sabato, Settembre 18, 2021
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I marò italiani rimangono a “disposizione” delle autorità indiane

Massimiliano Latorre, 44 Anni, di Taranto, e Salvatore Girone, di Bari, entrambi di forza alla Caserma “Carlotto” del Battaglione San Marco di Brindisi, guidata dal contrammiraglio Pasquale Guerra, rimangono a “disposizione” della Polizia di Stato indiana per ulteriori interrogatori; rimangono accusati di omicidio dalle autorità di Kochi per la morte di due pescatori.

Sapevamo tutti delle gesta dei marò del battaglione San Marco, ma l’ubiquità contemporanea in due luoghi  ancora non era stata raggiunta: due attentati in due luoghi diversi per le Autorità indiane sono stati compiuti dagli italiani imbarcati sulla nave Lexie. Ad oggi dopo giorni dall’accaduto, qualcosa delle accuse non regge.

Gli uomini del Battaglione San Marco non c’entrano con la morte dei due pescatori indiani; ma il giudice della Corte indiana continua a ritenerli responsabili ed ha disposto la prigione con  sequestro dei passaporti. Il “caso” ormai è scritto fra gli incidenti diplomatici più gravi che l’Italia sta subendo, dopo il “fuoco amico” dell’omicidio di Nicola Calipari e il caso Battisti in Brasile; ma erano diversi i luoghi e le circostanze.

Il fatto: era il pomeriggio di mercoledì, 15 febbraio 2012; la petroliera “Enrica Lexie” della compagnia napoletana Fratelli D’Amato,Umberto Vitelli comandante, stava navigando a 30 miglia dalla costa del Kerala, Stato dell’ India sud-occidentale. A bordo vigilavano 6 marò del San Marco (Marina Militare Italiana), imbarcati con il compito di sventare eventuali arrembaggi dei pirati; la petroliera italiana stava navigando in acque internazionali. Due episodi avvengono in queste acque confermati dal CCS (Commercial Crime Service), organismo internazionale che vigila sui crimini commerciali ed in particolare sulla pirateria.

Il primo incidente si verifica alle 16.00 ora locale e vede coinvolti gli uomini del San Marco; un’imbarcazione si avvicina con fare aggressivo (puntando la prua diritta sulla petroliera), senza dubbio ostile, tipico arrembaggio dei pirati ed i marò ingaggiano i soliti richiami, lanciando segnali luminosi e sparando in aria tre raffiche di mitra e riuscendo a mettere in fuga i pirati che “pescatori” sicuramente non erano!

Il secondo incidente si verifica alle 21.50, (sei ore dopo), a cinque miglia più a nord, sempre in acque internazionali. In questa area di mare stava navigando il peschereccio indiano, a bordo del quale si è verificata la morte di due marinai, e la compresenza di due barchini pirati che stavano effettuando l’attacco ad una petroliera, non sicuramente a quella italiana.

Questo avveniva alle 21.50 come dai resoconti del CCS. A questo punto non si comprende l’atteggiamento della guardia costiera indiana; in base a quale convenzione internazionale esplica il suo “potere” marittimo in acque internazionali; poi ritiene di mettere agli arresti i due militari italiani (incidente diplomatico grave!).

Il nostro ministro Giulio Terzi di Sant’Agata sta conducendo una mediazione troppo conciliante, anche per non compromettere la visita istituzionale in India gia programmata per marzo prossimo; mentre per AK Antony, ministro della Difesa indiana, l’incidente è serio, sfortunato e complesso e si aspettano le due indagini in corso quella della Polizia locale e quella della Guardia Costiera.

Una riflessione è d’obbligo: ci troviamo di fronte ad una legge dello Stato Italiano, che per esigenze delle Nazioni Unite in materia di lotta alla pirateria,  permette l’imbarco di militari su navi battenti bandiera italiana; quindi i marò del San Marco sono a tutti gli effetti una “organizzazione dello Stato” e quindi protetti dall’immunità nei confronti di stati stranieri, secondo norme del diritto internazionale, e sotto la giurisdizione esclusiva dello Stato Italiano.

Abele Carruezzo
Foto: Simone Rella

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