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UE pubblica le best practice per l’Aia per impianti industriali

Dopo un lungo periodo di dibattiti tecnico/politici, l’Europa ha redatto le conclusioni sui documenti di riferimento delle migliori tecniche disponibili per la raffinazione di petrolio e di gas, le c.d. BAT- Best Available Techniques.

Il documento conclusivo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea appena due giorni fa e si  riferisce ad una serie molto ampia di attività industriali. Fra le quali si sottolineano quelle relative alla produzione di bitume, la produzione di olio di base, il cracking catalitico, la produzione di coke, i processi che consumano idrogeno ed impianti che lo producono, impianti di gas naturale, la polimerizzazione, stoccaggio e movimentazione dei prodotti di raffineria, il trattamento dei gas di scarico, il trattamento delle acque reflue e la gestione dei rifiuti, e tante altre attività.

Ne rimangono escluse quelle attività che riguardano la raffinazione di petrolio e di gas, la prospezione e la produzione di petrolio greggio e di gas naturale, il trasporto di petrolio greggio e di gas naturale e la commercializzazione e la distribuzione di prodotti.

In pratica, tali conclusioni sui documenti di riferimento sono degli strumenti operativi per poter stabilire quelle condizioni necessarie per l’autorizzazione integrale ambientale (Aia) degli impianti industriali preposti a determinati processi di produzione di prodotti energetici; documenti di riferimento per descrivere un impianto, valutarne l’applicabilità del processo produttivo, i livelli di emissione associati, il monitoraggio associato, i livelli di consumo associati e, se del caso, le migliori misure di bonifica del sito.
Tutto è iniziato nel lontano 1996, quando per prevenire e ridurre le emissioni di inquinanti nell’ambiente da varie attività industriali, l’Europea emanò la direttiva IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control – Prevenzione e Riduzione Integrate dell’Inquinamento), con gli allegati BRefs  (BAT Reference documents), che rappresentano un quadro dettagliato dei processi industriali impiegati nei settori indicati dalla stessa direttiva. Successivamente è stata modificata nel suo articolato, ma non nella filosofia dell’impianto: imporre agli Stati membri il rilascio dell’autorizzazione Aia finalizzata al conseguimento di un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. La direttiva europea IPPC, recepita dall’Italia nel 1999 ed aggiornata nel 2009, prevede anche che la Commissione UE debba organizzare lo scambio di informazioni sulle emissioni industriali con gli Stati membri, le industrie interessate e le organizzazioni non governative che promuovono la protezione ambientale.

Le informazioni riguardano le prestazioni delle installazioni, le tecniche in termini di emissioni espresse come medie a breve e lungo termine, il consumo e la natura delle materie prime ivi compresa l’acqua, l’uso dell’energia, la produzione di rifiuti, le tecniche usate, il monitoraggio associato, gli effetti incrociati, la fattibilità economica e tecnica e i loro sviluppi, le migliori tecniche disponibili e le tecniche emergenti/innovative individuate. Per quanto riguarda la movimentazione ed il trasporto di petrolio greggio e di gas, le compagnie dei terminal portuali e di shipping si rifanno alla Convenzione internazionale della MARPOL  ed alle direttive europee EMAS.

 

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su ott 31 2014. Archiviato come Europa, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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