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Porticciolo, turismo, diporto e distretto della nautica

Dei “perché“ di un turismo nautico che non parte in alcuni porticcioli pugliesi ve ne sarebbero tanti; pochi invece sono quelli decisivi e frutto della “non conoscenza” del problema. Il sistema della portualità turistica si rivolge a tre tipologie di utenze che hanno a che fare con il diporto: stanziale, stagionale e di transito. E’ chiaro che per ogni classe di utenti cambiano funzioni e servizi di un porticciolo; una corretta analisi e valutazione per determinare le capacità di un porticciolo andrebbe fatta su precise questioni o domande e non a parole dette durante alcuni incontri fra conoscenti. Infatti, occorrerebbe indagare sui periodi di utilizzo delle strutture portuali, le modalità di accesso al porto (via terra e via mare), l’area di provenienza dell’utente (cittadino, regionale, italiano, europeo, altro); la dimensione dell’imbarcazione e la tipologia dell’unità da diporto (vela e/o motore). Poi si può passare a che cosa offre il porticciolo: “ormeggio stanziale“ per le imbarcazioni  medio – grandi,  cioè utenti che permangono nel porto per la maggior parte dell’anno; “ormeggio stagionale” per imbarcazioni medio – piccole, uso peschereccio o balneare, cioè utenti che risiedono nel porto  solo nel periodo estivo; “ormeggio in transito” per imbarcazioni che usa i servizi di ormeggio solo per una tappa di una crociera. Occorre anche indagare sul “field“ per conoscere le imprese turistiche ricettive, ristorative  e di intermediazione; imprese che offrono servizi per accessibilità, fruizione e l’ospitalità nei porti turistici ed imprese di trasporti e di cab per la mobilità dei turisti. Molti parlano di “posti barca” che sono pure necessari in Italia e soprattutto in Puglia; ma è bene sottolineare che, per ottenere importanti ricadute economiche sul territorio interessato dal porticciolo/cala/seni/banchine attrezzate per la nautica da diporto, la sola presenza di “posti barca” non è sufficiente, soprattutto in contesti di forte concorrenza da parte di territori vicini. La possibilità di un porto di operare come “focal-point” di scalo dipende dal suo inserimento in un itinerario nautico attrezzato; un porto isolato difficilmente può diventare punto di approdo anche se situato in una località di grande richiamo. Oltre alla disponibilità degli ormeggi è allora necessaria la presenza di una serie di servizi di supporto al settore e di servizi turistici più in generale, quali: possibilità di attracco; disponibilità di acqua; fornitura di luce; possibilità di rifornimento di carburante; presenza di vigilanza; disponibilità di informazioni turistiche; presenza di servizi igienici; disponibilità di parcheggio; attrezzatura per l’alaggio; adeguata gestione dei rifiuti.; senza considerare, poi, che il costo del posto-barca in Puglia è il più alto d’Italia ed in Italia il più alto dell’Europa e la maggior parte di quei servizi non disponibili. Il successo per un porto turistico passa  attraverso un’offerta di qualità, professionale e dotata di ampia gamma di servizi differenziati e diversificati; una gestione imprenditoriale pronta, formata e con  personale specializzato che innova continuamente i servizi che offre. In questo modo si eviterà la marginalità del sito, la competizione con altre marine, la poca appetibilità delle strutture  rispetto  a quelle slave/croate/elleniche. Porto come mero “parcheggio di barche” è un fallimento e costituisce una visione miope delle potenzialità indotte dal turismo nautico.

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su mag 11 2011. Archiviato come Distretti nautici, Marinas, Porti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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