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Considerazioni sulla Nautica da diporto

Girando fra gli stand del Salone Nautico della Puglia vi si trova di tutto: dal laboratorio della didattica dell’educazione marinara all’azienda  che presenta le  proprie ultime risoluzioni nautiche.
Nel settore della nautica esistono competenze tecnologiche anche sofisticatissime, ma queste sono spesso poco conosciute e poco codificate; raramente vengono trascritte in testi e manuali, e si perdono tra molte imprese piccole e piccolissime, tutte in genere altamente gelose del proprio know how. Le imprese leader hanno in genere sistemi più strutturati, ma difficilmente accessibili dall’esterno. Ci troviamo di fronte ad una “intelligenza dispersa”, che invece di essere risorsa per una evoluzione tecnologica, si traduce in un vero flop per la formazione professionale di quel settore che definiamo “artigianato tecnologico”, soprattutto nella nautica da diporto. Questa situazione, lacunosa a livello nazionale per proporre politiche pubbliche di supporto, diviene ancora più problematica a livello regionale e sub-regionale. Proprio  a questi livelli che di fatto si colloca la politica industriale e la politica dell’innovazione nel nostro Paese, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione. Il livello regionale ha competenze costituzionalmente definite, esclusive o concorrenti con lo Stato. Gli enti di livello inferiore alla Regione, come le Amministrazioni Provinciali e le Camere di Commercio e non di rado le Amministrazioni Comunali, hanno un ruolo di fatto, come organizzatori delle relazioni territoriali e con le imprese, nonché con gli stakeholder presenti sul territorio (eventi, fiere, saloni, studi e dibattiti inerenti il settore). A questi livelli vengono di norma poste le questioni della perdita di competitività (e quindi di valore aggiunto, quindi di occupazione e investimenti) dei settori a media e bassa tecnologia, più o meno organizzati in distretti. Ed è a questi livelli che la mancanza di una strumentazione adeguata di policy, sia in fase di progettazione, che di attuazione e monitoraggio, si fa sentire. Per esempio, è il caso della Camera di Commercio che deve sentire il bisogno di realizzare un progetto, magari cofinanziato dall’unione regionale, per monitorare in Puglia nuovi trend tecnologici, se esistono almeno nei tre campi della nautica: costruzioni, motori e propulsione, servizi ausiliari di bordo. Questo, per dimostrare la vicinanza al territorio, per veicolare ipotesi di soluzione per compattare la criticità e la frammentazione di questo settore, (funzione primaria dei distretti). E’ chiaro, lo diciamo tutti che il settore nautico è un banco di prova di estrema difficoltà. Il settore della nautica in Italia è caratterizzato dalla presenza di pochissime aziende in grado di coprire l’intero ciclo produttivo, orientate alla realizzazione di imbarcazioni di grandi dimensioni (maxi yacht), e da un numero molto elevato di piccole e piccolissime imprese specializzate solo in alcune fasi della filiera, caso della Puglia; anche se crescono aziende che sanno realizzare imbarcazioni di media dimensioni.

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su mar 25 2011. Archiviato come Legislazione, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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