martedì, Settembre 21, 2021
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La Deiulemar come la Parmalat

In piena campagna elettorale per le amministrative a Torre del Greco, capitale dell’armamento navale italiano, è arrivata la notizia del fallimento della compagnia di navigazione Deiulemar, acronimo di Della Gatta, Iuliano e Lembo, fondata nel 1969: diecimila famiglie torresi si sono visti bruciare i propri risparmi, compresi i soldi dei 13.000 azionisti.

Una grande compagnia di navigazione che ha scritto la storia della marineria torrese e dell’Italia finisce sotto il controllo della curatela fallimentare composta da tre professionisti, quali Antonella de Luca (Napoli), Giorgio Costantino (Bari) e Vincenzo Masiello (Milano).

Così, per l’insolvenza di un piccolo debito (250.000 euro rispetto al fatturato della società del 2010), la sezione fallimentare del tribunale di Torre Annunziata ha accolto l’istanza presentata da sette creditori, e per 1500 dipendenti del gruppo si è affacciato un “primo-maggio di non lavoro”. In verità, l’esposizione finanziaria della società si aggirerebbe intorno ai 1000 milioni di euro; voragine iniziata a gennaio 2011, quando la Deiulemar non copriva gli interessi promessi con l’emissione delle obbligazioni e non restituiva ai risparmiatori il capitale investito, generando bond-fantasma, cioè non iscritti a bilancio.

Intanto la secca e l’affondamento della compagnia era vicina e per il comandante ottantottenne, Michele Iuliano, primo fondatore, si avvicinava l’abbandono della nave.

 

Abele Carruezzo

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