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DEF del governo ‘giallo-verde’

Roma-La strategia di riforma del Governo, com’è noto, si basa sul ‘Contratto per il Governo del cambiamento’ firmato dai leader politici della coalizione nel maggio dello scorso anno. Una prima versione del programma di riforma è stata presentata nella Nota di Aggiornamento del DEF 2018 a fine settembre.

Oltre ai vari aggiornamenti sul lavoro e interventi nel sociale, si nota che la sicurezza delle strade e autostrade sono i punti salienti del Documento di Economia e Finanza 2019. Strade e ferrovie sono modalità fondanti per garantire una mobilità interna di merci e persone sulle nostre reti/aste trasportistiche, in linea con direttive europee.

Tutto questo si legge nel nuovo documento, e che dovrà essere posto in parallelo con l’ampliamento degli organici tecnici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dedicati ai controlli di sicurezza. Sarà creata anche una banca dati sulle opere pubbliche per monitorare i parametri di sicurezza utilizzando sistemi tecnologici innovativi. Già a febbraio 2019, un DPCM di riparto aveva assegnato fondi per interventi di messa in sicurezza del territorio nazionale e impulso al trasporto locale e nazionale.

Inoltre, sono stati previsti contributi ai Comuni (fino a 20.000 abitanti) per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio culturale, con particolare riferimento ai viadotti, ponti, gallerie, ecc. La strategia del Governo in ambito infrastrutturale è rivolta a dare priorità a una rete di piccole opere diffuse, con particolare attenzione a viabilità e sicurezza di ponti, gallerie e strade interne. Infatti, gli obiettivi sottolineati riguardano: la promozione del trasporto ferroviario regionale e l’interscambio con altri mezzi; la riduzione del numero delle vittime della strada; la promozione della mobilità sostenibile; sostegno all’edilizia pubblica.

Per quanto riguarda i porti e gli aeroporti si enuncia che “il ruolo dei porti e aeroporti è essenziale per lo sviluppo dell’economia”. S’invitano Rete Ferroviaria Italiana e Anas a potenziare le infrastrutture di adduzione e di ultimo miglio, cercando di ridurre i tempi di permanenza delle merci nei porti. Le nuove misure riguardano la concessione di aree e banchine portuali, le autorizzazioni allo svolgimento delle operazioni portuali, la vigilanza sulle tariffe delle operazioni e dei servizi portuali. Risorse sono enunciate per attrezzare i porti con aree retro-portuali capaci di garantire lo sdoganamento delle merci in loco e il trasbordo su altre modalità, in particolare sulla rete ferroviaria, data al sua maggiore sostenibilità ambientale.

Nel settore aeroportuale gli interventi previsti tendono a migliorare la connettività, innanzitutto delle aree remote e disagiate del Paese, poco servite da collegamenti aerei interconnessi con le altre modalità di trasporto. Investimenti saranno indirizzati a garantire infrastrutture e servizi aerei efficienti ai territori minori. Inoltre, sarà assicurata una corretta competizione dei vettori che operano negli aeroporti nazionali con il superamento delle situazioni di monopolio di fatto e il miglioramento della qualità dei servizi resi ai viaggiatori.

Infine, saranno adottate misure per aumentare le conoscenze specialistiche in tema infrastrutturale, con l’attivazione di nuovi percorsi professionali negli Istituti Superiori, di corsi di laurea triennale e magistrale, di master e corsi di formazione professionale post laurea e corsi di dottorato per le attività scientifiche accademiche legate alla ricerca e alla formazione nel campo della logistica marittima, dell’intermodalità e dell’autotrasporto. Le azioni intraprese e quelle da intraprendere attengono quindi, in via principale, al monitoraggio degli effetti della riforma della Legge n. 84/1994, per lo snellimento delle procedure amministrative in tema di ordinamento portuale, di analisi degli investimenti pubblici e della promozione di nuove politiche commerciali dei porti.

Premessa per ridiscutere il sistema delle Autorità, le cui criticità non sta nel modello di governance, ma in diversi vincoli operativi, normativi e procedurali. Secondo il presidente dell’AdSPMAM, Prof Ugo Patroni Griffi, se si voglia riformare e rendere competitivi i porti, occorrerà accentuare il regime di specialità e applicare alle A.P. la disciplina prevista per le imprese a controllo pubblico; regole che non siano quelle tipiche della pubblica amministrazione. Le Autorità di Sistema Portuale – afferma Patroni Griffi – sono figure complesse che da una parte non rientrano nella categoria degli enti pubblici economici; e dall’altra non sono nemmeno riconducibili al modello della ‘pubblica amministrazione’ in senso stretto, perché gestiscono un’infrastruttura che deve reagire alle fluttuazioni del mercato.

Le AdSP hanno, infatti ‘una specificità già riconosciuta dalla legge 84/94 che le aveva classificate come soggetti di rilevanza nazionale a ordinamento speciale o diversificato rispetto a quello degli altri enti’. Per il Prof Ugo Patroni Griffi, il processo di engineering istituzionale sarà valido a due condizioni: le AdSP dovranno rimanere enti pubblici non economici – mantenere la funzione di servizio pubblico – a difesa dell’interesse generale dello Stato; e che le AdSP non debbano intervenire nell’esercizio dell’attività economica, rimanendo quest’ultima nella competenza esclusiva dei privati. Si vedrà in futuro quanto il DEF ha previsto e come evolverà la riforma Delrio sui porti italiani.

 

Abele Carruezzo

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Scritto da su Mag 7 2019. Archiviato come Authority, Italia, Legislazione, News, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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