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Porti verdi: dopo l’Italia, arrivano anche in Spagna

Anche la Spagna si affida ai “porti verdi”. Definire una green-strategy costituisce per un porto  il perseguimento di più linee di lavoro come l’efficienza energetica dell’attività intraportuali; ogni possibilità di generazione e/o stoccaggio energetico proveniente da altri fonti alternative ai combustibili fossili; raggiungere “emissioni zero” dentro il porto sostituendo l’energia autoprodotta dalle navi, passeggeri e non , all’attracco in banchine con energia loro fornita da terra; e infine quella di garantire alle attività portuali piena operatività e prospettive di sviluppo senza danneggiare l’ambiente. L’Autorità Portuale di Barcellona ha sottoscritto, nei primi giorni di marzo 2011, un protocollo d’intesa con le aziende elettriche Endesa (spagnola) ed Enel (italiana) per la realizzazione di un progetto di un “porto verde”, come quelli che si stanno realizzando in Italia (Civitavecchia, La Spezia e Venezia). Il progetto mirerà all’efficienza energetica di tutto il porto catalano e fornirà energia elettrica alle navi ormeggiate nello scalo spagnolo. E’ chiaro che un simile progetto di porto mira soprattutto alla riduzione delle emissioni di inquinanti nell’atmosfera ed in particolar modo la CO2, che si producono in area portuale e retroportuale. Enel, che detiene il 92,06% di Endesa, dal 2000  sta studiando soluzioni per la qualità dell’aria; infatti una prima soluzione è stata quella di fornire energia elettrica da rete terrestre a navi da crociera ormeggiate nel porto di Civitavecchia , definito all’epoca “porto verde” ;  tecnicamente il sistema è chiamato “On Shore Power Supply” (OPS)  tramite “cold- ironing”. Inoltre, in futuro, anche le centrali elettriche dovranno essere “verdi” in tema di alimentazioni (solare o eolica), come pure le navi in sosta nei porti, evitando così di bruciare combustibile; giusto per dare dei numeri: ogni nave crociera richiede circa 10/12 MW di energia elettrica per sostare una mezza giornata in porto, ed ogni nave traghetto necessita dai 1,5/3 MW.  Un “porto verde” porterà dei vantaggi:  primo fra tutti la possibilità per le navi di spegnere i motori quando sono in porto. Perché con potenze installate che ormai superano i 60 MW, le navi da crociera, i traghetti, le Ro-Ro, le petroliere e le portacontainer sono normalmente obbligate a bruciare combustibile per garantire il funzionamento dell’illuminazione e delle cucine, della climatizzazione e delle attrezzature di carico e scarico. E spesso lo fanno nelle vicinanze di grandi centri abitati. Col sistema “cold- ironing” ne derivano emissioni in atmosfera di biossido di carbonio (CO2) ridotto del 50%; monossido di carbonio (CO) abbattuto del 95% circa; ossido di azoto (N2O) diminuito di oltre il 50%; diminuiscono pure le vibrazioni e il rumore prodotto dai motori ausiliari ; in base a misurazioni effettuate nelle immediate vicinanze delle navi il rumore si attesta sui 90-120dB. Comunque, i benefici complessivi in termini monetari  riguarderà non solo le navi, ma l’intera industria portuale.

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su mar 4 2011. Archiviato come Europa, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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