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Il Comitato portuale di Brindisi riprende i lavori

Questo periodo non va vissuto in contrapposizione tra una città che aspira a nuovi sistemi di sviluppo ed un porto che ha bisogno di essere riposizionato in una piattaforma logistica pugliese, dove Bari e Taranto vedono la loro portualità in qualche difficoltà, ed un Mediterraneo che pensa già al dopo della “primavera araba”.

E’ periodo di riflessione molto ampia sulle problematiche come la portualità e le relazioni di rispetto per una città. Come sempre accade nelle fasi in cui un porto aspetta grandi cambiamenti, vi è confusione nei commenti.

Il passaggio di “presidenza” della Autorità portuale, generalmente non è un tramonto, ma una risorsa temporale tra il vecchio presidente ed il nuovo, in cu fra tutte le progettualità probabili si scelgono le possibili.

Si dovrebbe parlare di riallineamento economico-marittimo del porto, lasciando all’Università la ricerca del come una persona possa acquisire e dimostrare l’identità civica per una cittadinanza attiva.

Riflessioni, si diceva, su come tecnicamente le banchine del porto possano ospitare navi; anche qui vi è molta confusione: è vero che un porto si specializza per la sua retro-portualità, ma è vero anche che senza navi  che portano merci, i chilometri quadrati di spazi a monte del porto saranno solo campi di calcio per una “non-squadra”.

Riflessioni che non sono le promesse di una “bibbia portuale” che tutti hanno e che non sanno leggere; forse, si è pensato molto alla città e poco al porto? Però occorre sottolineare che mai come in questo periodo, grazie al Governo della città, si è avuto più coscienza e consapevolezza delle potenzialità del porto.

In economia  marittima, una volta stabilito la polifunzionalità come obiettivo del porto, ed esposto alla città il piano di riallineamento operativo, occorre solidarizzare con le imprese ed operatori portuali a fare bene; proprio perché la concorrenza è sempre a vantaggio dei lavoratori in genere e marittimi in particolare; un porto concorrente riduce i costi ed attira compagnie di navigazione dedite a sfruttare la posizione geografica di quel porto.

Non dobbiamo, però, passare tutto il tempo della nostra vita ad aspettare il migliore piano regolatore portuale, perché si resterebbe fuori dal mercato. E quindi, la città – Brindisi – pur non godendo di un porto con una economia prospera è riuscita a mantenere una organizzazione strutturale e che ha individuato i suoi punti di debolezza/forza per poter affrontare le sfide trasportistiche di un’itermodalità “corsara” e mediterranea.

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su giu 27 2011. Archiviato come Infrastrutture, Italia, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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