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Zone costiere e marine: UE per la gestione sostenibile

L’Unione europea mira a diventare un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva entro il 2020. I settori marittimi offrono ambiti propizi all’innovazione, alla crescita sostenibile e all’occupazione, atti a contribuire alla realizzazione di questo obiettivo definito di “crescita blu”. Questo è il contesto in cui gli Stati membri dovranno declinare, soprattutto in politica, accettando l’uniformità di tutte le zone costiere e marittime; non solo l’Europa dell’euro, della finanza, ora del mare e mai degli Stati Uniti d’Europa.

La Commissione europea per gli “affari marittimi”, ha presentato una proposta operativa per migliorare la pianificazione delle attività marittime e la gestione delle zone costiere; la proposta di direttiva intende istituire un quadro comune europeo per la pianificazione dello spazio marittimo e la gestione integrata delle zone costiere negli Stati membri dell’Unione, con l’obiettivo di garantire che lo sviluppo delle attività marittime e costiere e l’utilizzo delle risorse offerte dal mare e dai litorali avvengano secondo modelli sostenibili. Maria Damanaki, Commissaria per gli Affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: “La nostra proposta inaugura una nuova fase della politica marittima integrata dell’Unione e offre un nuovo strumento per la nostra strategia a favore della crescita blu.

Nel promuovere lo sviluppo sostenibile e gli investimenti a favore delle attività marittime, la direttiva contribuirà a concretizzare le potenzialità dell’economia blu dell’Europa per la crescita e l’occupazione.” Con questa direttiva, la governance europea obbligherà gli Stati membri ad elaborare una mappatura di tutte le attività umane ed economiche che hanno luogo nelle acque marine e nelle zone costiere; ci riferiamo alla  produzione di energia eolica offshore, posa di cavi e condutture sottomarini, trasporti marittimi, pesca e acquicoltura. Non ci saranno più quelle autonomie locali che con particolari piani della costa o adeguamenti mirati possono espletare qualunque attività decisa da una “dirigenza” di land creativa.

Ci sarà invece il piano/i di gestione dello spazio marittimo per un più efficace sfruttamento dei mari e sviluppare strategie di gestione delle zone costiere intese a coordinare tutte le attività nel segno della sostenibilità e della cooperazione con soggetti interessati e confinanti. Per la Commissione europea un tale coordinamento sarà vantaggioso in diversi settori, ad esempio per la connessione tra impianti eolici in mare e reti energetiche a terra o per interventi infrastrutturali destinati a proteggere i litorali dall’erosione e dai cambiamenti climatici, che interessano anche le attività nelle acque costiere.

Il principio dello sportello unico proposto nella direttiva consentirà di semplificare notevolmente le procedure amministrative, con evidenti risparmi di tempo e di denaro; infatti,  la direttiva mira a semplificare l’iter per le autorizzazioni di un “uso” marittimo, se pensiamo che in alcuni Paesi oggi servono permessi di circa otto enti diversi per ottenere le necessarie autorizzazioni per un impianto di acquicoltura. Per l’Europa la pianificazione dello spazio marittimo è un processo globale e trasparente basato sulla partecipazione dei soggetti interessati, inteso a valutare e a pianificare dove e quando è opportuno che le attività umane si svolgano in mare. Si tratta di identificare le modalità più efficienti e sostenibili per lo sfruttamento attuale e futuro dello spazio marittimo.

La gestione integrata delle zone costiere è uno strumento che consente di coordinare tutti i processi di elaborazione delle politiche che interessano le zone costiere, trattando le interazioni terra-mare in modo coordinato, al fine di garantirne lo sviluppo sostenibile. La proposta della Commissione sarà ora esaminata dal Consiglio dell’Unione europea e dal Parlamento europeo. Una volta adottata, la nuova iniziativa avrà forza di legge in tutta l’UE. Rimane solo il principio che la pianificazione dello spazio marittimo è una prerogativa dei singoli Paesi membri dell’UE; mentre, i piani per la gestione delle acque dovranno essere compatibili al fine di evitare conflitti e promuovere la cooperazione, e dare, tramite la bandiera della “crescita blu”, più coerenza ai piani nazionali, regionali e locali di pianificazione dello spazio marittimo.

 

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su mar 13 2013. Archiviato come Europa, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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