CONCLUSO IL CONVEGNO SUPPLY CHAIN 4.0 DI ASSOLOGISTICA CULTURA e FORMAZIONE

MILANO – Si è svolto a Milano, promosso ed organizzato da Assologistica Cultura e Formazione, di fronte ad un folto uditorio in sala, il Convegno “SUPPLY CHAIN 4.0: SOGNO …E SON DESTO”, in cui per la prima volta si sono affrontati pubblicamente sfide e cambiamenti principali che lo sviluppo industriale 4.0 sta determinando nel sistema complessivo della logistica ed in particolare nelle supply chains in Italia e nel mondo.

Come ha sottolineato Pietro Pedone, che ha moderato i lavori, Consulente Senior Expert di Assologistica Cultura e Formazione, è necessario prendere atto che l’era del digitale non riguarda l’avvenire ma è già nel pieno della sua evoluzione, che segna la quarta rivoluzione industriale, dopo quelle delle macchine tessili, delle catene di montaggio, e più recentemente dell’elettronica e dei robot.

I cambiamenti “epocali” che la tecnologia digitale permette già oggi di realizzare (come la smaterializzazione del cartaceo in digitale e la materializzazione in 3D dei prodotti presso i luoghi di destinazione) rivoluzionano la supply chain. Cambiano ruoli e funzioni e sono necessari nuovi modelli di business e nuove discipline: il mondo del lavoro cambia profondamente e completamente. C’è l’esigenza di una completa interconnettività e fare Sistema è diventato indispensabile.

L’analisi del prof. Alessandro Perego, Ordinario presso il Politecnico di Milano e Direttore Osservatori Digital Innovation, si è soffermata sulla convergenza dei due fenomeni che hanno dato vita al paradigma della Supply Chain 4.0, che finalmente mette a terra molti modelli di supply chain management di cui per anni si è parlato solo astrattamente. Essi sono la supply chain con la sua crescente incertezza – caratterizzante i contesti di domanda e offerta, che richiedono un approccio strategico agile, orientato ad aumentare visibilità, capacità di gestione del rischio, integrazione – e la disponibilità pervasiva ed a costi accessibili di un insieme di tecnologie che abilitano i modelli cosiddetti di Industria 4.0: cloud, IoT, advanced robotics, big data, additive manufacturing, etc.

Ha proseguito Giuseppe Luscia, Project Manager di GS1 Italy, che si è concentrato sui flussi informativi e sulla necessità di utilizzare standard di comunicazione diffusi, giungendo alla descrizione di un caso reale in cui si evidenzia il forte potere di integrazione garantito dall’applicazione degli standard GS1 in un caso di logistica intermodale.

Teresa Alvaro, Direttore della Direzione centrale Tecnologie per l’Innovazione dell’Agenzia delle Dogane, ha evidenziato che oggi la dogana ha come interlocutori imprese che puntano sul rinnovamento digitale della propria filiera e sulla sincronizzazione della supply chain con i ritmi imposti dal mercato globale. Da qui il nuovo ruolo dell’Agenzia come driver di crescita, indirizzando la sua attività di ente regolatore alla creazione di valore nella catena logistica.

In questa direzione vanno le innovazioni già introdotte – sdoganamento in mare e in volo, fast corridor, sportello unico, emanifest – che, a costo zero, hanno anticipato le innovazioni non ancora ricomprese nei piani di sviluppo della dogana elettronica transeuropea. Guardando all’intera catena logistica multimodale, per ottenere la completa tracciabilità delle merci e rispondere alle istanze di trasparenza e di adeguata informazione al cittadino/consumatore, l’Agenzia sta lavorando nel campo “l’Internet delle cose” per trasformare gli adempimenti doganali in passaggi informativi da assumere direttamente dalla filiera produttiva e distributiva delle merci.

Angelo Aulicino, Sales And Operations Manager dell’Interporto Bologna, ha affrontato il tema del manifesto del Physical Internet, pubblicato nel 2012 e di fatto divenuto il facilitatore della realizzazione di un sistema innovativo per movimentare, immagazzinare, produrre e fornire le merci. Grazie alle potenzialità offerte dalle tecnologie informatiche per la trasmissione di pacchetti di dati formattati in modo standardizzato attraverso mezzi eterogenei, diventa raggiungibile il fine ultimo di rendere operativa una rete infrastrutturale aperta e costituita da oggetti interconnessi.

Il Physical Internet applicato a vari campi della logistica (e.g. routing, pianificazione, distribuzione) consente di ottenere impatti positivi anche dal punto di vista sociale ed ambientale.

Augusto Bandera, Head Of Corporate Sales di Vodafone ha invece focalizzato l’attenzione sul mercato IOT (Internet of Things o Internet delle cose), che non solo ha trasformato i sistemi di programmazione e controllo dei trasporti e della logistica, ma mostra un potenziale dirompente, con sensibili risparmi economici. Dotato di un sistema basato sulla centralità della piattaforma, la digitalizzazione IOT è in grado di gestire una grande varietà di oggetti, interazioni, modalità di comunicazione, analizzando una vastissima quantità di dati. In termini logistici, ciò consente il controllo completo di efficienza delle flotte, inclusi la catena del freddo e il tracciamento, mentre sul piano della sicurezza garantisce quella dei lavoratori, beni e aree. Infine, controlla e ottimizza i consumi energetici.

I lavori sono poi proseguiti con l’intervento di Carlo Rosa, Group Logistics Director di Luxottica Group, che sull’evoluzione del servizio per i differenti canali distributivi – dal retail, al wholesale, ai negozi di proprietà ed a tutte le declinazioni del ‘.com’ – ha sottolineato la necessità di ricercare soluzioni customizzate nelle tecnologie applicate ai magazzini per garantire la miglior soluzione coerente con il contesto e l’ottimizzazione della velocità della resa aumentandone l’affidabilità.

Ha preso poi la parola Angelika Fischer, Finance Director di Deufol Italia, che ha esposto l’Additive Manufacturing, una tecnologia «disruptive» che rivoluziona il concetto della produzione tradizionale, contraddice il principio dell’economia di scala e accorcia la supply chain permettendo di riprodurre a distanza il pezzo,materializzandolo a partire dal disegno.Siamo agli inizi e ad applicazioni poco più che pioneristiche, alcuni componenti (costi, materiali utilizzabili, ecc) dovranno migliorare con la progressiva diffusione, ma la strada è aperta è tracciata.

Marco Henry, Transport Director di CEVA Logistics Italia, ha portato all’attenzione una recente innovazione sviluppata da CEVA per i suoi clienti basata sull’utilizzo ormai diffusissimo dello smart-phone. Con un’App di facile e intuitivo utilizzo, ha realizzato “la logistica in un touch”, che mette tutto tempestivamente sotto controllo, dal prelievo alla movimentazione fino alla consegna del bene all’utente finale. Tale tecnologia è in grado di implementare e sostenere una Fleet management «smart».

Altri spunti concreti per realizzare una logistica innovativa basata sull’integrazione dei dati e dei processi sono poi stati offerti da Nicola Borghi, Operation Director di Due Torri Spa, che ha considerato il ruolo del provider nella gestione del QR Code, la tracciabilità dei prodotti, la gestione documentale, ed alcune applicazioni per l’imminente futuro.

Infine, Gianluca Godi, Supply Chain Projects di Logistica Uno Europe Srl ha illustrato eONE, sviluppato da Logistica Uno per consentire ai propri clienti di affrontare la sfida della multicanalità dell’e-commerce con un unico partner dal portale alla consegna a destino. Il nuovo modello di business di «digital supply chain» permette di perseguire i nuovi canali digitali di vendita in full service.

LA CONVENZIONE STATO – TIRRENIA NEL MIRINO DELLA CAMERA

ROMA – Il gruppo Onorato Armatori è da qualche ora sotto il fuoco incrociato sia della Camera dei Deputati che dell’Antitrust. Quest’ultima è intervenuta ufficialmente solo poche settimane fa per accertare le presunte condotte ritorsive che Moby – Cin avrebbe ordito a danno di alcune società di autotrasporto sarde. Vale a dire, il refrain sarebbe sempre il tanto vituperato abuso di posizione dominante dato che il gruppo Onorato Armatori controlla – secondo le recenti statistiche –  circa l’87% di tutte le tratte merci da e per la Sardegna.

Ed è sulle orme dell’istruttoria avanzata dall’Antitrust che si è aperto un nuovo fronte in seno alla Camera dei deputati per il gruppo Onorato Armatori. A tal proposito, i deputati del gruppo misto, Mauro Pili e Giuseppe Pisicchio, hanno depositato martedì scorso un’articolata e urgente interpellanza con la quale hanno consegnato ai lavori parlamentari una corpulenta ricognizione circa lo status quo dei collegamenti marittimi – aerei da e per la Sardegna.

Così come recita l’interpellanza rivolta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, “le condizioni di trasporto sono oramai al collasso” grazie alla complicità dei soggetti agenti interessati: tra i tre fonti del disastro, cosi scrivono Pili e Pisicchio, “vi è la continuità marittima con un taglio netto di servizi e il mantenimento di una convenzione di 72 milioni di euro all’anno totalmente ingiustificato, considerato che altre compagnie svolgono lo stesso servizio a costi più bassi e senza alcun contributo pubblico.

Tenuto conto dell’apertura dell’indagine da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sulla Cin – Tirrenia, si rende indispensabile la revoca immediata della convenzione tra il Ministero e la compagnia di navigazione. Si configura, tenuto conto dell’abbattimento dei costi del carburante e del mancato adeguamento sia delle compensazioni che delle stesse tariffe, un danno senza precedenti con possibili gravi responsabilità per coloro che stanno liquidando le risorse alla società suddetta”.

I promotori dell’interpellanza hanno così articolato il proprio appello al Mit stigmatizzando – il richiamo all’istruttoria Antitrust è più che mai lapalissiano – come il mancato carico – imbarco di mezzi gommati, rimorchi e semi rimorchi, carichi anche di merci reperibili costituisca generalmente una condotta di dubbia legittimità soprattutto se avviene per opera di un soggetto preposto all’erogazione di un servizio pubblico di continuità territoriale”.

Nell’attesa che il Gruppo Onorato Armatori possa chiarire la propria posizione, sarà interessante scoprire l’imminente – spero non sia un eufemismo – posizione del Governo nel merito della querelle.

 

Stefano Carbonara

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Confetra: la 70ma Assemblea Annuale indica le nuove sfide

ROMA – In occasione della celebrazione del suo 70mo Anniversario la Confetra tira un bilancio della logistica italiana dal dopoguerra ad oggi e analizza le prospettive dei prossimi anni. I dati indicano che il settore dal 1946 ad oggi è passato da 1 milione a 165 milioni di tonnellate attraverso le Alpi e da 15 milioni a 500 milioni di tonnellate movimentate nei porti, ma da una comparazione con i competitors europei in realtà il settore ha perso terreno ed occasioni.

“Diamo atto al Governo – afferma Nereo Marcucci, Presidente di Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica – di aver avviato l’ammodernamento del modello di governance dei porti ed il rilancio del cargo ferroviario insieme allo sviluppo dell’intermodalità e alle semplificazioni dello sportello unico, ma è sempre più necessario un vero e proprio piano industriale finalizzato a riposizionarci tra i Paesi leader della logistica europea”.

Nel corso dell’Assemblea è stato sottolineato come sensibilità politica e approccio della Pubblica Amministrazione debbano essere sempre più business friendly, mentre oggi adempimenti e pressione fiscale vengono percepiti come intollerabili da tutti gli imprenditori italiani, a fronte dell’esigenza di liberare risorse per investimenti, consumi, crescita e occupazione.

“Il nostro settore – conclude Nereo Marcucci – vede all’orizzonte trasformazioni legate all’affermarsi di nuove tecnologie digitali (come stampa 3D, IOT, Realtà Aumentata che si aggiungono e interagiscono con l’inarrestabile avanzata dell’e-commerce) e di nuove soluzioni vettoriali (come la rotta artica, le mega navi da 30.000 Teus, il collegamento ferroviario da Shanghai a Madrid) che modificheranno profondamente strategie e ruoli del logistico così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi e che richiederanno grandi capacità di visioni innovative e forti investimenti: questa è la nuova frontiera dei servizi alla merce che le imprese di logistica sono chiamate a traguardare”.

Focus – I dati del settore dei trasporti nel 2015

L’andamento del traffico italiano delle merci per il secondo anno consecutivo è caratterizzato, per quanto concerne sia i volumi trasportati che il fatturato, da segni positivi per tutte le modalità, tranne che per il transhipment che arretra di quasi il 10%. Lo rileva la Nota Congiunturale del 2015, elaborata dal Centro Studi Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica) intervistando un panel di imprese tra le più rappresentative dei vari settori.

Continuano ad eccellere il cargo aereo (+5,1%) ed il settore dei courier (+8%) trainati dalla inarrestabile espansione del commercio elettronico.
Buono l’andamento dell’autotrasporto, sia nazionale (+3%) che internazionale (+2,7%), confermato sia dal traffico autostradale cresciuto del 3,3%, sia dai transiti nei valichi alpini aumentati del 2,5%. In ripresa anche il cargo ferroviario con un +2,6%.
Positive infine le spedizioni internazionali marittime (+3,4%), stradali (+3,1%) ed aeree (+2%).

La modesta crescita del PIL (+0,7%) e le incertezze politiche internazionali pesano peraltro sulle aspettative degli operatori, che permangono buone per un terzo degli intervistati, ma ricominciano a crescere fino all’8% quelle con il segno negativo.

Rimane preoccupante l’andamento delle varie modalità rispetto ai valori massimi del 2007, fatti uguale a 100: solo il cargo aereo ha raggiunto e superato quei valori, mentre gomma e mare si aggirano ancora intorno all’87% e la ferrovia al 60%.

ANCI rincara di due euro addizionale imbarco passeggeri aeroporti italiani

ROMA – L’Associazione Nazionale dei Comuni (ANCI) ha proposto di aumentare la tassa addizionale d’imbarco dei passeggeri in partenza dagli aeroporti nazionali a giustificazione dei vari servizi che Comuni offrono.

Come tassa addizionale, per la verità non è nuova; fu istituita nel 2003, un euro a passeggero, per compensare l’ENAV dei costi sostenuti per garantire la sicurezza operativa ai propri impianti. Poi, nel 2012, per finanziare la innovativa “riforma Fornero” fu portata a 6,50 euro in tutti gli aeroporti italiani, mentre a 7,50 euro negli scali romani; oggi si sta pensando ad un rincaro di due euro a passeggero. La proposta è stata evidenziata e contrastata solo dall’Italian Board Airline Representatives (IBAR), associazione che rappresenta 55 compagnie aeree operanti in Italia con oltre 100 vettori aerei.

I vertici dell’IBAR ritengono che un ulteriore aumento delle addizionali possa danneggiare fortemente il mercato del trasporto aereo, l’economia italiana e i consumatori; insomma uno sviluppo economico al contrario che invece di favorire lavoro e occupazione si tassa, si razionalizza al ribasso i posti di lavoro e si dovrà licenziare. Settore quello del trasporto aereo che impegna 195.000 persone, senza contare i posti di lavoro dell’indotto. Viva l’ Italia, Paese tanto decantato a forte vocazione turistica.

 

Abele Carruezzo

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CONFITARMA: RINNOVO CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI DI LAVORO DEL SETTORE MARITTIMO

ROMA – Il 1° luglio 2015 a Roma, presso la sede della Confederazione Italiana Armatori, è stato sottoscritto l’accordo per il rinnovo sia della parte normativa che della parte economica dei contratti collettivi di lavoro del settore marittimo, accordo che avrà validità fino al 31 dicembre 2017.

Il rinnovo dei contratti scaduti il 31 dicembre 2010 interessa circa 54.500 marittimi imbarcati su navi battenti bandiera italiana a cui si aggiungono 7.800 addetti a terra, per un totale di circa 62.000 lavoratori.Per quanto riguarda gli incrementi retributivi le parti hanno trovato, dopo un laborioso confronto, un’intesa con la quale si è cercato da un lato di dare una risposta economica soddisfacente ai lavoratori e dall’altro di rendere sostenibili per le aziende i maggiori oneri contrattuali.L’aumento retributivo, in linea con le intese interconfederali sulla materia, verrà suddiviso in tre tranches.

Per la parte normativa gli elementi di maggiore spicco sono: semplificazione e razionalizzazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro per i diversi comparti del settore marittimo. In quest’ottica è stato deciso anche di accorpare i vari CCNL del settore in un Contratto Unico Collettivo Nazionale di lavoro del settore privato dell’industria armatoriale; definizione di un nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro molto semplificato applicabile ai marittimi impiegati su navi da carico armate da imprese che operano su traffici internazionali; introduzione nel CCNL dei rimorchiatori della possibilità di definire, attraverso la contrattazione integrativa aziendale e in presenza di condizioni operative idonee, organizzazioni del lavoro a bordo più flessibili, tali da consentire di raggiungere livelli di produttività paragonabili a quelli delle imprese concorrenti degli altri paesi dell’Unione Europea.

Emanuele Grimaldi, presidente di Confitarma, che in più occasioni ha stimolato il rinnovo dei contratti, esprime viva soddisfazione per l’importante traguardo raggiunto sottolinea “la rilevanza politica che il rinnovo contrattuale riveste per l’intero settore specie in un momento economico non certo tra i più favorevoli. Desidero comunque formulare un sincero apprezzamento per tutti coloro che si sono prodigati per il raggiungimento di questo risultato rivolgendo un particolare ringraziamento a Stefano Messina, presidente della Commissione Relazioni Industriali e Risorse Umane di Confitarma, che ha saputo gestire con particolare professionalità e senso di equilibrio il tavolo negoziale superando anche momenti di grande difficoltà”.

Anche Stefano Messina esprime il suo più vivo compiacimento per il risultato raggiunto che testimonia lo spirito costruttivo che da sempre caratterizza le relazioni industriali del settore. “Abbiamo attraversato anche momenti di forte tensione – ha affermato – dovuti al lungo periodo di crisi economica che ha investito l’intera economia e che ha fatto sentire i suoi effetti anche sul mondo dello shipping. Ma siamo comunque riusciti a condurre in porto una lunga e difficile trattativa senza l’effettuazione di un solo giorno di sciopero.

Peraltro – ha concluso Stefano Messina – auspichiamo che il quadro della trattativa sia completato con la piena attuazione dell’importante intesa sindacale, raggiunta il 26 febbraio 2015, riguardante l’imbarco degli allievi: siamo in attesa che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sciolga la riserva sulla validità del percorso formativo previsto nella citata intesa”.

BIMCO: approvati nuovi documenti

EDIMBURGO – Il Documentary Committee della BIMCO si è riunito, in questa prima settimana di giugno ad Edimburgo, e alla presenza di rappresentanti della Federation of National Associations of Ship Brokers and Agents (FONASBA), del Gruppo Internazionale di P&I Club e INTERTANKO, per approvare nuovi documenti e clausole marittime in linea con le nuove esigenze per lo sviluppo futuro dello shipping.

Dopo circa venti anni, è stata approvata una versione aggiornata del New York Produce Exchange (NYPE) – un contratto di noleggio, Time Charter Party – relativa alla questione molto dibattuta e sospesa da tre anni sulla esibizione di certificati di responsabilità finanziaria per inquinamento di idrocarburi. Tale documento tiene conto anche delle pratiche legali e commerciali di mercato vigenti in alcuni porti (Singapore).

Un altro documento riguarda una nuova aggiunta alla guida BIMCO sul contratto di noleggio per soddisfare specificatamente gli utenti di navi ro-ro/pax: la  responsabilità dei noleggiatori, derivanti da un contratto di noleggio a tempo, riveste anche l’impiego di personale a bordo per servizi di hotel e catering, per la pulizia e la manutenzione di cabine, ristoranti e spazi pubblici, garantendo gli standard d’igiene e benessere dei passeggeri.

Per quanto riguarda i nuovi contratti, il Comitato ha trattato il trasporto di GNL che riveste una quota significativa sempre più crescente del commercio mondiale. Si sta approntando un nuovo LNGVOY Voyage Charter Party per affrontare i problemi tecnici associati a questo commercio specializzato; poiché questo carico può naturalmente “ evaporare”, entro certi limiti, si vuole studiare la possibilità di essere utilizzato come combustibile libero durante il viaggio. Sulle questioni dei “bunker” è stata approvata la clausola Bunker Fuel Sulphur relativa ai Time Charter Parties 2005, risolvendo alcune questioni pratiche. La prima è quella di colmare una lacuna che si verificava in alcuni settori portuali degli Stati Uniti: alcuni noleggiatori erano e sono in grado di presentare una notifica di non disponibilità di combustibile a basso tenore di zolfo senza informare gli armatori; ora si impone questa informativa.

La seconda questione è che diversi carburanti a basso tenore di zolfo non sono sempre compatibili tra loro e quindi il nuovo testo richiede la compatibilità; inoltre, è stato approvato anche un adeguamento per le operazioni di bunker e di campionamento, includendo la clausola che modifica il numero minimo di campioni di carburante da prelevare da sette a cinque. Per affrontare il fenomeno della “corruzione”, (richieste di doni, sigarette, alcool o pagamenti in contanti da parte di funzionari) per agevolare le procedure portuali, il Comitato ha insistito sull’inclusione nei vari contratti di utilizzo di una nave di disposizioni anti-corruzione, per evitare di sopportare da parte degli armatori in casi di violazioni di lievi “fermo tecnico” della nave stessa.

Il lavoro prosegue all’interno di una piccola sottocommissione per elaborare una clausola equa per bilanciare gli interessi di contratto e che stabilisca una procedura da seguire quando gli armatori sono costretti, sotto pressione, a pagamenti illeciti. Infine, per rendere compatibili con i software di vari computer un certo numero di contratti di noleggio è stata affrontata la riformattazione per rendere il layout dei documenti in linea con la tecnologia contemporanea.

Abele Carruezzo

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ASSOLOGISTICA VARA UNA COMMISSIONE DEDICATA ALLA CITY LOGISTICS

ROMA - Varata la nuova Commissione di Assologistica “Distribuzione Urbana/Ultimo Miglio”, che ha inaugurato il suo lavoro con una riunione nel corso della quale si sono presi in esame alcuni dati europei e nazionali sulla distribuzione urbana delle merci, si è discusso il lavoro del gruppo insediato presso il Ministero dei Trasporti (Accordo quadro 27/9/2012) e considerati i risultati di due progetti operativi realizzati a Roma e a Torino.

“Urbanizzazione crescente e congestionamento/inquinamento richiedono approcci logistici sempre più complessi e sempre più coordinati con politiche generali di governance metropolitane. Rispondendo alle esigenze delle imprese associate ad Assologistica, il nostro obiettivo è ricercare approcci e soluzioni dedicate alla movimentazione urbana delle merci, ormai strategica per l’economia” sottolinea il Presidente della NeoCommissione e Consigliere di Assologistica, Arturo Mancinelli.

I lavori e gli approfondimenti della Commissione, che sono coordinati dall’esperto internazionale di Distribuzione Fisica e di mobilità urbana sostenibile Massimo Marciani (Presidente della FIT Consulting) e da Gabriele Panero (Direttore Generale del Gruppo Mancinelli), si svilupperanno negli ambiti della logistica distributiva degli esercizi commerciali “retail”, del Ho.Re.Ca. (Hotel-Recreation-Catering), delle consegne-ritiri urgenti e dell’e-commerce, sempre più in crescita anche in Italia.

Fedespedi: commento di Piero Lazzeri su settori della logistica esclusi

GENOVA – Con riferimento alla creazione di un gruppo di lavoro nominato a livello ministeriale per la preparazione di una proposta normativa riguardante il settore della logistica, trovo singolare che ciò avvenga senza neppure coinvolgere chi rappresenta migliaia di soggetti logistici, che oggi avrebbero bisogno di alleggerimenti normativi e di velocizzazione, e non di nuove proposte da chi forse conosce accademicamente il settore, ma non ne vive i processi, anche a livello internazionale.

La logistica rappresenta, insieme all’economia dei porti italiani, un fondamentale polo di attrazione per gli investimenti, capace di generare ricchezza ed occupazione, catalizzare risorse e stimolare lo sviluppo territoriale.

Peccato che oggi questo straordinario potenziale resti imbrigliato nelle pastoie di una burocrazia e di un contesto normativo distante anni luce da quello che caratterizza i nostri competitors europei maggiormente business oriented.

Lo spread logistico che ci separa dalle migliori pratiche internazionali è riscontrato, ad esempio, dal Logistic Performance Index elaborato dalla World Bank che, nella sua ultima edizione (2014), colloca l’Italia al 20° posto nel mondo all’interno della classifica riguardante la performance logistica, dopo quasi tutti gli altri principali Paesi UE e diversi altri paesi asiatici.

Questa bassa collocazione in classifica, insieme al maggior costo dell’energia e della burocrazia, pesa molto sulla competitività del nostro Paese e costituisce uno dei motivi principali della bassa crescita economica degli ultimi 13 anni.
Al nostro Paese non servono nuove authorities che nascono con la pretesa poi di finanziarsi drenando risorse al settore di competenza, e senza poi ben esprimere lo ‘scope of work’ delle stesse.
Ciò che occorre, ancora una volta, in primis è il coinvolgimento di tutte le categorie operanti nella filiera logistica e, in secondo luogo, una decisa azione di semplificazione normativa che aiuti il settore a traguardare nuovi orizzonti di crescita.

Piero Lazzeri, Presidente Fedespedi

Requisiti per la formazione della gente mare: arriva l’ok del CdM

ROMA – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, del Ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti e del Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha approvato, in sede definitiva, dopo l’acquisizione e alla luce dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, un provvedimento che attua la direttiva dell’Unione Europea n. 2012/35/UE, relativa ai requisiti minimi della formazione della gente in mare.

Lo schema di decreto legislativo – spiega il Ministero dei trasporti in una nota – innova la vigente disciplina sotto diversi aspetti, con lo scopo principale di assicurare, ancora meglio, la presenza a bordo delle navi mercantili che effettuano scalo, ossia arrivano e partono dai nostri porti, di lavoratori marittimi in possesso di idonei certificati di formazione, addestrati ed impiegati in aderenza alle disposizioni internazionali in materia di sicurezza della navigazione.

Il provvedimento interviene, tra l’altro, in materia di enti e di istituti incaricati della formazione degli equipaggi marittimi, individuando responsabilità e doveri delle compagnie di navigazione che gestiscono le navi e dei comandanti delle navi che impiegano gli equipaggi a bordo. Particolare importanza – sottolinea la nota – riveste infatti la previsione secondo la quale l’equipaggio deve essere in grado di coordinare le proprie attività nelle situazioni di emergenza, ai fini della sicurezza della navigazione, della prevenzione e del contenimento dell’inquinamento marino.

Il provvedimento, anche in aderenza a quanto stabilito a livello comunitario, prevede inoltre un sistema di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive volto a reprimere i casi di violazione delle disposizioni previste a tutela della sicurezza della navigazione e dell’ambiente marino, sotto la vigilanza del personale specializzato del Corpo della Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

Corridoi doganali: la semplificazione delle procedure secondo Grasso

ROMA – Di seguito una dichiarazione di Sebastiano Grasso, Vicepresidente di Assologistica, sui corridoi doganali. “Abbiamo tutti letto sulla stampa di settore delle ultime tre settimane, quale levata di scudi abbia provocato la decisione di semplificare le procedure doganali in porto.

Sembra che molti di questi detrattori (presenti soprattutto nel sistema portuale del Levante ligure) non si rendano conto che solo rendendo più’ efficiente e flessibile il ciclo doganale, sia in import che in export, si può attirare più carico e, proporzionalmente, meno contenitori vuoti sulle nostre banchine. A loro giudizio, basterebbe il preclearing a soddisfare le richieste di tutto il mondo degli importatori e non ne vogliono sentir parlare di “corridoi”, dimenticando apparentemente anche le logiche che stanno sottese alle TEN-T le quali, di fatto, sono un sistema di corridoi all’interno dei quali far fluire le merci nel modo più veloce, intelligente e capace di soddisfare le diverse e variegate richieste dei possessori/acquirenti delle merci stesse.

Ma queste posizioni negative sui corridoi “appaiono e sembrano” di totale chiusura: in realtà questi strenui detrattori dei corridoi hanno trascurato di dire che con nota nr. 44053 del 13 aprile 2015 l’Agenzia delle Dogane ha attivato in via sperimentale i “Fast Corridor su strada”. Viene quindi da pensare che la modalità di trasporto possa influenzare le opinioni e le posizioni conservative di un certo tipo di operatori doganali: forse costoro hanno aggiunto alla loro professione originaria un’altra attività che è molto più lucrosa di quella che dichiaratamente sembrano voler difendere a spada tratta.

Sono evidentemente diventati forti intermediari dell’autotrasporto. Allora si comprende perché prende il via il Fast Corridor stradale, ma quello Ferroviario, che certamente è molto più coerente sia alle logiche europee delle TEN-T che al tema delle garanzie di controllo durante il trasporto (un treno è vincolato ai binari della rete ferroviaria … il camion va controllato con UIRNET, altrimenti ….), deve morire prima ancora di nascere per essere solamente testato.

La dimostrazione è evidente: dopo due settimane l’Agenzia delle Dogane non “se l’è ancora sentita” di emanare il disciplinare del Fast Corridor su ferrovia: evidentemente a Roma arrivano gli effetti indiretti di tutte le pressioni esercitate in ambienti politici anche di opposti schieramenti dai detrattori di queste logiche semplici, che danno ai paesi del Nord Europa (i nostri famigerati ma, ahimè, intelligenti concorrenti) un vantaggio di operazioni e di mentalità’ che non colmeremo mai. Ci chiediamo anche come possa l’Agenzia delle Dogane indulgere nell’agevolare una modalità di trasporto anziché un’altra: di fatto, è quanto sta accadendo ….. ma allora, non abbiamo tutti gli stessi doveri e gli stessi diritti? Può l’asserzione – foglia di fico!!! – di non avere ancora perfezionato una procedura di per sè banale, togliere diritti che nascono per essere uguali per tutti???? Alla fine, signori, sono le merci che guidano rotte, corridoi e scelte logistiche ….. e sono le merci che chiedono offerte di servizio complementari o alternative: questo vale per tutti i segmenti della logistica, quindi anche nel mondo delle operazioni doganali!

Il coraggio di cambiare dovrebbe essere connaturato alla natura dell’impresa: l’imprenditore che ha solo il desiderio parossistico di difendere il suo orto, si chiude all’innovazione che va invece accompagnata , sostenuta e sfruttata.

Ma forse questi non sono pensieri adattabili ad alcune nostre realtà’ italiane “rigide e localistiche”. Miopia imprenditoriale o amore per le posizioni di rendita?? Tra qualche tempo sapremo la risposta….e ci lamenteremo, come al solito, come sempre….”.

IL NAUTILUS Anno 13 N°1

In questo nuovo numero de Il Nautilus vi proponiamo uno speciale sul porto di Trieste con gli ultimi dati e provvedimenti che riguardano le recenti attività dell’Autorità di sistema. Si parla anche dei porti di Civitavecchia, Ancona, Venezia, Napoli, La Spezia, Genova, Cagliari e Porto Torres. Ma si parla anche dei risultati della manifestazione NauticSud che si è svolta a Napoli e di come vengono smaltiti i rifiuti prodotti dalle navi secondo le ultime direttive internazionali.
poseidone danese

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