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“Exposure: Lives at Sea”. I marittimi e le loro vite in mostra al Museo di Greenwich

Greenwich. Londra. L’importanza della Gente di mare non va certo dimostrato con toni retorici; ma sicuramente è stata messa in primo piano soprattutto durante questa pandemia da covid-19. I marittimi sono lavoratori di forte attrazione d’importanza antica per i popoli; infatti, la classe dei marittimi, in questo periodo, ha contribuito a mantenere riforniti i nostri supermercati, anche se centinaia di migliaia di loro sono rimaste bloccati in mare, a bordo delle loro navi.

I marittimi vivono la loro vita lavorativa lontano dai riflettori pubblici e i loro giorni e le loro notti raramente compaiono nell’arte o nella cultura popolare (tranne che negli ex voto per salvezza ottenuta).
Una nuova mostra organizzata dal Royal Museums Greenwich – “Exposure: Lives at Sea” – con video e forum sta permettendo a sei fotografi  di mare di utilizzare strutture e piattaforme mediatiche del Museo per evidenziare la vita del marinaio.

“Si spera che questa mostra contribuisca a far riconoscere il ruolo che hanno i marittimi nella nostra vita” – ha detto la curatrice Laura Boon, direttrice della Lloyd’s Register Foundation presso i musei reali di Greenwich – . “Era davvero importante per noi – continua la Boon – che ogni fotografo fosse impiegato nel settore marittimo in modo che potesse dare un ritratto più intimo di com’è la vita da marittimo”.

Nella mostra si notano le foto del direttore di macchina di una petroliera, Gabriel Cezar, che offrono uno spaccato di vita di bordo durante il blocco covid, con la nave all’ancora e non poteva attraccare per tre mesi. Le foto evidenziano un’esperienza familiare a tanti marittimi in tutto il mondo; cercano di dare alle persone care che stanno a casa uno sguardo di un mondo che molti non conoscono o che conoscono poco: Le sue foto percorrono il tema che “L’oceano è tutto, è la vita stessa. E’ casa”.

Peter Iain Campbell, fotografo scozzese, ha seguito dei corsi di formazione per essere assunto poi come operaio, imbarcato su una piattaforma offshore. Con i ritratti dei lavoratori offshore e le immagini degli impianti di perforazione su cui vivono per settimane, Campbell intende raccontare la storia delle persone dell’industria petrolifera e del gas del Mare del Nord e del regno Unito.

Jennifer Adler, fotografa e giornalista subacquea, ha contribuito con le immagini della vita dei ricercatori oceanografici, un team di lavoro che ha realizzato nel corso degli anni progetti per The National Geographic, The Nature Conservancy e Huffington Post. “La motivazione alla base del mio lavoro è portare la scienza a un più vasto pubblico e farla conoscere e che metta in contatto le persone con gli scienziati”, ha detto Adler.
Corey Arnold, pescatore di lunga data, ha contribuito con le immagini delle difficili condizioni che si trovano nelle acque dell’Alaska, insieme alle amicizie e ai rapporti di lavoro formati tra i compagni di squadra.

Il subacqueo e fotografo Octavio Aburto, esperto di ecologia marina, ha portato immagini sullo stato di conservazione della barriera corallina e dell’ecoturismo in Messico; mentre Michal
Krzysztofowicz, data manager with the British Antarctic Survey, con il suo progetto fotografico documenta un viaggio in Antartide (e un soggiorno di otto mesi in una stazione di ricerca isolata).

Il loro lavoro, oltre a visitarlo in presenza al National Maritime Museum di Londra, riaperto dopo il lockdown lo scorso 2 dicembre; ma è possibile visitare la mostra in visione remota on-line su https://www.rmg.co.uk/see-do/we-recommend/attractions/exposure-lives-at-sea.

Abele Carruezzo

Short URL: https://www.ilnautilus.it/?p=81031

Scritto da su Dic 9 2020. Archiviato come Ambiente, Cultura, Internazionale, Nautica, News. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi

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