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MARITTIMI ITALIANI: UILTRASPORTI, NO A DECISIONI CON L’ACCETTA

ROMA – “Le dichiarazioni trionfalistiche della formazione politica Fratelli d’Italia riferite ad un decreto legislativo che determinerebbe un primo importante cambiamento a favore dell’occupazione marittima italiana, ad una prima lettura del testo, non risultano a nostro parere attendibili. Apprendiamo invece con una certa preoccupazione, le intenzioni di Fratelli d’Italia di spazzare via l’attuale impianto previsto dalla legge 30/98”.

È quanto dichiarano il Segretario generale Claudio Tarlazzi e il Segretario nazionale Paolo Fantappiè della Uiltrasporti, in merito al commento della leader Meloni apparso su Facebook e riportato dalla testata Ship2Shore.“Non difendiamo a spada tratta l’attuale impianto del Registro internazionale – proseguono i due Segretari – né intendiamo impedire una riforma del settore che invece auspichiamo, ma certo non condividiamo la volontà politica di semplificare le questioni individuando nel Registro Internazionale l’unico capro espiatorio.

“Abbattere il Registro non solo non farà aumentare l’occupazione dei marittimi italiani, soggetta a una forte concorrenza, ma verrebbero messi in discussione gli oltre 20.000 posti di lavoro oggi occupati dai marittimi italiani su navi iscritte al Registro Internazionale e battenti bandiera italiana. Intervenire con l’accetta – avvertono Tarlazzi e Fantappiè –  annullerebbe di fatto qualsiasi difesa del lavoro italiano, producendo, quindi, un effetto contrario a quanto invece si vorrebbe ottenere.

“Il settore dei marittimi italiani ha bisogno di un ragionamento che abbracci tutti i problemi ancora irrisolti, a partire dalla formazione, dalla riforma del collocamento, dalla sburocratizzazione delle procedure, dal lavoro usurante, arrivando fino alla costituzione di un Dicastero della Marina Mercantile.

“Invitiamo, pertanto, le forze politiche interessate a confrontarsi con tutti gli attori che operano nel settore, a partire dal sindacato  - concludono i Segretari della Uiltrasporti –   perché solo così si potrà raggiungere un progetto di riforma complessivo, favorendo a bordo delle navi nuova occupazione italiana e tutelando quella già in essere.

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Scritto da Redazione su apr 12 2018. Archiviato come Italia, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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