martedì, Settembre 21, 2021
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Marinai e formazione nautica

Di formazione nautica, ultimamente, si è discusso in un seminario di studio, a Göteborg, in occasione dell’European Maritime Day. Possiamo dire che molti studiosi hanno formulato dei commenti  controversi. Molti armatori si sono dichiarati soddisfatti del “minimo” standard proposto dalla STCW 2010 (con relativi emendamenti entrati in vigore nel gennaio di quest’anno 2012), soprattutto per le più basse qualifiche di marittimi; in questo modo si creerebbe una “dipendenza”-fedeltà alla compagnia di navigazione che gli permette di lavorare; mentre un addestramento qualificato ad un livello superiore consentirebbe al marittimo, grazie a conoscenze e competenze acquisite,  di scegliere armatore e nave. Sull’altro versante, per le istituzioni scolastiche d’oltre alpe, come il National Maritime College of Ireland di Cork, il live motive è difendere si l’industria dell’armamento navale, ma soprattutto difendere i propri studenti.

Perciò è importante  offrire piani di studio sopra il “minimo STCW” per  una formazione adeguata, con qualifiche e professionalità, da spendere sia bordo che a terra; non solo ufficiali per navi  (i Nautici non sono di proprietà degli armatori!),  ma anche agenti e tecnici per tutta la filiera a terra relativa al processo del trasporto marittimo. Il National Maritime di Cork prepara i cadetti, (dopo una secondary school), con un itinerario di tre anni; al termine del quale sono certificati STCW, compreso l’esame professionale di ufficiale, ed in più conseguono una laurea in scienze nautiche, giusta per ottenere posti di lavoro anche a terra, soprattutto nel campo innovativo della logistica.

E’ chiaro, che per evitare la mancanza di marittimi da imbarcare, gli armatori potrebbero pretendere una esperienza qualificata da compiere a bordo delle proprie navi, prima di lavorare nei propri uffici della compagnia a terra. Senza tralasciare l’offerta di nuovi posti di lavoro che offrono i nuovi terminal dislocati nei vari porti, visto che oggi la merce non viene più manipolata con la “forza-umana”, ma con sistemi tecnici avanzati e pilotati dall’uomo; l’unica cosa certa è che la maggior parte delle merci si trasporta con navi, e quindi vanno armate ed equipaggiate. L’Europa si sta muovendo lungo queste direttrici; scuola secondaria qualsiasi (5 anni), più tre anni di college dedicato alla preparazione e addestramento in tutto il settore dello shipping; qualifiche certificate e laurea. Naturalmente, non si parla di numero chiuso; anzi a questa “bufala” non ci crede più nessuno, visto che lo stipendio percepito da un giovane che lavora a terra è quasi uguale a quello di bordo (ed allora occorre incentivare); e le spese sono a carico dello Stato che crede in una politica marittima e marinara.

In Italia, cinque anni di Istituto Tecnico della Logistica e dei Trasporti; e poi liberi di …scegliersi i corsi minimi a spese proprie. Intanto, armatori italiani preferiscono imbarcare “cadetti” preparati in serie sui livelli minimi per gestirli in tempo e salari. Senza pensare, che non incentivando le professioni marittime, tutte, si andrebbe incontro ad una grave carenza di marittimi (italiani) entro il 2020; e reclutare dalla concorrenza (filippina o indiana) non significa risolvere il problema del “crew shortage”, ma crearne degli altri.

 

Abele Carruezzo

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