martedì, Settembre 21, 2021
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UE: pescare meglio per non pescare di più

Passi veloci si stanno compiendo per la riforma del regolamento europeo sui finanziamenti. La Commissione UE sulla pesca, nel prossimo mese di settembre, proporrà di dotare il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP) di 6.567 miliardi di euro per misure nell’ambito della gestione condivisa, di cui 1.047 miliardi di euro saranno destinati per le misure di gestione diretta (compresi 432 milioni per la politica marittima integrata).

E’ una novità poiché i contributi obbligatori alle organizzazioni regionali della pesca non saranno finanziati dal FEAMP, ma da altre fonti di bilancio. Il FEAMP fa parte del pacchetto legislativo che la Commissione sta proponendo sulla riforma della Politica Comune della Pesca; proposta che riguarda il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla politica comune della pesca e  modifiche (COM(2011)0416)  sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’aquacoltura.

Poiché il FEAMP è lo strumento per la declinazione dei principi finanziari che saranno stabiliti dal regolamento di base, il tutto  è legato al quadro strategico comune che copre i diversi fondi europei. Il calendario delle modifiche proposto tiene conto della necessità di ottenere un accordo prima sui due regolamenti generali. L’approvazione in commissione per la pesca del regolamento FEAMP è prevista per novembre 2012 e il voto in plenaria nel gennaio 2013. Il raggiungimento del rendimento massimo sostenibile al più presto possibile è una priorità della riforma per preservare le risorse alieutiche e quindi l’attività di pesca e i posti di lavoro.

Analogamente, è essenziale ridurre significativamente i rigetti in mare, passando attraverso gli investimenti in attrezzi per la pesca più selettivi. E per evitare posizioni politiche incompatibili con gli orientamenti proposti dalla Commissione sarà necessaria una modifica sostanziale del regolamento, altrimenti il FEAMP sarà solo uno strumento destinato ad accompagnare l’uscita dei pescatori dal settore nel quadro di una riconversione che non tutti i Paesi vogliono. La Commissione giustifica la sua proposta di riforma della PCP con l’affermazione di una sovraccapacità della flotta da pesca europea, con l’obiettivo di ridurre la flotta. Da tener presente, però, che la “sovraccapacità” la Commissione non l’ha ancora definita e non sono chiari i parametri tecnici per poterla definire.

Anche se alcune regioni marittime della UE  hanno una capacità di pesca troppo elevata per la risorsa disponibile, la Commissione non può estendere un tale “assunto” a tutte le regioni; per questo si parlerà di introduzione di concessioni di pesca trasferibili, con la conseguenza di concentrare i diritti di pesca nelle mani di pochi operatori. Un tale dispositivo del FEAMP (art. 32) mira a riconvertire professionalmente i pescatori e sancisce la fine annunciata della pesca artigianale o costiera e questo non potrà essere accettato! Anche se a parole l’UE parla del FEAMP come di uno strumento sociale ambizioso per creare nuova occupazione e posti di lavoro di qualità, da tutti i membri della Commissione si sostiene che bisogna incoraggiare i giovani a entrare nel settore della pesca e della formazione professionale sia per pescatori proprietari di pescherecci sia dei pescatori loro dipendenti.

Questo rinnovamento deve avvenire a condizioni rigorose che incoraggino a “pescare meglio” e non a “pescare di più”. La Commissione, poi,  dedica un intero capitolo allo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura. Il FEAMP interverrà per l’innovazione, l’imprenditorialità, il capitale umano, la tutela dell’ambiente, la sanità pubblica e l’assicurazione delle aziende di acquacoltura. Si sottolinea l’importanza dell’acquacoltura estensiva e si ricorda che l’acquacoltura deve essere considerata “complementare” alle attività di pesca. Naturalmente, nei principi tutto è condivisibile; ma pur con le contrarietà dei Paesi non mediterranei della UE, siamo molto lontani dalle azioni strategiche per la crescita economica per superare la crisi che stiamo attraversando.

 

Abele Carruezzo

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