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Navi da rottamare: la UE ratifica

Ne avevamo scritto ampiamente nei mesi scorsi, quanto “lucroso” fosse il business della rottamazione delle navi e del riciclaggio dei materiali di risulta. Il primato in questo settore si sa è mantenuto dai paesi asiatici a cui facevano riferimento armatori di quasi tutte le nazioni; bastava far cambiare “bandiera” alla nave per poi farle fare rotta su quelle spiagge, eludendo tutte le regole riguardo lo smaltimento dei rifiuti che ne derivavano dalla rottamazione delle navi.

Così, il Parlamento europeo ha approvato questa settimana a Strasburgo, a larga maggioranza, il nuovo regolamento sul riciclaggio delle navi. Il testo finale è il risultato di un compromesso raggiunto nel giugno scorso tra il Consiglio e la Commissione. Il testo, concordato con gli Stati membri e approvato con 591 voti a favore, 47 contrari e 32 astensioni, prevede che le navi europee vengano smantellate, con il loro carico di veleni, come amianto, PCB, mercurio e altre sostanze chimiche nocive, solo in strutture “certificate”, incluse in una lista Ue. “Voglio sottolineare che questo – ha spiegato Carlo Schlyter, il relatore svedese dei Verdi – non è un attacco contro India, Pakistan e Bangladesh, i Paesi che attuano lo smantellamento sulle spiagge, ma contro le pratiche pericolose e altamente inquinanti in sé di questo tipo di smantellamento”.

Ricordiamo, come più volte abbiamo scritto, che per “riciclaggio delle navi” si deve intendere l’attività di demolizione completa o parziale di una nave in un impianto di riciclaggio al fine di recuperare componenti e materiali da ritrattare e riutilizzare, occupandosi nel contempo dei materiali pericolosi e di altro tipo; per l’ubicazione dove esercire questa operazione, si pensi a quelle aree dismesse di impianti industriali e abbandonate; cioè un’area dedicata e delimitata che può essere un sito, un cantiere con un proprietario (impresa di riciclaggio) che abbia la responsabilità dell’esercizio dell’impianto, sotto la diretta sorveglianza dell’Autorità governativa competente per la determinata zona geografica.

I nuovi regolamenti UE, approvate questa settimana a Strasburgo, nel rispetto di norme più rigorose, consentono alle navi battenti bandiera di uno Stato membro dell’Unione di essere smaltite al di fuori del territorio europeo. Queste regole rendono efficace la fine della rinomata attività di  “spiaggiamento”, dove le navi vengono semplicemente rimossi su una spiaggia, con conseguenze per la salute umana e l’ambiente; a tal fine controlli periodici, le valutazioni della Commissione e un ruolo maggiore per le organizzazioni non governativeassicureranno il rispetto di tali norme. Il testo legislativo sarà adottato formalmente dal Consiglio Ue a breve.
Soddisfatta si è dichiarata la segreteria generale della ESPO (European Sea Ports Organisation) sottolineando che il riciclaggio delle navi è una questione importante con gravi impatti sociali e ambientali. In questo senso, forse è giunto il momento di esortare gli Stati membri a ratificare quanto prima l’International Convention for the Safe and Environmentally Sound Recycling of Ships di Hong Kong 2009 per il riciclaggio sicuro ed ecologico delle navi, per consentire la sua applicazione in tutto il mondo; tale convenzione introduce requisiti sulla sicurezza dei lavoratori e la loro formazione, la protezione della salute umana e dell’ambiente, e preparazione alle emergenze per queste operazioni di smaltimento di
rifiuti speciali.

 

Abele Carruezzo

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Leggi anche:

  1. ILO: Convenzione sul lavoro marittimo, Italia ratifica
  2. UE: accordo con il Parlamento europeo sul regolamento-riciclaggio navi
  3. Unione Europea: demolire e riciclare navi sarà un business
  4. Unione Europea: le regole per rottamare le navi
  5. Bangladesh: Paese per rottamare navi

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Scritto da Abele Carruezzo su ott 26 2013. Archiviato come Italia, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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