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La cicala e la formica: le ZES. Quando la realizzazione?

Parlare di favole di Esopo nella particolare materia, oggi attualissima, tecnico scientifica, delle zone economiche speciali, è arduo e quanto mai complicato, se consideriamo gli effetti che si hanno o possono aversi nell’ambito dello sviluppo economico di una determinata area o Regione interessata dalla delimitazione territoriale delle ZES così come concepite e normate.

Ma il significato della nota, e molto amata favola, allorquando vuole significare che ad un momento impegnativo bisogna arrivare preparati, serve a capire che per arrivare alle ZES in Italia bisogna arrivare preparati e pronti, circostanze queste, che sono al momento lontane da ogni efficientemento reale e concreto, sia per quanto attiene il piano strategico regionale sentiti i sindaci interessati, sia per quanto attiene le concrete misure di sviluppo economico interne ed a farsi nelle ZES.

Zes, zone economiche speciali regolamentate nel febbraio 2018 in apposito provvedimento legislativo, vogliono essere un moltiplicatore della economia e della ricchezza per alcune zone disagiate del Paese Italia al fine di riequilibrare il Nord col Sud, introducendo non meccanismi di privilegio economico ma incentivi, agevolazioni e semplificazioni per un periodo determinato e sopratutto ponendo come base di sviluppo il porto le sue correlate aree portuali e la retroportualità non fa essenziale di sviluppo delle regioni e quindi nei territori inseriti nella ZES. Paesi quali la Polonia, la Slovenia e la Lituania hanno sviluppato la loro economia negli ultimi venti anni proprio con delle ZES ben calibrate, sia sul luogo di intervento che nel tipo di agevolazione da offrire ai player interessati ad investire.

L’articolo sette, del dpcm n.12 del 25.01.2018 in gazzetta ufficiale del 26.02.2018, stabilisce che le ZES hanno una durata di non inferiore a sette anni per un massimo di quattordici prorogabili per altri sette alla luce dei monitoraggi sui risultati di investimenti operati anche con l’aiuto della agenzia di coesione territoriale ad istituirsi; ruolo fondamentale è  svolto dal comitato di direzione a capo del quale è posto il presidente della Autorità di Sistema Portuale interessata dalla delimitazione della ZES stessa, la stesura del piano di sviluppo strategico, stabilendo le condizioni per l’accesso ai presidi economici e tecnici presenti, ai rapporti con i rappresentanti istituzionali, all’espletamento delle procedure amministrative.

ZES, quali strumenti di sviluppo dello shipping e della portualità italiana meridionale anche nell’obiettivo di agganciare i flussi di merci che dal nord Africa e dal canale di Suez viaggiano verso il nord Europa con il corridoio Scandinavo Ten-t; condizione essenziale è lo sviluppo della logistica portuale e delle interferenze del trasporto, delle merci e dei passeggeri che raccordate, consentiranno di velocizzare e semplificare il viaggio e la consegna delle merci o dei passeggeri a destinazione.

Ma l’attivazione delle ZES in Italia tardano a farsi… e tardano anche le concorrenti forme amministrative di raccordo con le istituzioni: nel mentre molto si discute, e ancor più si tende ancora a porre in discussione, estensione e delimitazione dei confini territoriali operando una serie di aggiustamenti, a volte frutto del campanilismo non solo interprovinciale.
Ma quali sono i beni oggetto di attrattività da parte delle ZES? Certamente sono i territori ad esprimere le loro peculiarità. Potremmo andare dalla industria all’agro-alimentare passando per la automotive e la cultura, la farmaceutica e il turismo, insomma argomenti idonei ad attrarre imprenditori internazionali capaci di investire  milioni e  milioni di euro approfittando degli sgravi economici e fiscali, intrinseci del regime delle ZES. Ma ad oggi, tranne alcune esperienze della

Campania omologate dalla presidenza dei ministri, la situazione naviga in alto mare per la tardiva realizzazione istitutiva delle ZES dovuta ad un forte rallentamento di accordi tra enti e parti interessate, a cui fa inevitabilmente seguito una rarefazione degli investimenti strutturali a servizio dei porti, investimenti, che lo ricordiamo promanano altresì, da risorse economiche nazionali che a loro volta possono subire ulteriori rallentamenti.

Tali titubanze, supportate da evidenti tracce amministrative, pongono alta la guardia su ciò che potrà accadere nel prossimo anno in tema ZES; tema lo ricordiamo che intende significare rilancio e coesione del sud e del sud con il nord e con l’Europa stessa.
Ma ad oggi le complicazioni esecutive ed attuative rendono la partenza delle ZES un miraggio aggravato dalla assenza, anche questa colpevolmente ritardata della previsione, dei cosiddetti corridoi doganali semplificati che opererebbero di concerto con l’area ZES amplificandone e favorendone gli effetti sempre nell’obiettivo di sviluppo a cui la ZES guarda pur osservando le zone adiacenti e circostanti.

Forse un po’ più di autorevole decisionismo in una qualificata ed univoca professionalità tecnica, osservando anche l’esperienza europea molto più avanti di noi, consentirebbe una maggiore velocizzazzione delle preventive intese, ovvero quelle degli investimenti infrastrtturali nei porti e per i porti a cui fanno seguito quelli specifici sui territori, zes che come immaginiamo sono lontani dal decollo operativo.
Ma qui inizia un’altra…favola!

Teodoro Nigro

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Scritto da Teodoro Nigro su dic 2 2018. Archiviato come Italia, Legislazione, News, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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