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Un porto genera lavoro?

Le operazioni di trasporto, stoccaggio e trasbordo delle merci dipendono sempre e comunque dalle attività economiche. La materia prima va estratta, lavorata, trasformata in prodotto finito, consumata, trasportata (domanda di trasporto), stoccata e manipolata. Però, non si può limitare il sistema portuale di una regione marittima solo ad un derivato delle attività economiche di un ciclo di base, come descritto prima; il porto e l’industria marittima sono diventati un settore maturo con le sue proprie dinamiche di sviluppo, le proprie tecniche. Infatti, oggi, nel Mediterraneo ed in Europa in particolare, i porti stanno funzionando sempre più, non come singoli porti dove scalano le navi, ma come piattaforme all’interno delle supply-chain e delle reti globali di produzione. I porti euromediterranei sono quindi importanti generatori di occupazione a livello locale, regionale, nazionale e persino europeo. Infatti, le compagnie terminaliste acquistano una parte dei loro input da aziende locali; la produzione di questi input genera ulteriore occupazione nell’economia locale; i fornitori acquistano merci e servizi da altre imprese locali. Ci sono poi ulteriori passaggi a livello locale che generano altra occupazione. Le famiglie degli operatori che ricevono stipendi dall’impiego nelle attività terminalistiche o in attività correlate spendono parte del loro reddito in beni e servizi locali. Tali acquisti/consumi creano ulteriori posti di lavoro. Parte dei redditi familiari derivanti da tali nuovi lavori è a sua volta utilizzata per l’acquisto di beni e servizi locali, creando così altri posti lavoro e redditi potenziali per altre famiglie. Da tutto ciò ne deriva che l’impatto economico complessivo eccede la prima cerchia di produzione, reddito e occupazione generata dalla pura attività terminalistica. In sostanza, i porti creano impatti occupazionali in quattro modi: diretto, indotto, indiretto e lavori correlati, come ebbe ad affermare T. Notteboom durante un convegno a Lisbona, luglio 2010 sulla logistica marittima. L’occupazione diretta comprende i lavori che le imprese locali creano a supporto dei servizi per il porto. I porti generano anche impieghi indiretti come risultato delle imprese correlate al porto e direttamente connesse alle attività portuali. I lavori indotti sono i lavori creati localmente e attraverso l’economia nazionale, cioè beni e servizi da parte di coloro che sono direttamente impiegati. Mentre, i lavori collegati sono quelli delle imprese manifatturiere e di distribuzione all’interno e all’esterno delle aree portuali, per le movimentazioni della merci nei porti.

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su apr 16 2011. Archiviato come Italia, Legislazione, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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