(Foto courtesy captainsmode.com)
Come nella navigazione antica si parlava di stanze, anche in quella moderna, tecnologicamente avanzata (elettronica, GPS, Radar, Inertial Guide, Digital), si continua a parlare sempre di stanze ma con strumenti diversi.
Quando parliamo di “stanze della navigazione”, riferite al cammino/percorso di una nave, stiamo evocando un concetto tecnico‑marittimo: le fasi sequenziali che una nave attraversa durante la navigazione nel mondo, quasi come “ambienti” o “stazioni” operative del viaggio.
Queste stanze non sono dei luoghi fisici, ma procedure funzionali, ciascuna con strumenti, ruoli e logiche proprie. Oggi superate, ma le ritroviamo in un esecuzione “voyage planning” eseguito all’ECDIS (Electronic Chart Display and Information System) in maniera digitale. Per la Solas, lo scopo primario dell’ECDIS è quello di contribuire a rendere la navigazione più sicura alleggerendo il carico di lavoro dell’Ufficiale di Guardia. La pianificazione del viaggio è un processo per eseguire in sicurezza il trasferimento della nave da un porto di partenza a quello di arrivo; cioè valutare i rischi coinvolti nel transito marittimo e di sviluppare un piano per mitigarli.
Le “stanze” del percorso di una nave, sono le fasi operative della navigazione per qualunque mare di seguito definite.
La partenza dal porto
La nave, con l’ordine del ‘pronti in macchina’ – comandato dal bridge alla engine-room – inizia il ‘moto vario’ e attraversa la zona portuale, dove si svolgono: – controlli di carico e stivaggio; – consultazione degli auspici e dei venti; – manovre di rimorchio fino all’imboccatura del porto, sbarco del Pilota, e con l’ordine del ‘finito macchine’ termina anche il ‘moto vario’ per navigare ‘alla via’.
E’ la fase più ritualizzata e amministrativamente complessa.
La navigazione costiera (periplo)
La prima parte del viaggio avviene spesso a vista di costa, seguendo: – promontori; – fari e torri di segnalazione; – correnti note.
Questa è definita la “stanza” della prudenza: si evitavano i rischi del mare aperto.
La traversata in mare aperto
Il cuore del viaggio. Qui entrano in gioco: – osservazione di stelle e costellazioni (ora non più); – uso degli strumenti di osservazione e cronometri; (oggi girobussola, radar, GPS, e sistemi inerziali, oltre all’ECDIS); – gestione dei venti dominanti.
E’ la fase più tecnica e pericolosa.
La gestione della nave in navigazione
Una vera “stanza” interna al viaggio, fatta di: – regolazione della propulsione e della velocità di crociera per ottimizzare rotte, combustibile, consumi e costi della traversata; – turni di guardia; – controllo della/e stiva/e e delle pompe di sentina; manutenzione continua. Oggi si è obbligati al Safety Management System.
In questa stanza vive la quotidianità dell’equipaggio.
L’avvicinamento al porto di destino
La nave torna in modalità costiera: – ricerca dei segnali ottici (osservabili, riconoscibili e rappresentati su carta nautica); – riduzione della propulsione, avvisi e comunicazioni amministrativi con l’Agente Raccomandatario; – preparazione delle ancore e dispositivi per l’ormeggio.
Questa è la fase in cui si decide se entrare subito o attendere condizioni migliori.
L’ingresso in porto e l’ormeggio
Ultima “stanza” del percorso: – si da il ‘pronti in macchina’, manovre ed inizio ‘moto vario’: Pilota e rimorchiatori; – ormeggio a banchina o a dolphins; fine ‘moto vario’ ; – inizio operazioni sbarco del carico e registrazione dei dazi.
Qui il viaggio si chiude e ne inizia un altro: quello commerciale.
Perché parlare di “stanze”
Gli storici della navigazione usano questa metafora – molto usata nella navigazione antica – per indicare che il viaggio non era e non è un continuum, ma una sequenza di ambienti operativi, ciascuno con: – rischi specifici; – strumenti dedicati; – ruoli dell’equipaggio; – tecniche di governo della nave.
È un modo efficace per ricostruire la logica della navigazione marittima, antica e moderna
Abele Carruezzo








