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Crociere: itinerari e capacità portuale

Parlare di traffico di navi da crociera rimane sempre interessante ed affascinante; soprattutto per i porti che hanno una “aspettativa marittima” tutta da rivendicare. Ultimamente, il settore delle crociere si  è sviluppato in un mercato cosiddetto di “massa” impiegando navi di grandi dimensioni; però tutto questo sta richiedendo a tutto il sistema portuale, e non solo al terminal, maggiori, efficienti ed efficaci servizi di trasporto passeggeri a bordo ed adeguati servizi di accoglienza. L’industria delle crociere si molto innovata, sviluppando nuovi itinerari, nuovi design di navi, nuove e diverse animazioni a bordo, più servizi dedicati alla persona e per gruppi.

Per l’intero anno si contrappongono due focal point di questo particolare traffico: quello caraibico (96% del mercato) e quello mediterraneo (oltre il 70%), anche se si stanno affacciando ultimamente le rotte per le capitali nord europee. Le grandi compagnie non fanno altro che studiare strategie per distribuire navi su itinerari turistici che possano coniugare sia le esigenze tecnico-operative e sia  quelle economiche di mercato. Ultimamente, uno studio interessante, portato avanti dai Proff Theo Notteboom e Jean-Paul Rodrigue, ha messo in luce che i due mercati di traffico croceristico, il  caraibico e il mediterraneo, non sono separati geograficamente e stagionalmente; ma sono interconnessi fra loro in un modo operativo capace di  riposizionare le navi a seconda della flessibilità della domanda turistica delle crociere.

E visto che sostanzialmente l’industria della crociera è un comparto che produce, anzi vende, itinerari, e non destinazioni, il core business per i liners implica un livello di flessibilità alto nella selezione dei porti di scalo; bilanciare il tempo di navigazione  con quello trascorso in porto, con una giusta soddisfazione per il “must see” turistico. Allo stesso tempo, bisogna considerare le capacità di banchina di quel porto di scalo, la sua accessibilità nautica, e la distanza fra due scali, visto che si sta andando a coprire tratti di navigazione di circa 200 miglia nautiche a notte; come pure la sincronizzazione internazionale per i trasferimenti aerei di passeggeri.

Da questo studio ne scaturisce un nuovo modo di classificare i porti da crociera: primo in base alla loro capacità a realizzare una strategia distributiva delle cruise shipping companies (Carnival Lines, Royal Caribbean, Norwegian Cruise Line e MSC Cruises) e secondo in base al ruolo operativo territoriale che hanno nel servire la loro regione marittima.

 

Abele Carruezzo

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Scritto da su Nov 2 2012. Archiviato come Italia, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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