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Durban: Cina sui cambiamenti climatici

L’Accademia Cinese delle Scienze, la più alta autorità della Cina sullo studio e la ricerca dei  cambiamenti climatici, ha respinto la tesi  che considera le emissioni di ossido di carbonio responsabili dei pericoli posti dal riscaldamento globale.

“Non stiamo vivendo il cambiamento climatico più drammatico della storia recente”, ha dichiarato Liu Yu, professore emerito e vice direttore dell’istituto Ingegneria Civile, Ambientale della Terra dell’Accademia delle Scienze. “Nel nord della Cina, il periodo più caldo si è verificato tra il 401-413 d.C., e si aveva una temperatura annuale media di 0°,16 gradi superiore a quella registrata oggi”.

Tutte le aziende dei settori del trasporto marittimo, aereo e terrestre, in questi ultimi anni, hanno dovuto sopportare e sopportano spese per soddisfare i crescenti costi di conformità alle normative di salvaguardia del nostro pianeta, alcune delle quali sono impostate in modo da non permettere agli operatori più piccoli di rimanere sul mercato.

La Cina, sostanzialmente, con la sua Accademia delle Scienze, contesta tutta l’impostazione della conferenza internazionale sul clima ed i suoi cambiamenti di Durban, in Sud Africa. La 17esima Conferenza, annuale tra 193 nazioni, più l’Unione Europea, per negoziare le contro misure ai cambiamenti climatici, è entrata nel vivo, anche in vista dell’arrivo di una dozzina di capi di Stato o di governo e di 140 ministri dell’Ambiente.

Dopo sette giorni di trattative sommerse, bollettini generici, vaghe promesse, conclusioni evasive e prese di posizione inamovibili, la Cina fra il primo passo: consapevole di avere un quarto della responsabilità mondiale sulle emissioni di biossido di carbonio (CO2), è disposta a compromettersi in un accordo legalmente vincolante a livello internazionale e su basi scientifiche. Mentre si oppone soprattutto alle tasse sul carbonio e sue emissioni imposte dall’Unione Europea alle grandi compagnie aeree per volare sia dentro che fuori lo spazio aereo dell’unione.

L’Accademia delle Scienze basa queste opposizioni sugli studi effettuati per anni sugli anelli degli alberi della regione del Tibet. Proseguendo, il professor Liu ha dichiarato: “E’ una credenza popolare affermare che  è stata l’industrializzazione a recare il più veloce tasso di riscaldamento  registrato dagli esseri umani; come pure è luogo comune affermare che questo è il periodo più caldo dell’era moderna  e che le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera stanno causando il riscaldamento globale: niente di tutto questo è provato e lo studio degli anelli degli alberi lo confermano”.

E poi, il professor Liu rincara: “Il dibattito sui cambiamenti climatici ha un significato più politico che scientifico. I diplomatici possono sedersi ai tavoli per  negoziare parlando di calotte polari al carbonio, mentre gli scienziati non hanno raggiunto un accordo sul ruolo dell’anidride carbonica come parte/causa del riscaldamento globale”.

Il professor Liu è noto per i suoi studi sulle foreste selvagge dell’altopiano del Tibet; tramite il suo “modello-meteo” scientifico è possibile comprendere le caratteristiche degli anelli degli alberi per prevedere i cambiamenti climatici del pianeta. Presso il suo dipartimento di ingegneria ambientale della Terra, sono state fatte delle simulazioni su computer per determinare le temperature annuali nella regione tibetana negli ultimi 2485 anni e sono pervenuti alla conclusione che a causare i cambiamenti climatici è il Sole, l’unica fonte energetica del sistema planetario, e non fattori artificiali come l’industrializzazione forzata; e poi tramite il sistema meteorologico della “circolazione atmosferica” con i propri sottosistemi a cellule chiuse e per onde si trasporta il tutto per il globo.

La conferenza a Durban, del professor Liu ha creato scompiglio ed in ultimo ha affermato: “Le decisioni politiche devono essere basate su solide basi scientifiche, oppure sarà inutile, se non pericoloso parlarne”. Le reazioni: gli Usa non hanno partecipato all’incontro bilaterale con la Cina e non parteciperanno al Protocollo di Kyoto, che considerano più che mai obsoleto, e non vogliono nemmeno sentir parlare di “road map” per prendere provvedimenti per frenare il riscaldamento globale e mantenerlo sotto i 2°C in media.

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su dic 6 2011. Archiviato come Internazionale, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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