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Porto di Brindisi: obiettivi prioritari

Riceviamo e pubblichiamo, dall’ing. Roberto Serafino, alcune considerazioni sul porto di Brindisi. L’ing. Serafino è esperto del settore portuale, già docente universitario e membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

E’ di buon auspicio il fatto che ultimamente vi siano stati numerosi interventi concernenti il porto di Brindisi, sperando che finalmente cominci a sollevarsi la fitta nebbia che da alcuni decenni lo avvolge.

Possedendo un rudere inutilizzabile in una bella zona e volendo trasformarlo in una abitazione moderna, confortevole, magari smart, green, ad emissioni zero, etc., è ovvio che occorre innanzitutto un adeguato progetto elaborato da professionisti competenti.
Per il porto di Brindisi l’equivalente progetto si chiama “Nuovo Piano regolatore”: partendo dal “rudere” attuale, ed in funzione delle esigenze moderne, della evoluzione delle navi, dei traffici, dei mercati e delle conseguenti opportunità, si deve riprogettare l’intero porto.

Non è un compito semplice, ma nemmeno impossibile.
Parlare oggi di bricole o altri argomenti simili è come parlare di un infisso o di un palo di sostegno per impedire la caduta di un solaio nel vecchio rudere, che comunque rimarrà tale.

Ho già ricostruito la storia del piano regolatore attualmente in vigore, delle caratteristiche essenziali del nuovo piano, del perché per oltre 25 anni non si è voluto neppure ipotizzare un nuovo piano regolatore di cui era sempre più marcata l’esigenza (si vedano i miei articoli del 20 febbraio 2019 e del 14 gennaio 2020); ma vi sono alcuni ulteriori aspetti a cui bisogna prestare la massima attenzione.
L’avvento delle Autorità di Sistema e l’introduzione del piano strategico, in particolare nelle Autorità di Sistema dove i porti importanti sono 2 o più, hanno di fatto reso impossibile l’approvazione sia di nuovi piani regolatori sia di nuove varianti.

Taranto si salva perché all’inizio del 2010 il Commissario Giuffrè aveva presentato in Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il nuovo piano regolatore, poi adeguatamente modificato, ma anche perché nell’Autorità di Sistema vi è solo il porto di Taranto.

Non a caso, con una procedura estremamente semplice, ma con una precisa volontà politica, il porto di Messina è stato scorporato dal porto di Catania.
Il porto di Brindisi sta diventando un peso morto anche per Bari, perché è ipotizzabile che su Brindisi i costi di gestione superino ampiamente le entrate, specie quando sarà concluso il traffico del carbone.

È ormai evidente che, se si vuole veramente la rinascita del porto, si devono ottenere in primis i seguenti obiettivi:
1) lo scorporo del porto;
2) la nomina di un commissario con il compito principale di redigere il nuovo piano regolatore.
Solo così Brindisi potrà concretizzare le enormi potenzialità tuttora presenti e che si prospettano, senza perdere ulteriore tempo e senza sprecare risorse ed energie in rattoppi inutili.

Ing. Roberto Serafino

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Scritto da Redazione su lug 28 2020. Archiviato come Ambiente, Infrastrutture, Italia, News, Porti, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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