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Il Presidente Vincenzo Bellomo sul Decreto rilancio: Il Governo dimentica che anche i piloti di porto hanno sofferto le conseguenze della crisi causata dal Covid 19

Pubblicato il cosiddetto DL Rilancio recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 che nel suo articolo 199 riporta “Disposizioni in materia di Lavoro portuale e Trasporti marittimi”.

Abbiamo riletto più volte il comma 6  e, pur nella considerazione dello stato di emergenza nel quale queste misure economiche hanno visto la luce, sentiamo, tuttavia, l’urgenza – come Unione Piloti e rappresentanti del servizio di pilotaggio di fare alcune riflessioni.

Si rileva che tali regole, così come stabilito nelle premesse, dovrebbero essere rivolte a  destinatari, considerati di pari rango, in quanto misure di sostegno alle imprese, al lavoro ed all’economia necessarie a sorreggere le attività che, per gli effetti devastanti della pandemia, sono state duramente colpite.

Pertanto, pur vedendo con favore l’attenzione rivolta alla fornitura del lavoro portuale temporaneo (ex art. 17 legge 84/94) ed al servizio ormeggiatori per il quale è stato riconosciuto un indennizzo dovuto per le ridotte prestazioni di ormeggio rese da dette società dal 1° febbraio 2020 al 31 dicembre 2020 rispetto ai corrispondenti mesi dell’anno 2019, lo stesso non si rileva per altre realtà portuali.

Infatti, le “ridotte prestazioni di ormeggio” sono dovute ai mancati approdi delle navi.
Addirittura in porti come quelli a maggior vocazione crocieristica o di collegamenti con navi Ro/Ro Passeggeri, e l’elenco risulta veramente lungo, gli accosti delle navi si sono sensibilmente ridotti e, cosa ancor più preoccupante, potremmo trovarci nella condizione che alcune corporazioni o stazioni dei pratici locali, non possano sostenere il peso dello scossone economico generato dalla situazione sanitaria.

Ciò ha comportato, però, minori introiti anche per il rimanente cluster portuale.

Invero, le Corporazioni Piloti italiane, pur in presenza di drammatica diminuzione dei traffici e quindi,  notevole decremento di introiti, i loro dipendenti non hanno visto un solo giorno di cassa integrazione, facendo gravare tutto il peso economico sui piloti effettivi.

La legge ha riconosciuto il pilotaggio come servizio pubblico e di interesse fondamentale per la sicurezza della navigazione, svincolandolo pertanto da qualsiasi condizionamento di carattere privatistico; i piloti sono i primi a salire a bordo della nave e gli ultimi a scendere e non sono mai venuti meno – soprattutto in questo ed in qualsiasi altro periodo di emergenza – al loro dovere di garantire la sicurezza della navigazione e la continuità dei traffici commerciali.

Il servizio di Pilotaggio, come noto, con il Regolamento Europeo 352/2017 è stato escluso dalla liberalizzazione, rimanendo in capo ad esso un penetrante controllo e vigilanza sul suo esercizio. Ne è un esempio la determinazione delle tariffe che devono essere effettivamente, come del resto fino ad oggi avvenuto, strettamente legati ai costi per il servizio aumentato della giusta remunerazione per i piloti.

Bisognerà non sottovalutare che, senza una misura compensatrice, i mancati introiti dovuti alle ridotte prestazioni, si ripercuoterà inevitabilmente sulle tariffe per l’approdo delle navi, con un intuibile loro sensibile aumento e – in una situazione di questo tipo,  in occasione dei rinnovi tariffari – non si potranno  invocare la consueta sensibilità ed il senso di responsabilità  per la ripresa dei traffici.

Pertanto, non avendo notizia che il servizio di pilotaggio sarà destinatario di un provvedimento ad hoc, non riusciamo a comprendere come mai i piloti non sono stati considerati meritevoli dello stesso sostegno, assicurato al servizio di ormeggio, per il calo dei traffici nei porti italiani derivanti dall’emergenza Covid-19.

Si osserva che l’aver fornito sostegno solamente ad uno dei servizi  del cluster portuale, non sia risolutiva del problema. Se, le tariffe d’ormeggio non saranno gravate dei costi derivanti dagli effetti COVID-19, altrettanto non si può dire degli altri servizi portuali e del servizio di pilotaggio che, per effetto degli prevedibili aumenti tariffari dei servizi resi in occasione dell’approdo della nave, si potrebbe determinare una  condizione che provoca una minore capacità concorrenziale degli scali italiani, ponendoli fuori mercato con evidenti conseguenze anche per lo stesso servizio d’ormeggio.

Siamo certi che la Ministra Paola De Micheli,  qualora volesse concederci l’immenso onore di dedicarci un po’ del suo preziosissimo tempo, potrebbe riconsiderare l’inserimento del servizio di pilotaggio tra i destinatari delle misure di sostegno all’economia, riconoscendo così la professionalità ed il ruolo fondamentale dei Piloti, orgogliosamente rivendicata, che si svolge dalla fase di ingresso in porto a quella finale di partenza ed esercitata, fuori da ogni retorica, con la dedizione e l’amore che ogni pilota ha della propria professione.

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Scritto da Redazione su mag 25 2020. Archiviato come Diporto, Italia, Legislazione, Nautica, News, Porti, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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