle tecnologie informatiche per la trasmissione di pacchetti di dati formattati in modo standardizzato attraverso mezzi eterogenei, diventa raggiungibile il fine ultimo di rendere operativa una rete infrastrutturale aperta e costituita da oggetti interconnessi.

Il Physical Internet applicato a vari campi della logistica (e.g. routing, pianificazione, distribuzione) consente di ottenere impatti positivi anche dal punto di vista sociale ed ambientale.

Augusto Bandera, Head Of Corporate Sales di Vodafone ha invece focalizzato l’attenzione sul mercato IOT (Internet of Things o Internet delle cose), che non solo ha trasformato i sistemi di programmazione e controllo dei trasporti e della logistica, ma mostra un potenziale dirompente, con sensibili risparmi economici. Dotato di un sistema basato sulla centralità della piattaforma, la digitalizzazione IOT è in grado di gestire una grande varietà di oggetti, interazioni, modalità di comunicazione, analizzando una vastissima quantità di dati. In termini logistici, ciò consente il controllo completo di efficienza delle flotte, inclusi la catena del freddo e il tracciamento, mentre sul piano della sicurezza garantisce quella dei lavoratori, beni e aree. Infine, controlla e ottimizza i consumi energetici.

I lavori sono poi proseguiti con l’intervento di Carlo Rosa, Group Logistics Director di Luxottica Group, che sull’evoluzione del servizio per i differenti canali distributivi – dal retail, al wholesale, ai negozi di proprietà ed a tutte le declinazioni del ‘.com’ – ha sottolineato la necessità di ricercare soluzioni customizzate nelle tecnologie applicate ai magazzini per garantire la miglior soluzione coerente con il contesto e l’ottimizzazione della velocità della resa aumentandone l’affidabilità.

Ha preso poi la parola Angelika Fischer, Finance Director di Deufol Italia, che ha esposto l’Additive Manufacturing, una tecnologia «disruptive» che rivoluziona il concetto della produzione tradizionale, contraddice il principio dell’economia di scala e accorcia la supply chain permettendo di riprodurre a distanza il pezzo,materializzandolo a partire dal disegno.Siamo agli inizi e ad applicazioni poco più che pioneristiche, alcuni componenti (costi, materiali utilizzabili, ecc) dovranno migliorare con la progressiva diffusione, ma la strada è aperta è tracciata.

Marco Henry, Transport Director di CEVA Logistics Italia, ha portato all’attenzione una recente innovazione sviluppata da CEVA per i suoi clienti basata sull’utilizzo ormai diffusissimo dello smart-phone. Con un’App di facile e intuitivo utilizzo, ha realizzato “la logistica in un touch”, che mette tutto tempestivamente sotto controllo, dal prelievo alla movimentazione fino alla consegna del bene all’utente finale. Tale tecnologia è in grado di implementare e sostenere una Fleet management «smart».

Altri spunti concreti per realizzare una logistica innovativa basata sull’integrazione dei dati e dei processi sono poi stati offerti da Nicola Borghi, Operation Director di Due Torri Spa, che ha considerato il ruolo del provider nella gestione del QR Code, la tracciabilità dei prodotti, la gestione documentale, ed alcune applicazioni per l’imminente futuro.

Infine, Gianluca Godi, Supply Chain Projects di Logistica Uno Europe Srl ha illustrato eONE, sviluppato da Logistica Uno per consentire ai propri clienti di affrontare la sfida della multicanalità dell’e-commerce con un unico partner dal portale alla consegna a destino. Il nuovo modello di business di «digital supply chain» permette di perseguire i nuovi canali digitali di vendita in full service.

LA CONVENZIONE STATO – TIRRENIA NEL MIRINO DELLA CAMERA

ROMA – Il gruppo Onorato Armatori è da qualche ora sotto il fuoco incrociato sia della Camera dei Deputati che dell’Antitrust. Quest’ultima è intervenuta ufficialmente solo poche settimane fa per accertare le presunte condotte ritorsive che Moby – Cin avrebbe ordito a danno di alcune società di autotrasporto sarde. Vale a dire, il refrain sarebbe sempre il tanto vituperato abuso di posizione dominante dato che il gruppo Onorato Armatori controlla – secondo le recenti statistiche –  circa l’87% di tutte le tratte merci da e per la Sardegna.

Ed è sulle orme dell’istruttoria avanzata dall’Antitrust che si è aperto un nuovo fronte in seno alla Camera dei deputati per il gruppo Onorato Armatori. A tal proposito, i deputati del gruppo misto, Mauro Pili e Giuseppe Pisicchio, hanno depositato martedì scorso un’articolata e urgente interpellanza con la quale hanno consegnato ai lavori parlamentari una corpulenta ricognizione circa lo status quo dei collegamenti marittimi – aerei da e per la Sardegna.

Così come recita l’interpellanza rivolta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, “le condizioni di trasporto sono oramai al collasso” grazie alla complicità dei soggetti agenti interessati: tra i tre fonti del disastro, cosi scrivono Pili e Pisicchio, “vi è la continuità marittima con un taglio netto di servizi e il mantenimento di una convenzione di 72 milioni di euro all’anno totalmente ingiustificato, considerato che altre compagnie svolgono lo stesso servizio a costi più bassi e senza alcun contributo pubblico.

Tenuto conto dell’apertura dell’indagine da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sulla Cin – Tirrenia, si rende indispensabile la revoca immediata della convenzione tra il Ministero e la compagnia di navigazione. Si configura, tenuto conto dell’abbattimento dei costi del carburante e del mancato adeguamento sia delle compensazioni che delle stesse tariffe, un danno senza precedenti con possibili gravi responsabilità per coloro che stanno liquidando le risorse alla società suddetta”.

I promotori dell’interpellanza hanno così articolato il proprio appello al Mit stigmatizzando – il richiamo all’istruttoria Antitrust è più che mai lapalissiano – come il mancato carico – imbarco di mezzi gommati, rimorchi e semi rimorchi, carichi anche di merci reperibili costituisca generalmente una condotta di dubbia legittimità soprattutto se avviene per opera di un soggetto preposto all’erogazione di un servizio pubblico di continuità territoriale”.

Nell’attesa che il Gruppo Onorato Armatori possa chiarire la propria posizione, sarà interessante scoprire l’imminente – spero non sia un eufemismo – posizione del Governo nel merito della querelle.

 

Stefano Carbonara

© Riproduzione riservata

Confetra: la 70ma Assemblea Annuale indica le nuove sfide

ROMA – In occasione della celebrazione del suo 70mo Anniversario la Confetra tira un bilancio della logistica italiana dal dopoguerra ad oggi e analizza le prospettive dei prossimi anni. I dati indicano che il settore dal 1946 ad oggi è passato da 1 milione a 165 milioni di tonnellate attraverso le Alpi e da 15 milioni a 500 milioni di tonnellate movimentate nei porti, ma da una comparazione con i competitors europei in realtà il settore ha perso terreno ed occasioni.

“Diamo atto al Governo – afferma Nereo Marcucci, Presidente di Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica – di aver avviato l’ammodernamento del modello di governance dei porti ed il rilancio del cargo ferroviario insieme allo sviluppo dell’intermodalità e alle semplificazioni dello sportello unico, ma è sempre più necessario un vero e proprio piano industriale finalizzato a riposizionarci tra i Paesi leader della logistica europea”.

Nel corso dell’Assemblea è stato sottolineato come sensibilità politica e approccio della Pubblica Amministrazione debbano essere sempre più business friendly, mentre oggi adempimenti e pressione fiscale vengono percepiti come intollerabili da tutti gli imprenditori italiani, a fronte dell’esigenza di liberare risorse per investimenti, consumi, crescita e occupazione.

“Il nostro settore – conclude Nereo Marcucci – vede all’orizzonte trasformazioni legate all’affermarsi di nuove tecnologie digitali (come stampa 3D, IOT, Realtà Aumentata che si aggiungono e interagiscono con l’inarrestabile avanzata dell’e-commerce) e di nuove soluzioni vettoriali (come la rotta artica, le mega navi da 30.000 Teus, il collegamento ferroviario da Shanghai a Madrid) che modificheranno profondamente strategie e ruoli del logistico così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi e che richiederanno grandi capacità di visioni innovative e forti investimenti: questa è la nuova frontiera dei servizi alla merce che le imprese di logistica sono chiamate a traguardare”.

Focus – I dati del settore dei trasporti nel 2015

L’andamento del traffico italiano delle merci per il secondo anno consecutivo è caratterizzato, per quanto concerne sia i volumi trasportati che il fatturato, da segni positivi per tutte le modalità, tranne che per il transhipment che arretra di quasi il 10%. Lo rileva la Nota Congiunturale del 2015, elaborata dal Centro Studi Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica) intervistando un panel di imprese tra le più rappresentative dei vari settori.

Continuano ad eccellere il cargo aereo (+5,1%) ed il settore dei courier (+8%) trainati dalla inarrestabile espansione del commercio elettronico.
Buono l’andamento dell’autotrasporto, sia nazionale (+3%) che internazionale (+2,7%), confermato sia dal traffico autostradale cresciuto del 3,3%, sia dai transiti nei valichi alpini aumentati del 2,5%. In ripresa anche il cargo ferroviario con un +2,6%.
Positive infine le spedizioni internazionali marittime (+3,4%), stradali (+3,1%) ed aeree (+2%).

La modesta crescita del PIL (+0,7%) e le incertezze politiche internazionali pesano peraltro sulle aspettative degli operatori, che permangono buone per un terzo degli intervistati, ma ricominciano a crescere fino all’8% quelle con il segno negativo.

Rimane preoccupante l’andamento delle varie modalità rispetto ai valori massimi del 2007, fatti uguale a 100: solo il cargo aereo ha raggiunto e superato quei valori, mentre gomma e mare si aggirano ancora intorno all’87% e la ferrovia al 60%.

ANCI rincara di due euro addizionale imbarco passeggeri aeroporti italiani

ROMA – L’Associazione Nazionale dei Comuni (ANCI) ha proposto di aumentare la tassa addizionale d’imbarco dei passeggeri in partenza dagli aeroporti nazionali a giustificazione dei vari servizi che Comuni offrono.

Come tassa addizionale, per la verità non è nuova; fu istituita nel 2003, un euro a passeggero, per compensare l’ENAV dei costi sostenuti per garantire la sicurezza operativa ai propri impianti. Poi, nel 2012, per finanziare la innovativa “riforma Fornero” fu portata a 6,50 euro in tutti gli aeroporti italiani, mentre a 7,50 euro negli scali romani; oggi si sta pensando ad un rincaro di due euro a passeggero. La proposta è stata evidenziata e contrastata solo dall’Italian Board Airline Representatives (IBAR), associazione che rappresenta 55 compagnie aeree operanti in Italia con oltre 100 vettori aerei.

I vertici dell’IBAR ritengono che un ulteriore aumento delle addizionali possa danneggiare fortemente il mercato del trasporto aereo, l’economia italiana e i consumatori; insomma uno sviluppo economico al contrario che invece di favorire lavoro e occupazione si tassa, si razionalizza al ribasso i posti di lavoro e si dovrà licenziare. Settore quello del trasporto aereo che impegna 195.000 persone, senza contare i posti di lavoro dell’indotto. Viva l’ Italia, Paese tanto decantato a forte vocazione turistica.

 

Abele Carruezzo

© Riproduzione riservata

CONFITARMA: RINNOVO CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI DI LAVORO DEL SETTORE MARITTIMO

ROMA – Il 1° luglio 2015 a Roma, presso la sede della Confederazione Italiana Armatori, è stato sottoscritto l’accordo per il rinnovo sia della parte normativa che della parte economica dei contratti collettivi di lavoro del settore marittimo, accordo che avrà validità fino al 31 dicembre 2017.

Il rinnovo dei contratti scaduti il 31 dicembre 2010 interessa circa 54.500 marittimi imbarcati su navi battenti bandiera italiana a cui si aggiungono 7.800 addetti a terra, per un totale di circa 62.000 lavoratori.Per quanto riguarda gli incrementi retributivi le parti hanno trovato, dopo un laborioso confronto, un’intesa con la quale si è cercato da un lato di dare una risposta economica soddisfacente ai lavoratori e dall’altro di rendere sostenibili per le aziende i maggiori oneri contrattuali.L’aumento retributivo, in linea con le intese interconfederali sulla materia, verrà suddiviso in tre tranches.

Per la parte normativa gli elementi di maggiore spicco sono: semplificazione e razionalizzazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro per i diversi comparti del settore marittimo. In quest’ottica è stato deciso anche di accorpare i vari CCNL del settore in un Contratto Unico Collettivo Nazionale di lavoro del settore privato dell’industria armatoriale; definizione di un nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro molto semplificato applicabile ai marittimi impiegati su navi da carico armate da imprese che operano su traffici internazionali; introduzione nel CCNL dei rimorchiatori della possibilità di definire, attraverso la contrattazione integrativa aziendale e in presenza di condizioni operative idonee, organizzazioni del lavoro a bordo più flessibili, tali da consentire di raggiungere livelli di produttività paragonabili a quelli delle imprese concorrenti degli altri paesi dell’Unione Europea.

Emanuele Grimaldi, presidente di Confitarma, che in più occasioni ha stimolato il rinnovo dei contratti, esprime viva soddisfazione per l’importante traguardo raggiunto sottolinea “la rilevanza politica che il rinnovo contrattuale riveste per l’intero settore specie in un momento economico non certo tra i più favorevoli. Desidero comunque formulare un sincero apprezzamento per tutti coloro che si sono prodigati per il raggiungimento di questo risultato rivolgendo un particolare ringraziamento a Stefano Messina, presidente della Commissione Relazioni Industriali e Risorse Umane di Confitarma, che ha saputo gestire con particolare professionalità e senso di equilibrio il tavolo negoziale superando anche momenti di grande difficoltà”.

Anche Stefano Messina esprime il suo più vivo compiacimento per il risultato raggiunto che testimonia lo spirito costruttivo che da sempre caratterizza le relazioni industriali del settore. “Abbiamo attraversato anche momenti di forte tensione – ha affermato – dovuti al lungo periodo di crisi economica che ha investito l’intera economia e che ha fatto sentire i suoi effetti anche sul mondo dello shipping. Ma siamo comunque riusciti a condurre in porto una lunga e difficile trattativa senza l’effettuazione di un solo giorno di sciopero.

Peraltro – ha concluso Stefano Messina – auspichiamo che il quadro della trattativa sia completato con la piena attuazione dell’importante intesa sindacale, raggiunta il 26 febbraio 2015, riguardante l’imbarco degli allievi: siamo in attesa che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sciolga la riserva sulla validità del percorso formativo previsto nella citata intesa”.

IL NAUTILUS Anno 12 N°1

BRINDISI - In questo numero lo speciale è destinato alle crociere con i dati di Rsiposte Turismo e le previsioni per il 2017 di un settore ormai fondamentale per l’economia del Paese. Ma anche le importanti novità sulla safety portuale e sui regolamenti dell’Unione Europea sui servizi portali e la trasparenza finanziaria dei porti. Poi i porti di Napoli. Ancona, Trieste, Piombino e Olbia con gli investimenti e le nuove infrastrutture previste nei diversi scali italiani.
www.brindisi-corfu.it telebrindisi.tv poseidone danese

© 2017 il nautilus. All Rights Reserved. Performed by SC Lab