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I porti nel decreto Rilancio, ma non troppo

Roma. Lo shipping mondiale fino al 2019 era in continua crescita in tutti i suoi settori: la crocieristica stava registrando numeri significativi come il ramo container. E’ bastata una pandemia da virus sconosciuto per costringere il mondo a un’attenta riflessione su temi come sicurezza sanitaria, lavoro, organizzazione del lavoro, finanza, economia e sicurezza sociale. I porti monovalenti, come quelli crocieristici, solo container, solo petroliferi, sono quelli che soffrono la crisi più altri; quasi a dimostrare che il concetto di “porto” inteso polivalente sia la carta vincente per sopravvivere a una crisi biblica.

Tutte le nazioni, Italia compresa, si stanno attrezzando con vari strumenti legislativi finanziari per fronteggiare l’attuale crisi sanitaria che già si è trasformata in crisi economico-sociale. In questi giorni, si aspetta che tutte le disposizioni contenute nella proposta del decreto ”Rilancio” diventino legge per comprendere come sarà a distribuzione degli stanziamenti che interessano tutto il settore dei trasporti, della logistica e della portualità italiana. La proposta di lege prevede 252 articoli distribuiti su Titoli e Capi, oltre ai consueti allegati, il tutto su circa 450 pagine.

La parte più interessante la troviamo nel Titolo VIII che tratta le misure di settore su XII Capi. Al Capo III troviamo le misure per i trasporti (salvo disponibilità delle risorse); gli articoli 197e 198 riguardano il sostegno e interventi alle imprese ferroviarie delle merci e passeggeri per cui si autorizza una spesa aggiuntiva di 20 milioni di euro per il 2020; il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, trasferisce al gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale le risorse suddette con un calendario preciso. Sul trasporto combinato – Ferrobonus e Marebonus – (art. 199) si autorizzano progetti per migliorare la catena intermodale e decongestionare la rete viaria.

Si tratta di nuovi progetti per l’istituzione, l’avvio e la realizzazione di nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci o il miglioramento dei servizi su rotte esistenti, in arrivo/in partenza da porti italiani, che collegano porti situati in Italia o negli Stati membri dell’Ue o dello spazio economico europeo. In quest’ articolo si prevedono anche dei contributi economici  per i nodi logistici e portuali in Italia. La spesa sarà di 40 milioni di euro per il 2020 e di ulteriori 20 milioni di euro per il 2021 (Marebonus); mentre 26 milioni di euro per l’anno 2020 e di ulteriori 15 milioni di euro per l’anno 2021 (Ferrobonus). Sulla modalità di trasporto aereo, (art. 201), la crisi delle aerolinee, essendo riconosciuta al livello globale, per superarla necessita di interventi per consentire una rapida ripartenza del traffico aereo una volta ripristinate le condizioni di sicurezza sanitaria.

La proposta normativa prevede l’istituzione di un apposito fondo presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti finalizzato a ristorare i danni subiti: a) dagli operatori nazionali in possesso del prescritto Certificato di Operatore Aereo (COA) in corso di validità e titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciati dall’ENAC, che impieghino aeromobili con una capacità superiore a 19 posti, per i danni subiti dalla riduzione dei traffici determinata dalla misure di prevenzione e contenimento del virus Covid -19; b) dai prestatori di servizi aeroportuali di assistenza a terra in possesso del prescritto certificato in corso di validità rilasciato dall’ENAC. Sul versante delle disposizioni in materia di lavoro portuale e di trasporti marittimi, l’articolo 202 del decreto”Rilancio” rimarca tutto quello che la Ministra De Micheli aveva dichiarato durante l’audizione della Camera dell’altro giorno.

Si prende atto della riduzione dei traffici nei porti italiani dovuta alla pandemia di coronavirus; le misure economiche di sostegno interessano gli operatori portuali e le imprese che operano nel settore portuale e marittimo, riaffermando l’operatività degli scali nazionali. In particolare le Autorità di Sistema portuale disporranno, fino all’azzeramento, la riduzione dei canoni concessori, utilizzando risorse già disponibili e coprire le mancate entrate potranno gestire quelle del proprio avanzo di amministrazione. Ridurre i canoni concessori sia per le concessioni di beni demaniali (art. 36 C.N.), sia concessioni per servizi portuali (artt. 16,17 e 18 L.84/964). Si prevedono anche disposizioni che estendono di un anno la durata di tutte le concessioni di aree in ambito portuali, sia per le settrici passeggere e merci, in particolare nell’ambito crocieristico, sia per la cantieristica navale, e per quelle turistico ricreative.

Si estendono di dodici mesi le concessioni di rimorchio (art.101 C.N.) e sono incentivate le attività all’interno delle Zone Economiche Speciali impegnate all’attrazione di investimenti,l’incremento delle esportazioni, a creazione di nuovi posti di lavoro; attività e servizi alla logistica portuale come magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti nelle sue modalità e per le vie navigabili interni. Si spera che tutto questo possa avvenire nel più breve tempo possibile; per ora sarebbe sufficiente per il MIT sbloccare tutte le opere per infrastrutture portuali, grandi o piccole, già programmate e molte già avviate, e bloccate da una burocrazia “tassativa” che si comporta al pari di virus, se effettivamente si vuole una ripartenza economica e sociale di un’Italia che non “guardi” solo il mare.

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su mag 11 2020. Archiviato come Infrastrutture, Italia, Legislazione, Nautica, News, Porti, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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