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Trump e la “massima pressione” su Hormuz

Londra. I Governi inglese e tedesco non condividono la strategia della”massima pressione” sull’Iran.  Questa è stata la risposta alla richiesta da parte degli Usa di comporre una missione militare nel Golfo contro le azioni di “fermo navale” operate dai rivoluzionari islamici  alle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz. L’altro giorno, l’Ambasciatore americano a Berlino ha formalmente chiesto alla Germania protezione marittima per le petroliere che attraversano lo stretto e di unirsi a Francia e Regno Unito per combattere le aggressioni iraniane.

Alla strategia americana, della “massima pressione”, si contrappone quella di Londra, a guida europea, per una “massima protezione” della sicurezza della navigazione di navi commerciali che operano nel Golfo Persico e in prossimità dello Stretto di Hormuz. La Ministra della Difesa tedesca ha ribadito che ogni richiesta va valutata in base alle situazioni contingenti e sicuramente la Germania non decide senza un piano e strategia opportuni che saranno vagliati dal Parlamento tedesco e non solo dal Presidente Trump.

Il Governo federale non ha confermato di aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale dai suoi alleati Usa di prendere parte a nessuna missione militare nel Golfo Persico. Intanto, le tensioni continuano ad aumentare in un’area descritta come il più importante chokepoint nel sistema di trasporto petrolifero a livello globale. Tensioni che continueranno ad avere un impatto a catena sui prezzi mondiali del carburante e sui premi assicurativi.

Gli assicuratori marittimi globali stanno già monitorando attentamente la situazione attuale e impiegando modelli di rischio complessi. Data l’escalation dell’ostilità, i sottoscrittori dei vari contratti controlleranno attentamente anche i viaggi caso per caso, con aumenti dei premi che coprono le navi della regione quasi con certezza. Una tale incertezza geopolitica nella regione del Golfo (l’ultima risale al 2003) porterà probabilmente gli assicuratori ad aumentare i premi, a rinegoziare i termini di copertura e a introdurre clausole nei contratti marittimi ed energetici di assicurazione e riassicurazione.

Il principale costo diretto, dovuto alle tensioni politiche di quelle regioni, è il premio assicurativo, che è aumentato da tre a quattro volte da quando la situazione è iniziata. L’armatore è destinato ad assorbire questo costo tentando di trasferire l’aumento dei prezzi assicurativi ai noleggiatori nei casi in cui ciò è applicabile, ma in linea generale, è un costo interamente a carico del proprietario della nave.

 

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su lug 31 2019. Archiviato come Internazionale, Legislazione, News, Porti, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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