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La logistica navale di Cristoforo Colombo è stata fondamentale per il commercio e per la globalizzazione economica
Il grande navigatore genovese (Genova, fra il 26 agosto e il 31 ottobre 1451 – Valladolid, 20 maggio 1506) ha aperto una vasta rete di rotte che ha permesso alle merci di raggiungere facilmente i mercati internazionali, giocando un ruolo chiave nella globalizzazione economica.
Precursore della blu economy di oggi, ha permesso di gestire un flusso costante della merce attraverso numerosi collegamenti tra i mercati economici internazionali.
Che sia stato un ‘logistico navale’ lo dimostra la cura applicata nella gestione e pianificazione ottimale della rotta “buscar el levante por el ponente”, ottimizzando i costi, riducendo i tempi di transito (lo studio degli alisei) per garantirsi un approdo sicuro delle Indie. Il progetto era chiaro: navigare verso Occidente per arrivare ad Oriente ed in questo modo sviluppare i commerci con Cipango (il Giappone attuale), con il Gran Can e la Cina e con le Indie; si basava su studi dell’Imago mundi di P. d’Ailly, la Historia rerum ubique gestarum di Pio II Piccolomini, il Milione di M. Polo.
Oggi, gli esperti in logistica navale utilizzano algoritmi e sistemi di monitoraggio per ottimizzare le rotte, riducendo i tempi di navigazione e massimizzando l’efficienza complessiva del trasporto marittimo.
Nelle Americhe si celebra il Columbus Day; celebrazioni più legate alla comunità italo-americana di New York e nel 1792 il grande navigatore geneovese veniva celebrato come simbolo del coraggio, della determinazione, della sete di conoscenza. Poi, in seguito, nel 1937 il presidente Franklin Delano Roosevelt proclamò il Columbus Day una festa federale in tutti gli Stati Uniti d’America. Dopo varie contestazioni nell’ultimo decennio, il presidente Donald Trump ha ripristinato la festa del Columbus Day.
In Italia il 12 ottobre è la Giornata nazionale di Cristoforo Colombo, istituita dal Governo nel 2004 proprio per celebrare la storica impresa del nostro navigatore.
Anno 1492, 12 ottobre, il marinaio della Pinta, Rodrigo da Triana, avvista per primo la terra nel cuore della notte. Si tratta di un’isola chiamata dagli indigeni Guanahami, ma Colombo la ribattezza col nome di San Salvador – Bahamas – dopo aver attraversato l’Atlantico. Una data che per molti Storici segna la fine del Medioevo; per altri – non europei – Colombo non è un “public history”.
In Navigazione e in Economia Marittima, la via di Colombo e le rotte che seguirono sono considerate decisive e passaggio epocale per il futuro ed hanno testimoniato l’avanzare del progresso e il destino dei popoli nel solcare i mari. Proprio come oggi, l’uomo tenta di solcare il cielo verso altri pianeti, fuori dal pianeta madre, la Geo.
Il 1492 segna il passaggio all’età moderna: età positiva, di altri confini, con rottura di vecchi schemi mentali e nuove conoscenze geografiche, cartografiche, matematiche e astronomiche.
Il ‘sapere’ che va avanti contro i limiti di una tradizione per ricercare il nuovo; dopo il 1492 l’economia europea acquista una dimensione planetaria con ripercussioni sugli equilibri del Vecchio Continente.
Passando alla logistica navale, mi preme sottolineare lo ‘spirito nautico’ con cui l’Ammiraglio del Mare ha pianificato il suo viaggio.
La partenza avvenne alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera. La flotta procedette verso le Isole Canarie. Imprevisti: il 6 agosto andò in avaria il timone della Pinta, riparato poi da Pinzon; si fece scalo di circa un mese a La Gomera per rifornimenti e modifiche alla velatura (da latine a quadre sulla Niña); imbarcarono tronchetti di legno per essere bruciati durante la notte nel braciere del coronamento a poppa degno della loro presenza (non esistevano i fanali di via e altri); furono impartite ai marinai, imbarcati per la prima volta e non esperti di mare, lezioni di ‘Arte maribaresche’. Il 6 settembre 1492 ripresero il largo, dal porto di San Sebastian e spinte dagli alisei, le caravelle navigarono per un mese nell’Atlantico.
La ‘Navigazione’ è scienza ed è dominio di una tecnica che Colombo conosceva bene e si sentiva in grado di portare la propria flotta a destinazione in sicurezza. Certo non si trattava della Navigazione odierna, ma la sua Navigazione ed il suo saper nautico gli consentiva di conoscere la posizione della propria nave, come determinare le distanze percorse e da percorrere, e in più sapeva leggere i mutamenti del tempo meteo e i movimenti del mare. Per orientarsi lo faceva tramite la posizione del Sole e quella delle stelle più luminose rispetto alla Stella Polare.
La logistica navale ha imposto a Cristoforo Colombo di dotare le caravelle della strumentazione nautica e della tecnologia d’avanguardia a quei tempi.
Furono così allestiti tre velieri – di norma definiti caravelle – di cui due, la Santa Maria e la Pinta erano dotati di alberi a vele quadre, mentre l’ultimo, la Niña, era dotato di vela latina. La Pinta, che stazzava 140 tonnellate e la piccola Niña solo 100, vennero comandate rispettivamente dai due armatori Martín e Vicente Pinzón. La Santa María, di proprietà del cantabrico – del Mar Cantabrico, litorale dell’Oceano Atlantico che bagna il nord della Spagna – Juan de la Cosa e a cui venne confiscata per questa missione, venne allestita per ultima. Venne inizialmente chiamata Gallega in quanto costruita in Galizia e fu lo stesso Colombo a darle il nome di Santa Maria, anche se quest’informazione non è proprio certa; nei suoi diari la chiama Capitana, Ammiraglia, Nao o semplicemente Gallega. Fu l’unico veliero della spedizione che rispondeva alla definizione di “nave”, stazzava 150 tonnellate e, in qualità di nave ammiraglia, era capitanata dallo stesso Colombo; de la Cosa venne anche nominato pilota di flotta per il viaggio.
A bordo fra le dotazioni degli strumenti per la navigazione troviamo: un solcometro, una clessidra, uno scandaglio, una bussola, uno Strumento per la misurazione della latitudine, due tavolette per calcolare distanze e traiettoria,carte nautiche.
Oggi la chiamiamo ‘bussola’, mentre prima di Colombo si chiamava ‘pixidis’. La pixidis nautica o pisside nautica era uno strumento magnetico utilizzato per l’orientamento sul mare. A differenza dei più antichi congegni marinari, costituiti da un ago di ferro magnetizzato galleggiante in un vaso d’acqua, la pixidis nautica era una scatola di vetro che conteneva un perno di bronzo nel quale era infilato un ago magnetico d’acciaio, e sul coperchio presentava 360 tacche, per indicare i 360 gradi goniometrici.
In Italia meridionale apparve verso la metà del XIII secolo; permetteva di orientarsi in mare aperto anche con mare mosso; divenuta così uno strumento di orientamento che indicava il nord e orientandosi verso la Stella Polare. Un’alidata (regula) posizinata sopra la pixidis serviva per misurare l’azimuth del sole, della luna e delle stelle, per stabilire la latitudine della nave.
È probabile che, tramite gli Arabi, sia giunta a Baghdad, successivamente nel Medioriente e poi applicata nell’arte della navigazione, come vuole la tradizione bassomedievale ed umanistica, dai marinai di Amalfi che frequentavano i porti arabi africani e siro-palestinesi.
Oggi come allora per conoscere le distanze servono due cose: – essere in grado di contare le leghe, (o le stanze di un appartamento o allontanamento) da un punto all’altro sulla carta e calcolare la distanza effettiva che si era percorsa (metodi empirici calcolando la velocità della nave) e veniva sommata ogni giorno.
Per calcolare le leghe, Colombo aveva a disposizione un pilota cartografo e uno scrivano. Riferiamo che la lega era di 4 miglia e il miglio usato da Colombo era quello ‘mediterraneo’ del tempo: 1480 metri; il miglio terrestre -oggi- è 1609 metri e il miglio marino è di 1852 metri. Il ‘grado’ utilizzato è quello di parallelo, cioè la 360esima parte della circonferenza terrestre. All’equatore, oggi, tale grado misura 111,324 Km. (diminuisce con l’aumentare della latitudine) e questo ha indotto Colombo in errori sul cammino solcato interpretando – il grado – in miglia italiane e non in arabe, come era riportato sulla carta e sulle tavole di Alfagrano (geografo arabo Al-Farghani). E così il viaggio nel mare ignoto diventava lungo e apparentemente infinito.
Per calcolare la velocità, Colombo ha usato un solcometro (tavoletta galleggiante che veniva buttata a poppa dalla nave) legato a una sagola con nodi posti equidistanti. Il numero di nodi trascorsi nel tempo della clessidra, dava una velocità approssimativa della nave. Di notte la cosa era più complessa e comunque un errore di un nodo su cinque poteva essere considerato nomale.
La clessidra marca un tempo che solitamente è mezz’ora. La mezz’ora è il tempo che scandisce tutte le attività di bordo. Ogni otto rovesciamenti cambiava il turno di guardia. Vi era poi una clessidra più piccola, che aveva una durata di un minuto, un minuto e mezzo che serviva a stimare la velocità della nave, attraverso l’uso combinato del solcometro. Colombo aveva anche imbarcato due giovani scrivani per annotare il numero dei rovesciamenti della clessidra.
Il “mostrarombi” è una tavoletta di legno con otto buchi per ciascuna delle 16 o 32 direzioni per indicare con punteruoli la prora tenuta ogni trenta minuti. Serve come collegamento tra i capoturno di guardia, analfabeti, e i piloti, semianalfabeti. Lo strumento, detto anche “renard” trasferiva ai piloti i valori di prora e talvolta di velocità tenuta durante la guardia. I piloti ricostruivano il tracciato giornaliero e registravano i dati sul brogliaccio di navigazione.
Il “martelojo” è una tavoletta con incisa o disegnata una tabella segnapunti, collegata con cordini e puntine che andavano a segnare una distanza percorsa (un punto equivaleva a un certo numero di leghe). In questo modo da non essere tenuta a mente.
Lo scandaglio è il primo e più rudimentale strumento per navigare: una lunga pertica di legno per saggiare il fondo o un peso di piombo attaccato a una che avea nodi a distanza regolare per poter stimare la profondità delle acque. In alcuni casi il piombo era cavo e aveva una colla o grasso spalmato all’interno, per poter prelevare del materiale dal fondo marino (sabbia, alghe).
Passiamo ad un altro strumento: la carta nautica. La carta piana veniva utilizzata per il carteggio in mare, era priva di riferimenti cardinali e costieri. È detta anche grigliato o reticolato costituito da quadrati. Anticamente il reticolato della carta era orientato per Est-Ovest (non come oggi Nord-Sud).
A dimostrazione di quanto sopra, si riporta la preghiera Eucaristica III, con cui il sacerdote celebrante recita: “… Veramente santo sei tu, o Padre, ed è giusto che ogni creatura ti lodi. Per mezzo del tuo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, nella potenza dello Spirito Santo fai vivere e santifichi l’universo, e continui a radunare intorno a te un popolo che, dall’oriente all’occidente, offra al tuo nome il sacrificio perfetto”. Non si menziona – anche oggi – i cardinali principali Nord/Sud.
Le carte per la navigazione mediterranea erano dette “portolani” normali. Le carte portolano di bordo presentavano un reticolato o parte di esso, noto come triangolazione, le cui linee erano chiamati venti e mezzi venti.
Colombo sicuramente conosceva la carta di Piri Rejs, ma il navigatore genovese basò i suoi viaggi verso l’America soprattutto sugli studi di un cartografo e matematico toscano, Paolo dal Pozzo Toscanelli, laureato alla facoltà di Medicina di Padova nel 1424, era un dotto medico, astronomo, matematico e cartografo interessato a trovare un nuovo modo per “rubare” le rotte delle spezie ai commercianti arabi.
Colombo conosceva anche il Compasso da Navegare del 1296. In questo portolano, vi sono descritti le coste del Mediterraneo, le distanze, le rotte e le caratteristiche dei porti, degli ancoraggi e dei fondali. Il percorso indicato era evidenziato in un’allegata Carta de Marear o mappa di navigazione che Colombo non perdeva mai di vista neanche per un attimo durante il suo primo viaggio.
Le carte nautiche hanno iniziato ad adottare il sistema cartesiano a partire dal XVI secolo, con l’introduzione delle proiezioni cartografiche moderne, in particolare la proiezione di Mercatore (1569). Questa proiezione, ideata dal cartografo fiammingo Gerardus Kramer Mercator, utilizza un sistema di coordinate cartesiane per rappresentare la superficie curva della Terra su un piano, facilitando la navigazione marittima.
Anche noi – nel quotidiano della vita – navighiamo per ponente perchè vogliamo scoprire l’oriri , la nascita, l’oriente!
Abele Carruezzo
Cristoforo Colombo sulla tolda della nave indica la via per il Nuovo mondo. Particolare di un manifesto illustrativo per l’esposizione italo-americana del 1892, tenuta in occasione del quattrocentenario della scoperta dell’America.









