Soccorso in mare, un drone a quattro eliche rivoluziona le emergenze

drone salvagente

(Foto courtesy https://didiokmaking.com)

Intervenire nelle emergenze in mare, in futuro, sarà possibile con un drone a quattro eliche che volando a pelo d’acqua è capace di raggiungere in pochi secondi chi rischia di annegare

Pechino. Si tratta di un drone – JX-6A Water Rescue Drone – sviluppato dalla società cinese Didiok Makings Company di Guangzhou, di nuova generazione per il soccorso aereo-acquatico, progettato per missioni di salvataggio in acqua rapide, precise e senza rischi.

Dotato di funzionamento a doppio ambiente, con una resistenza al vento di livello 6 e 190 Newton di galleggiamento, feedback video in tempo reale e durabilità classificata IP68, colma il divario tra le boe di salvataggio convenzionali e le costose operazioni con equipaggio.

La forza di galleggiamento – misurata in Newton (spinta archimedea) è una forza verso l’alto esercitata da un fluido che si oppone al peso di un oggetto parzialmente o completamente immerso; mentre la profondità immersa (espressa in metri) è la profondità alla quale un oggetto si trova nel fluido. La forza di galleggiamento a 190 Newton significa che può sostenere un adulto di circa 19 kg in acqua. IP 68: la prima cifra, il numero ‘6’, significa che lo strumento ha un grado di protezione totale contro l’ingresso di polveri; la seconda cifra, il numero ‘8’, significa che lo strumento è adatto per un’immersione permanente in acqua, a una profondità di almeno 1 metro.

Nel soccorso in mare, la capacità di galleggiamento determina l’efficienza di salvataggio della vita. Il design del drone permette al JX-6A di agire come una boa di salvataggio galleggiante che vola, estendendo l’operazione di salvataggio in caso di emergenza e riducendo al minimo il rischio per i soccorritori umani.

Presenta una progettazione aerodinamica, geometria ottimizzata delle eliche e algoritmi intelligenti di controllo del volo; – Motori brushless ad alta coppia: per fornire una spinta potente per un volo stabile in aria turbolenta; – Eliche composite: pale da 11,5 pollici (0,29 mt.) con passo di 4,45 pollici (0,11 mt.) forniscono elevata portanza ed efficienza; – Controllo giroscopico intelligente: Regola automaticamente beccheggio e rollio per contrastare le raffiche di vento; – Volo assistito da GPS: Mantiene la precisione della posizione sotto pressione del vento (< deviazione di 1,6 m).

Questo permette al JX-6A di operare in modo affidabile a velocità di vento superiori a 10,8–13,8 m/s, un punto di riferimento per la resistenza di Livello 6 sulla scala di Beaufort. Anche nelle regioni costiere soggette a tifoni, mantiene una stabilità di volo precisa e un funzionamento sicuro.

I primi test sperimentali del drone a quattro eliche hanno registrato risultati promettenti come la riduzione netta dei tempi di soccorso rispetto ai metodi tradizionali. I risultati tecnologici soddisfa i rigorosi standard industriali sviluppati sotto la sorverglianza di Emergency Management Agency for Firefighting and Rescue Equipment in China.

Le prime prove pratiche si sono già svolte lungo le coste del Guangdong, in Cina, coinvolgendo operatori della Protezione Civile e delle Capitanerie di Porto.

La filosofia operativa impiega un operatore a terra che guida il drone a quttro eliche (definito dalla società ‘salvagente volante’) verso il bagnante in difficoltà, superando onde e correnti senza dover entrare in acqua.

Il drone, che ha la forma di un classico salvagente rosso ma con quattro eliche, può volare a una velocità di 13 metri al secondo.

“Abbiamo pensato a qualcosa di immediato e semplice da usare”, ha detto Chen Wei, responsabile tecnico della Didiok Makings, durante una presentazione a Guangzhou. “L’obiettivo era tagliare i tempi di intervento a pochi istanti”.

Rispetto ai metodi tradizionali – la corsa del bagnino tra la folla, la lotta con le onde – il drone quasi azzera i tempi di risposta.

Può decollare più volte di seguito, anche dopo essere ammarato, seguendo i movimenti del bagnante in pericolo trascinato dalla corrente. Non solo: il JX-6A trasmette in diretta immagini video dell’area di emergenza, aiutando così le squadre a capire meglio cosa sta succedendo e a coordinare l’intervento. “Vedere in tempo reale cosa accade in acqua è un vantaggio enorme”, ha ammesso un operatore della Protezione Civile cinese.

Il drone non si limita a portare un solo salvagente: può trasportarne un secondo, con un carico massimo di 3 kg, per aiutare più persone insieme. La batteria garantisce più di 10 minuti di volo, mentre la quota massima dichiarata è di 4.200 metri – anche se durante i soccorsi resta sempre vicino all’acqua.

Secondo l’azienda, non serve un addestramento complicato: “Basta una breve formazione per imparare a pilotarlo”, ha spiegato Chen Wei.

In Cina, i Vigili del Fuoco, la Marina Militare e le Autorità Portuali stanno pensando di usarlo anche in caso di alluvioni o durante operazioni offshore. “Abbiamo già ricevuto richieste da vari enti pubblici”, ha confermato un portavoce della Didiok Makings. Il team di ricerca sta lavorando per migliorare l’aerodinamica e l’autonomia, oltre a integrare nuovi sistemi di rilevamento e comunicazione.

Non è la prima volta che i droni vengono usati nei soccorsi: in passato hanno trasportato medicinali o defibrillatori in zone difficili da raggiungere. Però il JX-6A Water Rescue Drone segna un passo avanti importante per la sicurezza in mare.

“Non sostituisce i bagnini”, ha chiarito un rappresentante della Capitaneria di Porto di Shenzhen, “ma può diventare uno strumento prezioso per salvare vite”.

In attesa che questa tecnologia si diffonda anche fuori dalla Cina, il ‘salvagente volante’ apre una nuova metodologia per prevenire gli incidenti in mare.

Abele Carruezzo