Sasmant: HC RUBINA – un incidente su cui riflettere

Registriamo alcune “strane coincidenze” fra l’incaglio a Ganzirri della “Hc Rubina” e la tragica collisione del 15 gennaio 2007 fra la “Susan Borchard” e il “Segesta”. In entrambi i casi le navi issano la “bandiera ombra” di Antigua e Barbuda, imbarcano un Comandante di nazionalità Ucraina e la società proprietaria della nave ha sede in Germania.

Vi sono inoltre altre due “coincidenze” più tecniche che riteniamo vadano indagate a fondo, se si vuol dare un contributo al miglioramento della sicurezza della navigazione nel nostro tratto di mare. Gli elementi conosciuti ci dicono che la nave HC Rubina, superato il porto di Villa San Giovanni ha proseguito mantenendo inalterata la rotta di 355 gradi e la velocità di 13,5 nodi fino alla spiaggia di Ganzirri.

Una eventuale avaria, al timone o ai motori, avrebbe comportato una variazione di questi due elementi, rotta e velocità, cosa che invece, non si è verificata. Come risulta evidente che non è stata eseguita neanche l’estrema manovra di dare fondo alle ancore in prossimità della spiaggia. Da questi pochi ma decisivi elementi si può dedurre che la nave navigava con il pilota automatico inserito e la presenza di un solo uomo sul ponte.

Uomo che, da solo,  non è stato in grado di intervenire sul pilota automatico e a rispondere alle chiamate via radio del VTS negli ultimi 5 o 6 minuti che la nave ha impiegato dal momento del superamento della zona di separazione del traffico all’incaglio sulla spiaggia di Ganzirri. Cosa è successo a quest’uomo: un malore, un colpo di sonno o altro, lo accerterà l’inchiesta.

Anche per il Segesta rimase il dubbio che il Comandante Ucraino navigasse con il pilota automatico inserito, tale aspetto purtroppo non fu approfondito in sede di inchiesta, mentre è accertato che non è stato rispettato l’assetto di guardia in plancia. Per l’attraversamento di aree come lo Stretto di Messina le norme prevedono la presenza sul ponte di Comando di almeno quattro persone: Timoniere – Vedetta – Ufficiale di guardia e la supervisione del Comandante.

Sulla “Susan Borchard” c’erano solo due persone, sulla nave “HC Rubina” sembra ce ne fosse solo una. Questa volta è andata bene, nessuna vittima, nessun danno. Ma un evento del genere, in altre circostanze, avrebbe potuto avere conseguenze veramente tragiche per la vita umana e l’ambiente marino e questo ci deve portare ad una serena ma severa riflessione.

Sebastiano Pino