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Batiscafo Trieste ed il suo 60.mo anniversario del record assoluto nella Fossa delle Marianne

Trieste. In questo 2020, la città giuliana sarà la capitale europea della scienza, e per l’occasione ospiterà l’Euro Science Open Forum, l’evento biennale scientifico più importante d’Europa.  Occasione migliore per omaggiare il Batiscafo Trieste e la sua eccezionale storia scientifica nel campo delle esplorazioni del nostro pianeta creando un allestimento fisso in un Museo del Mare per tramandare alle future generazioni  e per coniugare cultura e turismo.

Sessant’anni addietro, il Batiscafo Trieste, ideato dal fisico svizzero Auguste Piccard e pilotato da suo figlio Jacques Piccard, con a bordo il luogotenente della Marina americana Don Walsh, raggiungeva il punto più profondo del pianeta Terra (Lat. 11°18’.5 N; Long.  142°15’.5 E) situato nell’Oceano Pacifico.  Nel 1960, prima dell’era digitale e prima delle comunicazioni satellitari, per la prima volta un uomo, una mente pensante e non un robot o una telecamera,  aveva potuto vedere quell’habitat estremo direttamente attraverso un oblò,  senza  interfaccia tecnica e senza un monitor.

Oggi, la moderna tecnologia ha permesso di mappare il fondale oceanico quasi nella totale vastità e con un’approssimazione di qualche decina di metri, mettendola al servizio della ricerca scientifica. L’avventura del Batiscafo Trieste era iniziata ufficialmente otto anni prima, nel 1952, quando l’Amministrazione comunale decide di far costruire dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico il batiscafo di Piccard con l’appoggio economico e logistico della città tutta per testimoniare la propria vocazione internazionale. L’idea fu generata da circostanze favorevoli tra i Piccard e il direttore del Museo di Guerra per la Pace di Trieste, Diego de Henriquez, come lo testimoniano alcuni documenti di recente scoperti.

Successivamente acquistato dalla Marina Statunitense per tentare di stabilire il record assoluto nelle profondità abissali del Pacifico. Il Batiscafo dei Piccard arrivò nella base militare di Guam nel 1958 e nei due anni seguenti fu inserito in un progetto di ricerca scientifica, denominato NEKTON; osservare direttamente il mare profondo apriva l’orizzonte alla moderna oceanografia e alla biologia marina e in concreto il batiscafo poteva servire per il recupero dei satelliti caduti in mare. Con il Batiscafo Trieste l’US Navy aveva conquistato l’“inner space” della Terra, per distinguerlo da quello esterno al pianeta, con i suoi viaggi sulla Luna.

In riconoscenza del grande apporto dato all’immagine della città, a pochi mesi di distanza da quell’impresa i due Piccard furono iscritti all’Albo dei cittadini onorari di Trieste con la seguente motivazione: “Scienziati di chiara fama per le loro scoperte nel campo della stratosfera e delle profondità e aver legato il nome di Trieste al glorioso batiscafo.” (20 giugno 1960). Per ricordare quell’evento approderanno a Trieste nel corso del 2020 alcune iniziative, tra le molte, una doc -fiction sull’impresa tutta italiana, a testimonianza della sua potente storia che la città di Trieste, avocazione internazionale, merita.

 

Abele Carruezzo

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Scritto da Abele Carruezzo su feb 4 2020. Archiviato come Ambiente, Cultura, Internazionale, Italia, News, Trasporti. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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