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Settembre 2012 per la Nautica

Si inizia con gli Stati Generali della Nautica, lo scorso 6 settembre a Roma, e poi via via per Saloni nautici internazionali per l’Europa e per il mondo. La Consulta dell’Utenza Nautica (CUN), nata lo scorso giugno, si è fatta carico di convocare  le principali associazioni del settore  per presentare al Governo proprie proposte per salvare e anzi rilanciare il turismo costiero in Italia e con esso l’intero comparto della nautica.

Sostanzialmente si è  parlato di turismo nautico e quindi di nautica, puntando principalmente alle difficoltà che il diportista sta incontrando in questo periodo di “crisi” per soddisfare la propria passione per il mare e per la barca.  L’incontro-dibattito, dal titolo impegnativo  “Rilancio turistico e sportivo delle coste italiane, attraverso un progetto politico d’insieme, come componente primaria della ‘green economy’”, ha visto la Consulta sottolineare l’importanza di un confronto tra Associazioni, Armatori, Imprese nautiche ed Amministrazioni locali per una positiva risoluzione delle criticità di un turismo nautico e costiero che stenta a decollare.

Per questo occorrono idee innovative e progetti  che rispettino il turista ed il diportista se effettivamente si vuole incrementarne lo sviluppo di un complesso settore come quello della nautica. I dati ultimi del  mercato nautico, ha riferito l’Ucina (Unione Nazionale Cantieri Industrie Nautiche ed Affini),  non sono del tutto confortanti:  dimezzato rispetto ai valori 2007-2008, il mercato interno diminuisce del doppio delle esportazioni; nessun turista nautico europeo ha mai pensato di abbandonare i nostri mari e le coste italiane.

Oggi si scelgono porticcioli e quindi mete turistiche  di Francia, Spagna o si va in Africa del nord, in Croazia, in Grecia. C’è chi mette a terra la propria imbarcazione o la vende o  si fa cambiare porto di iscrizione, distruggendo così le marine turistiche italiane e riempiendo fino all’inverosimile quelle straniere. Appare evidente, per Ucina, che insistere nell’attuale politica nei confronti della nautica significa logorare un settore che appena tre anni addietro dava lavoro ad oltre 150.000 unità, tra dirette e indotte, mentre oggi si ritrova con meno della metà degli addetti ai lavori.

I recenti provvedimenti fiscali del Governo, giusti per colpire gli evasori,  rischiano di sopprimere i piccoli diportisti, quelli della “passione del mare”; quelli che poi sono legati ad un turismo costiero e che danno lavoro a cantieri nautici, artigiani e tecnici nautici. Per la Consulta dell’Utenza Nautica occorre rilanciare soprattutto la nautica dei piccoli diportisti, armatori di barche  che  hanno oltre 15 anni, e con un valore pari al 10% dell’acquisto iniziale, visto che le navi da diporto sono appena 130 unità, in rapporto alle 800 che solcano il Mediterraneo.

Senza contare, poi,  che ad ogni barca corrisponde un posto-barca , gli imprenditori dei vari porticcioli (oggi proprietari unici lungo gli 8000 km di costa italiana) devono abbandonare l’idea commerciale di “garage-nautico”, e promuovere  il sito nautico come  motore di sviluppo di un territorio costiero.  Oggi, occorre sostanzialmente recuperare lo spirito nautico di “barca”  e la sua funzione culturale e sociale; mare e litorale costiero che ne valorizzano e specializzano un territorio dal punto di vista turistico, rendendolo unico.

 

Abele Carruezzo

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