lunedì, Settembre 20, 2021
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Italia Navigando non segue più la “giusta rotta”

Che “Italia Navigando” stesse lavorando poco per lo sviluppo dei porti turistici,  se n’era parlato allo SNIM (Salone Nautico di Puglia), la scorsa settimana durante il convegno “La portualità turistica pugliese per agganciare la ripresa”, organizzato da Assomarinas. Il tema è stato ripreso a Milano, lunedi  7 maggio, alla presenza del ministro Gnudi, con un seminario “Lo sviluppo del turismo nautico in Italia, una opportunità da non perdere”, organizzato da “Yacht & Sail” (RCS Media Group) e dal “Corriere della Sera”.

E così, con una puntualità marinaresca, Assomarinas (Associazione Italiana dei Porti Turistici) ha formalizzato la richiesta al ministro del Turismo, Piero Gnudi, di porre immediatamente il liquidazione Italia Navigando. La società in questione appartiene al gruppo Invitalia (agenzia governativa) nata con  l’obiettivo di creare una rete nazionale di porti turistici e di coinvolgere enti, imprese ed associazioni per una filiera della nautica efficiente ad attrarre investimenti per lo sviluppo delle regioni nautiche interessate.

“ È inammissibile – ha detto il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio – che lo Stato abbia aumentato i canoni demaniali alle imprese portuali turistiche per poi finanziare una società di Stato che in 15 anni di vita ha prodotto solo perdite e realizzato un solo porto turistico: quello di Procida interferendo però con molteplici competizioni concessorie che hanno prodotto valanghe di contenziosi in località costiere laddove l’intervento pubblico non era richiesto”.

Se effettivamente si vuole uno sviluppo del turismo nautico, il governo dei tecnici dovrebbe superare il grave problema dei canoni demaniali sulle concessioni-contratto (quelli antecedenti la legge finanziaria del 2007 per intenderci); come pure dovrebbe scoraggiare l’assistenzialismo a società  di gestione di porti turistici, alcuni veri e propri “garage” sull’acqua.

Occorre continuare sulla strada dei provvedimenti di trasformazione di aree portuali industriali-commerciali dismesse da parte delle Autorità Portuali; l’eliminazione dell’obbligo di concessione edilizia per la posa di pontili galleggianti stagionali; come l’inserimento delle strutture per la nautica da diporto tra le opere realizzabili con la finanza di progetto, come previsto dalla conversione in legge del decreto “liberalizzazioni”, superando i problemi burocratici causati dal d.p.r. 509/97 per i porti turistici. In tale prospettiva, il turismo nautico per essere vera opportunità di sviluppo, occorrerà impegnarsi anche nei confronti dei distretti produttivi regionali della nautica:  “che non siano i distretti delle regioni, ma delle imprese nautiche”.

 

Abele Carruezzo

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