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LE IMPRESE E DEI LAVORATORI DEL PORTO SULLA VICENDA ARCELOR A BRINDISI

Riguardo la polemica relativa alle movimentazioni portuali di Arcelor a Brindisi, ci saremmo aspettati dalla politica una disamina e un approfondimento preventivo e che avesse fornito i dati reali prima di dichiarare guerra alle attività portuali su merci non destinate a Brindisi.
In tutti i porti vengono quotidianamente movimentate merci di ogni tipo, le attività sono regolamentate da leggi e ordinanze e la tutela ambientale è mantenuta come caposaldo.

Questioni politiche relative a scelte per il territorio e per gli impianti produttivi non possono essere confuse con le movimentazioni portuali.
Se il comune di Brindisi ritiene legittimamente di esprimersi contrario all’utilizzo dei materiali fossili presso lo stabilimento Arcelor Mittal di Taranto ciò non può avere conseguenze dannose verso le attività portuali di Brindisi già in profonda crisi.

Soprattutto in un momento in cui è in atto una guerra tra enti e un evidente contrasto del Comune di Brindisi alla realizzazione di infrastrutture portuali da destinare a traghetti e crociere che oggi non hanno ancora ormeggi dedicati e per questo destinati a scomparire nonostante la strategica posizione geografica del nostro porto.

La politica del contrasto a tutto senza ipotesi alternative è irresponsabile e dannosa. Migliaia di posti di lavoro sono a rischio e qualunque nuova ambizione in ambito portuale in ogni settore è mortificata da ideologiche strumentalizzazioni.
Se tutte le regole ambientali sono rispettate durante le operazioni è inammissibile pensare di voler bloccare i traffici e perdere opportunità di lavoro oggi vitali.

Pare sia in corso una scelta che arriva da lontano mirata a cancellare le vecchie ambizioni di Brindisi di assumere un ruolo di porto strategico nei corridoi internazionali e di leader nel panorama mediterraneo. Ruolo mantenuto solo dai due porti di Bari e Taranto grazie alle tonnellate di merci movimentate che a Brindisi sono quasi del tutto azzerati come è azzerato non solo il destino di un intero comparto ma la speranza di un’economia indotta di tutto un territorio.

La logica di sistema delle nuove autorità portuali è fallito e in Puglia ha visto il porto di Brindisi soccombere.
Un fallimento aiutato dalla politica locale del contrasto che piuttosto che cercare di trovare soluzioni alla crisi, aiuta, paradossalmente, i porti concorrenti.

Arcelor ha dichiarato ufficialmente di rinunciare a sbarcare carbone a Brindisi. Con buona pace di tutti.
Di seguito si riportano le firme al presente comunicato, indicanti il numero di dipendenti di ciascuna impresa.

Agenzie Marittime:
• Gorgoni – 8
• Sea gate – 3
• Poseidone – 6
• Elica – 6
• Titi shipping – 19
• Albatros – 4
• Zaccaria – 4
• ACQ Italy srl  – 1
• Euromed di L. Carruezzo – 1

Vari imprenditori portuali di Brindisi:
• Baretta Impresa Domenico e Giovanni – 45
• Vetrugno Ambiente – 28
• Camer – 50
• Brigante srl – 80
• Brinmar – 9
• Il mondo – 10
• Seamed trading shipping – 15
• Cantiere navaleDanese – 35
• Avvisatore marittimo – 6
• Cantieri Navali Balsamo – 14
• Interceptor – 16
• Dal Pont lavori subacquei – 3
• Navinsp – 4

Autotrasportatori:
• Global transport – 42
• Attorre – 40
• Di Viesto – 15
• Tib srl –

Imprese Portuali:
• Peyrani – 106
• Ecologica – 110
• Briamo – 67
• INBA – 38
• Tmm – 8
• Bonatesta – 50
• SIR – 192

Doganalisti:
• Derio De Giorgio – 2
• Spedimpex – 9
• Ezio Taveri – 3
• Marco indiano – 1
• Piliego – 1

Totale aziende firmatarie: 38
Totale dipendenti: 1.045

Associazioni:
• OPS OPERATORI PORTUALI SALENTINI
• RACCOMAR Brindisi
• CONFINDUSTRIA SEZ TRASPORTO PORTO
• FEDESPEDI

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Scritto da Redazione su set 6 2019. Archiviato come Ambiente, Infrastrutture, Italia, News, Porti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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