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L’Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico Settentrionale in merito alla sentenza 398/20 del TAR Veneto

Venezia-L’Autorità ritiene utile precisare che la sentenza del TAR pubblicata ieri relativamente al ricorso presentato da VTP non dà il via libera a operazioni di project financing per la caratterizzazione dei sedimenti ma riconosce esclusivamente l’obbligo delle Amministrazioni coinvolte (l’AdSP stessa e il PIOPP) a fornire entro novanta giorni una risposta – positiva o negativa che sia ­- a VTP rispetto alla richiesta di effettuare a proprie spese carotaggi lungo il Canale Vittorio Emanuele III, il Canale Nord e il Canale Brentelle. Rimane invece aperta la possibilità, già avanzata dall’Autorità, di adottare una finanza di progetto per la realizzazione di un terminal crocieristico sito sulla sponda nord del Canale Nord.

Il TAR ha dunque stabilito la doverosità di una risposta all’istanza di VTP alla quale l’Autorità non ha in buona fede dato corso essendosi già pronunciata nel 2018. Si ricorda, infatti, che già nell’agosto del 2018 VTP aveva chiesto autorizzazione a procedere all’AdSP per le caratterizzazioni sulle stesse aree.

L’Autorità aveva risposto che era propria intenzione procedere direttamente, trattandosi di attività istituzionali ed avendo già approntato le procedure necessarie all’affidamento delle indagini di caratterizzazione, per le quali aveva già messo a bilancio oltre 200.000 euro. AdSP, cui non è addebitabile alcuna inerzia su questo fronte, non ha mai potuto dare attuazione a questa iniziativa, in carenza di una attualizzazione del Piano morfologico della Laguna di Venezia e del protocollo di gestione dei sedimenti,  precludendo così l’attività di dragaggio e l’individuazione di adeguati siti di conferimento dei sedimenti medesimi. Questo avveniva nonostante le ripetute insistenze dell’Ente per ottenere i debiti assensi a procedere dalle varie Amministrazioni, centrali e locali, coinvolte.

La sentenza del TAR, su cui l’Autorità si riserva di valutare un eventuale ricorso al Consiglio di Stato,  si rivela comunque interessante, perché lascia spazio a un’interpretazione della normativa vigente utile anche per l’Ente, che potrebbe realizzare così anche altre caratterizzazioni in attesa del nuovo “Protocollo fanghi”, permettendo di sbloccare almeno parzialmente gli interventi preliminari al piano escavi per i porti di Venezia e Chioggia.

A questo proposito, si ricorda che le operazioni di escavo previste e finanziate dall’Ente sono state realizzate solo in minima parte poiché mancano a tutt’oggi adeguati siti di conferimento per i sedimenti. Si attende, infatti, dagli enti competenti il via libera all’innalzamento dell’Isola delle Tresse e l’individuazione di nuovi siti.

Nonostante tutte le difficoltà riscontrate negli ultimi mesi, l’attività dell’Autorità non si è mai fermata, tanto è vero che sono state già realizzate caratterizzazioni lungo il canale Malamocco-Marghera, la principale arteria del traffico portuale veneziano dove sono state svolte anche mirate operazioni di escavo per ripristinare i fondali.

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Scritto da Redazione su mag 5 2020. Archiviato come Italia, Legislazione, News, Porti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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