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Trasporto aereo: si accentua la crisi

E’ crisi di sistema, di organizzazione del lavoro che richiede regole chiare e condivise, magari con un contratto unico del trasporto aereo che veda pienamente impegnate le diverse parti datoriali; risolvere l’annosa questione della fragilità dei vettori italiani, favorendo i processi di aggregazione o fusione, senza incappare nelle sanzioni dell’Antitrust;  rivedere gli “slot”, cioè la “banda oraria”: permesso ad atterrare e decollare in un aeroporto coordinato ad una specifica data e orario ed attiene alla possibilità di utilizzare l’intera gamma delle infrastrutture aeroportuali necessarie per operare un servizio aereo. Una competizione fra compagnie aeree seria ed integrata.

Ieri, presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si è svolto un incontro tra Governo, ENAC, ENAV, sindacati e parti datoriali per analizzare le principali criticità del settore. Ancora una volta si parlato di “Piano degli aeroporti” come azione strategica importante del trasporto aereo; piano strutturale che servirebbe per tagliare i cd rami secchi, ritornello del ministro Passera di questi giorni, ma che nessuno ancora conosce gli aeroporti da tagliare; o meglio si conoscono le categorie ed ancora il “Governo dei Tecnici” non decide, come visto per la soppressione delle Province. Sono stati individuati 42 scali che faranno parte della rete nazionale, divisi in 24 principali e 18 detti “di servizio”.

Anche qui bisogna prestare molta attenzione e non accontentarsi di leggersi  nell’elenco come aeroporto principale o di servizio o regionale; perché queste definizioni appartengono a categorie “politiche”, come fu quando si classificarono i porti italiani. Il Piano risponde alla esigenza di fornire al Paese una rappresentazione del sistema aeroportuale in termini di capacità attuale e futura, individuando gli interventi necessari affinché possa essere affrontata con successo la sfida posta dal previsto raddoppio del traffico al 2030, cogliendo le opportunità di sviluppo economico associate a tale crescita.

E così, in analogia ad ambiti europei, gli scali principali, sono quelli che rispondono oggi alla domanda di trasporto aereo di ampi bacini di traffico e saranno in grado di garantire nel tempo tale funzione. Mentre, gli scali di servizio base, sono quelli che per la ridotta estensione dei bacini di utenza risultano rispondere ad una domanda di traffico con estensione regionale, in zone remote o non adeguatamente servite da altri scali o da altre infrastrutture di trasporto. Gli aeroporti di interesse regionale o locale, appartenenti al demanio aeronautico, non identificati nella rete di interesse nazionale, sono suscettibili di trasferimento agli Enti locali ai sensi del d.lgs. 85/2010, con esclusione di quelli che saranno destinati a funzioni o ruoli di specifica valenza e pertanto sottoposti ad un governo nazionale.

Nel “piano” si legge che i 24 aeroporti principali vengono divisi in tre grandi hub intercontinentali  (Fiumicino, Malpensa e Venezia), 13 “strategici” (Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Lamezia Terme, Linate, Napoli Capodichino, Palermo, Pisa, Torino) e otto “primari” (Alghero, Brindisi, Ciampino, Olbia, Trapani, Treviso, Trieste e Verona).  I 18 scali catalogati dal piano come “di servizio”, evidenziando che rispondono prevalentemente a esigenze e fabbisogni di natura locale, sono invece Ancona, Aosta, Brescia, Bolzano, Comiso, Crotone, Cuneo, Foggia, Forlì, Lampedusa, Pantelleria, Parma, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rimini, Salerno, Taranto.

Per questi la vita si farà un po’ più complicata; forse si rischia, in futuro,  per scarse risorse pubbliche di gestione di metterli sul mercato, come sta accadendo per lo scalo inglese di Stansted. Molte compagnie aeree, quelle low cost per intenderci, sono pronte  a comprare scali in difficoltà; per questi operatori  entrare nel business degli aeroporti non vuole solo dire diversificare gli investimenti, ma magari creare un nuovo modello che consenta di mettere in pratica ancora meglio la propria idea e filosofia  di low cost: operatore che decide per conto del viaggiatore l’aeroporto di partenza e di arrivo, il giorno, l’ora , il bagaglio da portare e soprattutto il prezzo da pagare; eppure, il poeta ha sempre cantato che viaggiare vuol dire “libertà”.

 

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su set 25 2012. Archiviato come Italia, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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